
La cianite nei gioielli: la pietra azzurra dalle due durezze
Un ago d'acciaio graffia uno stesso cristallo in una direzione e scivola via inutile nell'altra. Non è un gioco di prestigio né un difetto del campione. È la cianite, un minerale la cui durezza dipende dall'asse lungo cui si preme. I geologi la chiamano anisotropia della durezza, i tagliatori la chiamano grattacapo, e i collezionisti di pietre azzurre vedono in questo il motivo stesso per cercarla.
La cianite compare di rado nelle vetrine delle gioiellerie di quartiere, e la ragione è semplice: è difficile da tagliare, fragile e capricciosa. In cambio offre un azzurro profondo, una trasparenza vetrosa e limpida, e un carattere che alla maggior parte delle gemme conosciute manca. Vediamo la sua composizione e la sua fisica, come e dove si forma, cosa ne ha fatto la storia, come distinguerla da minerali azzurri simili e dalle imitazioni, e come averne cura perché duri.
Cos'è la cianite: composizione, formula e struttura
La cianite è un allumosilicato di formula Al₂SiO₅, cioè alluminio, silicio e ossigeno racchiusi in un reticolo cristallino denso. Il nome viene dal greco kyanos, azzurro, dal colore più apprezzato in gioielleria.
La cianite ha due minerali parenti dalla formula esattamente uguale, Al₂SiO₅, l'andalusite e la sillimanite. Sono polimorfi: stessa chimica, ma struttura cristallina diversa, perché si sono formati a pressioni e temperature differenti. Dei tre, la cianite è quella nata alla pressione più alta.
Il colore azzurro lo danno tracce di ferro e titanio nel reticolo. Più ce ne sono, più intenso il tono. La cianite pura, priva di impurezze, è incolore o bianca. Oltre all'azzurro si incontrano varietà grigia, verde, gialla, arancione e quasi nera, tutto dipende da quali ioni estranei sono entrati nella struttura mentre il cristallo cresceva. Il colore si distribuisce spesso in modo disomogeneo all'interno di uno stesso cristallo: azzurro denso verso il centro, più pallido ai bordi.
L'anisotropia della durezza, il suo tratto distintivo
Sulla scala di Mohs (da 1, il talco, a 10, il diamante) la cianite misura da 4 a 4,5 lungo l'asse maggiore del cristallo e da 6 a 7 in senso trasversale. La stessa pietra è più tenera del vetro in una direzione e graffia il vetro in un'altra.
Per questo la cianite porta un secondo nome, più antico, distene, dal greco «doppia forza». La proprietà non è un capriccio, ma conseguenza diretta di come gli atomi sono disposti nel reticolo: i legami lungo l'asse sono più deboli, quelli trasversali più forti. Per il tagliatore questo significa che la pietra non si lavora in modo qualunque: l'orientamento del cristallo va rispettato al millimetro, altrimenti si spacca lungo la direzione debole.
Fisica e ottica
Le caratteristiche principali della cianite:
- Sistema cristallino: triclino (il meno simmetrico di tutti). I cristalli sono allungati, piatti e laminari.
- Durezza Mohs: da 4 a 4,5 lungo l'asse, da 6 a 7 in senso trasversale.
- Densità: intorno a 3,53 a 3,67 g/cm³. Più pesante del quarzo, un po' più leggera dello zaffiro.
- Lucentezza: vetrosa, madreperlacea sui piani di sfaldatura.
- Sfaldatura: perfetta in una direzione, altra ragione della fragilità.
- Indice di rifrazione: circa 1,71 a 1,73, con birifrangenza debole (intorno a 0,012 a 0,016).
- Trasparenza: da trasparente a traslucida.
La cianite è marcatamente pleocroica: ruotando la pietra il suo tono passa da un azzurro saturo a quasi incolore o azzurro violaceo, a seconda dell'angolo di osservazione. I tagliatori sfruttano questo per catturare l'azzurro più denso sulla tavola della pietra. Sotto luce ultravioletta la cianite resta per lo più spenta o emette un bagliore molto debole, ciò che la separa da una parte delle imitazioni sintetiche che luminescono in modo netto sotto UV.
Dalla cianite non aspettatevi il fuoco del diamante: la sua dispersione è bassa. La sua bellezza è altrove: nella profondità e nella limpidezza dell'azzurro, nella lucentezza setosa delle facce e in quella stessa forma laminare dei cristalli.
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Come si forma la cianite: geologia e giacimenti
La cianite è un minerale delle rocce metamorfiche. Non cristallizza da un fuso come il corindone o il berillo, ma compare quando rocce argillose e sedimentarie già esistenti finiscono sotto alta pressione e una temperatura relativamente moderata, in profondità nella crosta terrestre. È proprio l'alta pressione a distinguere la nascita della cianite da quella dei suoi polimorfi: a parità di composizione ma pressione minore cresce l'andalusite, e ad alta temperatura la sillimanite. Perciò da un ritrovamento di cianite i geologi leggono le condizioni in cui la roccia si è formata.
Più spesso la cianite si trova in gneiss, scisti cristallini e vene di quarzo, rocce che hanno attraversato una seria ricristallizzazione. Tali rocce hanno spesso centinaia di milioni, persino miliardi, di anni.
Dove si estrae
La cianite è geograficamente più diffusa di quanto molti pensino, ma poco di ciò che si estrae raggiunge la qualità gemma: il grosso va all'industria. Fonti note:
- Brasile, uno dei maggiori fornitori. Gli stati di Minas Gerais e Bahia danno un materiale azzurro scuro saturo, spesso con inclusioni.
- Nepal e India, gli stati indiani del Karnataka e dell'Andhra Pradesh più la regione himalayana. La cianite nepalese è apprezzata per il suo azzurro limpido e vivo.
- Kenya e Tanzania, materiale dell'Africa orientale, di solito pietre piccole ma dal colore intenso.
- Stati Uniti, gli Appalachi (Carolina del Nord, Georgia, Virginia). Soprattutto qualità industriale; i ritrovamenti gemma sono rari.
- Europa, Austria, Svizzera, Francia, Italia e Scandinavia. I campioni alpini finiscono spesso in musei e collezioni.
La maggior parte della cianite estratta non va in gioielleria, ma in refrattari, ceramica tecnica e abrasivi: a forte calore si trasforma in mullite e regge bene le alte temperature. La qualità gemma, trasparente, dal colore uniforme e senza fratture, è una frazione rara del totale.
Storia: la pietra azzurra a lungo confusa con altre
Quando fu finalmente descritta
La cianite fu isolata e descritta scientificamente alla fine del Settecento, l'epoca in cui la mineralogia smetteva di essere la raccolta di «bei sassolini» per diventare vera scienza. Prima di allora i minerali azzurri venivano confusi di continuo: una sola descrizione antica poteva celare insieme zaffiro, lapislazzuli, berillo e cianite. Distinguerli per la struttura interna, e non per il solo colore, cominciò proprio allora.
Il vecchio nome «distene», doppia forza, si affermò proprio per l'anisotropia della durezza che tanto colpì i primi ricercatori. Fu uno dei primi esempi chiari del fatto che le proprietà di un minerale sono fissate dalla sua struttura cristallina, e non dall'aspetto.
Le pietre azzurre nei vecchi lapidari
Nei lapidari medievali, quei libri sulle pietre e i loro presunti poteri, i minerali azzurri andavano alla rinfusa. Autori antichi come Teofrasto e Plinio il Vecchio descrissero diverse pietre azzurre, ma senza metodi moderni non c'era modo di dire cosa avessero davanti. Onestamente: non esiste prova attendibile che le culture antiche distinguessero e usassero consapevolmente la cianite come tale. Più probabilmente rientrava nella categoria generale delle «pietre azzurre» insieme allo zaffiro e al lapislazzuli.
Le collezioni dei musei custodiscono gemme azzurre da secoli, ma nelle insegne storiche, corone e gioielli giunti fino a noi compaiono più spesso lo zaffiro e il lapislazzuli, non la cianite. Attribuire alla cianite un passato storico altisonante sarebbe quindi una forzatura. La sua vera storia è quella della mineralogia e del collezionismo, non quella delle corone.
Dallo scaffale del museo al gioiello
Nell'Ottocento la cianite interessava soprattutto i collezionisti di minerali e i gabinetti di storia naturale, non la gioielleria di moda: tagliarla era semplicemente troppo difficile. È entrata davvero nei gioielli solo nel Novecento, quando le tecniche di taglio sono migliorate ed è nata una domanda di pietre colorate fuori dal comune. Oggi la cianite la apprezza chi cerca un azzurro profondo ma vuole allontanarsi dal consueto zaffiro.
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Le varietà di cianite
- Azzurra, la più nota e apprezzata. Dal celeste tenero all'azzurro zaffiro denso; il tono più richiesto è un azzurro uniforme e saturo, senza sfumatura grigia.
- Verde, si trova nell'Africa orientale, il colore lo danno tracce di cromo e vanadio.
- Arancione, varietà rara della Tanzania, la tinta è legata al manganese.
- Grigia, nera, incolore, comuni in natura ma quasi non usate in gioielleria; restano per lo più campioni mineralogici.
Le pietre con effetto «occhio di gatto» (una banda di luce stretta su un taglio cabochon) nella cianite esistono, ma di rado, perché servono inclusioni ben orientate e un taglio preciso.
Come scegliere la cianite: a cosa badare all'acquisto
La cianite non ha un sistema di valutazione rigido come le quattro C del diamante, ma ha i suoi punti di riferimento. Il primo è il colore: si apprezza un azzurro uniforme e denso, senza sfumatura grigia o verdognola, vicino nel tono al fiordaliso. Il materiale pallido e grigiastro costa nettamente meno. Poiché il colore dentro al cristallo è quasi sempre zonato, guardate la pietra dall'alto, attraverso la tavola: un buon tagliatore orienta il grezzo perché l'azzurro più denso resti in alto e le zone pallide scendano nel padiglione.
La dimensione conta con la cianite gemma in modo diverso che con molte pietre. Gli esemplari azzurri grandi e limpidi sono rari, perché un cristallo grande è più difficile da tagliare senza imbattersi in una frattura lungo la sfaldatura. Per questo le pietre oltre i pochi carati sono sproporzionatamente scarse, e per una cianite azzurra grande e limpida si paga assai più che per un paio di piccole dello stesso peso totale.
Sulla purezza si è più indulgenti con la cianite che con le pietre trasparenti di prima fila. Una lieve zonatura del colore e sottili strie interne lungo la sfaldatura sono normali, non un difetto: fanno parte del carattere del minerale. A insospettire devono essere le fratture aperte che affiorano in superficie e le scheggiature al bordo della tavola; una pietra così con buona probabilità si spaccherà ancora durante l'incastonatura o l'uso. Il taglio è più spesso a gradini (smeraldo, baguette) e cabochon: caricano meno l'asse debole rispetto a un elaborato taglio brillante a faccette acute. Una lucidatura uniforme, senza spigoli scheggiati lungo il perimetro, indica che il tagliatore ha lavorato con cura e rispettato l'orientamento del cristallo.
La cianite viene trattata
Buona notizia per chi compra: la cianite azzurra arriva sul mercato in larghissima parte allo stato naturale, senza riscaldamento né irraggiamento. La ragione è pratica. La pietra è troppo fragile e sensibile al calore per essere scaldata in serie per il colore, come si fa con lo zaffiro o il topazio: il calore brusco lo sopporta male e si fessura con facilità. Così l'azzurro profondo della cianite è quasi sempre il suo, dato dalla natura tramite tracce di ferro e titanio, non da un forno.
Questo non vuol dire che non vi sia inganno. Si incontra la tintura di materiale pallido o incolore fino a un azzurro innaturalmente acceso o a un verde saturo, con il colorante che si insinua in fratture e sfaldatura. Alla lente una tale colorazione si tradisce con accumuli di colore lungo le fratture e «colature» di colore irregolari. Capitolo a parte è la cosiddetta «cianite rossa»: in natura la cianite rossa praticamente non esiste, e sotto questo nome di solito si vende una pietra tinta o addirittura un altro minerale. La cianite verde e quella arancione possono essere naturali, ma conviene verificare anche queste. Un venditore onesto dirà senza giri di parole se il colore è naturale o indotto; se a una domanda diretta non c'è risposta e il prezzo è sospettosamente tondo per una pietra «perfetta», è un motivo per chiedere un referto gemmologico.
Come distinguere la cianite da pietre simili e dalle imitazioni
Le pietre azzurre sono molte, e la cianite è facile da confondere. Aiuta un insieme di segnali: durezza, carattere della lucentezza, pleocroismo e aspetto delle inclusioni.
Cianite e zaffiro
Lo zaffiro (corindone azzurro) ha durezza 9, il secondo minerale più duro dopo il diamante; la cianite misura da 4 a 7 ed è fragile. Lo zaffiro ha una lucentezza viva, quasi adamantina, e alta densità; la cianite è più leggera e brilla più morbida, in modo vetroso. Lo zaffiro si porta ogni giorno, la cianite solo per le occasioni speciali.
Cianite e acquamarina
L'acquamarina è un berillo, durezza 7,5 a 8, formata nelle pegmatiti e non nelle rocce metamorfiche. È più leggera della cianite (densità intorno a 2,7 g/cm³) e di solito più fredda, più «gelida» nel tono. La cianite pesa nettamente di più in mano e dà spesso un azzurro più profondo.
Cianite e topazio azzurro
Il topazio, durezza 8, è più tenace della cianite. Il topazio azzurro di larga diffusione è quasi sempre trattato (una pietra incolore viene irraggiata e scaldata per diventare azzurra). La densità è vicina, ma per durezza e aspetto delle inclusioni le pietre differiscono: nella cianite si notano bande di colore e piccole fratture lungo la sfaldatura.
Cianite e labradorite
La labradorite (un feldspato) ha il suo caratteristico gioco cangiante di colore, la labradorescenza, che la cianite non ha. La labradorite è più spesso traslucida o opaca, a struttura lamellare; la cianite è più limpida e più omogenea nel corpo.
Come riconoscere un'imitazione
- Vetro e plastica: tiepidi al tatto, più leggeri della pietra, a volte con bolle di gas tonde all'interno. La cianite è fredda, pesante, con inclusioni minerali solide e non bolle.
- Una pietra troppo perfetta: colore uniforme senza zonatura, neppure un'inclusione, un taglio impeccabile a faccette acute, motivo di cautela. La cianite naturale mostra quasi sempre zonatura del colore e tracce della sua fragilità; tagliarla alla perfezione è difficile.
- Bagliore sotto UV: una luminescenza azzurra o verde intensa indica piuttosto un sintetico; la cianite naturale è di norma inerte.
- Anisotropia della durezza: il tratto distintivo, ma non si può verificare graffiando un gioiello finito: si rischia di rovinare la pietra. È compito di un gemmologo.
Il verdetto definitivo lo dà un laboratorio: rifrattometro, misura della densità, microscopio. Se la pietra è costosa, è sensato chiedere un certificato gemmologico.
Simbolismo: cosa dicono le tradizioni e cosa dice la scienza
Quasi tutte le culture legano l'azzurro alla calma, al cielo e alla chiarezza del pensiero, e la cianite non fa eccezione. Nella litoterapia e nelle pratiche che lavorano con i chakra la si associa al chakra «della gola» e si parla di una pietra della mente lucida e della parola serena.
Diciamolo con franchezza: la cianite non ha effetto fisico né curativo dimostrato. La pietra non cura e non influisce su sonno, pressione, ansia o memoria; non esiste alcun riscontro scientifico. Se a qualcuno piace portare una bella pietra azzurra e legarla a uno stato d'animo di concentrazione, è una questione di senso personale, non di proprietà del minerale. Vendiamo la cianite come pietra bella e rara, non come rimedio per qualcosa.
Cura: come la fragilità incide sull'indossabilità
La cianite chiede più attenzione della maggior parte delle gemme. E non è solo questione di durezza: durezza e fragilità sono cose distinte. Una pietra può essere abbastanza dura in una direzione e tuttavia spaccarsi con facilità lungo la sfaldatura perfetta e l'asse debole. Da qui queste regole.
Dove portarla. Pendenti e orecchini sono più sicuri di anelli e bracciali: la pietra urta meno le superfici dure. Un anello con cianite è un pezzo da occasioni speciali, non per l'uso quotidiano e tanto meno per il lavoro manuale, lo sport o le pulizie.
Taglio. Il cabochon e le montature chiuse e protette riducono il rischio di scheggiature. I castoni a griffe aperte lasciano spigoli acuti e la pietra più esposta.
Pulizia. Acqua tiepida (non calda), una goccia di sapone neutro, un panno morbido o uno spazzolino soffice, e con delicatezza. Uno sbalzo brusco di temperatura dal freddo al caldo può provocare microfratture.
Cosa non fare:
- pulizia a ultrasuoni e a vapore, la vibrazione e il calore allargano le fratture;
- abrasivi (bicarbonato, dentifricio, paste dure);
- acqua calda e contrasti bruschi di temperatura;
- chimica aggressiva e cloro (piscina, candeggina).
Conservazione. A parte dagli altri gioielli, in un sacchetto morbido o in uno scomparto, perché pietre più dure non graffino la cianite. Tenerla al riparo dal sole diretto prolungato; il colore saturo può attenuarsi un po' col tempo.
Con cosa indossare la cianite
La cianite non è una pietra da tutti i giorni, e questo cambia l'intera logica dell'insieme. Il suo azzurro profondo e freddo ama un contesto sobrio in cui solo lei diventi l'unico accento vivo. Perciò gli accostamenti più riusciti poggiano sul contrasto tra uno sfondo calmo e una sola macchia di azzurro espressiva.
Per l'ufficio e gli incontri di lavoro la cianite funziona come un piccolo diapason di compostezza. Un pendente su una catena da 45 a 50 cm sopra una camicia bianca, un dolcevita grigio o una giacca di lino appare appropriato e discreto, e l'azzurro dialoga con qualsiasi palette neutra. Orecchini a lobo con cianite vanno bene dove un gioiello vistoso sarebbe troppo: una trattativa, una presentazione, un colloquio. La pietra si legge come segno di gusto, non come dichiarazione di lusso.
L'insieme di tutti i giorni la cianite lo preferisce sobrio. Una maglietta o un maglione tinta unita in tono pastello o terroso, jeans, cachemire, lino, e un solo accento azzurro in un pendente o in orecchini a goccia. A questo va bene una compagnia fine e fredda: argento, oro bianco, cristallo di rocca limpido, perle piccole. L'oro giallo caldo dà un altro carattere, un contrasto morbido, un po' rétro, grazioso con il crema e il sabbia.
Per un'uscita serale e le occasioni speciali la cianite si apre sul blu notte, sul grafite o sul nero. Un insieme monocromo blu-nero con un solo pendente o orecchini a goccia si legge costoso e sobrio, senza luccichio di troppo. Una scollatura profonda o le spalle scoperte danno aria alla pietra, e una catena lunga allunga la silhouette. Se si vogliono portare più gioielli insieme, teneteli in un registro freddo e non sovraccaricate: una cianite vistosa più un paio di catene sottili, senza una spruzzata di pietre vive accanto.
La cianite si addice a chi apprezza l'espressività sommessa più del gioiello chiassoso: il tipo calmo e riflessivo, gli amanti del minimalismo e della palette fredda nell'abbigliamento. Due consigli di stile. Primo: lasciate che la cianite sia la solista, senza concorrenza di altre pietre vive; l'azzurro freddo non ama la compagnia rumorosa. Secondo: per una statura più bassa della media prendete una catena più corta (40 a 45 cm), per le alte una più lunga (50 a 55 cm), così la pietra cade nel suo punto naturale e l'insieme resta equilibrato.
Per il suo carattere fresco e quietante d'azzurro, la cianite si pone spesso accanto alla selenite, pietra di meditazione e sonno tranquillo. E a chi è più vicino a una palette calda verde-rosa, si può guardare all'unakite, pietra di equilibrio e crescita. Per rarità, la cianite si paragona a volte alla tanzanite, estratta in un solo punto del pianeta.
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Domande frequenti sulla cianite
In cosa differisce la cianite dallo zaffiro, se entrambi sono azzurri?
Nella composizione e nella durezza. Lo zaffiro è corindone, durezza 9, tenace e adatto all'uso quotidiano. La cianite è un allumosilicato dalla doppia durezza, da 4 a 7, fragile, da portare con cura. Lo zaffiro gioca più vivo alla luce; la cianite dà una lucentezza vetrosa più morbida e un azzurro profondo.
Di quali colori esiste la cianite?
Più spesso azzurra, ma c'è anche la verde (Africa orientale), l'arancione (Tanzania), la grigia, la nera e l'incolore. In gioielleria si usano soprattutto l'azzurra e la verde. La cianite rossa in natura praticamente non esiste: se vi offrono «cianite rossa», è una pietra tinta o un altro minerale.
Perché la cianite è fragile se la sua durezza arriva a 7?
Durezza e fragilità sono proprietà distinte. La cianite ha sfaldatura perfetta e legami deboli lungo un asse, perciò anche una pietra dura in senso trasversale si spacca con facilità lungo la direzione debole. È conseguenza diretta della sua struttura cristallina.
Si può portare la cianite ogni giorno?
Meglio di no. Per la fragilità e la sfaldatura non è adatta a un uso costante come anello. Pendenti e orecchini reggono meglio il quotidiano; l'anello è più prudente tenerlo per le occasioni speciali e toglierlo per qualsiasi lavoro manuale.
Come si pulisce la cianite?
Acqua tiepida, una goccia di sapone neutro, un panno o uno spazzolino soffice, con delicatezza e senza pressione. Niente pulitori a ultrasuoni o a vapore, niente abrasivi, niente acqua calda né cloro. Dopo la pulizia, far asciugare a temperatura ambiente.
Esiste la cianite sintetica e come si riconosce?
Il sintetico esiste. Devono allertare un colore perfettamente uniforme senza zonatura, l'assenza totale di inclusioni, un taglio impeccabile a faccette acute e un bagliore intenso sotto UV. La cianite naturale porta quasi sempre zonatura del colore e tracce di fragilità. A distinguerla con certezza è un gemmologo.
La cianite può sbiadire?
Con permanenze molto lunghe al sole diretto l'azzurro saturo può attenuarsi un po'. Perché il colore tenga, non lasciate il gioiello a lungo sotto i raggi diretti e conservatelo al buio.
La cianite azzurra viene trattata con il calore?
Di norma no. La cianite è troppo fragile e sensibile al calore per un riscaldamento in serie per il colore; il calore brusco lo sopporta male. Il suo azzurro profondo è di solito naturale, dalle tracce di ferro e titanio. La tintura di materiale pallido capita: il colorante si accumula nelle fratture, e si vede alla lente.
A cosa badare nella scelta della cianite?
Al colore anzitutto: un azzurro uniforme e denso, senza sfumatura grigia, vale più del pallido. Guardate attraverso la tavola; un buon tagliatore porta in alto il tono più denso. Una lieve zonatura e strie lungo la sfaldatura sono normali, ma fratture aperte e scheggiature al bordo sono un motivo per rinunciare. Le pietre azzurre grandi e limpide sono rare e costano sproporzionatamente più delle piccole.
La cianite è adatta a un anello di fidanzamento?
Come simbolo sì; come anello pratico di tutti i giorni no. Per una fede d'uso quotidiano sono meglio pietre più resistenti (zaffiro, diamante). La cianite va bene se l'anello è da cerimonia e si porta con cura.
La cianite cura o calma?
Non ha effetto fisico né curativo dimostrato. Le tradizioni la legano alla chiarezza del pensiero e alla calma, ma è simbolismo, non proprietà del minerale. In caso di problemi di salute ci si rivolge al medico, non alla pietra.
Perché la cianite ha bisogno di una montatura chiusa?
Una montatura chiusa o protetta e un taglio cabochon riparano le facce vulnerabili e abbassano il rischio di scheggiature lungo la sfaldatura. I castoni a griffe aperte lasciano in vista gli spigoli acuti della pietra, esposti agli urti.
In breve
La cianite è un raro allumosilicato azzurro dalla doppia durezza unica e dal colore profondo e limpido. È difficile da tagliare, fragile e richiede mani attente, ma proprio per questo attrae chi vuole allontanarsi dalle pietre consuete. Portatela come pendente o orecchini, scegliete una montatura protetta, pulitela con dolcezza e senza calore, e una pietra dal bagliore azzurro freddo vi servirà a lungo.
Pietre azzurre e dai toni freddi in argento e oro, montature pensate per minerali rari e fragili, pendenti e orecchini che si portano con cura e per le occasioni speciali.
Su Zevira
Zevira realizza gioielli a mano ad Albacete, in Spagna. La cianite ha bisogno di una mano artigiana che comprenda la fragilità e l'anisotropia della pietra, ed è proprio questo approccio manuale e senza fretta all'incastonatura e alla montatura che teniamo al centro di tutto ciò che produciamo.
Cosa puoi trovare da noi sul tema delle pietre azzurre e rare:
- pendenti per pietre azzurre su catene sottili da 45 a 50 cm, dove la pietra è protetta dal contatto diretto
- orecchini a goccia e a lobo nei toni azzurri e celesti freddi
- anelli solitari in argento 925 e oro per la montatura di una sola pietra
- bracciali con delicati castoni a goccia e ovali
- montature pensate per l'incastonatura attenta di minerali fragili e anisotropi
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Ogni gioiello è fatto a mano da un artigiano, con possibilità di incisione personale. Argento 925 e oro da 14 a 18 carati.













