
Om nei gioielli: come appare il suono più sacro del mondo quando lo indossi
Una sola sillaba che quattro religioni considerano il suono della realtà stessa
Non esiste suono sacro più antico in uso umano continuo di Om. Non è una parola in senso stretto. Non è una preghiera, non è un nome per Dio. È una vibrazione. Una sillaba che induisti, buddhisti, giainisti e sikh cantano da tre a cinquemila anni, a seconda degli studiosi consultati e di come si datino i più antichi testi vedici.
Quella sillaba ha una forma scritta. Il simbolo curvo che si vede su ciondoli, tappetini da yoga, pareti di studi e tatuaggi è Om scritto in devanagari, il sistema di scrittura usato per il sanscrito, l'hindi e diverse altre lingue dell'Asia meridionale. Ogni curva di quel simbolo ha un significato specifico. L'insieme è, in sostanza, una mappa della coscienza umana disegnata in tre tratti e mezzo.
E qui le cose si complicano. Om non è semplicemente un artefatto culturale o una scelta estetica. Per oltre un miliardo di persone, è il simbolo più sacro della loro tradizione religiosa. Per alcuni induisti, vedere Om su delle infradito o sull'etichetta di una birra equivale più o meno a ciò che un cristiano devoto proverebbe vedendo la croce usata come apribottiglie. Per altri induisti, la diffusione globale di Om è una fonte di orgoglio.
Questo articolo prende Om sul serio. Non come un accessorio da yoga o un'estetica boho, ma come ciò che è realmente: uno dei concetti più profondi e accuratamente analizzati nell'intera storia del pensiero umano sulla coscienza, la realtà e la natura dell'esistenza. E lo faremo con un'attenzione particolare a come Om è arrivato in Italia, dove la filosofia indiana ha una presenza accademica e culturale più profonda di quanto molti immaginino.
Cos'è davvero Om
Om (scritto anche Aum) è una sillaba sacra che funziona diversamente a seconda della tradizione. Ma in tutte, certe cose sono costanti.
È il suono primordiale. Nella cosmologia induista, Om è il suono che esisteva prima della creazione e dal quale la creazione è emersa. Non è un suono che descrive la realtà. È la realtà, espressa come vibrazione. La Mandukya Upanishad si apre con: "Om è questa parola imperitura. Om è l'universo."
Sono tre suoni in uno. La sillaba si scompone in A-U-M, tre componenti fonetiche che si fondono quando vengono pronunciate. "A" si produce nella parte posteriore della gola a bocca aperta. "U" rotola in avanti attraverso la bocca. "M" si chiude sulle labbra. Insieme rappresentano un viaggio completo dall'aperto al chiuso, dall'inizio alla fine, dalla creazione alla dissoluzione. La logica richiama l'idea dello yin e yang, dove l'intero nasce dall'incontro di opposti complementari.
Ha una quarta componente silenziosa. Dopo che la "M" si affievolisce, c'è il silenzio. Quel silenzio è considerato la parte più importante. Rappresenta lo stato oltre la descrizione, oltre il pensiero, oltre la portata del linguaggio. In sanscrito si chiama "turiya", il quarto stato di coscienza.
Attraversa più religioni.
- Nell'induismo: il suono di Brahman (la realtà ultima), l'inizio di ogni preghiera e mantra
- Nel buddhismo: l'apertura del mantra più famoso al mondo (Om Mani Padme Hum)
- Nel giainismo: una forma condensata dei nomi dei cinque esseri supremi (Pancha Parameshti)
- Nel sikhismo: espresso come "Ik Onkar" (un Om), l'apertura del Guru Granth Sahib
Non è una parola. Questa distinzione conta. Om non si traduce in nulla. Non significa "Dio" né "pace" né "universo" nel modo in cui una parola nel dizionario significa qualcosa. Nella tradizione è il SUONO della verità. La vibrazione che sottende tutto.
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Il simbolo scritto: cosa significa ogni curva
La scrittura devanagari
Il simbolo Om come la maggior parte lo riconosce è il carattere per Om in devanagari, la scrittura usata per il sanscrito. Assomiglia al numero 30 con una coda, una curva sopra e un punto al di sopra. Ogni elemento del carattere è interpretato come rappresentazione di un specifico stato di coscienza, creando una mappa visuale della mente.
Veglia, sogno, sonno profondo
La grande curva inferiore rappresenta lo stato di veglia (Jagrat in sanscrito). Questo è lo stato che la maggior parte considera coscienza "normale": si è consapevoli del mondo esterno, si elaborano informazioni sensoriali. È la curva più grande perché è lo stato in cui trascorriamo più tempo.
La curva mediana rappresenta lo stato di sogno (Swapna). In questo stato la coscienza si rivolge verso l'interno. Si sperimenta un mondo, ma è generato dalla propria mente. Lo stato di sogno è considerato importante perché dimostra che la coscienza non ha bisogno di input esterno per creare esperienza.
La curva superiore rappresenta il sonno profondo senza sogni (Sushupti). È lo stato senza consapevolezza né del mondo esterno né di quello interno. Nessun sogno, nessun input sensoriale, nessuna narrativa. Solo coscienza nella sua forma più basilare.
Maya e il punto della trascendenza
Il semicerchio tra la curva superiore e il punto rappresenta Maya, generalmente tradotto come "illusione" ma più accuratamente inteso come "ciò che misura" o "ciò che crea l'apparenza della separazione." Maya è il velo tra il mondo relativo e la realtà assoluta. Nell'anatomia yogica questo velo corrisponde al terzo occhio, il punto tra le sopracciglia in cui si dice che si apra una percezione più sottile. Maya si avvicina al trascendente ma non lo raggiunge mai.
Il punto (bindu) in cima rappresenta Turiya, il quarto stato, lo stato di pura coscienza che sottende e comprende gli altri tre. È il silenzio dopo che la M si affievolisce. È Brahman.
Insieme, i cinque elementi creano un diagramma filosofico completo: tre stati di coscienza ordinaria, il velo che li separa dall'assoluto, e l'assoluto stesso. Tutto in un singolo carattere scritto.
Om nell'induismo: il suono di tutto
La Mandukya Upanishad
La Mandukya Upanishad è la più breve delle principali Upanishad, solo dodici versi. È anche, probabilmente, la più concentrata. L'intero testo è un'analisi della sillaba Om, esaminandola suono per suono e mappando ogni componente a uno stato di coscienza.
Il filosofo Gaudapada (circa VI secolo d.C.) scrisse un esteso commento chiamato Mandukya Karika, che divenne fondamentale per la scuola Advaita Vedanta. Adi Shankara, che sistematizzò l'Advaita Vedanta nell'VIII secolo e la cui influenza sul pensiero induista è paragonabile a quella di Tommaso d'Aquino sul pensiero cattolico, considerava la Mandukya Upanishad sufficiente di per sé per raggiungere la liberazione.
Om come Brahman
Brahman nella filosofia induista non è "Dio" nel senso teistico occidentale. Brahman è il fondamento di tutto l'essere, la realtà ultima da cui tutto sorge e a cui tutto ritorna. Brahman è l'esistenza stessa.
L'affermazione upanishadica che Om È Brahman significa che quando si canta Om, non si sta pregando qualcuno né chiedendo qualcosa. Si vibra in risonanza con la realtà stessa.
Inizio di ogni preghiera e mantra
Nel culto induista pratico (puja), Om apre tutto. Il Gayatri Mantra, considerato il verso più sacro dei Veda, inizia con Om. I rituali del tempio iniziano con Om. La meditazione personale tipicamente inizia e finisce con Om. Questa pratica risale al periodo vedico (circa 1500-500 a.C.), rendendola una delle più antiche pratiche religiose continue sulla Terra.
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Om nel buddhismo: un'enfasi diversa
Om Mani Padme Hum
Il mantra più riconoscibile del buddhismo, il mantra di sei sillabe associato ad Avalokiteshvara (Chenrezig in tibetano), il bodhisattva della compassione. Questo mantra è ovunque nella cultura buddhista tibetana: scolpito nella pietra, stampato su bandiere, iscritto nelle ruote di preghiera.
Ruote di preghiera e bandiere tibetane
Le ruote di preghiera tibetane contengono rotoli con Om Mani Padme Hum scritto migliaia di volte. Girare la ruota è considerato equivalente a cantare il mantra altrettante volte. Le bandiere di preghiera portano il mantra su tessuto che sventola nel vento, diffondendo la benedizione attraverso il paesaggio.
Come l'Om buddhista differisce da quello induista
La differenza teologica chiave: l'induismo tratta generalmente Om come il suono di Brahman (la realtà ultima immutabile). Il buddhismo, che non accetta il concetto di Brahman o di un sé ultimo permanente (Atman), tratta Om come una sillaba sacra potente senza fare la stessa affermazione ontologica. Nel buddhismo, Om è uno strumento per la pratica, non un'espressione di un assoluto metafisico.
Om nel giainismo e nel sikhismo: simbolo condiviso, percorsi diversi
Il giainismo ha la propria relazione con Om. Nella tradizione giainista, Om non è il suono dell'universo. È una rappresentazione condensata dei cinque Pancha Parameshti: Arihant (esseri illuminati), Siddha (anime liberate), Acharya (leader spirituali), Upadhyaya (insegnanti) e Sadhu/Sadhvi (monaci e monache).
Il sikhismo esprime la sua relazione con Om attraverso "Ik Onkar", le parole di apertura del Mul Mantar nel Guru Granth Sahib. "Ik" significa "uno" e "Onkar" deriva da "Omkara" (Om). L'affermazione fondante della teologia sikh inizia dunque letteralmente con Om.
Il punto: Om non è "un simbolo induista che altre religioni hanno preso in prestito." È un concetto sacro sud-asiatico condiviso che ogni tradizione ha sviluppato nella propria direzione.

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Om in Italia: yoga, filosofia indiana e cultura del benessere
L'Italia ha una relazione con la filosofia indiana che è più profonda e più antica di quanto la maggior parte degli italiani realizzi. E questa storia non inizia con lo yoga in palestra.
L'accademia italiana ha una tradizione significativa di studi indologici. Giuseppe Tucci, probabilmente il più grande tibetologo e indologo italiano del XX secolo, condusse numerose spedizioni in Tibet e Nepal negli anni '30 e '40, raccogliendo manoscritti e manufatti che oggi sono conservati al Museo d'Arte Orientale di Roma. I suoi lavori sulla filosofia buddhista e sulla pratica dei mandala rimangono testi di riferimento a livello internazionale. Raniero Gnoli, altro grande indologo italiano, tradusse testi fondamentali della filosofia indiana in italiano. L'Università La Sapienza di Roma e l'Università di Torino hanno dipartimenti di studi orientali con una lunga storia.
Questa tradizione accademica significa che in Italia esiste un livello di conoscenza della filosofia indiana che va ben oltre la divulgazione da studio yoga. Quando un italiano colto incontra il simbolo Om, c'è un contesto culturale in cui quel simbolo è stato oggetto di studio serio per generazioni.
La scena yoga italiana è cresciuta enormemente negli ultimi quindici anni. Si stima che circa un milione e mezzo di italiani pratichi yoga regolarmente, con una crescita particolarmente forte nel Nord (Milano, Torino, Bologna) ma con diffusione in tutto il paese. L'Italia ha anche una tradizione di centri di ritiro spirituale, molti dei quali includono pratiche yoga e meditazione, che precede il boom commerciale dello yoga.
La cultura del benessere italiana, con le sue radici nella tradizione termale che risale ai Romani, ha creato un terreno fertile per pratiche come lo yoga. Le terme di Abano, Montecatini e Ischia offrono da tempo programmi che integrano pratiche orientali. Om, in questo contesto, si inserisce in una più ampia tradizione italiana di cura del corpo e dello spirito.
La comunità indiana in Italia, concentrata soprattutto nel Nord (in particolare nel Punjab), aggiunge un'altra dimensione. I templi sikh della Pianura Padana e i centri culturali indiani delle grandi città sono luoghi dove Om è vissuto come pratica religiosa, non come tendenza benessere. Il contatto tra queste comunità e la scena yoga italiana crea opportunità di dialogo sulla questione dell'appropriazione culturale.
Una nota sulla sensibilità italiana: l'Italia, come paese profondamente legato alla tradizione cattolica, ha un rapporto particolare con i simboli religiosi di altre tradizioni. Per alcuni italiani, portare Om può sembrare un allontanamento dalla propria tradizione. Per altri, è un arricchimento. Questa tensione è specifica del contesto italiano e vale la pena esserne consapevoli.
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Om nella cultura yoga moderna
Dagli ashram agli studi occidentali
La storia di come Om è migrato dagli ashram indiani agli studi di yoga occidentali è essenzialmente la storia della migrazione dello yoga verso Occidente. L'intervento di Swami Vivekananda al Parlamento delle Religioni del Mondo a Chicago nel 1893 è spesso citato come punto di partenza.
Negli anni '60, l'abbraccio della controcultura alla spiritualità indiana portò Om nella coscienza popolare occidentale. Il boom dello yoga degli anni '90 e 2000 commercializzò ulteriormente il processo.
Cantare all'inizio e alla fine della lezione
In molte lezioni di yoga in tutto il mondo, la sessione si apre e si chiude con il canto di Om. Tre Om è la pratica comune. Per alcuni studenti, è un momento significativo di connessione. Per altri, è semplicemente ciò che si fa prima che inizi la pratica fisica.
Tatuaggi Om e la generazione Instagram
Om è uno dei design di tatuaggio più popolari al mondo. Per molte persone, l'intenzione è genuina. Per altre, è principalmente estetica. Le linee curve del carattere devanagari sono visivamente belle, e l'associazione con la "spiritualità" è attraente.
La questione della sensibilità culturale: rispetto o appropriazione?
Perché alcuni induisti lo accolgono favorevolmente
L'universalità è insita nel concetto. Om è descritto nelle Upanishad come il suono di TUTTA la realtà, non il suono della realtà induista. Se Om è davvero ciò che i testi dicono, allora appartiene a tutti.
La visibilità convalida. Per le comunità induiste in Occidente che hanno affrontato ignoranza e discriminazione, vedere Om riconosciuto e rispettato da non induisti può sembrare un progresso.
La condivisione è tradizionale. L'induismo ha una lunga tradizione di maestri che condividono la conoscenza con chiunque cerchi sinceramente.
Perché alcuni induisti lo trovano irrispettoso
Decontestualizzazione. Om non è un logo. Esiste all'interno di un vasto sistema filosofico e devozionale. Estrarre il simbolo e privarlo di quel contesto, usandolo come decorazione su pantaloni da yoga, etichette di birra o zerbini, riduce qualcosa di sacro a qualcosa di commerciale.
Il problema delle scarpe e del pavimento. Nella cultura induista, posizionare simboli religiosi sotto la vita, sul pavimento o sulle scarpe è profondamente irrispettoso.
La dinamica di potere. Quando persone sud-asiatiche indossano i propri simboli religiosi in paesi occidentali, a volte affrontano discriminazione. Quando persone occidentali indossano gli stessi simboli, sono considerate trendy e spirituali. Questa asimmetria è reale.
La chiave: intenzione e consapevolezza
Sappi cosa indossi. Se indossi Om, comprendi cosa significa. Non solo "significa pace" o "è una cosa yoga", ma il contenuto filosofico reale.
Indossalo con rispetto. Om va portato vicino al cuore, intorno al collo, alle orecchie. Non sulle scarpe, non sul pavimento, non sul posteriore.
Ascolta le persone della tradizione. Quando induisti, buddhisti, giainisti o sikh esprimono disagio, la risposta appropriata è ascoltare.
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Suono e vibrazione: cosa succede quando canti Om
Respiro, vibrazione e sensazione di calma
Il nervo vago è il nervo cranico più lungo del corpo, percorre dal tronco encefalico attraverso collo, torace e addome. È un componente chiave del sistema nervoso parasimpatico. Molti praticanti raccontano che la pratica del canto si accompagna a una sensazione soggettiva di calma e a un respiro più lento e regolare.
Il canto di Om produce uno schema vibratorio specifico nelle corde vocali, nel palato e nei passaggi nasali. Il suono prolungato della "M" crea una vibrazione ronzante che risuona attraverso testa e torace. Per molte persone questa vibrazione si accompagna a una sensazione di quiete interiore: è l'esperienza che i praticanti descrivono da secoli.
Una sensazione di calma che molti riconoscono
Chi pratica il canto di Om con regolarità racconta spesso una sensazione di maggiore tranquillità dopo qualche minuto: la mente che si placa, il respiro che rallenta, una percezione di rilassamento. Sono esperienze soggettive, vissute in modo diverso da persona a persona, e fanno parte di ciò che rende la pratica significativa per chi la adotta.
C'è chi descrive, durante il canto, uno stato di concentrazione tranquilla simile a quello che si raggiunge con altre forme di meditazione. Anche questo resta un vissuto personale, non una promessa, ma è una delle ragioni per cui la pratica accompagna molte tradizioni da così tanto tempo.
Perché l'antica intuizione sulla vibrazione continua a parlarci
L'affermazione upanishadica che Om è "il suono dell'universo" è una dichiarazione metafisica che la scienza non può né confermare né smentire. Quello che resta, e che chiunque può verificare di persona, è l'esperienza diretta: come ci si sente prima e dopo qualche minuto di canto.
Indossare un ciondolo Om come promemoria per fermarsi, respirare e rallentare non è solo sentimentalismo. C'è una pratica concreta dietro il simbolo, e per molti quella pratica porta una sensazione di calma che vale la pena coltivare.
Indossare Om: stile e intenzione
Come abbinare gioielli Om
- Ciondolo su catena. Il formato più comune e rispettoso. Un ciondolo Om di dimensioni medie all'altezza del petto tiene il simbolo vicino al cuore. Un pezzo come la Somnium Necklace porta esattamente questo tipo di intenzionalità silenziosa.
- Stratificato con altri pezzi significativi. Om si abbina naturalmente con motivi di loto. Una Mystical Dance Necklace accanto a un pezzo Om crea un dialogo tra diverse tradizioni simboliche.
- Orecchini. Piccoli orecchini Om funzionano come un sottile promemoria quotidiano. Il simbolo vicino alle orecchie si collega naturalmente all'identità di Om come SUONO. Qualcosa come i Solar Spiral Earrings può complementare orecchini Om con il proprio simbolismo a spirale.
- Anello. Un anello Om tiene il simbolo visibile a TE per tutto il giorno.
Guida ai regali
Per qualcuno che pratica yoga seriamente. Un ciondolo Om riconosce che la loro pratica va oltre la flessibilità fisica.
Per qualcuno che attraversa un periodo difficile. Om rappresenta il ciclo completo della coscienza. Regalare Om dice: "Qualunque stato tu stia attraversando, fa parte di un tutto più grande."
Per qualcuno con una pratica di meditazione. Om è il mantra fondamentale. Un ciondolo serve come ancora fisica per la pratica.
Nota sul regalare Om tra culture: Se regali Om a qualcuno che è induista, buddhista, giainista o sikh, il gesto è generalmente benvenuto. Se lo regali a qualcuno che non proviene da queste tradizioni, includi una nota sul significato.
Domande frequenti
Cosa significa Om? Om (Aum) è una sillaba sacra nell'induismo, buddhismo, giainismo e sikhismo. Nella filosofia induista rappresenta Brahman (la realtà ultima) e il suono da cui tutta la creazione è emersa. Ognuno dei suoi tre suoni (A, U, M) corrisponde a uno stato di coscienza: veglia, sogno e sonno profondo. Il silenzio che segue è il quarto stato: la trascendenza.
È Om o Aum? Entrambi. "Om" e "Aum" si riferiscono alla stessa sillaba. "Aum" rende la struttura tripartita più visibile nella scrittura. "Om" è l'ortografia più comune.
È irrispettoso indossare Om se non sono induista? Non c'è una risposta univoca. Molti induisti lo accolgono; alcuni lo trovano inappropriato fuori contesto. I fattori chiave: indossalo con comprensione del significato, posizionalo rispettosamente (vicino al cuore, non sotto la vita), e sii onesto sulla tua relazione con la tradizione.
Cosa rappresentano le curve del simbolo Om? La grande curva inferiore è lo stato di veglia. La curva mediana è lo stato di sogno. La curva superiore è il sonno profondo. Il semicerchio è Maya (il velo dell'illusione). Il punto è Turiya (il quarto stato di pura trascendenza).
Om è buddhista o induista? Entrambi, e anche giainista e sikh. Om appare in tutte e quattro le tradizioni, sebbene con quadri teologici diversi.
Cantare Om produce davvero un effetto? Molte persone che lo praticano riferiscono una sensazione soggettiva di calma, un respiro più lento e una mente più tranquilla dopo qualche minuto di canto. Sono esperienze personali, vissute in modo diverso da ciascuno, e fanno parte di ciò che rende la pratica significativa per chi la adotta.
Qual è il miglior posizionamento per un ciondolo Om? Vicino al cuore, su una catena all'altezza del petto. Questo è sia il posizionamento più comune che il più rispettoso.
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Il suono che porta tutto
Om viene cantato ininterrottamente da almeno tremila anni. È sopravvissuto a imperi, alla soppressione coloniale, ha attraversato oceani, è entrato in culture che non sapevano nulla delle sue origini, ed è atterrato su tappetini da yoga in città che non esistevano quando la Mandukya Upanishad è stata composta.
Ha compiuto tutto questo perché funziona su più livelli simultaneamente. Come filosofia, è uno dei modelli di coscienza più eleganti mai proposti: tre stati, un velo e una trascendenza, tutto in una sola sillaba. Come pratica, accompagna per molti una sensazione di calma e raccoglimento che attraversa le generazioni. Come simbolo, è visivamente distintivo, immediatamente riconoscibile, e porta il peso di millenni di contemplazione umana su cosa significhi essere coscienti.
Indossare Om su un ciondolo non richiede di essere induista, buddhista, giainista o sikh. Ma chiede qualcosa: sapere cosa si porta. Trattarlo non come un accessorio ma come l'espressione compressa di una delle domande più antiche e profonde dell'umanità. Cos'è la coscienza? Cos'è la realtà? Che suono fa l'universo quando nient'altro suona?
La Mandukya Upanishad risponde: Om.
Meditazione con Om: guida pratica per principianti
Non serve esperienza per iniziare. Sedetevi comodi. Chiudete gli occhi. Fate tre respiri profondi. E cominciate.
La "A" esce dal fondo della gola. Bocca aperta. La vibrazione si sente nel petto. La "U" rotola in avanti. La bocca si chiude parzialmente. La vibrazione sale verso la gola. La "M" chiude le labbra. La vibrazione passa nella testa, nei seni nasali.
Mantenete ogni suono per 3-5 secondi. L'intero ciclo dura 10-15 secondi. Ripetete. Cinque minuti al giorno sono un buon inizio. Molti trovano che con dieci minuti la sensazione di calma si avverte più chiaramente.
Non preoccupatevi del tono. Non esiste un tono "corretto" per Om. La vostra voce naturale basta. Alcuni preferiscono un tono grave. Altri medio. Il punto non è la nota, ma la vibrazione che sentite.
Un ciondolo Om può servire da ancora per questa pratica. Prima di iniziare, toccate il ciondolo. Dopo aver finito, toccate il ciondolo. L'oggetto fisico collega la pratica a qualcosa di tangibile. Non è magia. È psicologia: ancore sensoriali che aiutano a creare abitudini.
Om e la scienza della vibrazione
La fisica moderna ha qualcosa da dire sulla vibrazione. La teoria delle stringhe propone che le particelle fondamentali siano stringhe vibranti. Diverse frequenze di vibrazione producono particelle diverse. L'idea che l'universo sia, al suo livello più profondo, vibrazione non è solo una metafora upanishadica. È un'ipotesi scientifica seria.
Questo non significa che gli antichi saggi vedici abbiano anticipato la fisica moderna. Significa che l'intuizione secondo cui la realtà è vibrazione si rivela più profonda di quanto sembri. E Om, come pratica di vibrazione consapevole, si situa a quell'intersezione tra antico e moderno in un modo che pochi simboli raggiungono.
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Om e la tradizione italiana del silenzio
L'Italia ha una tradizione contemplativa che risuona con la dimensione silenziosa di Om. I monasteri benedettini, con il loro "ora et labora", praticano una forma di silenzio meditativo che ha paralleli con la meditazione orientale. San Francesco d'Assisi si ritirava in solitudine per meditare. La tradizione eremitica italiana, dagli eremiti della Calabria ai ritiri di Camaldoli in Toscana, coltiva il silenzio come via di conoscenza.
Quando un italiano scopre Om, non scopre qualcosa di completamente estraneo. Scopre un'altra espressione di qualcosa che la sua cultura ha sempre conosciuto: il valore del silenzio, della ripetizione, della vibrazione interiore. La forma è diversa. La sostanza è sorprendentemente vicina.
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