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Afrodite (Venere) nei gioielli: dea dell'amore e della bellezza

Afrodite (Venere) nei gioielli: la dea dell'amore, della bellezza e dell'attrazione

Quale simbolo di Venere fa per te?
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Cosa ti attrae della dea dell'amore?

La dea nata dalla schiuma del mare

I greci raccontavano che Afrodite non nacque da una madre, ma dalla schiuma del mare al largo delle coste di Cipro, e che un'onda la portò a riva dentro una conchiglia aperta. Da allora la conchiglia e la perla che custodisce si leggono come segno d'amore. Non il cuoricino di una cartolina, ma qualcosa di più antico: la nascita della bellezza dall'acqua.

Afrodite per i greci, Venere per i romani. La stessa dea sotto due nomi, e tutti e due vivono ancora nei gioielli. I suoi attributi si sono diffusi tra pendenti e anelli in modo così capillare che li portiamo spesso senza saperne il nome: conchiglia, perla, colomba, rosa, specchio con la crocetta in basso. Dietro ciascuno c'è una storia lunga tremila anni.

Procediamo con ordine: chi è Afrodite e da dove viene, come la sua immagine è cambiata dalla statua di marmo al dipinto di Botticelli, che cosa significa ogni suo simbolo, in che cosa la versione greca differisce da quella romana, con quali materiali si realizzano questi gioielli e come si portano. E una precisazione per non confondersi: la conchiglia di Afrodite è l'attributo della nascita della dea, non un materiale per piccoli lavori. Della capasanta come segno del pellegrino si parla altrove, nell'articolo dedicato alla conchiglia di Santiago, simbolo e storia.

Chi sono Afrodite e Venere

Nome e origine

Antico anello d'oro romano con la raffigurazione del tempio di Afrodite a Pafo, sull'isola di Cipro
Anello d'oro con il tempio di Afrodite a Pafo, il luogo di Cipro dove secondo il mito la dea uscì dalla schiuma. Roma, Cipro, I-II secolo. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0).Gold ring with representation of the temple of Aphrodite at Paphos, 1st–2nd century CE. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

Afrodite (in greco Ἀφροδίτη) è la dea olimpica dell'amore, della bellezza, del desiderio e della fertilità. Gli antichi legavano il nome stesso alla parola "aphrós", cioè schiuma, e lo spiegavano così: la dea uscì dalla schiuma del mare. I linguisti moderni discutono se il nome non sia arrivato dall'Oriente, dalle dee dell'amore fenicia e sumera, ma i greci restavano fedeli alla loro versione, quella della schiuma e di Cipro.

Per i romani le corrisponde Venere (Venus). Non è una traduzione né una copia, ma una divinità italica autonoma che i romani identificarono con la greca. A Roma Venere valeva più dell'amore: da lei, attraverso il figlio Enea, la gens Iulia faceva discendere la propria stirpe, e Cesare e Augusto la consideravano loro progenitrice. Così la dea dell'amore divenne anche protettrice dello Stato.

Di che cosa si occupava

Nella mentalità greca Afrodite presiedeva all'attrazione tra le persone, al matrimonio e alla bellezza dei corpi, alla fertilità della terra e del mare. La chiamavano Urania (celeste, responsabile dell'amore elevato) e Pandemia (popolare, responsabile del desiderio terreno). Due volti di una stessa forza: l'amore come slancio spirituale e l'amore come passione.

Il posto tra gli dei dell'Olimpo

Afrodite fa parte dei dodici dei principali del pantheon greco. Suo marito è lo zoppo fabbro Efesto, il suo amante il bellicoso Ares, suo figlio l'alato Eros (per i romani Cupido, detto anche Amore). Chi è chi sull'Olimpo e come gli dei sono legati tra loro si può ricostruire comodamente nella panoramica sugli dei dell'Olimpo e il pantheon greco. Afrodite vi è una delle figure più riconoscibili, e proprio i suoi attributi più di altri sono passati all'arte orafa.

Due leggende sulla nascita

I greci raccontavano dell'apparizione della dea due versioni, e tutte e due vivono nei gioielli. Secondo la prima, quella del poeta Esiodo, Afrodite nacque dalla schiuma del mare che ribollì attorno a una parte recisa del corpo del titano Urano, caduta in acqua presso Cipro. In questa lettura il nome significa letteralmente "nata dalla schiuma". Secondo la seconda versione, quella di Omero, è figlia di Zeus e dell'oceanina Dione, nata in modo ordinario. La prima leggenda è più suggestiva, perciò è proprio lei ad avere dato l'immagine della conchiglia e della schiuma che vediamo sui pendenti. La seconda spiega perché la dea siede tra gli olimpi come figlia a pieno titolo di Zeus.

Compagni e seguito

La dea veniva raffigurata di rado da sola. La accompagnano le Cariti, le tre dee della bellezza e della grazia, che vestivano e adornavano Afrodite. Accanto, l'alato Eros con l'arco, talvolta uno stormo intero di piccoli amorini. Del seguito facevano parte Imero (il desiderio ardente) e Pito (la dea della persuasione). Questo corteo suggerisce come leggere i gioielli con la dea: parlano d'amore e insieme di fascino, di capacità di piacere, di forza di persuasione. I cammei mostrano spesso proprio Venere con gli amorini, e non è un ornamento casuale ma un richiamo al suo seguito antico.

La nascita dalla schiuma: Esiodo contro Omero

Vale la pena soffermarsi proprio sulla disputa sulla nascita della dea, perché è da lì che sono cresciuti due gioielli diversi. In Esiodo, nel poema "Teogonia", tutto comincia con un atto di violenza contro il cielo: il titano Crono recide una parte del corpo del padre Urano e la getta nel mare presso le coste di Cipro. Attorno ad essa ribolle una schiuma bianca, e dalla schiuma sale una dea già adulta, di bellezza mai vista. In greco la schiuma è "aphrós", ed Esiodo fa derivare direttamente da questa parola il nome di Afrodite. La versione ha origini cupe, ma è proprio lei ad aver dato al mondo l'immagine più luminosa: la bellezza nasce dall'acqua, già compiuta e perfetta, senza infanzia né crescita.

Omero, nell'"Iliade", racconta in modo diverso e molto più prosaico. Per lui Afrodite è la figlia legittima di Zeus e dell'oceanina Dione, nata per via ordinaria come gli altri olimpi. Nessuna schiuma, nessuna Cipro, solo un'altra figlia del re degli dei. Questa versione spiega perché la dea siede sull'Olimpo come membro a pieno titolo della famiglia e perché Zeus la chiama figlia.

Per i gioielli conta proprio la differenza. La "nata dalla schiuma" di Esiodo ha dato la conchiglia, l'onda del mare, la perla come goccia di schiuma solidificata, tutto il repertorio marino che portiamo ancora oggi. La figlia di Zeus di Omero ha dato altro: la dea tra gli dei, la figura nel cammeo accanto agli altri olimpi. Quando scegliete un pendente a conchiglia, votate per Esiodo. Quando prendete un cammeo con il profilo tra il pantheon, vi avvicinate a Omero. Entrambe le versioni i greci le tenevano a mente contemporaneamente e non ritenevano necessario scegliere.

Due volti: Urania e Pandemia

I greci si accorsero presto che l'amore può essere molto diverso, e lo distinsero in due nomi di una stessa dea. Afrodite Urania, cioè Celeste, presiedeva all'amore elevato, spirituale, all'aspirazione verso il bello e l'eterno. Platone, nel "Simposio", la legò all'amore dell'anima, all'ascesa dalla bellezza del corpo alla bellezza dell'idea. Afrodite Pandemia, cioè Popolare, governava l'amore terreno, l'attrazione fisica, la passione tra persone comuni. Il nome Pandemia significa letteralmente "appartenente a tutto il popolo".

Gli antichi, nell'uso quotidiano, non consideravano un volto superiore all'altro, anche se i filosofi ne discutevano. Servivano entrambe le facce: senza Urania l'amore resterebbe nudo desiderio, senza Pandemia diventerebbe una fredda astrazione. La dea teneva insieme i due poli, e in questo sta la sua forza.

Per i gioielli questa coppia offre una chiave comoda per la scelta. Chi propende per la lettura elevata, per l'amore come slancio spirituale, sceglie pezzi sobri e chiari: perle, madreperla bianca, un sottile segno del pianeta. Chi è più vicino al lato terreno, sensuale, prende oro caldo, pietra rosa, corallo intenso. Uno stesso simbolo della dea suona in modo diverso a seconda di quale suo volto vi è più affine, e non serve dirlo ad alta voce, basta sentirlo dentro di sé.

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Storia dell'immagine

Antico Oriente: le antesignane

Prima dell'Afrodite greca, nel Vicino Oriente per millenni si venerarono dee dell'amore e della guerra. La sumera Inanna, la babilonese Ishtar, la fenicia Astarte. Tutte univano in sé bellezza, passione e potere. Cipro, dove secondo il mito Afrodite uscì dalla schiuma, era un crocevia di rotte commerciali, e il culto della dea locale assorbì tratti orientali. Per questo nelle raffigurazioni più antiche Afrodite è spesso armata o severa, più vicina alla guerriera Ishtar che alla tenera bellezza dei secoli successivi.

Queste dee orientali hanno lasciato una traccia anche nei gioielli. A Ishtar si legava la stella a otto punte, che si incideva sui sigilli e si portava come segno della sua protezione. Attraverso intermediari come questa stella e la colomba, uccello sacro comune a molte dee del Vicino Oriente, la simbologia passava dolcemente da una cultura all'altra. Quando i greci adottarono Afrodite, ereditarono anche parte di questo antico repertorio di segni, tra cui la colomba, sopravvissuta fino ai nostri giorni.

Arcaismo e classicità: la nascita del canone

Nella Grecia arcaica la dea veniva raffigurata vestita, con una mela o un fiore in mano. La svolta avvenne nel IV secolo avanti Cristo. Lo scultore Prassitele creò l'Afrodite Cnidia, la prima grande statua femminile nuda dell'arte greca. La dea è colta prima del bagno, con una mano si copre, accanto un vaso con le vesti. Per il suo tempo fu una rivoluzione. Gli abitanti di Cnido si rifiutarono di vendere la statua persino in cambio della cancellazione di tutti i debiti cittadini, e i pellegrini arrivavano per mare a vederla da tutto il Mediterraneo.

Ellenismo: la Venere di Milo

Statua di marmo di Afrodite con il busto nudo e il drappeggio che scivola, copia romana di un modello ellenistico
Afrodite in marmo, copia romana di un modello ellenistico dalle linee morbide del corpo e dal profilo severo, affine alla celebre Venere di Milo. Roma, I-II secolo. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0).Marble statue of Aphrodite, 1st or 2nd century CE. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

La statua più celebre della dea fu creata intorno al 130-100 avanti Cristo sull'isola di Milo. La figura di marmo senza braccia, con il busto nudo e il drappeggio che scivola, è diventata in duemila anni il simbolo della bellezza classica in sé. Le braccia sono perdute, e si discute ancora su che cosa reggesse: una mela, uno specchio, il lembo della veste. Questa reticenza l'ha resa solo più affascinante. L'immagine del profilo severo e delle linee morbide del corpo è passata in cammei, medaglioni e pendenti intagliati.

Antica Roma: Venere progenitrice

Statua di marmo di Afrodite, la cosiddetta Venere progenitrice, tipo Venus Genetrix
Il tipo della Venere progenitrice (Venus Genetrix), a cui Giulio Cesare dedicò un tempio nel suo nuovo foro. Statua romana di marmo dal modello di Callimaco, I-II secolo. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0).Marble statue of Aphrodite, the so-called Venus Genetrix, Kallimachos, 1st–2nd century CE. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

Roma accolse la dea come propria. Giulio Cesare costruì il tempio di Venere progenitrice (Venus Genetrix) nel suo nuovo foro e portava un anello con la sua immagine. Gli affreschi di Pompei mostrano Venere sulla conchiglia, mentre naviga sul mare. Le matrone romane portavano gioielli con la sua effigie, convinte che la dea donasse fascino e fortuna in amore. Proprio dalla tradizione romana ci è arrivata la parola "venereo" nel senso di "relativo alla bellezza e all'amore".

Rinascimento: la "Nascita di Venere" di Botticelli

Intorno al 1485 il fiorentino Sandro Botticelli dipinse la "Nascita di Venere". La dea nuda è in piedi su un'enorme valva di conchiglia, i venti la sospingono verso la riva, una ninfa accorre a gettarle addosso un manto. Il dipinto unì il soggetto antico alla Firenze cristiana e divenne l'immagine più riprodotta della dea in tutta la storia. È proprio da qui che la conchiglia a ventaglio si è saldata indissolubilmente a Venere nell'immaginario comune. Quando oggi vedete un pendente a forma di valva aperta, dietro c'è Botticelli, non la reale biologia del mollusco.

Neoclassicismo e Ottocento

Nel Settecento e nell'Ottocento l'Europa si innamorò di nuovo dell'antichità. Gli scultori ricavavano Veneri dal marmo bianco, gli orafi intagliavano cammei con il suo profilo da agata e conchiglia, i medaglioni con la dea si donavano per il fidanzamento. La moda vittoriana del "linguaggio dei fiori e dei simboli" fissò la rosa, la colomba e il mirto come segni di sentimenti teneri, e tutti e tre rimandano ad Afrodite. In quegli anni il cammeo con profilo femminile divenne un dettaglio quasi obbligato del guardaroba femminile, e molti di quei profili sono proprio la dea dell'amore.

Pompei e la vita quotidiana romana

Un capitolo a sé nella storia dell'immagine sono le città romane sepolte dalla cenere del Vesuvio. Sulle pareti delle case di Pompei si sono conservati affreschi con Venere che naviga sul mare su una valva di conchiglia, e queste pitture hanno dato agli archeologi la rara possibilità di vedere come la dea veniva raffigurata nella vita comune, non templare. Tra le stesse rovine si sono trovati gioielli femminili con i suoi motivi: anelli a intaglio, orecchini, pendenti. Pompei ha mostrato che Venere era arte alta e parte della vita quotidiana al tempo stesso, anche di quella orafa.

Novecento: il ritorno del motivo

Dopo un lungo silenzio l'immagine della dea è tornata nei gioielli a ondate. L'Art Déco amava la geometria sobria e prendeva non la figura in sé, ma i suoi attributi: la perla, l'onda del mare, la conchiglia stilizzata. Più tardi gli orafi sono tornati di nuovo al mito in modo diretto, realizzando pendenti a valva e medaglioni con il profilo di Venere. Oggi il motivo vive su due binari insieme: quello classico, con cammei e perle, e quello contemporaneo, con il segno essenziale del pianeta Venere su una catenina sottile.

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I simboli di Afrodite

La conchiglia

La conchiglia è il segno della nascita della dea dal mare. Nel mito un'onda portò Afrodite a riva dentro una valva aperta, e da allora la conchiglia si legge come grembo della bellezza, come vaso da cui sorge l'amore. È importante non confondere i significati: per Afrodite la conchiglia è l'attributo della dea, simbolo di nascita e femminilità, non la madreperla come materiale in sé. Se invece vi interessa la capasanta come segno del pellegrino sul cammino verso Santiago, è tutt'altro argomento, a cui è dedicata un'analisi a parte.

La perla

La perla nasce dentro la conchiglia, nell'acqua, lentamente e in segreto. Per gli antichi era una goccia di schiuma marina solidificata, cioè letteralmente una particella di quello stesso elemento da cui uscì Afrodite. Per questo la perla è considerata fin dall'antichità la pietra della dea dell'amore: segno di purezza, femminilità e tenera bellezza. Sui tipi, sulla scelta e sulla cura c'è una guida completa alle perle, e qui basta dire che un pendente o un paio di orecchini di perle sono il modo più diretto di portare la simbologia di Venere senza una sola scritta.

La colomba

La colomba è l'uccello sacro di Afrodite. I greci aggiogavano le colombe al suo carro, le tenevano presso i templi, le liberavano nei giorni di festa. La coppia di colombe tubanti è diventata segno degli innamorati già nell'antichità ed è arrivata fino a noi: le colombine sulle partecipazioni di nozze sono discendenti dirette degli uccelli della dea. Nei gioielli due colombe rivolte l'una verso l'altra si leggono come simbolo della coppia fedele.

La rosa

Secondo una leggenda la rosa crebbe dal sangue dell'amato di Afrodite, secondo un'altra le rose bianche si arrossarono quando la dea si punse il piede con le spine, correndo da lui. Così la rosa divenne il fiore dell'amore e della passione, e tale è rimasta fino a oggi. Una rosa rossa in un gioiello è un modo breve di parlare di un sentimento. Sulla simbologia floreale nell'arte orafa in senso ampio c'è un articolo sui fiori nei gioielli.

Il mirto

Il mirto è un arbusto sempreverde dai fiori bianchi e dall'aroma speziato, consacrato ad Afrodite. Con corone di mirto si adornavano le spose, rami di mirto si portavano alle nozze, il mirto si piantava presso i templi della dea. A differenza della rigogliosa rosa, il mirto è un simbolo discreto, domestico, dell'amore coniugale e della lunga concordia. Nei gioielli moderni compare più di rado, ma una corona di mirto incisa o smaltata rimanda proprio a Venere.

Lo specchio (segno ♀)

Lo specchio è l'attributo della bellezza: la dea vi si guarda, ammirandosi e verificando la propria grazia. Da questo specchio, secondo una versione diffusa, è nato il segno astronomico-alchemico di Venere, il cerchietto con la crocetta in basso. Oggi questo stesso segno si legge come simbolo del sesso femminile. Sul segno si sono accumulati molti significati insieme, dal pianeta alla politica, e a esso è dedicata un'analisi a parte: il simbolo femminile nei gioielli. Nel contesto della dea lo specchio è prima di tutto segno di bellezza e di compiacimento di sé nel senso buono della parola.

La cintura magica

Afrodite aveva una cintura magica, in greco "kestós", che rendeva irresistibile chi la indossava. Nei miti la prendeva in prestito persino Era, per riconquistare l'attenzione di Zeus. La cintura è un attributo raro, quasi dimenticato, ma è proprio lei a rispondere dell'idea di "magnetismo", di quell'attrazione che non si spiega con il solo aspetto. Nei gioielli la sua eco è nelle sottili cinture-catena e nel motivo del nastro intrecciato.

La mela

Una mela d'oro con la scritta "alla più bella" fu lanciata dalla dea della discordia, e tre dee si contesero a chi sarebbe toccata. Paride la diede ad Afrodite, e così cominciò la strada verso la guerra di Troia. Da allora la mela è il segno della vittoria nella contesa sulla bellezza, del premio alla più bella di tutte. Gli studiosi ancora si chiedono se non fosse una mela quella che teneva in mano la Venere di Milo. Nei gioielli la mela compare di rado, ma come sottile richiamo al mito di Paride viene colta subito da chi conosce.

Il delfino e i motivi marini

Visto che la dea è uscita dal mare, tutto il tema marino le appartiene. Il delfino, che accompagnava Afrodite sulle onde, la cresta dell'onda, la stella marina, sono tutte immagini a lei affini. Nella scultura antica un piccolo delfino spesso sostiene la gamba della dea, aiutando a reggere il marmo pesante e ricordando insieme la sua nascita dall'acqua. Nei gioielli moderni i motivi marini accanto alla perla o alla madreperla rafforzano il legame con Venere, anche senza la sua figura.

Il significato di Afrodite nei gioielli

L'amore

Il significato più ovvio. Un gioiello con i simboli della dea è un gioiello che parla di sentimento: romantico, tenero, appassionato. Si dona in segno d'amore e si porta come ricordo di esso. A differenza dell'astratto cuoricino, l'immagine di Venere aggiunge profondità: dietro c'è un'intera mitologia, non un semplice simbolino.

La bellezza

Afrodite è il modello di bellezza nella cultura europea. Portare il suo simbolo significa riconoscere il valore della bellezza in sé, della cura di sé, dell'estetica. Non è vanità, ma rispetto per l'armonia che la dea incarnava.

La femminilità

Conchiglia, perla, rosa sono forme morbide, tonde, femminili. Un gioiello con la simbologia della dea sottolinea il principio femminile senza sfida e senza scritte. Molti lo scelgono proprio per questo: una dichiarazione di femminilità discreta e sicura.

L'attrazione

La cintura magica di Afrodite rispondeva del magnetismo. Per questo i suoi gioielli si portano spesso come talismano di attrazione: non un incantesimo, ma una sintonizzazione sulla propria capacità di piacere, su quella sicurezza che rende attraenti. Dal punto di vista psicologico funziona in modo semplice. Quando un oggetto vi ricorda che siete degni d'amore, vi comportate diversamente.

Il valore di sé

La lettura moderna della dea si è spostata dal "piacere agli altri" al "darsi valore". Lo specchio di Venere è insieme uno sguardo verso fuori e uno sguardo dentro di sé. Un gioiello con la sua simbologia sempre più spesso si compra da sé, come segno di rispetto di sé e di amore per sé, e non solo in dono da qualcuno.

Fertilità e abbondanza

Nell'antichità Afrodite presiedeva sia ai sentimenti delle persone sia alla fertilità della terra e del mare, all'abbondanza e alla continuazione della stirpe. Questo strato di significati è quasi dimenticato nei gioielli, ma spiega perché la dea fosse così spesso legata alla primavera, alla fioritura e al raccolto. Un pendente con la simbologia di Venere storicamente si leggeva anche come augurio di fertilità, prosperità, pienezza di vita, e non solo di amore romantico.

Armonia ed estetica

Venere in senso ampio è armonia: proporzione, bellezza dei rapporti, piacere del bello. Non a caso il suo nome porta il pianeta che in astrologia risponde del gusto e dell'attrazione per l'arte. Un gioiello con il suo motivo si addice a chi non tiene al clamore, ma alla proporzione e al senso della misura. È una dichiarazione discreta di amore per la bellezza come valore, senza sfarzo ostentato.

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Afrodite e Venere: il greco e il romano

Una dea, due nomi

Afrodite e Venere non sono due dee diverse, ma una stessa figura in due culture. I greci la chiamavano Afrodite, i romani Venere, e quando Roma riprese i miti greci i due volti si fusero. Nei gioielli entrambi i nomi si usano come sinonimi, e la scelta dipende più spesso dal gusto: "Venere" suona più familiare all'orecchio europeo, "Afrodite" rimanda direttamente alla fonte greca.

In che cosa la Venere romana era diversa

L'Afrodite greca era prima di tutto dea dell'amore e della bellezza. La Venere romana vi aggiunse un valore statale: progenitrice della gens Iulia, protettrice di Roma, simbolo di fortuna militare (Venus Victrix, Venere vincitrice). Per questo i gioielli romani con la dea portavano talvolta una sfumatura politica, che presso i greci non c'era.

Eros, Cupido e Amore

Il figlio della dea presso i greci si chiama Eros, presso i romani Cupido o Amore. Il bambino alato con arco e frecce, che ferisce i cuori, è il suo compagno costante nell'arte. Nei gioielli madre e figlio compaiono spesso insieme: Venere e l'amorino sono un soggetto classico dei cammei e dei medaglioni dell'epoca rinascimentale e neoclassica.

Perché Venere era più seria di Afrodite

A guardare bene, la Venere romana è venuta più pesante e significativa della fonte greca. Ai greci Afrodite era cara come dea del sentimento e della bellezza, ma all'alta politica di solito non la lasciavano avvicinare. I romani fecero il contrario. Resero Venere progenitrice del proprio popolo: attraverso il figlio Enea, fuggito da Troia in fiamme, le prime famiglie di Roma facevano discendere la propria stirpe. Il dittatore che di fatto fondò l'impero e i suoi eredi chiamavano apertamente la dea loro progenitrice e la coniavano sulle monete.

Da qui a Venere vennero epiteti che la tenera greca non aveva. Venere vincitrice rispondeva della fortuna in guerra, Venere progenitrice della continuazione della stirpe e dello Stato, Venere purificatrice dell'ordine morale. La dea dell'amore si dilatò fino a diventare protettrice di tutta Roma. L'amore presso i romani non veniva cancellato, ma a esso si aggiunse il peso dello Stato, della famiglia, del destino del popolo.

Questa differenza si avverte sottilmente anche nei gioielli. L'Afrodite greca è più lieve, parla di puro sentimento e di bellezza marina. La Venere romana è più solida, ha una sfumatura di dignità, di stirpe, di intenzione seria. Per questo un cammeo massiccio con il profilo si legge un po' "alla romana", e un aereo pendente a conchiglia un po' "alla greca". Non è una regola rigida, ma un'intonazione, e tuttavia esiste, e chi conosce la avverte. Il legame di Venere con il pantheon e con la figura del signore del tuono si può completare comodamente attraverso la panoramica sugli dei dell'Olimpo e il pantheon greco e il ritratto dello stesso Zeus come re degli dei, di cui Omero la diceva figlia.

Materiali per i gioielli con Afrodite

La perla

Il materiale più "venereo" di tutti. La perla nasce nella conchiglia, come la dea stessa uscì dalla valva, perciò il legame è diretto e antico. La perla bianca si legge come pura tenerezza, quella crema come calda femminilità, quella nera di Tahiti come mistero e passione. La perla è capricciosa nella cura, teme gli acidi e i profumi, ma in cambio dà una luce morbida e viva, che le pietre sfaccettate non hanno. Sulle diverse qualità è comodo leggere la guida alle perle.

Conchiglia e madreperla

La madreperla è lo strato interno della conchiglia, proprio quello in cui nasce la perla. Da essa si intagliano cammei, si fanno inserti e pendenti a forma di valva. La madreperla è più accessibile della perla e porta al tempo stesso la stessa simbologia marina della dea. Il colore è iridescente, dal bianco latte al grigio-rosa, e si abbina benissimo ad argento e oro.

Morganite e quarzo rosa

Le pietre rosa richiamano direttamente il tema dell'amore e della tenerezza. La morganite è un raro berillo rosa, trasparente, dalla quieta luce pesca-rosa, una pietra di segmento premium. I dettagli sono nell'articolo sulla morganite, berillo rosa. Il quarzo rosa è più morbido e più accessibile, da tempo lo chiamano "pietra dell'amore" e lo legano alla tenerezza verso sé e verso gli altri, su di esso c'è un'analisi a parte del quarzo rosa. Entrambe le pietre si inseriscono bene nei gioielli a tema venereo.

Oro e argento

L'oro è il metallo del sole, del calore e del lusso, sottolinea la solennità dell'immagine della dea e si accompagna bene con la perla dalle sfumature crema. L'argento è più freddo e più discreto, è più vicino al mare e alla luna, alla perla bianca e alla madreperla. Se si vuole portare la simbologia ogni giorno, l'argento è più pratico: su come distinguere quello vero c'è un articolo su argento 925, cosa significa. Molti combinano entrambi i metalli, e non è un errore.

Il corallo

Il corallo ha con Venere un legame antico. Gli autori antichi ritenevano il corallo rosso sangue solidificato o pianta marina pietrificata, nata nello stesso elemento della dea. Il corallo rosa e rosso serviva per collane, cammei e pendenti, e a lungo fu compagno del tema marino venereo accanto alla perla. Oggi il corallo naturale si estrae sempre più di rado per la tutela delle barriere, perciò si incontrano più spesso alternative rispettose e pezzi vintage, ma il motivo stesso resta riconoscibilmente "marino" e caldo.

Turchese e acquamarina

Le pietre azzurre e verde-blu aggiungono al tema venereo il colore del mare stesso. L'acquamarina, il cui nome significa letteralmente "acqua di mare", è trasparente e fredda, richiama l'onda da cui uscì la dea. Il turchese è più caldo e più compatto, da tempo è considerato pietra portafortuna e porta al tempo stesso la stessa nota marina. Entrambe le scelte sono valide, se si vuole abbandonare la solita perla bianca e i toni rosa per l'immagine del mare come elemento della nascita di Afrodite.

Il cammeo come materiale-supporto

Il cammeo non è una pietra, ma una tecnica di intaglio, eppure nel tema di Venere è quasi un materiale a sé. Il maestro prende agata stratificata, sardonica o conchiglia, dove uno strato chiaro poggia su uno scuro, e intaglia il profilo bianco della dea su sfondo a contrasto. Il cammeo di conchiglia è più leggero e meno costoso di quello in pietra, perciò è stato proprio lui a rendere di massa l'immagine di Venere nell'Ottocento. Il cammeo è prezioso perché porta il volto della dea alla lettera, non per accenno, restando al tempo stesso un dettaglio elegante e non una figura ingombrante.

Come e con che cosa portarli

Look femminili di ogni giorno

Un sottile pendente a conchiglia o una singola perla sulla catenina si inserisce in qualsiasi guardaroba quotidiano. La simbologia marina non richiede un'occasione speciale, si legge semplicemente come un bel gioiello, e il secondo strato di significato lo conoscete solo voi. Argento o oro bianco per i toni freddi dell'abbigliamento, oro giallo per quelli caldi.

Un dono che parla d'amore

Un gioiello con la simbologia di Venere è un dono che parla. Le perle per un anniversario, un pendente a rosa o a colomba per una dichiarazione, un cammeo con il profilo della dea per una data importante. A differenza del cuoricino senza nome, un dono così porta una storia, ed è bello accompagnarlo con due parole sul mito. Questo trasforma l'oggetto in un piccolo racconto, e non in metallo senza nome con una pietra.

A sé, come segno del proprio valore

Sempre più spesso questi gioielli si comprano da sé. Lo specchio di Venere parla di amore per sé, del diritto di sentirsi belle senza l'approvazione altrui. Qui funzionano bene le pietre rosa, morganite o quarzo rosa, e il motivo dello specchio o della conchiglia. Non è un capriccio, ma una sana abitudine di celebrare le proprie vittorie con un oggetto che dà gioia.

Abbinamenti e strati

La perla ama la compagnia di texture altrettanto morbide: madreperla, oro opaco, velluto e seta nell'abbigliamento. Le pietre rosa vanno d'accordo con l'oro caldo. I pezzi gotici o industriali e duri accanto al tema venereo sono discutibili, il contrasto è troppo forte. Se si vuole comporre una collana a più strati, tenete una sola lunghezza per l'accento con la dea, e le altre più sottili e semplici, perché non si contendano l'attenzione.

Che cosa scegliere per ogni occasione

Per nozze o fidanzamento è logica la perla o il cammeo, classici, collaudati dai secoli. Per un anniversario è adatta la colomba o la rosa, segni dell'amore come stato. Per una data importante va il cammeo con il profilo della dea, un pezzo con peso e storia. Per sé di ogni giorno è più semplice prendere un pendente a conchiglia o il segno del pianeta Venere: non richiedono un'occasione e funzionano come un discreto talismano personale. La regola di fondo è semplice: più solenne è l'occasione, più adatta è l'immagine figurativa della dea, più quotidiana è, più essenziale è il simbolo.

Come distinguere il gusto dalla casualità

Il tema venereo scivola facilmente nello stucchevole se si accumula tutto insieme: perle, rose e amorini. Funziona di più un solo accento chiaro. Scegliete il simbolo principale, conchiglia, perla o segno del pianeta, e costruite il look attorno a esso. Il cammeo chiede una catenina semplice e una scollatura sobria, perché il profilo si legga. Il segno di Venere, al contrario, ama il minimalismo e sta bene in coppia con pezzi altrettanto grafici. Il senso della misura è qui il migliore tributo alla dea dell'armonia.

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Venere nell'arte

Scultura: da Cnido al neoclassicismo

L'immagine della dea nella pietra è una storia a sé lunga duemila anni. L'Afrodite Cnidia di Prassitele fissò il canone della bellezza nuda, la Venere di Milo lo portò alla perfezione, e gli scultori del Rinascimento e del neoclassicismo copiarono e ricrearono quell'immagine ancora e ancora. Molte pose dei cammei e dei medaglioni orafi sono citazioni in miniatura di statue celebri.

Pittura: Botticelli e i veneziani

Dopo la "Nascita di Venere" di Botticelli la dea divenne l'eroina prediletta dei pittori. I maestri veneziani la dipingevano distesa, gli artisti del Nord la addobbavano con i gioielli del loro tempo. Da questi dipinti nei gioielli sono passati i dettagli: la corona di rose, il filo di perle al collo, la conchiglia sotto i piedi. Quando guardate un vecchio cammeo, spesso avete davanti un frammento di una tela celebre.

Cammei e glittica

Antico cammeo di sardonica con rilievo chiaro su sfondo scuro
Cammeo di sardonica: il maestro ha usato lo strato chiaro della pietra sopra quello scuro per intagliare il rilievo per contrasto. Roma, dal I secolo avanti Cristo al III secolo dopo Cristo. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0).Sardonyx cameo, 1st century BCE–3rd century CE. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

L'intaglio su pietra e conchiglia è il mestiere in cui l'immagine di Venere è vissuta particolarmente a lungo. Il cammeo con profilo femminile fu un dettaglio obbligato del guardaroba femminile per tutto l'Ottocento, e molto spesso è proprio la dea dell'amore. Agata stratificata, sardonica, cammeo di conchiglia davano al maestro un materiale con strati colorati già pronti, da cui si intagliava il profilo bianco su sfondo scuro.

Venere nella poesia e nella letteratura

L'immagine della dea è vissuta nella pietra e nel colore, ma anche nella parola. Il poeta romano Lucrezio aprì il suo poema "La natura delle cose" con un inno a Venere come forza che muove tutto ciò che vive e fa nascere la primavera. I poeti del Rinascimento ne cantavano la bellezza, e con essa la conchiglia, la perla e la rosa. Questi versi nutrivano anche gli orafi: il committente che aveva letto della "nata dalla schiuma" voleva portare un'eco di ciò che aveva letto. La Venere letteraria e la Venere orafa crescevano fianco a fianco e si alimentavano a vicenda da secoli.

Perché questa immagine non invecchia

Il cuore come segno di sentimento è comparso relativamente tardi, mentre l'immagine di Venere regge da tremila anni, e la ragione sta nella sua stratificazione. Uno stesso simbolo parla di amore, bellezza, femminilità, fertilità, armonia e persino di un pianeta nel cielo. Ogni epoca ne prendeva il proprio, senza cancellare il precedente. Per questo un gioiello con la dea non è legato alla moda di un decennio preciso: si appoggia a un significato accumulato da decine di generazioni, e per questo non invecchia.

Tre immagini che hanno fissato il canone

Se si riduce tutta la storia dell'immagine a pochi pezzi, se ne raccolgono tre celebri, su cui poggia tutta l'iconografia successiva della dea. La prima è l'Afrodite Cnidia dello scultore Prassitele, creata intorno alla metà del IV secolo avanti Cristo. È la prima grande statua di dea nuda nell'arte greca. Prima di lei si scolpivano nudi solo gli uomini, mentre le donne le vestivano. Prassitele colse la dea prima del bagno: ha posato le vesti sul vaso accanto e con una mano si copre. Questa posa, pudica e serena al tempo stesso, prese il nome di "Venere pudica" e si diffuse in migliaia di copie, cammei e medaglioni. L'originale è perduto, ma lo conosciamo dalle repliche romane.

La seconda è la Venere di Milo, figura di marmo dell'epoca ellenistica, trovata sull'isola di Milo all'inizio dell'Ottocento. Senza braccia, con il busto nudo e il drappeggio che scivola verso i fianchi, è diventata in duecento anni sinonimo di bellezza classica in generale. La perdita delle braccia si è rivelata un vantaggio: la reticenza risveglia l'immaginazione, e ognuno completa l'immagine a modo suo. Da questa statua nei gioielli sono passati il profilo severo, la quieta inclinazione del capo e la linea morbida della spalla, facili da riconoscere nei cammei.

La terza immagine è già pittura, la "Nascita di Venere" del fiorentino Botticelli, dipinta alla fine del XV secolo. La dea è in piedi su un'enorme valva di capasanta, i venti la sospingono verso la riva, una ninfa accorre a coprirla con un manto. Il dipinto unì il soggetto antico alla Firenze cristiana e divenne l'immagine più riprodotta della dea in tutta la storia. È proprio con lui che la conchiglia a ventaglio si è saldata indissolubilmente a Venere nell'immaginario comune. Quando vedete un pendente a forma di valva aperta, dietro c'è Botticelli, non un mollusco reale. Questi tre pezzi, due sculture e un dipinto, sono il linguaggio comune con cui parlano tutti i gioielli con la dea.

La psicologia della scelta del simbolo d'amore

È curioso sia l'insieme stesso dei simboli d'amore, sia una questione più sottile: perché si sceglie proprio la dea, e non il cuore, non il nodo, non la parola. Dietro la scelta di solito c'è il desiderio di profondità. Il cuore si legge all'istante e perciò si avverte troppo generico, come un'emoticon. L'immagine di Venere richiede conoscenza, e questa conoscenza diventa parte del piacere: chi la indossa porta un oggetto il cui significato non si rivela subito, e questo gli dà il valore del mistero.

C'è anche un secondo motivo, più personale. Gli psicologi hanno notato da tempo che un oggetto-promemoria cambia il comportamento. Quando un gioiello ricorda con delicatezza che si è degni d'amore e belli, ci si comporta con più sicurezza, e questa sicurezza rende più attraenti agli occhi degli altri. Non c'è alcuna magia, funziona la comune autoregolazione. Il simbolo venereo è adatto a questo ruolo proprio perché parla insieme di amore e di valore di sé, di sguardo verso fuori e di sguardo dentro di sé.

Il terzo motivo è lo spostamento dal "piacere" al "darsi valore". Ancora un secolo fa un gioiello con la dea si comprava in dono, per piacere o far piacere a un altro. Oggi sempre più spesso lo si sceglie da sé e per sé, come discreto segno di rispetto di sé. Lo specchio di Venere da simbolo di vanità si è trasformato in simbolo di cura di sé. Questo spostamento spiega molto del perché un'immagine antica si sia adattata così bene all'acquirente di oggi: sa parlare sia di amore per l'altro, sia di amore per sé, senza contrapporre l'uno all'altro.

Venere oltre l'arte

L'immagine della dea è uscita da tempo dai musei e dalle gallerie e si è diffusa nel linguaggio quotidiano. Dal suo nome deriva la parola "afrodisiaco", un rimedio che accende il desiderio. Il latino "venereo" ha dato il nome alla bellezza e a una serie di piante: capelvenere è il nome di una felce elegante, scarpetta di Venere è un'orchidea dal fiore a forma di pantofola, e cinture e specchi di Venere si incontrano nei vecchi repertori botanici. La dea ha dato il nome persino a un giorno della settimana: le lingue romanze chiamano il venerdì in suo onore, perché i romani consacrarono questo giorno a Venere.

In cielo il suo nome lo porta il pianeta più luminoso dopo la Luna e il Sole, visibile al tramonto e all'alba. Gli antichi, non sapendo che si trattava di un solo astro, a lungo presero la Venere del mattino e quella della sera per due stelle diverse e diedero loro nomi diversi. I crateri sul pianeta stesso gli astronomi per tradizione li chiamano con nomi femminili, ed è un tacito tributo alla dea. Così l'immagine di Afrodite vive in tre strati insieme: nei gioielli come simbolo d'amore, nella lingua come radice di molte parole, e in cielo come punto di luce che gli uomini osservano da migliaia di anni. Questa ubiquità spiega perché il motivo venereo in un ciondolo non si percepisca come qualcosa di ristretto: dietro c'è un'intera rete di significati, dispersi nella cultura.

Simboli di Venere a confronto
SimboloSignificatoMiglior materialeIdeale perUso quotidiano
ConchigliaNascita della bellezza dal mareMadreperla, argentoOgni giorno
PerlaFemminilità, purezza, amore teneroPerla, oroMatrimoni, regali
RosaAmore e passionePietra rosa, smaltoRegalo romantico
ColombaCoppia fedele, innamoratiOro, argentoCoppie, anniversario
Segno di VenerePianeta, femminilità, autostimaOro o argento puroPer sé, quotidiano

Venere in astrologia

Il pianeta dell'amore e della bellezza

In astrologia Venere è il pianeta che risponde dell'amore, delle relazioni, dell'estetica, del denaro e dei piaceri. "Governa" i segni del Toro e della Bilancia. Le persone con una Venere forte nel tema natale sono considerate affascinanti e inclini alla bellezza. Da qui la popolarità dei gioielli con la simbologia venerea tra chi si appassiona di astrologia: è il segno del proprio pianeta sul corpo.

Venere nel segno della Bilancia

La Bilancia è il secondo segno governato da Venere, e qui essa si rivela in modo diverso che nel sensuale Toro. La Bilancia parla di equilibrio, di rapporto a due, di diplomazia e di amore per l'armonia nelle relazioni. Per i nati sotto la Bilancia la simbologia venerea si legge come segno di tendenza all'equilibrio e alla bellezza dell'unione. Se il Toro prende da Venere la sensualità, la Bilancia prende l'eleganza e l'aspirazione alla concordia, e un gioiello con la dea sottolinea proprio questo lato.

Il segno ♀ e i suoi significati

Quel cerchietto con la crocetta, nato dallo specchio della dea, in astronomia indica il pianeta Venere, e oggi si legge anche come simbolo del sesso femminile e come segno alchemico del rame. I significati accumulati sono tanti che a essi è dedicato un materiale a parte: il simbolo femminile nei gioielli. In un gioiello questo segno si può presentare come si vuole: come pianeta, come femminilità o semplicemente come grafica sobria.

Venere nel segno del Toro

Il Toro è il segno di casa di Venere, e non a caso lo si lega all'amore per le belle cose, al comfort e ai piaceri sensuali. Sull'unione del toro, di Venere e di questo segno c'è un articolo a parte sui gioielli del Toro. Per i nati sotto il Toro un gioiello a tema venereo è quasi un autoritratto in metallo.

Afrodite contro altri simboli d'amore

Venere e il cuore

Il cuore è un segno universale, leggibile all'istante, ma proprio in questa semplicità sta il suo limite: è senza nome e si incontra a ogni passo. L'immagine di Venere è più profonda, dietro ci sono un mito, una storia, un intero repertorio di attributi. Se si vuole significato e non un semplice simbolino, la dea vince. Sul segno del cuore in sé e sulla sua storia c'è il cuore anatomico nei gioielli, mentre una panoramica di tutti i segni del sentimento è raccolta nell'articolo sui simboli dell'amore nei gioielli.

Venere e Cupido

Cupido, detto anche Amore, è il figlio di Venere, l'arciere alato che ferisce i cuori. La sua freccia parla dell'innamoramento improvviso, del colpo del sentimento. Venere invece parla dell'amore come stato, come bellezza e attrazione nel complesso. Spesso si portano insieme: madre e figlio si completano a vicenda, passione e tenerezza in un solo soggetto.

Venere e il nodo d'amore

Il nodo è simbolo di un legame che non si può spezzare, segno di fedeltà e di unione. Parla della solidità della relazione, mentre Venere della sua bellezza e attrazione. Una buona coppia per un dono congiunto: il nodo dice "per sempre", Venere dice "con amore". Sui diversi nodi ci sono articoli sul nodo celtico e sul nodo marinaio.

Venere e le parole-talismano

A volte si vuole esprimere l'amore con una parola diretta: fede, speranza, amore, incise nel metallo. È il linguaggio più letterale del sentimento, senza mitologia e senza decifrazione. Venere invece parla con l'immagine e non con il testo, e in questo sta la sua forza: il simbolo lavora su più livelli insieme e non risulta insistente. Sulle scritte-talismano c'è un'analisi a parte, i gioielli con le parole amore, fede, speranza come talismani. Funziona bene quando parola e immagine si completano, e non si ripetono.

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Fatti che sorprendono

L'Afrodite Cnidia di Prassitele era tenuta in tale conto che, secondo la tradizione, il re Nicomede offrì alla città di Cnido di cancellare l'intero debito statale in cambio della statua. Gli abitanti rifiutarono.

I romani avevano una festa speciale, i Veneralia, il primo aprile, quando le donne toglievano i gioielli dalla statua della dea, la lavavano e la addobbavano di nuovo, chiedendo fortuna in amore.

Gli antichi ritenevano le perle gocce di schiuma marina solidificata o di rugiada caduta in una conchiglia aperta. Poiché Afrodite stessa nacque dalla schiuma, la perla era percepita come una particella letterale della dea.

Alla celebre Venere di Milo non si sono ancora trovate le braccia, e da quasi duecento anni gli studiosi discutono se reggesse una mela, uno specchio o lo scudo di Ares, in cui si ammirava riflessa.

La colomba è diventata "uccello della pace" molto più tardi, mentre in origine era uccello di passione e fertilità, consacrato proprio ad Afrodite, e una coppia di colombe significava gli innamorati, non la quiete.

La parola "afrodisiaco", cioè un rimedio che accende il desiderio, deriva direttamente dal nome di Afrodite.

Botticelli raffigurò Venere in piedi su una valva di capasanta, anche se nel mito antico la specie della conchiglia non è precisata. È stato proprio il dipinto a fissare nell'immaginario comune il binomio "Venere più capasanta".

Il pianeta Venere è l'oggetto più luminoso del cielo notturno dopo la Luna, e gli antichi, vedendolo all'alba e al tramonto, a lungo considerarono la stella del mattino e quella della sera due astri diversi.

Il venerdì nelle lingue romanze prende nome da Venere: in francese vendredi, in italiano venerdì, in spagnolo viernes. I romani consacrarono questo giorno alla dea, e il nome è arrivato fino a noi, anche se pochi ricordano il perché.

L'Afrodite Cnidia di Prassitele fu collocata in un tempio aperto su tutti i lati, perché si potesse ammirare la statua tutt'attorno. Gli autori antichi scrivevano che il marmo aveva da dietro non meno ammiratori che davanti, e i pellegrini giravano attorno alla dea in cerchio.

I crateri sul pianeta Venere gli astronomi, per accordo internazionale, li chiamano solo con nomi femminili, reali e mitici. È l'unico pianeta che vanta una mappa interamente "femminile", e un tacito tributo al nome della dea.

Afrodite e Venere: miti e verità
Afrodite e Venere sono due dee diverse
Tocca per scoprire
La conchiglia di Afrodite è solo un materiale da spiaggia
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Un tempo le perle erano credute gocce di schiuma marina
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Solo le donne possono portare gioielli con Venere
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La Venere di Milo teneva qualcosa tra le mani
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Domande frequenti

In che cosa Afrodite differisce da Venere?

È la stessa dea sotto nomi diversi. Afrodite è il nome greco, Venere quello romano. Quando Roma riprese la mitologia greca, i due volti si fusero. Nei gioielli entrambi i nomi si usano come sinonimi, la differenza è solo nel suono e in una lieve sfumatura: presso i romani Venere era anche protettrice dello Stato.

Perché la conchiglia è considerata simbolo di Afrodite?

Secondo il mito la dea nacque dalla schiuma del mare e uscì a riva dentro una conchiglia aperta. Il dipinto di Botticelli "Nascita di Venere" fissò questa immagine. Per questo per Afrodite la conchiglia è segno di nascita della bellezza e di femminilità, non un materiale marino in sé. La capasanta come segno del pellegrino è un argomento a parte, a cui è dedicata l'analisi della conchiglia di Santiago.

Un uomo può portare un gioiello con Venere?

Sì. La simbologia dell'amore e della bellezza non ha un legame rigido con il sesso, e lo stesso segno di Venere lo usavano alchimisti e astronomi senza alcun rapporto con la femminilità. A un uomo si addicono le varianti sobrie: una perla in una montatura severa o il segno del pianeta senza pietre rosa. Le perle oggi le portano anche gli uomini, su questo c'è un articolo a parte.

Quale pietra si addice meglio al tema di Afrodite?

La perla, perché nasce nella conchiglia ed è legata direttamente al mito sulla dea. Tra le pietre colorate le più vicine sono quelle rosa: la morganite per un look premium e il quarzo rosa come accessibile "pietra dell'amore". La madreperla è ottima per i cammei e i pendenti a valva.

Si donano gioielli con Venere per le nozze?

Sì, ed è una tradizione antica. Il mirto, consacrato ad Afrodite, da sempre si intrecciava nelle corone delle spose, e la perla era considerata pietra nuziale di purezza e femminilità. Un pendente o un paio di orecchini con la simbologia venerea sono un dono di nozze appropriato e ricco di significato.

È legato all'astrologia?

Sì, c'è un legame diretto. Venere è il pianeta dell'amore e della bellezza, governa il Toro e la Bilancia. Le persone appassionate di astrologia portano la simbologia venerea come segno del proprio pianeta. Sul segno in sé c'è più dettaglio nell'articolo sul simbolo femminile.

Perché l'immagine di Venere è meglio del solito cuoricino?

Il cuore si legge all'istante, ma è senza nome e si incontra dovunque. Dietro l'immagine di Venere ci sono un mito, una storia e un intero repertorio di attributi: conchiglia, perla, colomba, rosa. Questo dà profondità e fa di un gioiello una conversazione, e non un simbolino senza nome. Una panoramica dei segni del sentimento è raccolta nell'articolo sui simboli dell'amore.

Come curare la perla in un gioiello del genere?

La perla teme acidi, profumi, lacca per capelli e abrasivi. Indossatela per ultima, dopo trucco e profumo, asciugatela con un panno morbido dopo l'uso e conservatela separata dalle pietre dure, per non graffiarla. Le regole dettagliate sono nella guida alle perle.

Conclusione

Afrodite e Venere sono il modo più bello di parlare d'amore senza parole. Dietro la conchiglia c'è il mito della nascita dalla schiuma, dietro la perla una goccia di mare solidificata, dietro la rosa e la colomba una tradizione millenaria degli innamorati. Portare un gioiello del genere significa scegliere un significato con una storia al posto di un simbolino senza nome, riconoscere il valore della bellezza e della tenerezza, e spesso anche semplicemente amare un po' di più sé stessi. Nome greco o romano, perla o pietra rosa, dono o acquisto per sé, il risultato è uno: è un gioiello che parla di un sentimento che non passa di moda da tremila anni.

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