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L'angelo nei gioielli: cosa significa davvero il simbolo alato

L'angelo nei gioielli: cosa significa davvero il simbolo alato

Sei ali, quattro volti e nessuna aureola

Il serafino della visione biblica non è un paffuto bambino con l'arpa. Ha sei ali, e con due di esse si copre il proprio volto. L'angioletto che oggi viene stampato sulle cartoline è nato un millennio e mezzo dopo e con l'originale ha ben poco in comune. Nei gioielli l'angelo ha portato proprio questa confusione: una sola silhouette, una decina di significati diversi.

Ala, aureola, mani giunte, braccia alzate. Ogni dettaglio arriva dalla sua epoca e si porta dietro il proprio senso. C'è chi porta un angelo come amuleto silenzioso, chi come segno di fede, chi per la pura bellezza della silhouette. Tutte le ragioni sono legittime, e nessuna annulla le altre. Più avanti vediamo da dove nasce l'immagine, cosa significa davvero e come scegliere un gioiello con l'angelo capendo bene cosa si porta addosso.

Quale angelo è il tuo?
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Un messaggero, non una creatura graziosa: da dove viene la parola

La parola "angelo" deriva dal greco angelos, "messaggero". Non è il nome di un essere, ma il nome di un compito: colui che porta un messaggio. La stessa parola sta nel nome stesso del Vangelo, euangelion, "buona novella", e nel nome del corriere al servizio dello Stato antico. Da qui il primo pensiero importante. L'angelo all'origine è una funzione, non una simpatica creatura con le ali. Quando i traduttori greci della Bibbia ebraica nel terzo secolo avanti Cristo cercavano una parola per i messaggeri celesti, presero il termine comune per il corriere, e l'immagine si fissò proprio come "colui che è stato mandato". Le ali gliele inventarono dopo, per mostrare una proprietà semplice: si muove fra cielo e terra e porta la notizia da lassù a quaggiù.

Curioso che i primi angeli cristiani non avessero affatto le ali. Fino alla fine del quarto secolo li dipingevano come comuni giovani in vesti bianche, senza piume dietro la schiena, e riconoscerli come messaggeri celesti era possibile solo dalla scena rappresentata. La prima immagine sicuramente datata di un angelo alato risale circa agli anni 380, al cosiddetto sarcofago di Sarigüzel di Istanbul. L'ala entrò nell'arte cristiana da una formula pagana già pronta.

Una logica simile funzionava molto prima del cristianesimo. I greci raffiguravano la Nike alata, dea della vittoria, i romani la sua controfigura Vittoria, ed è proprio la sua posa, una figura sospesa con le ali aperte, a essere poi finita alla base della silhouette angelica. La figura umana più le ali d'uccello significavano legame con l'alto e rapidità della notizia. Il cristianesimo delle origini ereditò la formula visiva già pronta e la riempì del proprio contenuto. Per questo l'angelo in un gioiello è un'immagine antica con una genealogia molto lunga, non un'invenzione ecclesiastica degli ultimi secoli.

La gerarchia celeste: nove cori, non un solo tipo

Statuetta dell'arcangelo Michele in terracotta invetriata, circa 1475
Arcangelo Michele, terracotta invetriata di Andrea della Robbia, circa 1475: i cori inferiori, i più vicini all'uomo, venivano raffigurati in forma umana. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)Saint Michael the Archangel, Andrea della Robbia, ca. 1475. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

Nella tradizione cristiana si è formata una gerarchia dettagliata degli angeli, nove cori distribuiti in tre triadi. La sistematizzò nel trattato "La gerarchia celeste" un autore noto come Pseudo-Dionigi l'Areopagita, intorno al quinto o sesto secolo. Il nome lo prese da un altro: si firmò Dionigi l'Areopagita, discepolo dell'apostolo Paolo nel primo secolo, e per quasi mille anni gli credettero sulla parola. Solo in epoca rinascimentale i filologi notarono che nel testo ci sono tracce di neoplatonismo del quinto secolo e citazioni di autori vissuti molto dopo gli apostoli, e l'autore venne con cura ribattezzato "Pseudo". Eppure lo schema stesso sopravvisse alla scoperta senza un graffio: i nove cori li citava Tommaso d'Aquino, li riprendeva Dante nel "Paradiso", ed è proprio a esso che risale l'ordine delle potenze celesti a noi familiare. La triade più alta è quella di serafini, cherubini e troni. Quella media: dominazioni, virtù e potestà. Quella più bassa: principati, arcangeli e angeli veri e propri. Più alto è il coro, più l'essere è lontano dall'uomo e meno gli somiglia all'aspetto.

Questa conoscenza è utile non per pedanteria teologica, ma per capire i gioielli. Quando un artigiano fa un angelo, prende quasi sempre l'immagine dalla triade più bassa, antropomorfa, riconoscibile. I cori più alti sono troppo estranei per portarli al collo.

Serafino e cherubino: tutt'altro che le cartoline

Il serafino nel libro del profeta Isaia ha sei ali: due coprono il volto, due i piedi, due servono al volo. La visione è scritta nel sesto capitolo, e la radice stessa della parola, l'ebraico saraph, è legata al verbo "bruciare, ardere". In altri passi della Bibbia con la stessa parola si chiamano i serpenti ardenti del deserto, quindi il serafino è letteralmente "ardente". Nessuna paffutezza, nessuna mitezza infantile, è una creatura di luce e calore vicino alla fonte, e nell'inno "Santo, santo, santo" canta proprio davanti al trono.

Il cherubino nella visione di Ezechiele è addirittura quadriforme: volto d'uomo, di leone, di toro e d'aquila, il corpo coperto di occhi, e si muove su ruote di fuoco con cerchioni costellati di occhi. L'immagine è così estranea all'uomo che è difficile descriverla a parole. Furono proprio i cherubini a essere posti a guardia dell'ingresso dell'Eden con una spada fiammeggiante, e le loro figure d'oro secondo la tradizione stendevano le ali sopra l'arca dell'alleanza. I loro quattro volti, uomo, leone, toro e aquila, si fissarono poi nel cristianesimo come simboli dei quattro evangelisti. Il fatto che nell'arte barocca si sia cominciato a chiamare cherubino una testa di bambino alata è una semplificazione tarda e una vera e propria confusione con i putti antichi, gli amorini. Il vero cherubino del testo con questa graziosa immagine non c'entra nulla. È utile saperlo: il "cherubino" su un medaglione e il cherubino biblico sono due esseri del tutto diversi sotto una stessa parola.

Arcangeli: gli unici che hanno un nome

Gli arcangeli sono gli unici angeli che nella tradizione hanno un nome proprio, ed è proprio per questo che nei gioielli compaiono come personaggi concreti. Dettaglio curioso: nei testi biblici stessi sono nominati per nome solo due, Michele e Gabriele. Raffaele viene dal libro di Tobia, che non tutte le confessioni considerano canonico, e Uriele addirittura dal libro non canonico di Enoch. Per questo la Chiesa cattolica venera ufficialmente tre arcangeli, Michele, Gabriele e Raffaele, e nel 745 un concilio romano arrivò perfino a vietare di pregare angeli con altri nomi, per fermare il flusso di "arcangeli" fatti in casa come Uriele, Raguele e Sariele. Michele, il cui nome significa "chi è come Dio", è un guerriero, lo raffigurano con la spada o la bilancia, unisce protezione e forza. Gabriele è il messaggero, colui che porta notizie importanti, il suo attributo è la tromba o il giglio. Raffaele è guaritore e protettore dei viaggiatori, lo mostrano con il bastone e il pesce, lo scelgono spesso quelli che viaggiano molto. Uriele, "luce di Dio", è legato alla sapienza e al fuoco della conoscenza.

Nei gioielli si incontra più spesso Michele con la spada, perché la sua immagine si legge all'istante ed è comprensibile anche fuori dal contesto ecclesiastico: il difensore che sta di guardia. Michele è venerato in modo sorprendentemente ampio: per i cristiani è il capo della milizia celeste, nell'islam lo stesso per radice Mikail si occupa delle piogge e del nutrimento, e nell'ebraismo è considerato il protettore del popolo. Questi gioielli si scelgono in modo consapevole, sapendo bene chi si porta addosso.

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I quattro arcangeli: come si distinguono

Ciondolo-icona bizantino in pietra intagliata con l'arcangelo Michele
Ciondolo-icona a due facce con l'arcangelo Michele, Bisanzio, non prima del XIII secolo: si portava al collo come protezione personale. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)Two-Sided Pendant with the Archangel Michael, 1200 or later. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

Se l'angelo in un gioiello è senza nome, porta un senso generale di custodia e di luce. Ma basta dargli un nome e un attributo, e l'immagine diventa precisa. Ognuno dei principali arcangeli ha il proprio ruolo, il proprio oggetto in mano e un'associazione cromatica formatasi nei secoli, dalla quale lo si riconosce sulle icone e nelle immagini votive dei gioielli.

Michele. Il nome significa "chi è come Dio". È guerriero e difensore, capo della milizia celeste. Il suo attributo è la spada o la bilancia, a volte lo scudo, sotto i piedi un drago sconfitto. Il colore tradizionale è rosso e oro, fra le pietre lo si associa al granato e al rubino, pietre del fuoco e della forza. Nei gioielli Michele è il più frequente degli angeli con un nome, perché la sua immagine si legge all'istante: il custode che sta a difesa.

Gabriele. Messaggero, colui che porta le notizie principali. Il suo attributo è la tromba o il giglio bianco. Il colore è bianco e argento, la pietra spesso adularia o perla, tutto ciò che si lega alla purezza e alla buona novella. Gabriele si sceglie quando conta l'idea di inizio, di annuncio, di cambiamento in meglio.

Raffaele. Il nome significa "guarigione di Dio". Protettore dei viaggiatori, dei medici e di chi è in cammino. Lo mostrano con il bastone e il pesce, accanto spesso un compagno di viaggio. Il colore è verde, la pietra lo smeraldo o un altro minerale verde. Raffaele lo si porta in viaggio e lo si regala a chi viaggia molto o lavora nella medicina.

Uriele. Il nome significa "luce di Dio". Legato alla sapienza e al fuoco della conoscenza, il suo attributo è la fiamma o il rotolo. Il colore è caldo, ambrato, dorato e di fuoco. Uriele si incontra più di rado dei primi tre, e lo scelgono in modo consapevole, per il senso di luce e di sapere.

Conoscere queste differenze trasforma l'acquisto da casuale in ragionato. Un arcangelo con il suo attributo non è "un angelo più carino", ma un'immagine concreta dal significato preciso, e chi lo porta di solito capisce chi ha scelto.

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L'angelo non è solo cristiano: messaggeri alati di tradizioni diverse

L'idea di un intermediario celeste è più antica di qualsiasi singola religione e si incontra in culture molto diverse. Questo rende l'angelo un simbolo sorprendentemente universale, non legato in modo rigido a una sola fede.

Nell'islam gli angeli, malaika, sono creati di luce e non hanno la libertà di disobbedire. I principali hanno nomi e compiti: Jibril, lo stesso per radice di Gabriele, trasmette la rivelazione, Mikail si occupa delle piogge e del nutrimento, Israfil secondo la tradizione suonerà il corno alla fine dei tempi, e Israil prende le anime. Raffigurare gli angeli nella tradizione islamica non è consuetudine, quindi un'immagine per i gioielli lì quasi non esiste, ma l'idea stessa del messaggero alato è la stessa.

Nell'ebraismo i malakhim sono messaggeri, esecutori della volontà, e i cori più alti, gli stessi serafini e cherubini, sono entrati nel sistema cristiano proprio da qui. Un posto speciale lo occupa Metatron, nei testi più tardi chiamato "principe del volto" e scriba dei cieli, una figura quasi al di là di ogni limite. Nello zoroastrismo ci sono i fravashi, spiriti antenati alati che custodiscono l'uomo e a cui è dedicato il capodanno persiano Nowruz.

Ancora prima i protettori alati si incontravano nell'Antico Oriente. I palazzi dei re assiri a Ninive e Nimrud erano custoditi dai lamassu, colossali tori alati con volto umano barbuto e cinque zampe, posti ai lati delle porte per allontanare il male, e una coppia di questi guardiani è arrivata fino ai nostri giorni nelle sale dei musei. In Egitto la dea Iside e sua sorella Nefti stendevano le braccia-ali sopra il sarcofago di colui che proteggevano, e questo gesto di protezione, l'ala sopra l'uomo, è letteralmente passato nella pittura cristiana. Il disco alato zoroastriano con una figura umana, il faravahar, resta ancora oggi uno dei simboli più riconoscibili sulle rovine di Persepoli, e gli iraniani e gli zoroastriani moderni lo portano volentieri come ciondolo. Presso i sumeri e gli accadi raffiguravano alati anche i buoni spiriti apkallu, che aspergevano d'acqua il luogo protetto. Questa antica idea visiva, l'ala stesa sopra l'uomo come protezione, è arrivata fino all'angelo custode cristiano quasi senza cambiamenti. Anche fuori dalle religioni un'ala dietro la schiena di una figura significa quasi ovunque la stessa cosa: legame con l'alto, leggerezza, notizia. Per questo il motivo angelico lo portano tranquillamente persone di vedute molto diverse, e ciascuno vi mette il senso a sé più vicino.

L'angelo nell'arte: come è cambiata l'immagine

Figura di angelo da un presepe napoletano, XVIII secolo
Angelo di un presepe napoletano, Giuseppe Sanmartino, XVIII secolo: l'immagine calda e quasi domestica dell'angelo tardo. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)Angel (Neapolitan crèche figure), Giuseppe Sanmartino, second half 18th century. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

La storia dell'angelo nell'arte è la storia di come il severo messaggero sia diventato a poco a poco caldo e domestico. Capire questo percorso aiuta a scegliere la versione dell'immagine più vicina proprio a te.

Nel Medioevo l'angelo viveva soprattutto su oggetti di chiesa: reliquiari, legature di libri, immagini votive da portare al collo. Il metallo qui non è un ornamento nel senso moderno, ma un portatore di senso. L'immagine con l'angelo custode si appendeva al collo di un bambino o si portava con sé in viaggio. Le figure erano severe, allungate, solenni.

Il Rinascimento ridiede all'angelo un corpo e un volto umani, lo rese vivo e plastico. E il Barocco portò proprio quel paffuto bambino alato che oggi sembra l'angelo "vero". I putti riempirono i soffitti delle chiese, le cornici degli specchi, le testiere dei letti. L'immagine si secolarizzò, divenne decorativa, quasi quotidiana, ed è proprio questa versione a essere finita più spesso su souvenir e cartoline.

A cavallo fra l'Ottocento e il Novecento, l'Art Nouveau cambiò di nuovo il disegno: comparvero linee fluide, grandi ali spiegate, intreccio di figura e ornamento. Questo linguaggio vive ancora oggi nelle ali da gioielleria con la sottile lavorazione delle piume. Alcune immagini sono diventate tappe riconoscibili di questo percorso. I mosaici di Ravenna del sesto secolo, nelle basiliche di San Vitale e di Sant'Apollinare Nuovo, mostrano angeli già alati, in oro e porpora, e fissano il canone solenne del primo messaggero. Andrej Rublëv nella "Trinità" del 1411 o 1425 circa mostrò tre angeli come incarnazione di una quieta concordia, senza alcuna enfasi, e questa icona è ancora oggi considerata il vertice della pittura russa. Beato Angelico nel quindicesimo secolo popolò i suoi affreschi nel convento fiorentino di San Marco di teneri angeli musicanti. E la coppia di bambini alati appoggiati al gomito proprio in fondo alla "Madonna Sistina" di Raffaello, dipinta intorno al 1512, ha preso vita propria: questi due li hanno stampati così tanto su cartoline, tazze e carta da pacchi che molti scambiano proprio loro per l'angelo "vero", anche se nel quadro stesso sono solo un dettaglio minuscolo al bordo inferiore. Dietro l'immagine consueta sta una lunga serie di immagini molto diverse.

Quindi, scegliendo un angelo, di fatto si sceglie anche un'epoca: la severa immagine votiva medievale, il caldo angelo rinascimentale, il decorativo putto barocco o l'ala fluida dell'Art Nouveau.

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Cosa simboleggia l'angelo

Quando una persona sceglie un gioiello con l'angelo, non sceglie quasi mai "l'angelo in generale". Tende a un significato concreto, ed è più onesto nominare questi significati separatamente, senza ammucchiarli in un solo mucchio sfumato.

Protezione e custodia. Lo strato principale e più antico. L'angelo custode è l'idea che accanto ci sia qualcuno che veglia e protegge. In un gioiello funziona come un promemoria silenzioso: il ciondolo raffredda la pelle, e in un momento d'ansia la mano si tende da sola verso di esso. Qui non c'è nessuna magia, c'è un appoggio psicologico, ed è del tutto reale.

Luce e bontà. Lo strato chiaro e morbido del significato. L'angelo si regala come augurio di bene, come segno di affetto. Senza sottinteso religioso si legge semplicemente come "una persona luminosa accanto", e in questa veste è adatto a quasi ogni situazione.

Libertà e volo. L'ala da sola, staccata dalla figura, si legge in modo più ampio della religione: leggerezza, movimento, capacità di sollevarsi sopra le circostanze. Per questo un ciondolo-ala lo scelgono spesso persone a cui sta a cuore proprio questa idea, e non il senso ecclesiastico. Qui l'angelo si avvicina a un altro motivo alato, la piuma nei gioielli, in cui la simbologia della libertà è espressa ancora più direttamente.

Fede. Per un credente l'angelo è un'immagine teologica concreta, un intermediario fra il cielo e la terra. Qui il gioiello smette di essere un accessorio e diventa una silenziosa professione di fede. Questo strato va rispettato e non confuso con quello decorativo: per uno è un ornamento, per un altro un oggetto di fede.

Bellezza della silhouette. A volte l'ala si sceglie semplicemente perché è bella. La piuma spiegata, l'arco morbido, il gioco di luce sull'incisione. È una ragione legittima, e non occorre fingere che dietro ogni angelo ci sia per forza un significato profondo.

A volte l'angelo si porta in memoria di una persona cara, ed è una tradizione antica e comprensibile. Se il discorso è proprio questo, ne parliamo con delicatezza e a parte, nel materiale sui gioielli commemorativi dopo la perdita di una persona cara, e qui lasciamo l'angelo come simbolo luminoso.

Lo dico con franchezza, cosa l'angelo non fa. Non porta denaro, non cura le malattie al posto del medico, non attira l'amore su ordinazione e non annulla le conseguenze delle decisioni sbagliate. Tutto questo sono promesse delle botteghe esoteriche, e con il senso autentico dell'immagine non c'entrano nulla. I veri significati dell'angelo sono abbastanza forti di per sé.

Tipi di gioielli con l'angelo

Angelo in oro parzialmente smaltato, opera italiana del XV secolo
Angelo in oro parzialmente smaltato, ultimo quarto del XV secolo: oreficeria fine, non pittura. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)Adoring angel, last quarter 15th century. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

Quando un artigiano si mette al lavoro su un angelo, la prima decisione è quale angelo esattamente sta facendo, perché i soggetti sono diversi e non conviene mescolarli. Chi conosce il tema coglie all'istante la differenza fra un'ala, una figurina e un arcangelo.

Ciondolo-ala. Il formato più popolare e più universale. Un'ala sola o una coppia, a volte chiuse, a volte spiegate. L'ala si legge facilmente come motivo angelico, ma allo stesso tempo non impone un senso religioso, quindi è adatta sia ai credenti sia a chi apprezza semplicemente il simbolo della libertà. Nella realizzazione va dal minuscolo, quasi impercettibile, al grande e drammatico.

Angioletto, figurina. La figura intera con ali e aureola, a volte con le mani giunte. Questa immagine è la più vicina all'angelo caldo, da cartolina. Lo si regala spesso come augurio di bene, lo si mette nel regalo per la nascita di un bambino o a una persona cara per un'occasione lieta.

Arcangelo con attributo. Michele con la spada, Gabriele con la tromba, Raffaele con il bastone. Qui l'angelo smette di essere astratto e diventa un personaggio concreto con la sua storia. Questi gioielli si scelgono in modo consapevole, sapendo chi esattamente si porta e perché.

Medaglione con ala. Un formato chiuso che si può aprire. All'esterno incidono un'ala o una figura, all'interno a piacere mettono una piccola foto o un biglietto. È il più personale dei formati angelici, e di solito lo si sceglie non d'impulso, ma per una persona precisa.

Ali in coppia. Un soggetto moderno: due ali, a volte unite da un cuore o da una pietra al centro. Le prendono spesso come gioielli di coppia, un'ala a testa, come segno del legame fra persone care.

Ala astratta. Ridotta a poche linee, minimalista. Un arco, un paio di piumette, un accenno. La variante moderna e silenziosa per chi tiene all'idea, non alla letteralità dell'immagine.

Come leggere l'ala: la forma suggerisce il senso

L'ala non è solo una silhouette riconoscibile, la sua forma ha un proprio linguaggio sommesso, e un gioiello ben fatto di questo linguaggio si serve.

Un'ala sola si legge come segno personale, frammento, accenno. La si sceglie quando si cerca quiete e sottinteso. Una coppia di ali è già pienezza, protezione, abbraccio, l'immagine suona più calda e compiuta. Le ali chiuse parlano di pace e raccoglimento, quelle spiegate di movimento, slancio, volo. Per questo un arco minimalista chiuso e un'ampia piuma aperta portano stati d'animo diversi, anche se fatti dello stesso metallo.

Conta anche la lavorazione della piuma. Piume grandi e rade danno un carattere potente, quasi da arcangelo. Una fitta e sottile rigatura rende l'ala morbida e lirica. Un'ala liscia senza texture appare moderna e grafica, ma richiede una forma impeccabile, perché non ha nulla con cui nascondere i difetti. Quando scegliete un gioiello con l'angelo, guardate proprio la piuma: da essa si vede subito la mano dell'artigiano e il carattere dell'oggetto.

Materiali, colori e tecniche

Il metallo e la lavorazione per l'angelo si scelgono pensando all'ala, perché è proprio la piuma il principale compito di texture. Una superficie liscia e vuota raramente funziona: l'ala richiede ritmo, ripetizione, gioco di luce sulle singole piume.

Argento. La scelta più frequente, e non a caso. Il colore bianco freddo del metallo si posa bene sul tema chiaro e celeste. La piuma sull'argento si può lavorare con una sottile incisione, darle una superficie satinata sabbiata o lucidarla a specchio. L'argento è accessibile come costo, e un ciondolo con l'angelo in argento resta nel segmento del caldo regalo quotidiano, che non richiede investimenti seri.

Argento brunito. Quando si vuole sottolineare il rilievo di ogni piuma, negli incavi si spinge un pigmento scuro. Le piume risaltano con nettezza, il ciondolo appare più grafico e raccolto. Si adatta bene alle ali grandi e all'immagine dell'arcangelo con la spada.

Oro giallo e oro rosa. La luce calda dell'oro addolcisce l'immagine, la rende meno severa e più domestica. Un angioletto d'oro è un regalo tradizionale per un evento importante nella vita di un bambino. L'oro rosa aggiunge tenerezza e funziona particolarmente bene nelle ali in coppia.

Madreperla e pietre bianche. Per rafforzare il tema della luce e della purezza, nei gioielli con l'angelo si introducono accenti bianchi: madreperla, opale bianco, adularia, piccolo cristallo di rocca. Danno un bagliore morbido senza splendore gridato e si leggono come "celesti" per carattere, in risonanza con un'intera categoria di gioielli celesti con i motivi del sole, della luna e delle stelle.

Pietre azzurre e del cielo. Uno strato a parte per chi vuole legare l'angelo al cielo non solo nella forma, ma anche nel colore. Tranquilli minerali azzurri come la celestina, il cui stesso nome deriva dalla parola latina "celeste", si posano in questo tema in modo naturale. E la verdastra serafinite con il suo disegno argenteo è perfino chiamata in onore dei serafini, e il suo motivo ricorda letteralmente il piumaggio di un'ala.

Incisione della piuma. Il principale compito tecnico dell'artigiano. La piuma si può intagliare con il bulino in modo grande e in rilievo, oppure tracciare con tratti sottili e fitti, quasi come un vero piumaggio. Dalla scuola di incisione dipende il carattere: un intaglio grande dà un'ala potente da arcangelo, uno sottile un'ala morbida e lirica. È proprio dalla lavorazione della piuma che si distingue più facilmente un manufatto stampato da un lavoro accurato.

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Cura dei gioielli con l'angelo

L'angelo ha una particolarità che un semplice ciondolo liscio non ha: la piuma. È fatta di incavi e nervature, ed è proprio lì che la cura richiede testa, non forza. Una pulizia brutale è capace in cinque minuti di rendere anonima un'ala accurata, perciò l'approccio cambia a seconda del metallo e della pietra.

Argento. Un'ala d'argento chiara col tempo si scurisce, è una naturale ossidazione, non un danno. La leggera patina si toglie con un panno apposito per l'argento o con un tessuto morbido con una goccia di detersivo per piatti e acqua tiepida. Dopo il lavaggio il gioiello va asciugato bene: l'umidità rimasta negli incavi della piuma è proprio ciò che accelera l'annerimento. Cosa non si deve fare: strofinare con dentifricio e bicarbonato. Sono abrasivi, graffiano la lucidatura e appiattiscono la sottile incisione, dopo la quale la piuma perde il disegno.

Argento brunito. Qui il nero non è un difetto, ma un'intenzione: lo strato scuro è spinto apposta negli incavi della piuma, perché il rilievo si legga con più nettezza. Pulire un'ala simile va fatto con la massima delicatezza. Va bene solo un tessuto morbido e acqua tiepida, senza alcuna pasta lucidante e senza panni per l'argento, perché tolgono proprio quel nero dagli incavi. Se si strofina la piuma brunita con un abrasivo, il disegno sbiadisce, e riportare il nero a casa non si riesce. Le parti chiare in rilievo si possono rinfrescare leggermente, mentre gli incavi scuri è meglio non toccarli affatto.

Doratura e bagno d'oro. Un sottile strato d'oro sopra l'argento appare caldo, ma vive secondo le sue regole: lo strato è di micron, e qualsiasi abrasivo lo consuma. Niente paste, spazzole e panni per l'argento, da questi ultimi la doratura si opacizza. Solo un tessuto morbido e, se serve, acqua tiepida con una goccia di sapone, e poi asciutto. I punti dove il gioiello si sfrega di continuo contro la pelle o i vestiti, la catenina vicino alla chiusura, le nervature della figura, col tempo si consumano per primi, è un'usura normale, non un difetto.

Madreperla, adularia, opale. Gli inserti più delicati nei gioielli con l'angelo. La madreperla è materia organica, l'adularia e l'opale sono morbide e temono gli sbalzi bruschi. Non si possono mettere a bagno, pulire a ultrasuoni e tenere vicino a profumo, lacca per capelli e creme: la chimica si insinua e opacizza la superficie. La cura è semplice: passare un tessuto morbido appena umido e asciugare subito. L'opale per giunta non ama il calore secco e il sole diretto a lungo, da questo può crepare. Questi gioielli si tolgono prima della doccia, del mare e delle pulizie.

Piuma incisa. Il principale valore di un buon angelo e allo stesso tempo il punto più vulnerabile. Lo sporco e l'annerimento si accumulano proprio nei tratti dell'incisione, e li si vorrebbe pulire con qualcosa di duro, ed è proprio questo l'errore. Funziona uno spazzolino morbido con setole da bambino e acqua tiepida saponata: con movimenti leggeri lungo i tratti, non di traverso e senza premere. Dopo si asciuga con un tessuto morbido o si lascia asciugare all'aria, tamponando gli incavi con l'angolo di un fazzoletto. Una volta ogni due settimane di cura simile basta perché la piuma resti nitida per anni.

E una regola generale per tutti gli angeli: togliere il gioiello prima di dormire, dello sport e dell'acqua, conservarlo a parte in un sacchetto, perché la piuma sottile non si graffi contro altri oggetti e non si impigli in maglie altrui.

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Come e con cosa portare l'angelo

L'angelo raramente esige dramma. È più spesso un simbolo silenzioso, e conviene vestirsi intorno a esso di conseguenza: lasciarlo essere, ma senza trasformare l'immagine in un manifesto, se non è questo lo scopo.

Per tutti i giorni si prende una piccola ala o una figurina su una catenina sottile. Argento o oro di media lunghezza sopra un dolcevita in tinta unita, una camicia, un abito semplice. L'angelo si legge bene su uno sfondo tranquillo senza un disegno vivace, che entra in contrasto con la sottile incisione della piuma. Un collo chiuso o una scollatura non profonda danno appoggio al ciondolo.

Per un regalo e un'occasione speciale è adatto un formato più grande: un'ala grande, una figura d'oro, un medaglione. Qui si può aggiungere un accento bianco, madreperla o una pietra chiara, per rafforzare la nota celeste. Le ali in coppia funzionano come gioiello per due, un'ala a testa.

Abbinare l'angelo è più facile con motivi affini per spirito: stelle, luna, piuma, colomba come segno di pace. Tutti parlano di leggerezza, luce e movimento verso l'alto. Catene pesanti e simbologia aggressiva accanto a un angelo silenzioso di solito lo spengono, ed è un motivo per portarli a parte, non insieme.

Quanto al metallo e alla lunghezza la logica è semplice: una piccola ala vince su una catenina corta alle clavicole, una figura grande o un medaglione su una lunghezza media, dove l'immagine si dispiega per intero. Più oggetti angelici è meglio tenerli in un solo metallo, altrimenti l'immagine si sgretola in dettagli scollegati.

In base allo stile e al tipo di carnagione: quale formato scegliere

L'angelo raramente si compra a caso, e la scelta su misura della persona rende l'oggetto preciso. Funzionano tre cose: il formato, la lunghezza della catenina e il tipo di carnagione.

Quanto al calore del metallo l'orientamento è semplice. Al tipo caldo, pelle dorata, capelli scuri, occhi castani e verdi, si addice di più l'oro giallo o rosa: sostiene la tonalità naturale. Al tipo freddo, pelle chiara con sottotono rosato, capelli cenere, occhi grigi e azzurri, va l'argento e le pietre bianche. È un punto di partenza, non una legge: l'angelo è un tema chiaro, e l'argento è adatto a quasi tutti.

La lunghezza della catenina decide come l'immagine si posa sulla figura.

Ala. Un motivo leggero, allungato in verticale. Una piccola ala singola sta bene corta, alle clavicole, su una catenina sopra la scollatura. Un'ampia piuma spiegata chiede una lunghezza maggiore, all'altezza del petto, dove ha spazio per dispiegarsi. Su un collo basso un'ala verticale lo allunga visivamente, ed è un vantaggio.

Figurina dell'angioletto. Un'immagine compatta e tondeggiante, le si addice una lunghezza media, perché la figura si legga per intero e non si nasconda sotto il collo. Una catenina molto corta divora i dettagli, l'angioletto su di essa si trasforma in una macchiolina indistinta.

Medaglione. Il formato più pesante e grande. Gli serve una lunghezza più bassa, all'altezza del petto o poco sopra, e un appoggio sotto forma di collo chiuso o di tessuto in tinta unita. Su una catenina molto corta un medaglione pesante appare schiacciato.

Arcangelo con attributo. Una figura con spada, tromba o bastone porta verticale e dettaglio, perciò le servono lunghezza e spazio. Una catenina media o allungata, uno sfondo tranquillo senza un disegno vivace, altrimenti la spada e le ali si fondono in un groviglio di linee.

Quanto alla forma del viso l'orientamento è morbido, ma efficace. Al viso tondo e largo snelliscono i motivi verticali allungati, un'ala singola o un arcangelo su una catenina lunga. Al viso stretto e allungato si addice un'immagine tondeggiante e compatta vicino al collo, una figurina dell'angioletto o un medaglione. E soprattutto: l'angelo silenzioso ha il ruolo del solista, non deve competere con orecchini grandi e una scollatura vivace.

Tipi di gioielli con angeli a confronto
FormatoCome si leggeVersatilitàPer chi e quando
Ciondolo ad alaLibertà e leggerezza, senza peso religioso
Per quasi tutti, ogni giorno o come regalo
Figurina di angiolettoCalore, augurio di bene, presenza che veglia
Un regalo gioioso, una nascita, una tappa
Arcangelo con attributoUna figura precisa, protezione e fede
Una scelta consapevole, per il suo significato
Medaglione con alaPersonale, intimo, pensato per una persona
Un regalo molto personale, mai improvvisato
Ali in coppiaUn legame tra due persone
Un gioiello per due, un'ala a testa
Ala astrattaUn'idea più che un'immagine letterale
Minimalismo, una lettura laica

Angelo custode: da dove viene l'idea dell'angelo personale

Lo strato più caldo e più resistente del tema è la fede in un angelo custode personale, assegnato a una persona e che la protegge. L'idea è più antica di quanto sembri ed esiste ben oltre i confini di una sola tradizione.

Nel cristianesimo la rappresentazione del custode personale si è formata da singoli versetti della Scrittura e dalla devozione popolare, che li ha sviluppati in un'immagine dettagliata: l'angelo accanto dalla nascita, accompagna nella vita, aiuta in modo invisibile. L'idea era rafforzata dalle parole di Cristo sui bambini, i cui angeli "vedono sempre il volto del Padre", e dalla scena del libro degli Atti, dove i riuniti non credono che Pietro, liberato dalla prigione, sia alla porta, e dicono: "è il suo angelo". Una festa a parte degli angeli custodi nella Chiesa cattolica venne istituita piuttosto tardi, all'inizio del diciassettesimo secolo, e nel calendario universale la inserì papa Clemente Decimo nel 1670.

In Italia a tutto questo è legato l'onomastico, la festa del santo di cui una persona porta il nome. Spesso lo si confonde con il compleanno, anche se coincidono di rado: l'onomastico è il giorno della memoria del santo protettore secondo il calendario, non la data della propria nascita. In tante famiglie l'onomastico si è festeggiato a lungo con la stessa cura del compleanno, e a un bambino spesso davano proprio il nome del santo legato al giorno della nascita. Un'immagine con l'angelo custode per secoli si è appesa al collo dei bambini, cucita nei vestiti, portata in viaggio.

L'idea dell'angelo protettore è tanto resistente da generare leggende perfino nel ventesimo secolo. Nell'agosto del 1914, dopo la pesante ritirata dei britannici dalla città belga di Mons, fra le trincee si diffusero i racconti sugli "Angeli di Mons": pareva che nel cielo fossero apparse figure luminose a coprire la ritirata dei soldati. Gli storici hanno da tempo stabilito che all'origine c'era un breve racconto fantastico dello scrittore Arthur Machen, pubblicato su un giornale e preso da una parte dei lettori per vero, ma la fede nei difensori celesti si rivelò più forte delle smentite, e la leggenda vive ancora oggi.

Per il gioiello conta questo. Un ciondolo con l'angelo custode funziona come un promemoria significativo indipendentemente dalla profondità della fede. Il credente vi vede un'immagine concreta, la persona laica un caldo segno che a lei si pensa e la si custodisce. Entrambi i sensi sono onesti. Conta solo non trasformare il simbolo in una garanzia: il gioiello non annulla la prudenza e non assicura contro la sventura, dà un punto di appoggio interiore, e questo basta.

A chi è adatto e per quali occasioni regalarlo

Un gioiello con l'angelo non è adatto a chiunque, ed è più onesto nominare coloro per cui funziona davvero, che assicurare che sia universale.

Primo, a chi porta il simbolo come un appoggio silenzioso. Alle persone in un lavoro stressante, prima di un volo, in un periodo di cambiamenti l'angelo custode dà proprio quel punto di appoggio psicologico. Non è una fede nella magia, ma l'abitudine a tenere con sé un oggetto significativo, a cui poter tornare con il pensiero.

Secondo, ai credenti. Per loro l'angelo non è un motivo decorativo, ma un'immagine concreta della tradizione. L'arcangelo Michele con la spada, l'angelo custode, il serafino: ciascuno porta un senso preciso, e chi lo indossa di solito capisce cosa esattamente ha al collo.

Terzo, come caldo regalo senza pressione religiosa. Un angioletto o un'ala luminosa si regalano con l'augurio di bene: per la nascita di un bambino, per il battesimo, per un traguardo importante della vita, semplicemente a una persona cara. Qui l'immagine si legge come "luminosa" e non obbliga alla fede. Se si tratta proprio del battesimo, per esso ci sono tradizioni a parte nella scelta, di cui scriviamo più nel dettaglio nel nostro materiale.

A chi un gioiello simile è adatto meno: a chi cerca un accessorio il più neutro possibile, privo di senso. L'angelo dice sempre qualcosa, e se questo carico di significato è di troppo, è più semplice scegliere un simbolo più astratto.

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L'angelo e gli altri simboli alati: in cosa si distingue

L'ala nei gioielli non la porta solo l'angelo, ed è facile confondere i motivi. La differenza sta nell'accento, ed è utile capirla nella scelta.

L'ala angelica porta sempre una sfumatura di protezione e di legame con l'alto, anche quando è ridotta a un arco minimalista. La piuma è un simbolo puro di libertà e leggerezza, senza strato religioso, perciò la si sceglie quando si cerca l'idea del volo senza riferimento alla fede. La colomba è pace e annuncio, un segno più concreto e sociale. Le ali di Nike e di Vittoria dall'antichità sono vittoria e rapidità. La farfalla con le sue ali parla di trasformazione e fragilità, tutta un'altra storia.

La conclusione è semplice. Se vi serve protezione e custodia, prendete l'angelo o la sua ala. Se solo l'idea di libertà, è più vicina la piuma. Se pace e riconciliazione, la colomba. Lo stesso gesto, l'ala dietro la schiena, in ogni caso parla di qualcosa di leggermente diverso.

Errori frequenti nella scelta dell'angelo

Alcuni passi falsi si ripetono più di altri, ed è facile evitarli.

Il primo, mescolare i soggetti. L'arcangelo con la spada e il tenero putto sono immagini diverse, e indossate insieme entrano in contrasto. Scegliete un solo registro.

Il secondo, inseguire le dimensioni. Un'ala grande è espressiva, ma su un collo sottile o sotto un collo chiuso si perde e appesantisce. La dimensione si sceglie sulla persona e sulla scollatura, e non secondo il principio "più è grande, più si nota".

Il terzo, confondere il metallo con lo stato d'animo. L'argento brunito dà un'immagine severa e grafica, l'oro caldo una morbida e domestica. Se si vuole un augurio luminoso, e in mano si ha una severa ala brunita, l'immagine suonerà diversamente da come pensato.

Il quarto, non guardare la piuma. Una stampa a buon mercato si tradisce con una piuma sbavata e piatta senza lavorazione. Un minuto di attenzione alla texture dell'ala risparmia la delusione.

Falsi miti sugli angeli nei gioielli
Un cherubino è un bimbo paffuto con le ali
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Un gioiello con angelo riguarda sempre il lutto
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L'angelo è un simbolo solo cristiano
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Un ciondolo angelo protegge davvero dalle disgrazie
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Una persona non credente non può portare un angelo
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Un serafino e un angelo comune sono la stessa cosa
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L'angelo: fatti che sorprendono

Più a lungo si scava nella storia dell'immagine, meno vi resta del bambino da cartolina con l'arpa. Alcuni fatti ribaltano l'immagine consueta.

I primi angeli erano senza ali. Quasi quattro secoli di arte cristiana hanno fatto a meno delle piume dietro la schiena. Negli affreschi e nei sarcofagi più antichi l'angelo è semplicemente un giovane in toga, e lo si può riconoscere solo dalla scena. L'ala arrivò solo verso la fine del quarto secolo, presa in prestito dalla dea pagana della vittoria.

La parola "angelo" è il nome di una mansione. Il greco angelos significa "messaggero", "corriere", e nella vita comune così si chiamava il fattorino con una lettera. L'essere qui è secondario, è primario il compito: trasmettere un messaggio dall'alto verso il basso. La stessa radice è nascosta nella parola "Vangelo", buona novella.

La gerarchia dei cieli la inventò un uomo che nascose il proprio nome. I nove cori degli angeli li descrisse un autore del quinto o sesto secolo, firmatosi con il nome del discepolo apostolico Dionigi l'Areopagita. Il falso fu smascherato solo in epoca rinascimentale, ma a quel punto lo schema era già diventato un classico ed è sopravvissuto alla scoperta intatto.

Il vero cherubino è più spaventoso che grazioso. Nella visione di Ezechiele il cherubino ha quattro volti, d'uomo, di leone, di toro e d'aquila, e il corpo costellato di occhi. Il paffuto piccolo alato delle cartoline è una confusione del Barocco con gli amorini antichi, i putti, che con l'immagine biblica non c'entra nulla.

La Chiesa un tempo proibiva arcangeli di troppo. Per nome nella Bibbia sono nominati solo Michele e Gabriele. Nel 745 un concilio romano proibì di venerare gli angeli sotto qualsiasi altro nome, perché la devozione popolare aveva cominciato a moltiplicare "arcangeli" a decine, con nomi inventati di sana pianta.

Gli angeli apparivano perfino in guerra. La leggenda sugli "Angeli di Mons" del 1914, figure luminose che coprirono la ritirata dei britannici, è cresciuta da un racconto di giornale che i lettori presero per verità. L'invenzione si rivelò più resistente delle smentite.

I poeti vedevano nell'angelo tempesta, non tenerezza. Rainer Maria Rilke aprì le sue "Elegie duinesi" con il verso che "ogni angelo è tremendo". Per lui non era una graziosa figurina, ma una forza accecante, accanto alla quale l'uomo prova inquietudine. I testi antichi concordano: gli angeli lì quasi sempre iniziano il discorso con le parole "non temere", e non per buona sorte.

Custodi alati con volto umano furono inventati molto prima della Bibbia. I lamassu assiri, tori con ali e volto umano barbuto, custodivano le porte dei palazzi già nel nono secolo avanti Cristo, e gli scultori avevano un loro trucco: una quinta zampa, perché la bestia sembrasse ferma se guardata di fronte, e in cammino se passandole accanto. L'idea del difensore alato all'ingresso è più antica dell'angelo custode di molti secoli.

Il più famoso "angelo" da cartolina sono in realtà due bambini annoiati. La coppia di bambini alati appoggiati al parapetto in fondo alla "Madonna Sistina" di Raffaello, nel quadro stesso è solo un dettaglio minuscolo. Nell'Ottocento li ritagliarono dalla scena d'insieme e cominciarono a stamparli a parte, e oggi questi due li riconoscono più spesso dell'intero quadro.

Nel nome di ogni arcangelo è nascosta dentro la parola "Dio". La desinenza "-ele" nei nomi Michele, Gabriele, Raffaele, Uriele è l'antico ebraico "El", Dio. Per questo i nomi si leggono come brevi frasi: "chi è come Dio", "forza di Dio", "guarigione di Dio", "luce di Dio". L'arcangelo non porta un nome, ma un motto.

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Domande frequenti

Cosa simboleggia l'angelo nei gioielli? Non c'è una risposta univoca, e in questo sta l'onestà del tema. Più spesso l'angelo si legge come protezione e custodia: l'idea dell'angelo custode, che è accanto e protegge. Il secondo grande strato è luce e bontà, l'angelo si regala come augurio di bene senza sottinteso religioso. Il terzo è libertà e volo, soprattutto quando si tratta di un'ala singola. Per un credente l'angelo è inoltre un'immagine teologica concreta, un intermediario fra il cielo e la terra. Quando una persona sceglie un ciondolo con l'angelo, di solito tende intuitivamente a uno di questi significati, e conta solo non attribuire al simbolo ciò che in esso non c'è.

In cosa il serafino si distingue dal cherubino e dall'angelo comune? Sono cori diversi della gerarchia celeste, e all'aspetto non somigliano affatto all'immagine consueta. Il serafino nel libro di Isaia ha sei ali, il suo stesso nome è legato al fuoco e all'ardere. Il cherubino nella visione di Ezechiele ha quattro volti ed è coperto di occhi, un'immagine così estranea all'uomo che è difficile descriverla a parole. Entrambi stanno nella triade più alta, la più vicina alla fonte di luce. L'angelo comune e l'arcangelo, al contrario, sono nella triade più bassa, più vicini all'uomo, ed è proprio per questo che nell'arte li raffigurano antropomorfi. Il paffuto piccolo alato delle cartoline non è affatto il cherubino del testo, ma una tarda semplificazione barocca, una confusione con i putti antichi.

Si può portare un gioiello con l'angelo se non si è credenti? Sì, ed è del tutto normale. L'immagine dell'angelo è da tempo uscita dai confini di un senso strettamente religioso. Un ciondolo-ala si legge come simbolo di libertà e di volo, un angioletto come un caldo augurio di bene, un'ala astratta semplicemente come una bella forma. Nessuno di questi significati richiede la fede. Se si vuole l'interpretazione più laica possibile, è più semplice scegliere un'ala a sé o un motivo ridotto a linee: porta l'idea di leggerezza e di movimento verso l'alto, senza rimandare direttamente alla tradizione ecclesiastica.

Quale metallo e quali pietre si addicono meglio all'angelo? Più spesso si prende l'argento: il suo colore bianco freddo si posa bene sul tema chiaro, e la piuma su di esso si lavora facilmente con l'incisione. L'argento brunito sottolinea il rilievo di ogni piuma e si adatta alle ali grandi e all'immagine dell'arcangelo. L'oro giallo e rosa addolciscono l'immagine, la rendono più calda, perciò un angioletto d'oro si regala spesso per un importante evento familiare. Fra le pietre entrano in tema le bianche e luminose: madreperla, adularia, opale bianco, piccolo cristallo di rocca. Se si vuole legare l'angelo al cielo anche nel colore, si prendono tranquilli minerali azzurri o la verdastra serafinite, il cui disegno richiama il piumaggio di un'ala.

Per quali occasioni è adatto regalare un gioiello con l'angelo? Prima di tutto per quelle liete. La nascita di un bambino, il battesimo, un traguardo importante della vita, un caldo segno di attenzione a una persona cara. Una figurina luminosa o un'ala si leggono come augurio di bene e di custodia. Le ali in coppia funzionano bene come regalo per due, un'ala a testa. Se si vuole sottolineare proprio la nota leggera, non severa, si scelgono l'oro caldo e una figura aperta, e non una grande ala brunita.

Quale simbolo si abbina bene all'angelo? L'angelo sta benissimo accanto a motivi affini per spirito, che parlano anch'essi di luce e di movimento verso l'alto: stelle, luna, piuma, colomba come segno di pace. Catene pesanti e simbologia aggressiva accanto a un angelo silenzioso di solito lo spengono, perciò è meglio portarle a parte. Se componete una parure, tenete gli oggetti in un solo metallo, altrimenti l'immagine si sgretolerà in dettagli scollegati.

È vero che ogni persona ha un angelo custode? È una questione di fede, non di fatto, ed è onesto dirlo. Nella tradizione cristiana la rappresentazione di un angelo custode personale esiste davvero ed è ampiamente diffusa, anche se nel testo stesso della Scrittura è espressa in modo più sfumato che nella tarda devozione popolare. Dal punto di vista del gioiello non è poi così importante: un ciondolo con l'angelo custode funziona come un promemoria significativo indipendentemente dal fatto che la persona lo intenda alla lettera o come metafora. Conta non confondere il simbolo con una garanzia: il gioiello non assicura contro la sventura e non sostituisce la prudenza, dà solo a chi lo porta un punto di appoggio interiore.

Su Zevira

Zevira è una marca di gioielli spagnola di Albacete. I motivi angelici, i ciondoli ala e i medaglioni sono una delle categorie del catalogo. Amiamo i simboli con una lunga storia e un senso chiaro, non il decoro vuoto. Trovate le proposte attuali e i dettagli nel catalogo.

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