
Il legno nei gioielli: il primo materiale dell'umanità, che quasi non è arrivato fino ai musei
Perché delle collane di legno sappiamo meno che di quelle di pietra
Il legno fu ornamento prima del metallo, prima dell'argilla cotta, quasi insieme alle prime conchiglie infilate su uno spago. Proprio per questo, però, delle perle di legno dell'età della pietra nei musei non resta quasi nulla: il legno marcisce in qualche secolo, mentre pietra e osso restano nella terra per millenni. Giudichiamo gli ornamenti più antichi da ciò che è sopravvissuto, non da ciò che le persone indossavano davvero.
Ne nasce una distorsione che fa rabbia. Gli archeologi trovano conchiglie forate, pendenti d'osso, perline di pietra, e ne deducono che proprio con questi materiali l'uomo si fabbricò i primi ornamenti. In realtà accanto, quasi di certo, stavano collane di bacche, semi, corteccia e legno: solo che sono marcite senza lasciare traccia. Il legno è insieme il materiale più antico e il più sottovalutato della gioielleria, e parlarne significa parlare di ciò che gli scavi ci hanno quasi tolto, ma che è tornato su di noi sotto forma di anelli, collane e pendenti intagliati.
Davanti a noi c'è un lungo cammino: dagli spaghi del paleolitico e dalle maschere africane ai rosari, fino al periodo dell'art nouveau con il suo amore per la materia e agli anelli nuziali moderni in legno con inserti di resina e metallo. Allo stesso tempo metteremo in ordine le essenze, la paura dell'acqua, il peso, l'ipoallergenicità e la cura, perché un gioiello di legno duri anni e non si sbricioli dopo un mese.
Storia: il legno come ornamento più antico
Paleolitico: le perle che non abbiamo trovato
Gli ornamenti più antichi documentati sono conchiglie forate vecchie quasi centomila anni e pendenti d'osso del paleolitico. Il legno in questi reperti è quasi assente, e la causa non è che non lo si indossasse, ma che non si conserva. La materia organica marcisce, e nella maggior parte dei siti delle perle di legno non resta nulla se non tracce indirette: impronte, residui dell'ocra con cui si strofinavano gli oggetti, segni di usura su altri elementi per lo sfregamento sullo spago.
La logica suggerisce il contrario rispetto all'immagine consueta. Legno, corteccia, bacche e semi sono più facili da lavorare della pietra: si possono forare con una scheggia affilata, infilare su un tendine, piegare, legare. Chi sapeva fabbricare una lancia con l'asta di legno sapeva a maggior ragione farsi un pendente da un pezzo di ramo. Per questo gli ornamenti di legno sono quasi di certo più antichi delle perle di pietra: semplicemente la storia li ha cancellati del tutto, lasciandoci una cronaca sbilanciata fatta di un solo materiale duro.
Le rare eccezioni non fanno che confermare la regola. Il legno arriva fino a noi solo in condizioni particolari: nelle torbiere senza ossigeno, nel ghiaccio del permafrost, nelle tombe asciutte del deserto, dove non c'è umidità per la putrefazione. Così si sono conservati gli oggetti di legno dell'antico Egitto e delle paludi del nord, e ogni ritrovamento del genere è un raro colpo di fortuna. Tutto il resto, ciò che l'uomo indossò in legno per decine di migliaia di anni, è finito nella terra senza lasciare traccia, e possiamo solo immaginare la portata della perdita dalla disinvoltura con cui le persone di ogni cultura si rivolsero al legno più tardi, quando la storia scritta poté già registrarlo.
Africa: legno, maschera e status
In Africa il legno non è un materiale di riserva da usare in mancanza di metallo, ma una tradizione autonoma con un proprio linguaggio di forme. Pendenti intagliati, perle, pettini e dilatatori per le orecchie portavano in sé i segni del clan, dell'età, dello stato familiare. Il legno si univa a conchiglie cauri, perline di vetro, semi e metallo in elaborati ornamenti pettorali, dove ogni elemento significava qualcosa.
Un capitolo a parte è il legame tra ornamento e maschera. La maschera rituale di legno e l'ornamento pettorale spesso venivano realizzati dalla stessa mano, nella stessa bottega, secondo gli stessi canoni d'intaglio. La plastica lignea dell'Africa occidentale e centrale influenzò più tardi profondamente l'arte europea dei primi del Novecento, e l'interesse per la materia del legno nei gioielli di quel periodo arrivò in buona parte proprio da qui.
I dilatatori e i tunnel, che oggi si percepiscono come un fenomeno contemporaneo, affondano in realtà le radici in questa stessa tradizione. I dischi di legno nel lobo o nel labbro dilatati, presso alcuni popoli, indicavano l'età, il matrimonio, l'appartenenza al clan, e si intagliavano in essenze locali compatte, perché non si crepassero e non irritassero. Lo stesso approccio si vede nei pettini e nelle forcine: il legno offriva un materiale resistente, leggero e caldo al tatto, e l'intaglio trasformava un oggetto d'uso quotidiano in un segno di status, leggibile a colpo d'occhio.
Asia: sandalo, grani da preghiera e profumo
In Asia il legno nei gioielli è quasi sempre legato a due cose: alla preghiera e all'odore. I grani di legno di sandalo e di agar venivano e vengono indossati come oggetto di pratica spirituale, facendoli scorrere tra le dita durante la ripetizione di mantra e preghiere. Qui il legno si apprezzava sia per la forma sia per il profumo: sandalo e legno di agar odorano, e quell'odore era considerato parte dell'ornamento stesso.
Da questo è nata un'intera cultura del legno profumato. Braccialetti e collane di sandalo si scaldavano nella mano perché restituissero calore e profumo, si trasmettevano in eredità, si regalavano nelle occasioni importanti. A differenza della tradizione europea, dove il legno era più spesso un materiale economico, in Asia le essenze profumate costavano care ed erano considerate nobili, paragonabili alle pietre preziose.
Grani da preghiera e rosari: il legno che si tiene tra le mani
Anche il rosario cristiano e i grani da preghiera ortodossi venivano spesso fatti di legno, e qui il materiale aveva una sua logica. Il legno è caldo al tatto, non tintinna, non raffredda la mano, ed è piacevole da far scorrere a lungo. I grani di ginepro, pero, olivo, bosso servivano per decenni, scurendosi e lucidandosi sotto le dita, e questa usura veniva percepita non come logoramento, ma come traccia della preghiera.
L'olivo della Terra Santa occupava un posto speciale. Grani e croci d'olivo, portati dal pellegrinaggio, si apprezzavano come reliquia e dono. Qui il legno funzionava non come ornamento in senso puro, ma come oggetto al confine tra suppellettile, amuleto e cosa personale, portata addosso per anni.
Art nouveau: il legno come parte della linea viva
L'art nouveau, a cavallo tra Ottocento e Novecento, per la prima volta guardò seriamente al legno in un gioiello di pregio. I maestri di quell'epoca apprezzavano i materiali naturali per la materia e il colore, non per il prezzo, e mettevano corno, osso e legno accanto a smalto e oro. Il legno si inseriva nelle linee vegetali fluide dell'art nouveau con naturalezza, come prosecuzione della stessa natura cui appartenevano le libellule, gli iris e le onde sulla spilla.
Fu uno spostamento nel modo di pensare. Prima dell'art nouveau il legno, in un gioiello europeo, significava povertà o lutto. I maestri dell'art nouveau mostrarono che un legno caldo, con il suo disegno di fibre, può essere nobile se lo si presenta bene e lo si unisce a metallo e pietra. L'idea di un gioiello di pregio fatto di un materiale di per sé economico, prezioso per la maestria, nacque in larga parte allora.
Art déco e oltre: essenze esotiche e contrasto
L'art déco degli anni venti e trenta amava il contrasto e la geometria, e il legno qui cadeva a proposito. Le essenze scure ed esotiche, l'ebano e il palissandro, si mettevano accanto all'osso chiaro, alla madreperla, al metallo, ottenendo netti accostamenti in bianco e nero. Bracciali rigidi di legno con inserti metallici, lunghe collane, montature per portacipria e portasigarette con il legno divennero un tratto distintivo dello stile.
Dopo la guerra l'interesse per il legno ora si spegneva, ora riaffiorava a ondate. I gioiellieri da studio di metà secolo lo riscoprirono come materiale per pezzi d'autore, e più tardi la moda dell'ecologia e del naturale riportò anelli, collane e orecchini di legno nell'uso quotidiano. Oggi il legno è una scelta consapevole di chi desidera un materiale caldo, leggero e con carattere, e non un compromesso per mancanza di denaro.
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Tipi di legno: in che cosa le essenze differiscono tra loro
Ebano, legno nero
L'ebano è un legno compatto, quasi nero, talmente pesante da affondare in acqua. Lo si apprezza per il colore profondo, che non serve tingere, e perché si lucida splendidamente fino a una brillantezza a specchio. Nei gioielli l'ebano va in collane, inserti, anelli scuri ed elementi di contrasto accanto a legno chiaro, osso o metallo.
Il nero dell'ebano ha un rovescio della medaglia: l'ebano vero è caro e difficile da lavorare, per questo sotto il nome di legno nero si vende spesso legno chiaro tinto. A distinguerli aiutano il peso, la densità e il comportamento del taglio: l'ebano vero non ha quasi disegno visibile di fibre e non sporca le mani con il colore.
Storicamente l'ebano era apprezzato da re e maestri molto prima di diventare materiale per inserti di gioielleria. Lo si portava nell'antico Egitto come tributo dal sud, e con esso si facevano dettagli di sarcofagi, manici, intarsi sull'avorio. Il contrasto tra ebano nero e osso bianco divenne un espediente classico, ripetuto più tardi dai maestri di epoche diverse. Nei gioielli questa coppia funziona allo stesso modo: un grano scuro di legno accanto a uno chiaro crea un ritmo che non ha bisogno di colore, basta la grafica del nero e del bianco.
Palissandro, legno di rosa
Il palissandro è un gruppo di essenze compatte con un disegno espressivo, dal cioccolato al bruno violaceo, spesso con striature scure. Molti palissandri profumano, da cui il nome di legno di rosa per una parte delle specie. Nei gioielli il palissandro piace perché ogni pezzo è irripetibile: il disegno delle fibre trasforma un semplice grano o anello in un piccolo quadro.
Una precisazione importante riguarda la tutela: una serie di palissandri è fortemente limitata nel commercio da accordi internazionali a causa del taglio illegale. Per questo i maestri responsabili lavorano con materiale certificato o con residui di vecchi oggetti e mobili, e su questo conviene informarsi al momento dell'acquisto.
Ginepro
Il ginepro è un legno leggero e profumato, dal caldo colore miele e dal delicato odore di resina, che dura per anni. Con il ginepro si facevano tradizionalmente grani da preghiera, collane, pettini e piccoli oggetti intagliati, perché si taglia con dolcezza e profuma piacevolmente. L'odore col tempo si attenua, ma torna se si strofina la superficie.
Il ginepro ha una particolarità caratteristica: nel taglio si vedono spesso piccoli nodi e un disegno irregolare, che alcuni considerano un difetto e altri un pregio. Il legno non è tra i più duri, perciò i grani di ginepro temono urti e graffi più dell'ebano o del bosso.
Olivo, legno d'ulivo
Il legno d'ulivo dà un legname giallo dorato con un vivace disegno ondulato e venature scure. È compatto, si lucida bene e quasi non richiede mordente: il disegno naturale è così espressivo che basta coprirlo con olio. Con l'olivo si fanno collane, anelli, croci, manici e inserti.
L'ulivo cresce lento e nodoso, perciò i semilavorati grandi e regolari sono rari, e si apprezza proprio il materiale con curve e radiche. Ogni pezzo d'olivo risulta unico nel disegno, e trovare due anelli identici fatti con esso è quasi impossibile.
Legno di sandalo
Il sandalo è il modello del legno profumato, di tono caldo e chiaro, con un odore dolciastro persistente per il quale lo si indossa. Grani e braccialetti di sandalo si scaldano nella mano perché il profumo si sprigioni, e si ritiene che l'odore calmi. Il legno è compatto, si tornisce e si lucida bene.
Il sandalo vero è caro e raro, perciò il mercato è pieno di imitazioni: legno chiaro profumato artificialmente, che odora finché è fresco e si esaurisce in fretta. Il segno dell'autenticità è un odore che dura per mesi e torna con lo sfregamento, non che svanisce in una settimana.
Pero
Il legno di pero è il materiale prediletto degli intagliatori: legno omogeneo a grana fine, senza disegno marcato, di un caldo colore rosato beige. Proprio l'assenza di un grande motivo rende il pero ideale per l'intaglio fine, dove contano i dettagli e non la texture dello sfondo. Con esso si fanno pendenti intagliati, grani, miniature.
Il pero viene spesso trattato a mordente e tinto, imitando essenze più costose fino all'ebano, e lo si fa in modo così convincente che lo si distingue solo dal peso e dal taglio. Allo stato naturale è morbido, caldo e tranquillo, adatto a gioielli chiari e delicati.
Faggio e betulla
Faggio e betulla sono essenze chiare, accessibili e resistenti, sulle quali spesso si impara e con cui si fanno gioielli di legno per tutti i giorni. Il faggio è compatto e omogeneo, si piega bene dopo la vaporatura, perciò con esso si fanno bracciali rigidi. La betulla è chiara, con una leggera brillantezza setosa, in particolare la betulla careliana con il suo celebre disegno fiammato.
Queste essenze non aspirano al lusso, ma sono affidabili ed economiche, e proprio da esse conviene cominciare a conoscere i gioielli di legno. Sotto vernice o olio il faggio e la betulla chiari appaiono puliti e grafici, e si abbinano bene ad argento e acciaio.
Bambù
A rigore il bambù non è un legno, ma una graminacea gigante, eppure nei gioielli lo si annovera tra i materiali legnosi. È leggero, cavo, resistente alla flessione e cresce in fretta, il che ne fa una delle opzioni più ecologiche. Con il bambù si fanno bracciali, orecchini a cerchio, inserti e bigiotteria grande e leggera.
Il bambù ha una texture riconoscibile, con i nodi a setto e le fibre longitudinali, sfruttata nel design. Per la sua struttura cava è più leggero delle essenze compatte, perciò i grandi orecchini di bambù quasi non tirano il lobo verso il basso.
Radiche e nodi: il legno dal disegno più bello
La radica è un'escrescenza sul tronco o sulla radice, dove le fibre sono attorcigliate in un disegno fitto e caotico. Il legno di radica è considerato il più decorativo: riccioli, occhielli e riflessi rendono ogni taglio irripetibile. Le radiche di noce, acero, betulla e pioppo si apprezzano a parte rispetto al legno comune degli stessi alberi.
Lavorare la radica è difficile: le fibre vanno in tutte le direzioni, il materiale è capriccioso nell'intaglio e tende a scheggiarsi. In compenso un oggetto finito di radica appare più prezioso del legno semplice e spesso non ha bisogno di alcuna finitura aggiuntiva oltre alla lucidatura e all'olio, perché il disegno di per sé è già l'ornamento.
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Il legno teme l'acqua e come lo si protegge
Che cosa fa davvero l'acqua al legno
Il legno è un materiale poroso che assorbe l'umidità e la cede, gonfiandosi e ritirandosi. Un contatto breve con l'acqua non è grave, ma una bagnatura prolungata, seguita da un'essiccazione rapida, fa sì che le fibre lavorino, compaiano crepe, si sollevi la peluria, si appanni la lucidatura. L'umidità costante, in più, apre la strada a muffa e funghi.
Per questo la regola è semplice: un gioiello di legno non ama né il bagno, né la sauna, né lavare i piatti tenendolo addosso, né la conservazione in un bagno umido. Questo non significa che una goccia d'acqua lo ucciderà, significa che la bagnatura regolare ne accorcia la vita di molto.
Olio: la protezione che respira
L'impregnazione a olio è il modo di protezione più delicato. Olio di lino, di tung, minerale penetrano nei pori e respingono l'umidità dall'interno, lasciando il legno opaco, caldo al tatto e con la materia in vista. L'olio non forma una pellicola, perciò è facile da rinnovare: si strofina l'oggetto, lo si lascia assorbire, si toglie l'eccesso, e la protezione torna a funzionare.
Lo svantaggio dell'olio è che richiede cura. Il rivestimento a poco a poco si lava via e si consuma, e va rinnovato ogni qualche mese, soprattutto su anelli e braccialetti che sfregano sulla pelle. In compenso un oggetto a olio graffiato è facile da recuperare, a differenza di quello verniciato.
Cera: una barriera opaca
La cera, più spesso d'api o di carnauba, si applica sopra l'olio o da sola, e dà un sottile strato idrorepellente con una morbida brillantezza semiopaca. La cera è piacevole al tatto, non cambia molto il colore del legno e si rinnova facilmente con lo sfregamento. Per resistenza sta a metà tra olio e vernice.
Il rivestimento a cera teme il caldo: vicino al termosifone o al sole può ammorbidirsi e raccogliere polvere. In compenso è sicuro per la pelle e si addice bene a chi desidera conservare l'aspetto opaco e naturale del legno, e non la lucentezza.
Vernice: una pellicola resistente e il suo prezzo
La vernice forma sulla superficie una pellicola dura, che trattiene l'umidità all'esterno con affidabilità e conferisce lucentezza od opacità a scelta. Il legno verniciato teme meno acqua e sporco, mantiene l'aspetto più a lungo senza cure, ed è proprio la vernice quella usata più spesso sui gioielli di legno di larga produzione.
Il prezzo della resistenza è la riparabilità. Quando la pellicola di vernice si graffia o si scheggia, ripararla a punti è difficile: di solito bisogna togliere tutto lo strato e riverniciare da capo. Per questo la vernice è adatta agli oggetti che si portano in modo attivo e di cui non si vuole prendersi cura, mentre olio e cera sono più vicini a chi è disposto a rinnovare di tanto in tanto il rivestimento per una materia viva.
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Il legno negli anelli, intarsi e combinazioni
Anelli nuziali di legno
Un anello nuziale di legno è una scelta consapevole di chi tiene a un oggetto caldo, leggero e fuori dal comune. Anelli simili si fanno con essenze compatte, ebano, olivo, ginepro, spesso con legno stabilizzato, impregnato di resina sotto pressione, perché l'anello non tema l'umidità e non si crepi. Portare un anello tutto di legno ogni giorno è possibile, ma lo si tratta con più riguardo rispetto a uno di metallo.
Il legno in un anello nuziale ha una sua simbologia: un materiale vivo, scaldato dalle mani, che cambia col tempo insieme a chi lo porta. Lo svantaggio è onesto: il legno è meno resistente del metallo, lo si può scheggiare con un urto, perciò molti scelgono costruzioni combinate con una base metallica.
Intarsio: legno più metallo
Il modo più affidabile di portare il legno al dito è un anello in cui il legno è un inserto e la parte portante è di metallo. Una striscia di legno è inserita nel canale di un anello d'acciaio, titanio o argento, protetta ai lati dal metallo e non sopporta carichi a trazione. Un anello del genere è più resistente di uno tutto di legno e conserva al tempo stesso la calda striscia di legno in vista.
La variante opposta è l'intarsio metallico nel legno: filamenti sottili, punti, cerchi di metallo incassati nel legno. Questa tecnica è vicina all'antica intarsia e all'intaglio a mosaico, quando con pezzetti di legno diverso e metallo si compone un disegno. Il contrasto tra legno caldo e metallo freddo funziona in entrambi i sensi.
Legno e resina
L'unione di legno e resina trasparente è uno degli espedienti più espressivi dei gioielli contemporanei. La resina riempie crepe, vuoti, spazi tra i pezzi di legno, la si colora, vi si aggiungono brillantini o fiori secchi, si imitano acqua, cielo, nebbia sul bosco. Ne nasce un materiale in cui il legno vivo confina con una pietra trasparente di origine artificiale.
Tecnicamente la resina, inoltre, salva il legno fragile: stabilizza le radiche tarlate, incolla le schegge, dà una superficie impermeabile. In coppia con il legno la resina trasforma un pezzo di ramo in un anello che si può portare per anni, perché ha le sue regole di resistenza e di cura.
Legno e pietra, legno e ambra
Il legno va d'accordo con gli inserti naturali. Un cabochon di turchese, un pezzo di malachite, una sfera di labradorite incastonata in una base di legno appare compatto, perché tanto l'uno quanto l'altro vengono dalla terra. Il legno caldo smorza il bagliore della pietra e rende il gioiello più tranquillo di una montatura di metallo.
Particolarmente naturale è la coppia di legno e ambra: l'ambra è proprio resina d'albero fossilizzata, cioè una parte un tempo viva dell'albero. Collane in cui i grani di legno si alternano a quelli d'ambra sembrano un'unica famiglia di materiali, e non a caso li si unisce spesso. Sull'ambra, sui suoi tipi e sulle inclusioni c'è un approfondimento sull'ambra nei gioielli a parte.
Peso, ipoallergenicità e a chi si addice il legno
Il legno è il materiale più leggero
Il principale pregio pratico del legno è il peso, anzi la sua quasi totale assenza. Grandi orecchini di legno, che sembrano massicci, pesano molte volte meno di quelli metallici di pari dimensione e non tirano il lobo. Una grande collana di legno non grava sul collo, un bracciale voluminoso non affatica il braccio. Per chi ama la forma grande ma non sopporta il peso del metallo, il legno è una salvezza.
La leggerezza è particolarmente importante negli orecchini. I pesanti pendenti di metallo col tempo allargano il foro, mentre quelli di legno di pari grandezza quasi non gravano sul lobo. Per questo grandi orecchini di legno si possono portare tutto il giorno senza stanchezza.
Ipoallergenicità: il legno non cede metalli alla pelle
Un gioiello di legno non contiene nichel, e proprio il nichel è la causa principale dell'allergia da contatto alla bigiotteria. Il legno non rilascia ioni metallici nella pelle, non la verdeggia e di solito è ben tollerato anche dalla pelle sensibile. Questo ne fa una scelta sensata per chi reagisce alle leghe economiche. Se non siete sicuri della causa dell'irritazione, aiuta a capire l'articolo sull'allergia al nichel nei gioielli.
Del tutto sicuro, comunque, il legno non si può considerare. Esiste l'allergia al legno stesso, più spesso alle essenze esotiche e profumate come il palissandro, e ai componenti di vernici e impregnanti. La reazione al legno è rara, ma possibile, perciò le essenze tropicali profumate, chi ha la pelle sensibile dovrebbe provarle con cautela.
A chi il legno si addice in modo particolare
Il legno è una scelta felice per alcuni gruppi. A chi è allergico ai metalli offre grandi gioielli senza rischio. A chi non sopporta il peso permette di portare la forma grande. A chi ama i materiali naturali e la materia calda è più vicino del bagliore freddo. E a chi desidera un oggetto fuori dal comune con carattere, perché due pezzi di legno identici non esistono.
C'è anche chi al legno si addice di meno. Se una persona vuole un gioiello che non richieda alcuna cura e non tema l'acqua, il metallo o l'acciaio sono più affidabili. Il legno è un materiale per chi è disposto a tenerne un po' conto in cambio di calore e leggerezza.
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Intaglio, pirografia e altre tecniche
Intaglio del legno
L'intaglio è la tecnica più antica di decorazione del legno: il maestro toglie il superfluo con coltello, sgorbia, fresa, lasciando un rilievo. Sulle essenze morbide e omogenee come pero e tiglio si intagliano dettagli finissimi, su quelle compatte come ebano e bosso si fanno miniature durevoli, che non temono l'usura. L'intaglio trasforma un semplice grano in una figura, un motivo, un volto.
La qualità dell'intaglio si vede dalla pulizia delle linee e da come il maestro ha tenuto conto della direzione delle fibre. Un buon intagliatore guida lo strumento in modo che il legno non si scheggi, e sceglie l'essenza in base al compito: per il traforo si prende un legno tenace, per gli spigoli netti uno compatto.
Pirografia, incisione a fuoco
La pirografia è un disegno fatto con un ago caldo sulla superficie del legno, che dà linee brune e passaggi di tono dal dorato chiaro fino al quasi nero. La pirografia rende bene sulle essenze chiare e omogenee, dove il contrasto tra legno e bruciatura si vede meglio: tiglio, betulla, faggio. Così si applicano ornamenti, scritte, piccole immagini su pendenti e braccialetti.
A differenza del colore, il disegno bruciato è parte del legno stesso, non si cancella e non sbiadisce. Sopra la pirografia di solito si stende olio o vernice, per proteggere e far risaltare meglio il disegno in profondità.
Piegatura, tornitura e stabilizzazione
Il legno sottile si vaporizza e si piega in anelli e cerchi: così si fanno bracciali rigidi di faggio e anelli interi di legno senza giunzione. La tornitura dà grani, anelli, sfere regolari al tornio. La stabilizzazione, invece, è l'impregnazione del legno con resina o composti speciali sotto vuoto e pressione, dopo la quale anche una radica tarlata diventa dura, impermeabile e adatta a un anello.
Il legno stabilizzato è in buona parte la risposta alle principali debolezze del materiale. Quasi non teme l'umidità, non si crepa per gli sbalzi e tiene la forma, restando al tempo stesso legno all'aspetto. Molti anelli di legno contemporanei sono fatti proprio di legno stabilizzato.
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Cura del gioiello di legno
Che cosa il legno non ama
Il legno ha tre nemici principali: l'acqua, il caldo e gli sbalzi bruschi. Una bagnatura prolungata porta a rigonfiamento e crepe, l'aria secca e calda vicino al termosifone o al fon dissecca e deforma, e i passaggi dal bagnato all'asciutto sono i più distruttivi. Aggiungete a questo gli urti, da cui il legno si scheggia, e i graffi, che rovinano la lucidatura, e otterrete l'elenco di ciò che conviene evitare.
La conclusione pratica è semplice. Togliete il gioiello di legno prima della doccia, della piscina, della sauna, del lavaggio dei piatti e delle pulizie con prodotti chimici. Non lasciatelo al sole cocente né vicino a fonti di calore. Non gettatelo nel cofanetto comune, dove il metallo lo graffierà.
Come pulire e rinnovare l'olio
Il legno si pulisce con un panno morbido asciutto o appena umido, senza ammollo e senza prodotti chimici aggressivi. Se l'oggetto si è appannato, lo si strofina con un olio adatto, lo si lascia assorbire qualche minuto e si toglie l'eccesso con uno straccio pulito. L'olio restituisce il colore, nutre il legno e rinnova lo strato idrorepellente.
La frequenza del rinnovo la suggerisce l'oggetto stesso. Anelli e braccialetti, che sfregano molto sulla pelle, si oliano una volta ogni uno tre mesi, collane e pendenti più di rado. Gli oggetti verniciati non hanno bisogno di olio, basta loro la spolveratura, e in caso di danno alla pellicola li si manda a riverniciare.
Conservazione
Il legno si conserva in un luogo asciutto a temperatura ambiente, separato dal metallo, meglio in un sacchetto o in una scatola morbida, dove non urti contro altri gioielli. Il bagno umido è il posto peggiore: là il legno assorbe umidità e può ammuffire. Anche l'aria troppo secca è dannosa, ma questo è un problema più dei musei che di una normale abitazione.
Le essenze profumate, sandalo e ginepro, si conservano in modo che l'odore non svanisca inutilmente: in un sacchetto chiuso il profumo dura più a lungo. Se l'odore si è indebolito, una leggera lucidatura o una goccia d'olio spesso lo rinfrescano.
Come e con che cosa indossare i gioielli di legno
In quale formato per quale occasione
Il formato del gioiello di legno è più facile da scegliere a partire dal contesto. Grandi orecchini di legno a cerchio o pendenti intagliati sono adatti dove si vuole farsi notare senza pesantezza: una passeggiata, una mostra, un incontro tra amici, una vacanza. Collane leggere di olivo, ginepro o ebano vanno per tutti i giorni e si posano con tranquillità su maglieria e camicie. Un anello di legno o un sottile bracciale rigido di faggio funzionano come accento sobrio in ufficio e all'università, dove metallo squillante e bagliore di pietra sarebbero di troppo. A una cerimonia, dove sono d'uso metallo severo e pietre preziose, il legno puro di solito si ritira, ma un inserto di legno in un anello d'argento o acciaio appare adatto anche là. I grani da preghiera e le collane di sandalo o olivo hanno il loro posto nelle occasioni tranquille e silenziose, dove conta non lo sfarzo, ma il senso dell'oggetto.
Per quale stile gioca il legno
Il legno è di casa nello stile eco, nell'etnico e nel minimalismo caldo, e in questi look si inserisce da solo. Con lino, cotone, maglieria, scamosciato e pelle il legno suona compatto, perché sono materie di un'unica gamma naturale. Nel casual le collane e gli orecchini di legno ravvivano i jeans e una maglietta basic, aggiungendo calore là dove altrimenti ci sarebbe solo cotone. Nel boho il legno si unisce a perline, nappe, piume e argento un po' grezzo, accumulando stratificazione. A un look serale lucido con raso e strass, invece, il legno più spesso disturba: la sua natura opaca e calda contrasta con il bagliore freddo, e qui è meglio scegliere un altro materiale.
Abbinamento del legno con metallo, pietra e tessuto
Il legno va d'accordo con tranquillità sia con il metallo caldo sia con quello freddo. Con argento e acciaio dà un contrasto grafico di caldo e freddo, con ottone e rame si compone in un unico accordo caldo, ed entrambe le varianti funzionano. Con la pietra il legno si comporta come una montatura morbida: smorza il bagliore di turchese, malachite, labradorite e ambra e rende il gioiello più quieto di un incassonatura metallica. Particolarmente organica è la coppia di legno e ambra, perché l'ambra è proprio resina d'albero indurita, e in un'unica collana sembrano parenti. Per il tessuto vale una regola semplice: più la stoffa è grezza e naturale, meglio vi si legge il legno, perciò lino, lana e scamosciato gli sono più vicini di seta e raso. Mescolare in un solo look molte essenze diverse non conviene, bastano uno o due toni di legno, altrimenti i gioielli cominciano a litigare tra loro.
Per quale colore di abito e tono della pelle
Per il colore il legno si comporta come un materiale neutro e caldo, perciò sbagliare è difficile. Olivo, pero, betulla e faggio chiari si posano bene su abiti scuri e saturi, dove il loro tono miele funziona come una macchia calda. Ebano e palissandro scuri, al contrario, si leggono nitidi sul chiaro e sul pastello, dando un contrasto grafico. Con una tavolozza terrosa, ocra, terracotta, cachi, oliva, bordeaux, qualunque legno si compone in un'unica gamma calda. Per il tono della pelle il legno caldo dorato rosato, olivo e pero, gioca a vantaggio sulla pelle calda, mentre ai tipi più freddi sono più vicini o un ebano molto scuro o una betulla chiara dalla brillantezza fresca. Sono orientamenti morbidi, non regole rigide: il legno perdona quasi ogni accostamento proprio perché di per sé è tranquillo e caldo.
Quando il legno è adatto e quando è meglio un altro materiale
Il legno ha i suoi limiti, ed è più onesto conoscerli in anticipo. Lavora benissimo per tutti i giorni, nei look caldi e naturali, nella forma grande che non si vuole portare pesante. È anche lui a salvare là dove il metallo irrita la pelle. Per l'acqua, invece, il legno non va bene: in spiaggia, in piscina, in sauna e sotto la doccia è meglio prendere acciaio o argento, cui l'umidità non nuoce. A una cerimonia severa con dress code, dove ci si aspetta metallo prezioso e pietre, il legno puro si legge troppo informale, e qui è più adatto un oggetto di metallo o almeno legno in una montatura metallica. E se il lavoro comporta urti e carichi sulle mani, un sottile anello di legno è meglio sostituirlo con uno d'acciaio o rimandarlo a un giorno tranquillo.
Eticità e certificazione delle essenze
Perché l'origine del legno conta
Con il legno, come con pietre e metalli, c'è la questione della fonte responsabile. Una parte delle essenze pregiate, prima di tutto i palissandri e alcune specie di legno nero e di rosa, viene tagliata illegalmente ed è finita sotto tutela internazionale. Comprando un gioiello di un legno simile senza documenti, si può sostenere senza volerlo il taglio di alberi rari.
Per questo, presso i maestri responsabili, è uso conoscere e dichiarare l'essenza e l'origine. Legno certificato, materiale da piantagioni legali o legno di recupero da vecchi mobili e scarti è una pratica normale, su cui conviene informarsi. Un buon venditore non ha nulla da nascondere su da dove viene il suo legno.
Le varianti più ecologiche
Se conta l'ecologia, ci sono essenze dalla coscienza decisamente pulita. Il bambù cresce più in fretta di tutti e si rigenera in anni, non in secoli. Il legno d'ulivo per i gioielli si prende spesso dagli scarti dei frutteti. Il legno di recupero, salvato da vecchi mobili, attrezzi, botti, non richiede l'abbattimento di un solo albero.
Un simile approccio al materiale si sposa bene con l'idea stessa del gioiello di legno. Il legno parla di calore, natura e lunga vita dell'oggetto, ed è logico che anche la sua origine sia onesta. Informarsi sull'essenza e sulla fonte al momento dell'acquisto non è una pignoleria, ma parte della cultura del trattare il materiale.
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Fatti che sorprendono
Il legno può essere più pesante dell'acqua. Ebano e alcune essenze tropicali sono così compatti da affondare anziché galleggiare, contro l'immagine consueta del legno come materiale leggero.
L'ambra è proprio legno. Più precisamente, resina di alberi antichi fossilizzata in milioni di anni, sicché un gioiello d'ambra è in un certo senso un gioiello di legno arrivato fino a noi in forma solida.
Il legno più caro profuma. Il legno di agar, infettato da un fungo particolare, dà l'oud resinoso, che a peso si valuta in modo paragonabile ai metalli preziosi proprio per l'aroma.
Il legno sa respirare col suono. Grani e collane di essenze compatte, quando si fanno scorrere, danno un battito morbido e caldo, dal quale gli intenditori riconoscono a orecchio l'essenza e la qualità dell'essiccazione.
Le radiche sono una malattia diventata bellezza. Il disegno decorativo più pregiato del legno, la radica, si forma per un danno, un'infezione o uno stress dell'albero, cioè dal suo male nasce il motivo più bello.
Il colore del legno cambia alla luce. Molte essenze si scuriscono o, al contrario, si schiariscono col tempo sotto il sole, sicché un gioiello di legno dopo anni appare diverso dal giorno dell'acquisto, e questo è considerato parte della sua vita.
Il legno fu materiale del lutto. Nell'Ottocento gli ornamenti scuri di legno e simili si portavano in segno di cordoglio insieme al giaietto, e solo l'art nouveau restituì al legno la reputazione di materiale bello, e non triste.
Domande frequenti
Si può bagnare un gioiello di legno? Un contatto breve con l'acqua non è grave, ma una bagnatura prolungata e il fare il bagno tenendolo addosso sono dannosi: il legno si gonfia e poi si crepa asciugandosi. Togliete anello o collana prima della doccia, della piscina e del lavaggio dei piatti, e se si è bagnato, tamponatelo e lasciatelo asciugare a temperatura ambiente, lontano dal termosifone.
Gli anelli di legno si rompono in fretta? Un anello tutto di legno è meno resistente di uno di metallo, e lo si può scheggiare con un urto forte. Ma il legno stabilizzato e le costruzioni con base metallica servono per anni nell'uso normale. Se lavorate con le mani o temete per la resistenza, scegliete un anello in cui il legno è un inserto nel metallo.
Il legno provoca allergia? Il legno in sé non contiene nichel ed è di solito ben tollerato, perciò lo si sceglie spesso in caso di allergia ai metalli. Raramente si verifica una reazione alle essenze esotiche profumate o a vernici e impregnanti, perciò una nuova essenza tropicale, chi ha la pelle sensibile, conviene che la provi con cautela.
Come rinnovare un gioiello di legno appannato? Strofinatelo con un olio adatto, lasciatelo assorbire qualche minuto e togliete l'eccesso con un panno pulito. L'olio restituirà colore e brillantezza e rinnoverà lo strato protettivo. Anelli e braccialetti si oliano una volta ogni uno tre mesi, le collane più di rado. Gli oggetti verniciati non hanno bisogno di olio, in caso di danno alla pellicola li si rivernicia.
Come distinguere il vero legno nero da quello tinto? L'ebano vero è pesante, compatto, quasi senza disegno visibile di fibre e non sporca le mani. Il legno chiaro tinto è più leggero, nel taglio sotto lo strato nero si vede il colore chiaro, e un fazzoletto umido può portare via un po' di colore. Peso e taglio smascherano l'imitazione più di ogni altra cosa.
Il sandalo profuma davvero per anni? Il sandalo vero mantiene l'aroma per mesi e anni, e l'odore torna se si strofina la superficie o si scalda il grano nella mano. Se il gioiello ha profumato un paio di settimane e si è esaurito, è quasi di certo legno economico profumato artificialmente, e non sandalo.
Legno e resina sono un abbinamento resistente? Sì, la resina riempie crepe e vuoti, rende la superficie impermeabile e rinforza il legno fragile, perciò gioielli simili si portano per anni. La resina ha le sue regole di cura, teme i graffi e il sole prolungato, ma in coppia con il legno tende piuttosto a prolungare la vita dell'oggetto.
Si può indossare un gioiello di legno ogni giorno? Sì, se lo si tratta con un po' più di riguardo del metallo: toglierlo nell'acqua, non tenerlo vicino al calore, rinnovare l'olio e non gettarlo nel cofanetto comune con il metallo. Con questo trattamento collane, orecchini e anelli di legno servono per anni e col tempo diventano solo più belli per una leggera patina.
In breve sull'essenziale
Il legno è il materiale gioielliero più antico e il più sottovalutato, perché quasi non è arrivato fino agli scavi. Ha percorso il cammino dagli spaghi del paleolitico e dalle maschere africane ai grani da preghiera asiatici, all'olivo della Terra Santa, al legno nel periodo dell'art nouveau e agli anelli moderni con resina e metallo. Le essenze danno tutto: dal nero e pesante ebano al leggero bambù, dal profumato sandalo alle decorative radiche. Il legno è leggero, caldo, ipoallergenico e irripetibile nel disegno, ma chiede rispetto per acqua, calore e tempo. Protetto con olio, cera o vernice e conservato in un luogo asciutto, serve per anni e invecchia con bellezza, e un'origine onesta dell'essenza ne fa anche una scelta tranquilla per la coscienza.
Argento, acciaio, materiali caldi, pietre colorate, ambra e simboli con una storia.
Su Zevira
Zevira è un marchio spagnolo di Albacete, città di maestri artigiani. Amiamo i materiali con carattere: metalli caldi, materia viva, pietre colorate e simboli con una storia. Se vi interessano i materiali naturali accanto al legno, cominciate dall'approfondimento sull'ambra nei gioielli, mentre del nobile metallo vi racconta la guida all'argento 925.






















