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Perline e conterie: tessitura, tipi e tecniche che raccontano intere culture

Perline e conterie: tessitura, tipi e tecniche che raccontano intere culture

Le perline sono più antiche della scrittura. Le bordine più remote, ricavate da gusci di uova di struzzo e ritrovate in Africa, si portavano addosso circa quarantamila anni fa, molto prima che l'uomo incidesse le prime parole sull'argilla. Quella piccola perla con un foro al centro fu una delle prime cose che gli esseri umani fabbricarono non per nutrirsi e non per difendersi, ma per dare un significato. La si infilava su un filo per mostrare chi sei, da dove vieni, se sei sposata, in lutto oppure nel pieno della forza.

Le perline di vetro arrivarono più tardi, ma ripeterono quella stessa logica in migliaia di varianti. Venezia e la Boemia impararono a fare minuscole perle di vetro regolari come chicchi e a tingerle in tutti i colori che riuscivano a fondere. Quei chicchi si diffusero sull'intero pianeta: con essi i nativi delle praterie ricamavano i mocassini, i re zulù le intrecciavano, le ragazze dei villaggi le infilavano sui fili. Da un disegno di perline si poteva leggere un'intera biografia, e in questo la perlina è più vicina a una lingua che a un semplice ornamento.

Questo articolo parla delle perline come materiale e come mestiere: che cosa sono e in che cosa una minuscola perla di vetro si distingue da una perla comune, da dove vengono, quali tipi e misure esistono, con quali tecniche si intrecciano e si tessono, quali gioielli ne nascono, come distinguere una perlina giapponese regolare da una storta e a buon mercato e come prendersene cura perché il filo non si logori dopo un anno.

Quali perline e quale tecnica fanno per te?
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Quanta pazienza sei disposta a mettere in un pezzo?

Cosa sono le perline e in che cosa si distinguono dalle perle

Una piccola perla di vetro con un foro

Le perline sono perle molto piccole con un foro, di solito di vetro, che si infilano su un filo o su un nylon a decine e a centinaia. In inglese si chiamano seed beads, cioè perle-seme: per dimensione assomigliano davvero a chicchi di papavero, di miglio o di senape. La differenza principale tra una perlina e una perla comune non sta nel materiale, ma nel ruolo. Una perla grande si vede una per una, funziona come elemento autonomo. La perlina invece lavora in massa: da molti chicchi identici si compone un tessuto, un cordone, un disegno o un ricamo, dove ogni perla è un pixel dell'immagine futura.

Proprio per questo le perline si misurano non a pezzi, ma a grammi e a file. Con esse non si assembla un gioiello, lo si tesse, lo si intreccia o lo si ricama, come con il filato. Questa differenza cambia tutto: la tecnica, gli strumenti, il modo di pensare dell'artigiano e il risultato stesso.

In che cosa le perline si distinguono dalle perle grandi

Se componi un filo di grandi perle di vetro o di pietre, lavori con elementi finiti: scegli, infili, chiudi. A questo dedichiamo un discorso a parte su come rinfilare perle e collane e su come comporre una collana di perline di pietre naturali. Lì la perla è l'accento.

Con le perline la logica è diversa. Una sola perlina non significa quasi nulla, il significato nasce dalla quantità e dall'ordine. Per questo la perlina chiede non gusto nella scelta, ma pazienza e precisione: conteggio esatto delle file, tensione uniforme, geometria pulita. Una grande perla veneziana è una piccola scultura, di queste perle abbiamo parlato nel pezzo sui gioielli in vetro di Murano. La perlina invece è colore e filo allo stesso tempo, un materiale per un tessuto, non per un elemento isolato.

Da dove viene la parola

In italiano la perlina è proprio il diminutivo di perla: una perla in miniatura, quella che fin dalle origini fu un sostituto accessibile della vera perla, sferette piccole e brillanti con cui rivestire un tessuto perché cangiasse alla luce. C'è poi un'altra parola, tutta veneziana: conteria. Così si chiamavano a Venezia le minuscole perle di vetro forato prodotte in serie sulle fucine della laguna, e i maestri che le lavoravano erano i conterieri, riuniti in una loro corporazione. Il termine conviveva con quello di margarita, altra perlina veneziana lavorata a fuoco. Per secoli, dire conteria significava dire vetro veneziano nato per essere infilato: chicchi regolari e luccicanti che davano sul tessuto lo stesso effetto cangiante delle perle vere, ma costavano molto meno ed erano quindi alla portata di una cerchia di persone assai più ampia. La memoria della perla è rimasta dentro la parola stessa, e la storia della conteria è la storia di Venezia che insegnò al mondo intero a vestirsi di vetro.

Storia delle perline: dal guscio alle fornaci veneziane

Conchiglie e gusci: le prime perle dell'umanità

Molto prima del vetro, l'uomo faceva perle con quel che aveva sottomano. Bordine ricavate da gusci di uova di struzzo in Africa, vecchie di decine di migliaia di anni, conchiglie marine forate, semi, ossa, denti di animali, frammenti d'ambra. Si foravano, si levigavano, si infilavano su un tendine o su una fibra vegetale. Già allora la perla era un segno: dal tipo di conchiglie e dal loro numero sul cordone si leggeva lo stato di chi le portava. Le perline non nacquero dalla moda, ma dal tentativo di rendere visibile ciò che non si può dire a parole.

L'Egitto e i chicchi di faïence

Antico collare egizio largo, intrecciato con minuscole perline di faïence
Collare largo di perline di faïence: migliaia di minuscoli chicchi disposti fila dopo fila in un tessuto cangiante sul petto. Antico Egitto, intorno al 1353-1336 a.C.Broad Collar, ca. 1353–1336 B.C.. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

Nell'antico Egitto, molto prima del vetro trasparente, si imparò a fare perle di faïence: si sinterizzava quarzo macinato con aggiunte di rame e si ottenevano chicchi azzurri e turchesi accesi. Con queste perle si ricamavano mantelle a rete che si indossavano sopra l'abito di lino, si facevano larghi collari da spalla e reti funerarie sulle mummie. L'azzurro era il colore del cielo e della rinascita, e le file regolari di perline minute trasformavano il tessuto in una cotta di maglia cangiante. È uno dei primi esempi in cui da chicchi minuti si tesse un intero tessuto per il corpo.

Le conterie veneziane e il segreto dell'isola di Murano

La vera rivoluzione arrivò quando i veneziani misero in produzione di serie le perle di vetro. Sull'isola di Murano, dove nel tredicesimo secolo furono trasferite tutte le fornaci della città per difesa dagli incendi e per custodire i segreti, i maestri portarono a perfezione la tecnica di tiratura dei tubicini di vetro. Il vetro incandescente veniva tirato in un lungo filo cavo, raffreddato, tagliato in pezzetti, poi arrotondato perché gli spigoli vivi si rifondessero, e così si ottenevano migliaia di perle identiche. Venezia tenne per secoli il monopolio e custodì gelosamente le ricette: a chi rivelava i segreti dell'arte vetraria toccava una pena severa. Le conterie veneziane circolavano in tutto il mondo come moneta, come ornamento e come oggetto di lusso.

Le perline boeme e i villaggi del vetro

A poco a poco il monopolio fu eroso dai vetrai cechi, più esattamente boemi. Nei villaggi montani della Boemia settentrionale nacque un'intera industria: alcuni fondevano il vetro, altri tiravano i tubi, altri ancora tagliavano e arrotondavano le perle, altri le selezionavano per misura, e tutto questo spesso direttamente nelle case dei contadini. Le perline boeme si fecero conoscere per i colori intensi, per le perle pressate dalle forme complesse e per il prezzo accessibile. Entro il diciannovesimo secolo la Boemia divenne uno dei principali fornitori di perline al mondo, e le parole perline boeme suonano ancora oggi come marchio di qualità e di tavolozza ricca.

Le perline da commercio: chicchi di vetro come moneta

Dall'epoca delle grandi navigazioni le perline si trasformarono in una merce che cambiava il corso della storia. Le navi europee portavano perle di vetro in Africa, in America e in Asia e le barattavano con pellicce, oro, spezie, avorio. Questa merce era chiamata proprio perline da commercio. Per alcuni erano vetrini a buon mercato, per altri una rarità preziosa, perché molti popoli non avevano un vetro di simile qualità. Le perline divennero una delle prime monete davvero globali, e dietro l'apparente innocuità dei chicchi di vetro si nasconde una storia di scambio complessa, spesso ingiusta.

Wampum e perline dei popoli nativi d'America

Abito di pelle dei nativi lakota, fittamente ricamato di perline di vetro nella parte alta
Abito di pelle conciata, ricamato con perline di vetro da commercio. Lakota (Teton Sioux), intorno al 1870: i chicchi europei entrarono nel disegno tradizionale e divennero il biglietto da visita dei popoli delle praterie.Dress, ca. 1870. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

I popoli nativi del nord-est dell'America avevano una loro tradizione di perle, il wampum: perle ricavate da conchiglie, bianche e violacee, infilate in larghe cinture. Il wampum non serviva da ornamento, ma da registro: il disegno sulla cintura sanciva un patto, dichiarava guerra o pace, conservava il ricordo di un evento. Quando arrivarono gli europei con le perline di vetro, i nativi delle praterie le adottarono in un istante. Mocassini, fasce per la fronte, borse e abiti di gala ricamati di perline divennero il biglietto da visita di molti popoli. I disegni floreali e geometrici di chicchi di vetro sostituirono l'antico aculeo di porcospino e si trasformarono in una delle forme d'arte popolare più riconoscibili del continente.

Le perline africane: una lingua che si porta sul corpo

In Africa le perline sono un vero e proprio sistema di segni. Presso gli zulù e i xhosa esistevano interi messaggi di perline: il colore e il disegno di un bracciale o di un collare parlavano di sentimenti, di status, di consenso o di rifiuto. Presso i masai i larghi collari piatti di perline e le collane a più strati si leggono come un documento: da essi si vede l'età, lo stato civile, l'appartenenza al clan. Le ragazze intrecciavano da sole questi ornamenti, e saper lavorare le perline faceva parte del diventare adulte. Qui la perlina è quanto più vicina alla sua funzione antica: non è decoro, ma un modo di mostrare al mondo chi sei. Nell'Africa occidentale le perle di vetro sinterizzato in polvere le facevano anche gli artigiani del posto, rifondendo vetro rotto dentro stampini, e tali perle erano preziose nei riti di passaggio, ai matrimoni e ai funerali. Il colore qui non è mai casuale: ogni popolo ha la propria gamma con i propri significati, e scegliere a sproposito una tavolozza altrui significava dire qualcosa di sbagliato.

Le perline nell'artigianato popolare europeo

In Europa le perline fiorirono soprattutto nel diciottesimo e nel diciannovesimo secolo. Con le conterie veneziane e le perline boeme d'importazione si ricamavano borsellini, custodie, quadri, paramenti e arredi sacri. Nelle case agiate il ricamo di perline era un passatempo amato dalle signore, mentre nei costumi popolari di molte regioni le perline entrarono negli ornamenti del capo, nei copricapi e nei monili da petto. Anche in Russia, dove giungevano le stesse perline veneziane e boeme, si formò uno stile riconoscibile con infilatura fitta e disegni geometrici. La tessitura di perline divenne ovunque insieme un raffinato lavoro da salotto e un mestiere contadino.

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Tipi di perline: dal rocaille alla delica giapponese

Le perline tonde rocaille

Il tipo più diffuso è la perlina tonda, che spesso si chiama rocaille. I chicchi sono leggermente schiacciati, come minuscole ciambelle, con i bordi arrotondati. Il rocaille è universale: con esso si infila, si intreccia e si ricama. Per la forma arrotondata il tessuto che ne risulta è un po' rilevato, vivo, con un leggero gioco di luce sui fianchi tondeggianti. È la perlina di base, da cui quasi tutti cominciano e a cui tutti tornano di continuo.

La tagliuzzata e le canutiglie corte

La tagliuzzata è la perlina con i bordi tagliati invece che rifusi. Il tubicino di vetro si taglia in cilindretti corti, e gli spigoli restano vivi e brillanti, per questo la tagliuzzata scintilla più della perlina tonda, quasi come una pietra sfaccettata. Il rovescio di questa scintillìo è uno svantaggio: i bordi taglienti logorano più in fretta il filo, perciò nei lavori con la tagliuzzata è particolarmente importante una base resistente. La si usa dove serve un bagliore freddo e scintillante.

Le canutiglie lunghe: i tubicini

La canutiglia è lo stesso tubicino di vetro, ma non tagliato in pezzetti minuti, bensì lasciato lungo, da qualche millimetro fino a un paio di centimetri. I lunghi bastoncini lucenti danno tutt'altra texture: con essi si fanno frange, raggi, pendenti voluminosi, file che oscillano e cangiano graziosamente al movimento. La canutiglia era amata negli abiti dei primi del Novecento per come gioca alla luce a ogni passo. Gli abiti interamente ricamati di canutiglia pesavano parecchio e frusciavano nel movimento, ma sotto le lampade si accendevano di migliaia di scintille. Fu proprio la canutiglia a dare quel bagliore fluente che si associa agli abiti da ballo di quell'epoca.

Le perline pressate e sagomate

Una famiglia a parte sono le perle pressate: a goccia, a cubetto, a botticella, a colonnina esagonale. I vetrai boemi si distinsero in modo speciale per le perline pressate dalla forma complessa, che si colano in stampi anziché tirarle a tubicino. Le perline sagomate si inseriscono tra quelle tonde per ritmo e texture, con esse si compongono motivi di fiori e di foglie. Allargano il linguaggio della tessitura di perline oltre la rete regolare di chicchi identici.

La delica giapponese: il cilindro-mattoncino

La perlina cilindrica giapponese, il cui esponente più noto si chiama delica, ha capovolto la tessitura di perline. Non sono sferette schiacciate, ma cilindri regolari dalle pareti sottili con un foro grande e una calibratura quasi perfetta: le perle sono così uguali che si dispongono parete contro parete senza spazi vuoti. Dalla delica nasce un tessuto fitto e liscio, simile a una stoffa o a un mosaico senza giunture, perciò è adorata per i disegni netti e per i lavori ordinati. È un materiale premium per chi tiene alla precisione geometrica.

Le misure e l'enigma dei numeri

La misura della perlina si indica con un numero seguito da uno zero: 8/0, 10/0, 11/0, 15/0. La logica è inversa a quella consueta: più alto è il numero, più piccola è la perla. La misura più usata per la tessitura è la 11/0, una perla di circa due millimetri. Le grandi 6/0 e 8/0 vanno per i semplici ornamenti infilati e per le perline da bambini, mentre la minuscola 15/0 per i lavori traforati sottili e per il ricamo. Il numero indicava storicamente quante perle stanno in un pollice di lunghezza, da qui il conteggio rovesciato. Il riepilogo delle misure e dei loro impieghi lo abbiamo raccolto nella tabella qui sotto.

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Tecniche di tessitura e di telaio delle perline

L'infilatura: la tecnica più antica

L'infilatura è semplicemente infilare le perle su un filo in fila. È la tecnica più antica e più comprensibile, quella con cui l'umanità iniziò l'arte delle perline. Dalla semplice infilatura nascono collane, collane a più fili, avvolgimenti. Dall'infilatura con anelli e fili incrociati nascono reti traforate, fiori, collari voluminosi. Nonostante la semplicità, è proprio l'infilatura a dare uno spazio enorme: cambiando il numero di perle, il ritmo e l'intreccio dei fili, si può comporre sia un filo sobrio sia un sontuoso collier a rete. L'infilatura parallela e a croce con due aghi permette di costruire rombi e fiori traforati, mentre l'infilatura con ritorno attraverso la perla fissa il disegno in modo che tenga la forma senza telaio e senza intrecci complicati. Dall'infilatura conviene cominciare a conoscere le perline: perdona gli errori e dà subito un risultato comprensibile.

La tessitura a mosaico peyote

Il peyote, ossia la tessitura a mosaico, è la tecnica di base dell'intreccio ad ago, dove le perle si dispongono a scacchiera, ognuna nell'intervallo tra due della fila precedente. Il tessuto risulta fitto, flessibile e un po' simile a una muratura di mattoni sfalsata. Con il peyote si intrecciano cordoni, bracciali a fascia, rivestimenti per perle e cabochon, figurine in rilievo. È forse la tecnica più diffusa della tessitura di perline contemporanea, e la maggior parte dei gioielli complessi la usa in qualche misura.

La tessitura a mattone

La tessitura a mattone assomiglia esteriormente al peyote, le perle si dispongono anch'esse sfalsate come mattoni in un muro, ma il tessuto si costruisce in modo diverso: ogni perla si fissa al ponticello di filo tra le perle della fila precedente. Per questo nella tessitura a mattone è comodo fare diminuzioni e aumenti, perciò con essa si intrecciano spesso orecchini, pendenti ed elementi sagomati, dove serve una forma triangolare o a goccia con un bordo regolare e ordinato.

Il ndebele, o spina di pesce

Il ndebele prende nome dal popolo sudafricano a cui questa tecnica fu carpita. Le perle vi si dispongono a coppie inclinate di poco, e il tessuto risulta con un caratteristico disegno a spina di pesce, morbido e leggermente in rilievo. Il ndebele si presta benissimo a cordoni elastici che si tendono graziosamente e tengono la forma. È una delle tecniche ereditate direttamente dalla tradizione africana delle perline, dove fu portata a perfezione.

La tessitura al telaio

La tessitura al telaio è il lavoro su un telaietto, come su un minuscolo telaio da stoffa. Si tendono i fili di ordito, e in trasversale ad essi si fa passare con l'ago un filo con le perle, una perla tra ogni coppia di fili di ordito. Ne risulta un tessuto regolare con file e colonne perfette, su cui è comodo tessere disegni complessi a più colori secondo uno schema, come a quadretti. Al telaio si fanno bracciali a fascia, collane lunghe, segnalibri, pannelli, larghi collari. È la tecnica per chi ama il disegno netto ed è pronto a lavorare su schema.

Il ricamo di perline

Il ricamo è il cucire perline su una base di stoffa o di pelle. Le perle si cuciono una a una o a file corte, riempiendo il contorno del disegno come pennellate di colore. Con il ricamo di perline si ricamano abiti, borse, spille, si ornano cabochon e pietre, si creano collane voluminose su base rigida. Questa tecnica è la più vicina alla pittura: l'artigiano dipinge letteralmente con le perle, scegliendo le sfumature e la direzione delle file in modo che la luce cada come serve.

I cordoni: le funi di perline

Il cordone è una fune di perline in rilievo, intrecciata o lavorata all'uncinetto. Cavo o pieno all'interno, tiene la forma e ha l'aspetto di una corda colorata fatta di perle. I cordoni si lavorano all'uncinetto con le perle infilate in anticipo sul filo secondo uno schema, e allora il disegno si avvolge a spirale, oppure si intrecciano ad ago con tecniche come la mosaico e il ndebele. Con i cordoni si fanno bracciali, sautoir, lunghe collane a cui si appendono ciondoli. È uno dei risultati più scenografici della tessitura di perline: il gioiello appare complesso, compatto e prezioso.

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Di che cosa sono fatte le perline: i materiali

Il vetro: il materiale principale

La stragrande maggioranza delle perline è di vetro, e il vetro ha un'enorme tavolozza di finiture. Perline trasparenti e opache, con il colore nella massa e con il cuore colorato dentro un chicco trasparente. Perline con la tintura interna del foro, argentata o colorata, che brillano dall'interno. Iridescenti con polverizzazione cangiante, metallizzate, opache, con bagliore dorato o perlaceo. Proprio grazie alla varietà delle finiture vetrarie, dalle perline si può comporre una tavolozza più fine di quella dei colori a pittura, ed è per questo che il vetro resta il materiale insuperato.

Le perline di metallo

Le perline di metallo si fanno di ottone, rame, acciaio, a volte con rivestimento simil-oro o simil-argento. Sono più pesanti di quelle di vetro, danno un bagliore nobile e attenuato e tengono bene la forma nei lavori rigidi. Le piccole perle di metallo e i distanziatori si inseriscono spesso tra quelle di vetro per accento e bagliore. A chi è vicino il tema dei metalli nobili conviene dare un'occhiata alla nostra analisi su cosa significa argento 925: la minuteria per i lavori di perline si prende spesso proprio d'argento.

Legno, osso e materiali naturali

La perlina di legno è calda, leggera e grande, è amata nello stile etnico e bohémien. La perlina di osso e di corno affonda le radici nella più antica tradizione delle perle di materiali naturali. Allo stesso gruppo appartengono le perline di semi, di guscio di cocco, di madreperla, di corno. Questi materiali danno una tavolozza terrosa e attenuata e una texture opaca, opposta al bagliore del vetro, e per questo si accordano bene con i tessuti naturali e la pelle.

Plastica e materiali moderni

Esiste anche la perlina di plastica, acrilica: leggera, a buon mercato, sicura, perciò la si dà spesso ai bambini per i primi lavoretti. Per i gioielli seri la si prende di rado, perché la plastica appare più povera e col tempo si appanna, si graffia e ingiallisce. In compenso è insostituibile dove conta il peso minimo e il colore acceso senza pretese di durata.

Gioielli di perline

Il collare-girocollo

Collare di seta, fittamente ricamato con perline di vetro, intorno al 1870
Collare di seta, interamente cucito di perline di vetro. Intorno al 1870: l'ornamento si posa come una corona di perle alla base del collo e attira lo sguardo verso il viso.Collar, ca. 1870. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

Il largo collare-girocollo, che aderisce stretto al collo e alle spalle, è un classico dell'arte delle perline, dai collari egizi a quelli masai. Il tessuto intrecciato o tessuto si posa lungo la base del collo come una corona di perle. Un ornamento simile rende l'insieme da gala e attira subito lo sguardo verso il viso. Il collare può essere sobrio e geometrico oppure sontuoso e floreale, con la frangia lungo il bordo inferiore o liscio.

I cordoni e i sautoir

Il cordone di perline si porta come bracciale a sé o come lunga collana. Il sautoir è un lungo cordone senza chiusura, le cui estremità si annodano, si fanno passare ad anello o si ornano di nappe. Permette di cambiare lunghezza e silhouette secondo l'umore e l'abito. I cordoni lavorati all'uncinetto sembrano una corda colorata compatta e tengono bene la forma, perciò se ne ricavano sia bracciali a spirale sia collane a più strati.

Gli orecchini di perline

Gli orecchini mostrano tutta la ricchezza delle tecniche in miniatura. Con la tessitura a mattone e con il peyote si fanno pendenti geometrici piatti, nappe voluminose di canutiglia, gocce traforate, fiori e figurine. Gli orecchini di perline sono leggeri, perciò anche un paio grande e sontuoso quasi non tira il lobo. I lunghi orecchini a nappa di canutiglia oscillano graziosamente e cangiano a ogni movimento della testa.

I bracciali

Il bracciale è il primo progetto più frequente nella tessitura di perline. Fasce tessute al telaio con ornamento, nastri intrecciati a peyote e a mosaico, cordoni, semplici fili infilati a più giri. Il bracciale si adatta facilmente al polso, su di esso è comodo imparare la tecnica e provare i disegni. Di perline si fanno sia larghi polsini su base rigida sia sottili ed eleganti bracciali a filo.

La frangia: ciò che si muove

La frangia è una fila di fili di perline pendenti, di solito con una perla più grande o di canutiglia all'estremità. La frangia si appende al fondo del collier, agli orecchini, al bordo del collare. La sua forza principale sta nel movimento: a ogni passo o giro i fili oscillano, rimescolano la luce e ravvivano l'ornamento. La frangia di canutiglia e di perline tonde dà proprio quel bagliore fluente per cui è stata inventata. Lunghezza e densità della frangia si scelgono secondo l'insieme: rada e corta aggiunge leggerezza, lunga e fitta trasforma l'ornamento in qualcosa da gala. La perla terminale insieme orna e appesantisce il filo, perché la frangia penda dritta e oscilli graziosamente.

La qualità delle perline: come non comprarne di storte

La calibratura: il segno principale di buone perline

La qualità delle perline è in primo luogo la calibratura, cioè l'uniformità delle perle per misura e forma. Nelle buone perline giapponesi e boeme i chicchi sono come gemelli: stesso diametro, stessa altezza, foro regolare. Con esse il tessuto si intreccia liscio, le file non vagano, il disegno viene netto. Le perline a buon mercato non selezionate ballano nelle misure: una perla più grossa, l'altra più sottile, la terza storta, e il tessuto procede a onde. Per questo la prima cosa che distingue un lavoro riuscito da uno raffazzonato è la qualità dei chicchi di partenza.

Giapponesi contro cinesi

Le perline giapponesi, prima di tutto la delica e la perlina tonda dei marchi di punta, sono considerate il riferimento della calibratura: le perle sono quasi perfette, i fori regolari e larghi, il colore stabile. Le perline boeme di qualità sono un filo meno regolari, ma ricche di colore e collaudate dai secoli. Le perline cinesi a buon mercato sono molto diverse tra loro: ne capitano di decenti, ma spesso se ne incontrano di mal selezionate, con chicchi storti e tintura instabile. Per i lavoretti di apprendimento le perline a buon mercato vanno bene, ma per un gioiello che deve durare anni, risparmiare sulle perline si rivela un boomerang.

Come verificare le perline prima dell'acquisto

Le buone perline si possono valutare a occhio e al tatto. Versane una manciata su un foglio bianco: i chicchi devono assomigliarsi tra loro, senza evidenti fuori misura e mezze perle. I fori sono regolari, non intasati, non scheggiati. La tintura non deve cancellarsi se sfreghi le perle tra le dita o le passi su un tessuto chiaro. Per le perline con tintura interna del foro, verifica la stabilità del colore: una tintura a buon mercato col tempo si dilava e il chicco si appanna. Meglio comprarne meno, ma regolari, che molte, ma storte.

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La cura dei gioielli di perline

Le perline temono l'attrito

Il nemico principale di un gioiello di perline non è il vetro in sé, ma il filo su cui regge. I bordi taglienti delle perle, specie nella tagliuzzata e nella canutiglia, col tempo logorano il filo dall'interno, e un bel giorno il gioiello si sfila. Per questo i lavori di perline non amano l'attrito costante contro tessuti ruvidi, le tracolle delle borse, i colletti rigidi. Portali con cura e non stringerli sotto i vestiti in modo che si sfreghino a ogni movimento.

Quando il filo può logorarsi

Ogni filo col tempo invecchia, soprattutto se il gioiello si porta spesso. Se un bracciale o un collier hanno cominciato a cedere leggermente, le perle vagano libere, il filo da qualche parte si è scurito o sfilacciato, è il segnale di rinfilare l'oggetto senza aspettare che si spezzi in un luogo affollato. Rinfilare un lavoro di perline è cosa delicata, e va affrontata con la stessa cura di un filo di perle vere. Di come funziona abbiamo scritto in dettaglio nel pezzo su come rinfilare perle e collane.

Acqua, cosmetici e conservazione

Non conviene tenere a lungo le perline a bagno. Il vetro in sé non teme l'acqua, ma l'umidità danneggia il filo, e nelle perline con tintura interna e rivestimento metallizzato il colore può patire l'acqua e i cosmetici. Togli i gioielli di perline prima della doccia, della piscina e del sonno, indossali dopo il profumo e la crema, non prima. Conservali in piano, in un sacchetto morbido o in una scatola, senza ammucchiarli con catenine e anelli, perché il metallo non graffi il rivestimento e i chicchi non si impiglino tra loro.

Tipi di perline: misure, forma e a cosa servono
TipoForma e bordiA cosa serveUniformità del tessuto
Delica giapponeseCilindro a parete sottile, calibratura perfettaDisegni nitidi, tessuto liscio, premium
Rocaille rotondaCiambella appiattita, bordi arrotondatiInfilatura, tessitura, ricamo, per tutto
Rocaille tagliata (rubka)Cilindro corto, spigoli tagliatiBrillio freddo, base resistente
CanutigliaTubo lungo, da mm a un paio di cmFrange, raggi, pendenti, brillio fluido

A chi sta bene la perlina e come portarla

Il colore su misura

La perlina è bella perché il colore si sceglie alla perfezione sulla persona, dato che la sua tavolozza è infinita. Ai tipi caldi stanno bene le tonalità ambra, miele, bronzo, terracotta; ai freddi le argentee, blu, smeraldo, le fredde tonalità di bacca. La perlina opaca e terrosa è più tranquilla e va bene per ogni giorno, la tagliuzzata scintillante e i chicchi metallizzati lavorano per le grandi occasioni. Lo stesso disegno in tavolozze diverse si legge ora etnico, ora sobrio, ora festoso.

Con cosa abbinarla

I gioielli di perline etnici e sontuosi amano gli abiti semplici e a tinta unita, sui quali risuonano come accento principale. Sotto un largo collare di perline non servono altri ornamenti vicino al viso, è autosufficiente. I cordoni e i bracciali sottili, al contrario, si abbinano facilmente tra loro e con il metallo, si possono portare a mazzo. La perlina va d'accordo con i tessuti naturali, il lino, il cotone, la pelle, e un po' meno con gli abiti molto lucidi e metallizzati, dove litiga per il bagliore.

Quando la perlina è appropriata

I semplici bracciali e cordoni infilati sono appropriati ogni giorno e a ogni età. I grandi collari etnici e le collane a più strati chiedono un'occasione: una festa, un servizio fotografico, un'uscita a tema, una vacanza. Il ricamo di perline su una spilla o su una borsa aggiunge all'insieme manualità e calore. Se sei in dubbio, comincia dal poco: un bracciale sottile o orecchini a goccia si inseriscono ovunque e aiutano a capire se è il tuo materiale.

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Il lavoro a mano e il suo valore

Perché la perlina è sempre tempo

Dietro ogni tessuto fitto di perline ci sono ore, a volte decine di ore di minuzioso lavoro ad ago. Un collare o un cordone complesso sono migliaia di perle infilate una a una, fila dopo fila, con conteggio costante e tensione uniforme. La macchina non sa farlo così: la perlina prende davvero vita solo nelle mani. Per questo il prezzo di un buon gioiello di perline è in primo luogo il tempo retribuito dell'artigiano e il suo occhio allenato, non il costo del vetro.

Come riconoscere il lavoro a mano

In un vero lavoro a mano di perline si vede il carattere: file regolari ma vive, bordi accurati ma non sterilmente meccanici, un rovescio pensato, minuteria solida. Il disegno non si ripete meccanicamente al millimetro, c'è dentro la mano. La produzione in serie a buon mercato si tradisce con elementi incollati invece che intrecciati, un rovescio trasandato, fili sporgenti, perle storte nella posa. Di come leggere in generale i segni dell'artigianato in un gioiello abbiamo ragionato nella nota su come riconoscere un anello fatto a mano, e molti indizi lì valgono per tutto il lavoro a mano.

Che cosa compri insieme alle perline

Comprando un gioiello di perline, non paghi il grammo di vetro, ma l'abilità di comporre da quei grammi un disegno che tiene la forma, non si strappa e si posa bene sul corpo. Paghi le perline calibrate, una base solida, una chiusura affidabile e il fatto che l'oggetto sopravviva a più di una stagione. Un buon gioiello di perline si può rinfilare e rinnovare, e con un trattamento accorto serve per anni, diventando a poco a poco un oggetto personale con una storia.

Perline: verità e miti
Le perline sono roba economica e poco seria
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Le perline sono un lavoretto da bambini
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Le perline sono più o meno uguali, inutile pagare di più
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I gioielli di perline temono l'acqua perché il vetro si rovina
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Più grande è il numero della perlina, più è grande
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Fatti che sorprendono

Le perline hanno lasciato il segno nella storia al punto che certi fatti suonano inverosimili. Eccone alcuni.

Le perle di vetro furono una delle prime monete intercontinentali. Con le perline da commercio si barattarono per secoli pellicce, oro e spezie, e dietro gli innocui chicchi di vetro c'è un enorme strato, non sempre onesto, del commercio mondiale.

Le perle conosciute più antiche non sono affatto di vetro. Hanno circa quarantamila anni e sono fatte di guscio di uova di struzzo, cioè l'uomo portava ornamenti molto prima di inventare la scrittura.

I numeri delle perline si contano al contrario: più alto è il numero, più piccola è la perla. La 15/0 è un minuscolo chicco per i lavori traforati sottili, mentre la 6/0 è una perlina grande per semplici collane e lavoretti dei bambini.

Presso gli zulù esisteva una vera lingua delle perline: le combinazioni di colori in un bracciale componevano un messaggio di sentimenti e di consenso, così che un ornamento ricevuto in dono si poteva letteralmente leggere.

Il wampum, le cinture di perline di conchiglia presso i popoli del nord-est dell'America, non serviva da ornamento ma da documento: il disegno sanciva un patto, dichiarava la pace o conservava il ricordo di un evento, e una simile cintura era preziosa come un atto scritto.

Venezia custodì i segreti dell'arte vetraria al punto da trasferire tutte le fornaci su un'isola separata, Murano, e a chi ne rivelava le ricette toccava un castigo pesante. Le conterie erano un segreto di Stato.

Nell'antico Egitto da minute perle di faïence si tessevano mantelle a rete direttamente sul corpo, e queste vesti di perline sono più antiche del vetro trasparente. L'uomo si vestì di perline prima di imparare a fare una finestra di vetro.

La delica giapponese è apprezzata perché le perle si dispongono parete contro parete senza spazi vuoti. Il tessuto che ne nasce è così regolare che da lontano lo si confonde con una stoffa o con uno smalto liscio.

Domande frequenti sulle perline

In che cosa le perline si distinguono dalle perle comuni?

Le perline sono perle molto piccole che lavorano in massa: da molti chicchi identici si intreccia, si tesse o si ricama un disegno, dove ogni perla è un pixel. Una perla grande comune è un elemento autonomo, che si vede una per una. La differenza non sta tanto nel materiale, quanto nel ruolo e nella tecnica di lavoro.

Cosa sono le seed beads?

Seed beads è il nome inglese delle perline, alla lettera perle-seme. Le si chiama così per la somiglianza dei minuti chicchi di vetro con i semi di papavero o di miglio. In italiano sono appunto le perline, o conterie: piccole perle di vetro con un foro, che si infilano e si intrecciano a decine e a centinaia.

Quali sono le perline di qualità migliore?

Il riferimento della calibratura sono le perline giapponesi, prima di tutto la delica cilindrica e la perlina tonda dei marchi di punta: le perle sono quasi perfettamente uguali, i fori regolari, il colore stabile. Le perline boeme di qualità sono un filo meno regolari, ma ricche di tavolozza e collaudate dai secoli. Le perline a buon mercato non selezionate possono essere storte e stinte, le si prende al più per i lavoretti di apprendimento.

Quale misura di perline scegliere per chi comincia?

Per i primi progetti la più comoda è la misura 11/0, una perla di circa due millimetri, la più usata per la tessitura. La grande 8/0 è più facile da infilare e da tenere tra le dita, è buona per i semplici bracciali e collane. Ricorda il conteggio rovesciato: più alto è il numero della frazione, più piccola è la perla.

Si possono bagnare i gioielli di perline?

Il vetro in sé non teme l'acqua, ma non conviene tenere a lungo l'oggetto a bagno: l'umidità danneggia il filo, e nelle perline con tintura interna e rivestimento metallizzato il colore patisce l'acqua e i cosmetici. Togli le perline prima della doccia, della piscina e del sonno e indossale dopo il profumo e la crema, non prima.

Perché un gioiello di perline si strappa?

Il più delle volte non si strappa la perlina, ma il filo che ha sotto: i bordi taglienti delle perle, specie nella tagliuzzata e nella canutiglia, col tempo lo logorano dall'interno. Se l'oggetto ha ceduto, le perle vagano libere e il filo si è scurito o sfilacciato, è ora di rinfilarlo su una base nuova e resistente, senza aspettare che si sfili.

In che cosa le perline boeme si distinguono da quelle giapponesi?

Le perline boeme sono famose per i colori intensi, per la tradizione boema e per la grande scelta di forme, a prezzo accessibile. Quelle giapponesi, specie la delica, vincono nella calibratura: le perle sono più regolari, i fori più larghi, il tessuto liscio come una stoffa. La boema prende per tavolozza e carattere, la giapponese per precisione e accuratezza del risultato.

Quanto dura un gioiello di perline?

Con un trattamento accorto un gioiello di perline serve per anni. L'importante è proteggere il filo dall'attrito, togliere l'oggetto prima dell'acqua e del sonno e conservarlo separato da catenine e anelli. E quando il filo invecchia, l'oggetto si può rinfilare su una base nuova, e vivrà ancora altrettanto, diventando a poco a poco un oggetto personale con una storia.

Un piccolo chicco con una grande storia

Le perline hanno percorso una strada dal guscio di struzzo e dal wampum fino alle fornaci veneziane e alla delica giapponese, restando una lingua che si porta sul corpo. Nei gioielli Zevira amiamo questa manualità: un oggetto in cui è stato messo del tempo si sente in modo diverso. Dai un'occhiata al catalogo e trova il tuo.

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Chi è Zevira

Zevira sono gioielli che hanno un senso e un carattere. Diamo valore agli oggetti con una storia e con il lavoro a mano, in cui si vede la mano dell'artigiano e non lo stampo della catena di montaggio. Le perline per noi sono parte di questa grande tradizione: un materiale che per migliaia di anni ha insegnato alle persone la pazienza, la precisione e l'arte di raccontare una storia senza parole. Se ti è vicino un approccio simile, sei tra i tuoi.

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