
Loki nei gioielli: il dio ingannatore, padre di mostri e il simbolismo del serpente
Loki generò un cavallo a otto zampe trasformandosi in giumenta, strappò ai nani i tesori degli dèi scommettendo la propria testa e alla fine del mito giaceva incatenato in una grotta mentre un serpente gli stillava veleno sul viso. L'ingannatore del Nord non rientra in nessuna lista di buoni o cattivi. Per questo oggi i suoi segni li porta chi rifiuta le risposte univoche.
Chi è Loki
Loki è il dio norreno dell'astuzia, dell'inganno e del cambiamento, l'ingannatore del pantheon, colui che rompe l'ordine e nello stesso tempo lo tiene in movimento. Vive tra gli Asi, gli dèi principali di Asgard, ma per sangue è legato ai giganti jötnar, antichi nemici degli dèi. Questa doppia origine plasma tutta la sua natura: è dentro e fuori allo stesso tempo, aiutante e guastatore in una sola persona, alleato degli dèi in certi miti e causa della loro rovina in altri.
A differenza del tonante Thor o del saggio Odino, Loki non ha una propria sfera di potere come la tempesta o la guerra. La sua forza sta nell'intelligenza, nella capacità di cavarsela, di ingannare, di trasformarsi in chiunque. È un mutaforma: diventa salmone, giumenta, mosca, vecchia, foca. È padre di mostri: il lupo Fenrir, il serpente del mondo Jörmungandr e la signora dei morti Hel. Ed è proprio lui che più spesso tira fuori gli dèi dai guai in cui lui stesso li ha cacciati.
Nei gioielli Loki compare non come ritratto, ma attraverso i segni della sua natura. Il serpente e il veleno che gocciola, il nodo intrecciato, le lingue di fiamma, la maschera dai due volti, le sagome dei suoi figli mostruosi. Questi motivi si leggono come segno di intelligenza, audacia e rifiuto di stare dentro le cornici altrui. Un ciondolo con serpente intrecciato o un sigillo con doppia maschera funzionano come un manifesto silenzioso: non sono quello che sembro, e non potete prevedermi.
L'immagine di Loki affascina proprio per la sua ambiguità. Non è né cattivo né eroe, è la forza del cambiamento, senza la quale l'ordine immobile degli dèi si sarebbe fossilizzato da tempo. In un mondo dove i simboli portano di solito un solo messaggio chiaro, il segno dell'ingannatore dice altro: dell'accettazione della propria ombra, dell'umorismo sul filo, della libertà di essere scomodi. È un significato raro, e chi lo cerca lo fa con piena consapevolezza.
Il posto di Loki tra gli dèi di Asgard
Loki occupa ad Asgard un posto strano: ci sta non per diritto di stirpe, ma per alleanza. Secondo varie versioni del mito è fratello adottivo, fratello giurato di Odino, ed è proprio questo patto di fratellanza di sangue a dargli posto al tavolo degli dèi. Odino e Loki nei canti antichi stanno fianco a fianco, due astuti, e gli Asi bevono solo ciò che viene offerto a entrambi insieme. Ma questo legame è fragile: Loki è dei loro solo fino a un certo punto, il suo doppio sangue prima o poi prende il sopravvento.
La famiglia di Loki è ambigua quanto lui. Sua moglie, la dea Sigyn, gli resta fedele fino alla fine, regge la coppa sopra il marito incatenato perché il veleno del serpente non gli goccioli sul viso. I suoi figli con la gigantessa Angrboða sono invece tre mostri destinati a rovinare il mondo: il lupo Fenrir, che divorerà Odino, il serpente Jörmungandr, che avvelenerà Thor, e Hel, che si prende i morti. Così Loki risulta a un tempo marito teneramente amato e padre della rovina degli dèi.
Procediamo con ordine: da dove viene l'immagine di Loki, quali burle e imprese stanno dietro la sua fama, cosa significa ciascuno dei suoi simboli, quale senso portano i suoi segni, perché l'ingannatore piace tanto all'uomo di oggi, con quali materiali si fanno questi gioielli e come portarli.
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Storia e miti di Loki
L'immagine di Loki è giunta a noi soprattutto da due raccolte islandesi, l'«Edda poetica» e l'«Edda in prosa», messe per iscritto nel tredicesimo secolo, e da singoli canti scaldici. A differenza di Odino o Thor, i cui amuleti gli archeologi trovano a decine, di un culto di Loki non resta quasi traccia materiale. Non lo si pregava, non si portava il suo segno per fortuna in battaglia. Viveva nel racconto, nella storia, ed è proprio attraverso i miti, non attraverso antichi amuleti, che la sua immagine è arrivata ai gioielli moderni. Tenetelo a mente subito: il simbolismo di Loki nell'arte orafa è giovane, nato dall'amore per il mito e non da una tradizione millenaria di amuleti. Tanto più interessante che l'artigiano di oggi prenda l'immagine antica e la rilegga da capo, senza riguardo per un canone di amuleto che a Loki semplicemente mancava.
Fratello giurato di Odino e doppio sangue
Il legame di Loki con Odino è più antico della loro inimicizia. Nel canto «Il diverbio di Loki» l'ingannatore stesso ricorda al Padre di tutti l'antico giuramento: un tempo mescolarono il sangue e si giurarono fratelli. Questo giuramento spiega perché il dio dell'inganno, estraneo agli Asi per sangue, sieda tra loro da pari. Odino, anch'egli astuto e amante delle sembianze altrui, trovò in Loki un'anima affine. Due menti, due brame del sapere proibito e del gioco sul filo. Ma là dove Odino paga la saggezza col proprio sacrificio, Loki la paga con le disgrazie altrui, e in questo sta la loro differenza profonda.
La doppia natura di Loki segna tutto il suo cammino. È figlio del gigante Fárbauti e, a quanto pare, di una gigantessa, dunque per sangue un jötunn, antico nemico degli dèi. E al tempo stesso sta tra gli Asi, mangia con loro, viaggia con Thor, li tira fuori dai guai con l'astuzia. Questa condizione di confine ne fa una figura di passaggio, un essere tra due mondi, e lo apparenta agli ingannatori di altri popoli. Non è un traditore in senso semplice, è colui la cui lealtà resta sempre in dubbio, perché appartiene a due parti insieme.
Burle e aiuto agli dèi
Gran parte dei miti su Loki sono storie di come prima provoca un guaio e poi lo risolve. Quando un gigante costruttore sta per togliere agli dèi il sole, la luna e la dea Freyja come pagamento per le mura di Asgard, è proprio Loki che, trasformato in giumenta, distrae il cavallo del gigante e fa saltare l'accordo. Quando rubano a Thor il martello Mjöllnir, Loki escogita il piano per recuperarlo, travestendo il tonante da sposa. Quando la dea Idunn con le sue mele dell'eterna giovinezza finisce prigioniera di un gigante, è ancora Loki a liberarla, trasformato in falco.
In queste storie si vede tutta la meccanica dell'ingannatore. Crea il problema con la sua audacia e curiosità, e lo risolve con l'intelligenza e l'astuzia che mancano agli dèi lineari. Thor può sfondare col martello qualunque nemico, ma non sa giocare d'astuzia. Odino è saggio, ma legato dalla sua posizione. Loki invece è libero, scaltro e non disdegna né l'inganno, né il cambio di sembianze, né un abito da donna addosso al dio della tempesta. Gli dèi lo tollerano proprio perché senza la sua mente storta molti nodi non si scioglierebbero.
I doni dei nani: la scommessa di Loki
Uno dei miti più noti spiega da dove vengono i tesori principali degli dèi, e di nuovo al centro c'è Loki. Per dispetto tagliò i capelli d'oro della dea Sif, moglie di Thor, e il tonante lo costrinse a rimediare a tutto. Loki scese dai nani, gli abili maestri sotterranei, e quelli forgiarono capelli d'oro che crescono come vivi, la lancia Gungnir per Odino, la nave Skíðblaðnir, il cinghiale di Freyr, l'anello Draupnir e il martello Mjöllnir per Thor.
La cosa più interessante è come Loki si procurò il martello. Scommise con i nani Brokkr ed Eitri la propria testa, certo che non avrebbero fatto oggetti migliori dei precedenti. Per vincere, Loki si trasformò in mosca e morse il maestro alla palpebra durante la forgiatura, e per questo il manico del martello venne corto. Ma Brokkr vinse comunque. E qui l'ingannatore se la cavò: la testa, prendetela pure, ma il collo non l'ho messo in palio, il collo non si tocca. Il nano per ripicca gli cucì la bocca. In questo solo mito c'è tutto Loki: per il suo capriccio gli dèi ottennero la migliore arma del mondo, e lui per poco non ci rimise la testa, cavandosela con un cavillo. Così il martello di Thor, l'amuleto principale del Nord, nacque grazie alla scommessa di un astuto.
Ragnarök: la rovina degli dèi
Se nella maggior parte dei miti Loki è un furfante sgradevole ma tollerabile, in uno solo varca la soglia in modo definitivo. Provoca la morte di Baldr, il figlio luminoso e amato da tutti di Odino. Saputo che nulla può ferire Baldr tranne il vischio, Loki mette un ramo di vischio nelle mani del dio cieco Höðr e ne guida il colpo. Baldr muore, e non si riesce a riportarlo dal regno dei morti, perché una gigantessa, nella cui figura si riconosce lo stesso Loki, rifiuta di piangerlo. Con questo omicidio l'ingannatore avvia il conto alla rovescia verso la fine del mondo.
Nel Ragnarök, l'ultima battaglia degli dèi, Loki si schiera definitivamente dalla parte del caos. Porta dal regno dei morti la nave Naglfar, fatta con le unghie dei defunti, e guida l'esercito di giganti e mostri contro gli Asi. I suoi figli completano l'opera: il lupo Fenrir divora Odino, il serpente Jörmungandr e Thor si uccidono a vicenda. Loki stesso si scontra a morte col dio Heimdall, e periscono entrambi. Così l'ingannatore, partito come aiutante burlone degli dèi, ne diventa la rovina. L'ambiguità è portata all'estremo: colui che teneva il mondo in movimento, nel finale lo fa crollare.
La punizione con il serpente
Tra l'uccisione di Baldr e il Ragnarök sta il mito più cupo su Loki, ed è proprio quello che gli ha dato il simbolismo del serpente. Per i suoi crimini gli dèi catturano l'ingannatore, che cercava di fuggire trasformato in salmone, e lo incatenano in una grotta su tre pietre aguzze con le viscere del proprio figlio. Sopra il viso di Loki la dea Skaði appende un serpente velenoso, perché il veleno gli goccioli dritto sulla pelle. La sua fedele moglie Sigyn sta accanto con una coppa e raccoglie il veleno, ma quando la coppa si riempie e lei si allontana per svuotarla, le gocce cadono sul viso del marito. Loki si dibatte dal dolore tanto che la terra trema, e in queste convulsioni si vedeva la causa dei terremoti.
Questa immagine, il dio incatenato e il serpente che gocciola, è diventata la più riconoscibile nell'iconografia di Loki. La intagliarono su una croce di chiesa dell'isola di Man già in epoca vichinga, la dipingono gli artisti, è alla base dei gioielli moderni col motivo del serpente sopra una figura o del semplice serpente intrecciato come segno dell'ingannatore stesso. Il serpente di Loki non è saggezza né guarigione, come in altre culture, ma castigo, dolore e resistenza nella sofferenza. Sigyn con la coppa accanto trasforma la scena cupa in una storia di fedeltà, che regge anche sopra il dio incatenato del cambiamento.
I simboli di Loki
Loki non ha un segno canonico unico come il martello di Thor o il valknut di Odino, e questo già di per sé dice della sua natura. Il suo simbolismo si compone dai motivi del mito, e ciascuno porta una sua sfaccettatura dell'ingannatore.
Fuoco e fiamma
Il fuoco è forse l'associazione più antica con Loki. La tradizione popolare e parte degli studiosi legavano il suo nome alla fiamma, vedendo nell'ingannatore uno spirito del fuoco, ambiguo quanto lui: il fuoco scalda e brucia, serve l'uomo e sfugge al controllo. Nella vita quotidiana scandinava i riflessi della fiamma nel focolare venivano talvolta nominati in relazione al nome di Loki. Nei gioielli il motivo del fuoco, le lingue di fiamma, l'oro caldo, le tonalità di pietra rossa e arancione, trasmette proprio questa sfaccettatura: un'energia viva, pericolosa, mutevole, che non si lascia addomesticare del tutto. La fiamma come segno di Loki parla di passione e rischio, di una forza che crea e distrugge con lo stesso calore.
Serpente
Il serpente di Loki viene dal mito della punizione, dove il serpente velenoso gocciola sul dio incatenato. Non è un serpente guaritore né un serpente di saggezza, ma un serpente di castigo e prova. Eppure la stessa immagine porta anche il tema della resistenza: Loki sopporta il dolore e Sigyn raccoglie il veleno, e perciò il serpente intrecciato nei gioielli dell'ingannatore si legge in modo ambiguo, come dolore e come capacità di reggerlo. Il serpente è in generale un simbolo ricco, e lo analizziamo a parte come immagine autonoma nei gioielli; nel contesto di Loki conta proprio questa sfaccettatura: non tentazione né rinascita, ma veleno, resa dei conti e resistenza di fronte ad essa. Un ciondolo con serpente avvolto attorno a una figura o semplicemente un serpente attorcigliato funzionano come segno personale di chi ha attraversato la resa dei conti ed è rimasto in piedi.
Maschera e ambiguità
La maschera e il motivo dei due volti sono espressione diretta del tratto principale di Loki: non è mai quello che sembra. Il dio che cambia sembianze e sesso, che mente e salva nello stesso mito, si legge al meglio attraverso l'immagine della maschera, attraverso un volto dai due lati, chiaro e scuro. Nei gioielli può essere una figura bifronte, un ciondolo con un volto che sorride da un lato e si acciglia dall'altro, o un segno astratto di sdoppiamento. Questo motivo lo scelgono coloro che riconoscono la propria complessità, che non vogliono essere letti fino in fondo. La maschera di Loki non è inganno a fini di male, ma rifiuto di un'immagine piatta, diritto di essere stratificati.
Nodo e intreccio
Il nodo intrecciato, una linea aggrovigliata ma intera, trasmette l'essenza dell'ingannatore come colui che lega e scioglie i nodi del destino. Loki impiglia gli dèi nei problemi e lui stesso trova la via d'uscita, e questa meccanica si posa bene sul nodo ornamentale scandinavo, sull'intreccio senza inizio né fine. A differenza del rigido valknut geometrico di Odino, il nodo di Loki è più sinuoso, più vivo, ha più movimento. Nei gioielli questo motivo si legge come intelligenza, scaltrezza, capacità di sbrogliare il complicato. È il segno di chi non pensa in linea retta, di chi vede le vie traverse là dove gli altri sbattono contro un muro.
Figli mostruosi
Una linea a sé del simbolismo di Loki sono i suoi figli, tre mostri destinati a rovinare il mondo. Il lupo Fenrir, il serpente del mondo Jörmungandr, che cinge la terra e si morde la coda, e Hel, signora dei morti, metà viva e metà morta. Ciascuno di loro è un'immagine potente e autonoma, e attraverso di essi Loki è presente nei gioielli come padre della rovina. La sagoma del lupo, l'anello del serpente che si morde la coda, la figura bicolore della dea semiviva. Questi motivi portano il tema del fato, dell'ineluttabilità, del lato oscuro del mondo che l'ingannatore ha generato. Portare il segno dei figli di Loki significa accettare che il cambiamento ha un prezzo e che il caos partorisce a un tempo il nuovo e il terribile. È la sfaccettatura più dura del suo simbolismo, e la scelgono coloro che non temono di guardare l'oscuro dritto in faccia.
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Il significato di Loki nei gioielli
Perché portare il segno dell'ingannatore, un dio che non si pregava neppure per fortuna? Loki ha un insieme di significati particolare, e ciascuno risponde a una richiesta che altri simboli non coprono.
Astuzia e intelligenza
Il significato principale di Loki è una mente acuta e flessibile, che trova la via d'uscita dove la forza è impotente. L'ingannatore non è più forte di Thor né più saggio di Odino in senso alto, ma è il più scaltro di tutti. Il suo segno lo scelgono coloro che contano sull'ingegno, sulla capacità di superare in astuzia le circostanze, sulla soluzione fuori dagli schemi. È il simbolo della persona che non sfonda a testa bassa, ma cerca uno spiraglio, non per viltà ma per rispetto della propria intelligenza. In un mondo di simboli diretti della forza, il segno di Loki parla di una forza di altro tipo: dell'astuzia come pregio.
Cambiamento e movimento
Loki è il dio senza il quale l'ordine immobile degli dèi si sarebbe fossilizzato. Porta il caos, ma un caos fecondo, quello che non lascia il mondo fermarsi. Il suo segno porta l'idea del cambiamento, del movimento, del rifiuto della stagnazione. Lo scelgono alla soglia di grandi svolte nella vita, quando serve rompere il consueto e procedere altrimenti. L'ingannatore ricorda che l'ordine immobile non è eterno e che a volte è proprio chi infrange le regole a spingere tutto avanti. È un simbolo per chi non teme di cambiare ed essere causa di cambiamento.
Adattabilità e mutaforma
Loki è un mutaforma, diventa chiunque: salmone, giumenta, mosca, vecchia, falco. Questa capacità di cambiare aspetto si legge come somma adattabilità, abilità di adeguarsi a qualunque situazione, di trovare la forma giusta per ogni compito. Il suo segno è vicino a chi è flessibile, a chi non si aggrappa a un solo ruolo, a chi sa essere diverso in circostanze diverse. Non parla di doppiezza in senso cattivo, ma di una viva capacità di cambiare restando se stessi. Il mutaforma Loki è il simbolo della persona camaleonte, che apprezza la propria molteplicità.
Il lato oscuro
Loki è l'unico tra i grandi dèi del Nord a incarnare apertamente l'ombra, il lato oscuro che gli altri nascondono. Mente, danneggia, alla fine rovina il mondo. E proprio per questo il suo segno è onesto: non finge di essere un puro simbolo del bene. Lo scelgono coloro che hanno accettato il proprio lato oscuro, che non si atteggiano a impeccabili, che si conoscono anche la rabbia, l'invidia, la voglia di rompere. In psicologia esiste il concetto di ombra, quella parte della personalità che rimuoviamo. Il segno di Loki è l'assenso al fatto che l'ombra ce l'ha ciascuno, e che la forza sta nel riconoscerla, non nel negarla.
Umorismo e provocazione
Loki è comico là dove gli altri dèi sono seri. È un beffardo, un buffone, colui che al banchetto nel «Diverbio di Loki» punzecchia a turno ogni dio, mettendone a nudo le debolezze. Nella sua immagine c'è molto umorismo nero, audacia, voglia di stuzzicare. Il suo segno lo scelgono coloro che apprezzano l'ironia, che non sopportano la pomposità altrui, che sono pronti a ridere delle cose sacre, compresi se stessi. È il simbolo della persona con la lingua tagliente come una lama, con l'amore per la provocazione, per la demolizione della falsa importanza. L'umorismo di Loki è un'arma contro tutto ciò che è immobile e gonfio.
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Loki come beniamino moderno
Di tutti gli dèi del Nord è proprio Loki ad aver vissuto negli ultimi decenni l'ascesa più vistosa nell'affetto del pubblico, e questo va spiegato a parte, perché alimenta direttamente la domanda del suo simbolismo nei gioielli.
Perché l'ingannatore piace
L'uomo di oggi è stanco degli eroi piatti. Il salvatore impeccabile, che ha sempre ragione, è noioso, non ci credi, non ti ci identifichi. Loki invece è vivo proprio per i suoi difetti: è invidioso, permaloso, tagliente, fa cattiverie e subito dopo tira fuori dai guai. In lui si riconosce un uomo vero con tutte le sue contraddizioni. Gli psicologi parlano dell'attrazione per l'eroe ambiguo: ci attira il personaggio che assomiglia a noi stessi, con luce e ombra insieme. Loki dà allo spettatore il permesso di essere imperfetto, e in questo sta il segreto del suo fascino.
C'è anche un secondo livello. L'ingannatore è sempre stato la voce di chi non rientra negli schemi. È estraneo tra gli dèi, mezzo gigante, cambia sembianze e sesso, scomodo, beffardo. Per tutti coloro che si sentono diversi da come si dovrebbe, la figura dell'ingannatore diventa propria. Mostra che essere scomodi, strani, dai mille volti non è un difetto ma una forza. Per questo il segno di Loki viene spesso scelto come simbolo di anticonformismo, del diritto di essere se stessi contro le cornici comuni.
Loki nella cultura popolare
La mitologia scandinava è diventata un grande tema di cinema, serie, videogiochi e libri, e Loki in questa ondata si è rivelato il personaggio più affascinante. La sua immagine di astuto dal doppio fondo, in bilico tra cattivo ed eroe, si è posata alla perfezione sul gusto del pubblico contemporaneo. Attraverso schermo e videogiochi milioni di persone hanno incontrato per la prima volta l'ingannatore e ne hanno amato proprio l'ambiguità. Molti arrivano al simbolismo scandinavo non dal manuale di mitologia, ma attraverso il personaggio preferito, ed è normale: l'immagine antica ha trovato una nuova via verso l'uomo.
Importa solo tenere a mente la differenza. L'affascinante furfante dello schermo è una libera fantasia sul tema del mito, mentre l'antico Loki è una figura ben più cupa e inquietante, padre di mostri e rovina degli dèi. La popolarità moderna ha reso l'ingannatore quasi tenero, ma nella fonte originale è più complesso e più terribile. Portare il suo segno è più interessante quando si conoscono entrambe le versioni: l'affascinante eroe moderno e l'antico dio del caos da cui quello è nato.
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Materiali
L'immagine di Loki richiede materiali che reggano l'idea di ambiguità, fuoco e mutevolezza. Non vanno bene tutti, e ciascuno ha una sua logica sotto il carattere dell'ingannatore.
Argento
L'argento 925 dal bagliore freddo rende bene l'estetica nordica e tagliente, ed è al tempo stesso universale per l'uso quotidiano. È resistente, ipoallergenico per la maggior parte delle persone e si annerisce facilmente negli incavi del rilievo. Per il simbolismo di Loki questo è prezioso: l'argento brunito mette in risalto l'intreccio del serpente, le squame, il rilievo della maschera, dando proprio quel gioco di luce e ombra che riflette la doppia natura del dio. Un serpente attorcigliato o una figura bifronte in argento brunito appaiono grafici e caratteristici, con una leggera cupezza che si addice all'ingannatore.
Oro
L'oro dal bagliore caldo rimanda alla sfaccettatura ignea di Loki e al mito dei tesori d'oro che si procurò dai nani. Un serpente d'oro o una lingua di fiamma si leggono più ricchi e caldi di quelli d'argento, vi è più passione e rischio. Per chi vuole legare il segno dell'ingannatore al fuoco, all'energia del cambiamento, l'oro si addice meglio di tutto. L'oro giallo dà un'associazione ignea diretta, mentre l'abbinamento di oro e smalto scuro o rivestimento nero rafforza il tema del contrasto di luce e tenebra, che sta nel cuore dell'immagine di Loki.
Acciaio e rivestimento nero
L'acciaio inossidabile è la scelta di chi vuole un segno dell'ingannatore moderno e brutale, senza fatica nella cura. L'acciaio non si annerisce, non teme l'acqua, regge l'incisione netta di un serpente o di un nodo. Il rivestimento PVD dà una tonalità nera che si addice particolarmente al lato oscuro di Loki: l'acciaio nero dalla superficie opaca si legge audace e moderno. Una soluzione bicolore, bagliore d'acciaio e parti nere sullo stesso oggetto, riflette direttamente l'ambiguità del dio e si inserisce bene in un look urbano maschile e unisex.
Smalto e inserti colorati
Lo smalto e le pietre colorate danno ciò che i metalli puri non danno: contrasto e colore, senza i quali l'immagine di Loki si impoverisce. Smalto nero e rosso sulle squame del serpente, una tonalità calda di pietra nel ruolo della goccia di veleno o di fuoco, un rivestimento bicolore della maschera. Tutto questo lavora sul tema principale dell'ingannatore, sull'unione degli opposti in un solo oggetto. I toni rossi e arancioni aggiungono la sfaccettatura ignea, i verdi rimandano al serpente, il nero all'ombra. L'inserto colorato trasforma un severo segno metallico in un'immagine viva e mutevole, che risponde con più precisione al carattere del dio.
Legno, osso e cuoio
I materiali naturali nello spirito dell'epoca stessa aggiungono all'immagine una texture arcaica e fatta a mano. Osso intagliato, legno con nodo o serpente impresso a fuoco, un laccio di cuoio al posto della catena. Tali oggetti trasmettono la ruvida autenticità di un manufatto antico e si combinano bene con un inserto metallico, per esempio un serpente d'argento su un laccio di cuoio. Per Loki i materiali naturali sono particolarmente adatti: legano il segno moderno a quel mondo selvaggio e di confine dei giganti e dei mutaforma a cui l'ingannatore appartiene per sangue.
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Come e con cosa portarlo
Il simbolismo di Loki è forte, ambiguo e vistoso, perciò conviene affrontarne il porto con consapevolezza. La buona notizia: l'immagine dell'ingannatore è per natura unisex, dato che il dio stesso cambiava sembianze e sesso, e i suoi segni si addicono allo stesso modo a uomini e donne.
Ciondolo con serpente
Un serpente attorcigliato su catena o laccio di cuoio è il modo più diretto di portare il segno di Loki. Un serpente grande chiede un capo semplice senza fantasia, perché il rilievo delle squame e la curva del corpo si leggano per intero. Un ciondolo così si porta su catena di media lunghezza, perché il segno si posi sul petto. Un serpente piccolo su catenina sottile funziona in modo più delicato ed è adatto sotto una camicia col primo bottone slacciato. L'argento brunito rafforza la sfaccettatura cupa, l'oro aggiunge fuoco, lo smalto porta colore e ambiguità.
Sigillo con maschera o nodo
Un sigillo con maschera bifronte o nodo intrecciato è l'erede degli anelli sigillo dell'epoca vichinga, riletto attraverso l'immagine dell'ingannatore. Un anello massiccio si porta al mignolo o all'anulare, e sta bene da solo, senza altri anelli sulla stessa mano, per non contendersi l'attenzione. La maschera dai due lati si legge come segno di una natura complessa e stratificata, il nodo come segno di intelligenza e scaltrezza. Un sigillo d'argento si addice a un look quotidiano, uno d'oro o con rivestimento nero a uno più audace.
Segni dei figli di Loki
Una linea a sé sono i gioielli con i motivi di Fenrir, Jörmungandr e Hel. Un anello a forma di serpente che si morde la coda, la sagoma di un lupo su un ciondolo, la figura bicolore della dea semiviva. Questi segni portano il tema del fato e del lato oscuro e si leggono con più forza dell'immagine diretta di Loki stesso. L'anello serpente è particolarmente comodo da portare come un anello qualsiasi, e funziona come segno silenzioso per chi conosce il mito. Tali motivi si scelgono quando si vuole portare proprio la sfaccettatura oscura e fatale dell'ingannatore.
L'approccio unisex
Il simbolismo di Loki è per sua natura unisex, e in questo sta il suo raro pregio. Il dio stesso cambiava liberamente sesso e sembianze, perciò i suoi segni non sono fissati al maschile o al femminile. La versione femminile è più spesso sottile e grafica: un serpente elegante, un nodo minuto, un ciondolo bifronte delicato. Quella maschile tende alla massa: un grande serpente attorcigliato, un sigillo largo, acciaio nero, laccio di cuoio. Ma sono solo registri, non regole: un serpente grande lo portano le donne, un nodo sottile gli uomini. L'ingannatore non riconosce cornici rigide, e così i suoi gioielli.
Intelligenza e anticonformismo
Il segno di Loki funziona al meglio come accento con carattere, non in un mucchio comune. Il sigillo con maschera conviene lasciarlo solista sulla mano. Il serpente si può comporre in strati con catenine neutre o altri segni scandinavi. Per tema l'immagine di Loki va d'accordo col resto del simbolismo del Nord: col martello di Thor, procurato proprio dalla sua scommessa con i nani, col simbolismo di Odino, suo fratello giurato, con tutto il giro del pantheon scandinavo. Si compone bene un set a tema nello spirito dei gioielli vichinghi. L'essenziale che il segno di Loki porta in ogni combinazione è intelligenza e anticonformismo, il diritto di essere se stessi contro le cornici.
Gli ingannatori dei popoli del mondo
Loki non è solo: la figura dell'astuto, del trasgressore dell'ordine che inganna e insegna a un tempo, esiste presso quasi ogni popolo. Questa comunanza spiega perché l'immagine dell'ingannatore tocca l'uomo così in profondità, e allarga il senso del suo simbolismo oltre i confini del Nord.
Ermes presso i Greci, il romano Mercurio, è il dio messaggero, protettore di mercanti, viandanti e ladri, un furbo che ancora neonato rubò la mandria ad Apollo e se la cavò con il fascino. È il tramite tra il mondo dei vivi e dei morti, come Loki una creatura del confine. Abbiamo dedicato a Ermes un'analisi a parte, e il suo caduceo con i serpenti si richiama alla sfaccettatura serpentina di Loki: entrambi gli dèi sono legati all'astuzia e al passaggio tra i mondi.
Anansi presso i popoli dell'Africa occidentale è un ragno astuto, che con l'inganno ottenne dal dio del cielo tutte le storie del mondo e le portò agli uomini. I suoi racconti attraversarono l'oceano insieme agli schiavi e divennero parte del folklore dei Caraibi e delle Americhe. Anansi, come Loki, è piccolo e debole contro i forti, ma vince con l'intelligenza, e in questo sta la morale principale dell'ingannatore: l'astuzia è più forte della forza bruta.
Coyote presso i popoli nativi del Nord America è creatore e distruttore in una sola figura, che ora porta agli uomini il fuoco, ora attira su di loro disgrazie per la propria avidità e stupidità. È comico e saggio, basso e grande nello stesso tempo. In Coyote c'è la stessa ambiguità che in Loki: l'ingannatore di tutti i popoli è una forza che non rientra nella semplice divisione tra bene e male, perché il mondo stesso è così.
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Fatti che sorprendono
Loki ha accumulato nei miti tanto di strano che certe storie suonano quasi inverosimili.
Loki fu la madre di un cavallo a otto zampe. Per far saltare l'accordo col gigante costruttore, si trasformò in giumenta, distrasse lo stallone del gigante e lui stesso partorì un puledro. Così il miglior cavallo di Asgard, lo Sleipnir a otto zampe su cui cavalca Odino, risultò figlio del dio dell'inganno in sembianze femminili.
Il martello di Thor nacque grazie a una scommessa di Loki. L'amuleto principale del Nord, Mjöllnir, lo forgiarono i nani quando Loki scommise con loro la propria testa. Poiché l'ingannatore in forma di mosca morse il maestro, il manico del martello venne corto, ma per il resto Mjöllnir divenne la migliore arma degli dèi.
Loki salvò la propria testa con un cavillo. Persa la scommessa col nano Brokkr, cedette la testa, ma dichiarò che il collo non l'aveva messo in palio, e dunque non si poteva toccare. Il nano non poté staccare la testa senza intaccare il collo, e per ripicca cucì la bocca all'ingannatore.
I terremoti si spiegavano con i tormenti di Loki. Secondo il mito il dio incatenato si dibatte dal dolore quando il veleno del serpente gli gocciola sul viso, e dalle sue convulsioni la terra trema. Così gli antichi scandinavi spiegavano le scosse sotterranee.
Loki diede nome al serpente che cinge la terra. Suo figlio Jörmungandr, il serpente del mondo, è tanto grande da avvolgere tutta la terra e mordersi la coda. Quando lascerà andare la coda, comincerà la fine del mondo.
Loki prese parte a un diverbio in cui offese tutti gli dèi insieme. Nel canto «Il diverbio di Loki» irrompe a un banchetto e a turno punzecchia ogni dio e dea, mettendone a nudo segreti e debolezze, finché non lo scaccia Thor sopraggiunto.
La moglie di Loki regge la coppa sopra di lui fino alla fine dei tempi. La fedele Sigyn sta accanto al marito incatenato e raccoglie il veleno del serpente in una coppa, allontanandosi solo per svuotarla. Questa scena di fedeltà sopra il dio incatenato del cambiamento è una delle più commoventi della mitologia del Nord.
L'immagine di Loki col serpente è intagliata su una croce cristiana. Su una croce di pietra dell'isola di Man dell'epoca vichinga si è conservata una raffigurazione in cui gli studiosi vedono Loki legato, segno della tenacia dell'immagine perfino alle soglie del cristianesimo.
Domande frequenti
Chi è Loki nella mitologia scandinava?
Loki è il dio dell'astuzia, dell'inganno e del cambiamento, l'ingannatore del pantheon scandinavo. Per sangue è mezzo gigante, ma vive tra gli Asi come fratello giurato di Odino. È un mutaforma che cambia sembianze e sesso, padre dei mostri Fenrir, Jörmungandr e Hel, e una figura ambigua: ora aiutante degli dèi, ora loro rovina nel Ragnarök.
Loki è un dio del bene o del male?
Né l'uno né l'altro, e in questo sta la sua essenza. Loki non rientra nella semplice divisione: in certi miti tira fuori gli dèi dai guai con l'astuzia, in altri attira su di loro disgrazie, e alla fine rovina il mondo. Il suo segno lo scelgono proprio per l'ambiguità, per l'accettazione del fatto che nell'uomo e nel mondo c'è sia luce sia ombra.
Qual è il simbolo di Loki?
Loki non ha un segno canonico unico come il martello di Thor. Il suo simbolismo si compone dai motivi del mito: il serpente dalla storia della punizione, il fuoco, la maschera e l'ambiguità, il nodo intrecciato, le sagome dei suoi figli mostruosi. Nei gioielli si incontrano più spesso il serpente e il nodo intrecciato come segni di astuzia e resa dei conti.
Perché Loki è legato al serpente?
Il simbolismo serpentino viene dal mito della punizione di Loki. Per i suoi crimini gli dèi incatenarono l'ingannatore in una grotta e appesero sopra il suo viso un serpente velenoso, perché il veleno gli gocciolasse sulla pelle. Perciò il serpente di Loki non è saggezza, ma castigo, dolore e resistenza nella sofferenza, ed è questo a renderlo un segno tanto forte.
Una donna può portare il simbolo di Loki?
Sì, e l'immagine di Loki vi si presta in modo particolare. Il dio stesso cambiava liberamente sesso e sembianze, perciò il suo simbolismo è per natura unisex. La versione femminile è di solito più sottile e grafica: un serpente elegante, un nodo minuto, un ciondolo bifronte delicato. I segni dell'ingannatore portano l'idea di intelligenza, cambiamento e diritto di essere se stessi, e questo è vicino a una persona di qualunque sesso.
In cosa Loki si distingue da Odino?
Sono dèi diversi, benché fratelli giurati. Odino è il Padre di tutti, saggio signore degli Asi, che ottiene il sapere al prezzo del proprio sacrificio. Loki è l'astuto trasgressore, che ottiene ciò che vuole con l'inganno e il cambio di sembianze e paga il risultato con le disgrazie altrui. Odino incarna la saggezza, Loki la scaltrezza, ed entrambi sono legati dal giuramento di fratellanza di sangue.
Chi sono i figli di Loki?
Dalla gigantessa Angrboða Loki ha tre figli mostruosi: il lupo Fenrir, che divorerà Odino nel Ragnarök, il serpente del mondo Jörmungandr, che cinge la terra, e Hel, signora del regno dei morti. Inoltre, trasformato in giumenta, Loki partorì il cavallo a otto zampe Sleipnir. Tutti i suoi figli sono creature di natura di confine, mostruosa o ultraterrena.
Quale materiale è meglio per un gioiello col simbolismo di Loki?
Dipende da quale sfaccettatura si vuole mettere in risalto. L'argento brunito dà una cupezza grafica che si addice al serpente e alla maschera. L'oro rimanda al lato igneo dell'ingannatore. L'acciaio nero si legge moderno e brutale. Lo smalto e gli inserti colorati aggiungono contrasto e colore, riflettendo con più precisione l'ambiguità del dio.
Conclusione
Loki è l'unico tra i grandi dèi del Nord che non si pregava per fortuna e il cui segno gli antichi guerrieri non portavano come amuleto. Viveva nel racconto, nella storia di un astuto che partorì un cavallo, strappò ai nani i tesori degli dèi, rovinò Baldr e giacque incatenato sotto il serpente che gocciola. È proprio questa ambiguità a renderlo il beniamino dell'epoca nuova. In un mondo di simboli piatti del bene, il segno dell'ingannatore dice altro: dell'accettazione della propria ombra, dell'astuzia come pregio, del diritto di essere dai mille volti e scomodi. Scegliendo il serpente, la maschera o il nodo intrecciato di Loki, una persona porta non un amuleto, ma una posizione. È il segno di intelligenza, cambiamento e libertà di non rientrare negli schemi, e in questo sta la sua rara forza.
Argento, oro, simbolismo scandinavo, amuleti, set in coppia.
Su Zevira
Zevira sono gioielli con un significato: simboli, amuleti, segni di forza e carattere in forme pulite d'argento e oro. Amiamo gli oggetti che hanno una storia lunga migliaia di anni, e la trasferiamo nel design contemporaneo senza pomposità superflua. Serpenti, nodi, segni scandinavi e immagini di dèi antichi nel catalogo convivono con ciondoli minimalisti e set in coppia, perché ognuno trovi il proprio segno.











