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Veles nei gioielli: dio del bestiame e della ricchezza, il Sigillo di Veles e il segno del signore degli inferi

Veles nei gioielli: dio del bestiame e della ricchezza, il Sigillo di Veles e il segno del signore degli inferi

Nei trattati più antichi i principi della Rus' giuravano su due dèi insieme: sulle armi di Perun e sul bestiame di Veles. Perun rispondeva della parola del guerriero, Veles della prosperità, del commercio e della solidità di un patto. Rompi il giuramento fatto nel nome di Veles e diventerai giallo come l'oro, ma povero in canna. Oggi il segno di questo dio torna a posarsi su un ciondolo d'argento.

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Chi è Veles

Veles è uno dei principali dèi del pantheon slavo, protettore del bestiame, della ricchezza, del commercio, della saggezza e signore del mondo di sotto, l'oltretomba. Lo chiamavano "dio del bestiame", e dietro quella parola c'è molto più di una mandria di vacche. Per gli antichi slavi il bestiame era la misura della ricchezza, e la stessa parola "scot" ha significato a lungo sia "beni" sia "denaro". Per questo il dio del bestiame è il dio dell'abbondanza nel senso più ampio: del raccolto, del guadagno, dei beni messi da parte, del commercio fortunato.

Il nome del dio compare nelle fonti in due forme vicine, Veles e Volos. Gli studiosi discutono ancora se si tratti di due divinità distinte o di una sola sotto due nomi, ma nella memoria popolare le due figure si sono fuse in un'unica immagine del signore della ricchezza e delle acque sotterranee. Dalla radice di questo nome derivano, secondo una versione, parole legate al volere, al potere e al possesso; secondo un'altra, parole legate al bestiame e alla lana, al "pelo". In ogni lettura si parla di un dio che tiene in pugno la prosperità e le forze profonde della terra.

Di Veles si sono conservate poche fonti, e conviene tenerlo a mente fin dall'inizio. Non resta alcuna testimonianza scritta dei pagani stessi, perché la tradizione slava preletteraria si tramandava a voce. Conosciamo il dio attraverso le menzioni nelle cronache, le formule dei giuramenti registrate, le osservazioni etnografiche tardive dei riti e il confronto con le credenze dei popoli vicini. Per questo gli studiosi ricostruiscono la sua figura per frammenti, e parte dei dettagli oggi familiari è una ricostruzione fondata, non un racconto antico tramandato parola per parola. Questo non rende l'immagine meno viva, ma esige onestà: dove finisce il sapere solido e dove comincia la congettura prudente.

Nei gioielli Veles compare non come ritratto, ma attraverso i suoi segni. Il principale è il cosiddetto Sigillo di Veles, un segno spigoloso a forma di lettera "A" rovesciata o di muso bovino con le corna. Accanto stanno il toro e l'uro, l'orso, il serpente, la cornucopia. Ognuna di queste immagini si legge come un augurio di prosperità, di forza e di legame con un'antica saggezza terrena. Un ciondolo con il Sigillo di Veles o un anello con la testa di toro funzionano come un vecchio amuleto per il guadagno e per una casa solida.

Veles sta a sé tra gli dèi slavi. Se Perun è il dio del temporale, della scorta armata e dell'ordine celeste, Veles è il dio della terra, del bestiame, delle acque sotterranee e di tutto ciò che si accumula e si conserva. È protettore non dei guerrieri, ma dei pastori, dei mercanti, dei cantori e dei volchvy, i sacerdoti e custodi del sapere. Questo tratto dà alla sua simbologia una sfumatura particolare: non parla di valore guerriero, ma di economia domestica, di saggezza e di legame con gli antenati, sepolti in quella stessa terra.

Il posto di Veles tra gli dèi slavi

Veles occupa nel pantheon slavo il posto del polo terreno, inferiore, opposto a quello celeste di Perun. Sul mondo regna il tonante Perun, dio della scorta principesca e del temporale, il cui idolo a Kiev sorgeva su un colle, in alto. Veles invece è legato al basso, alla terra, al bestiame, alle acque e al regno sotterraneo, e il suo idolo, secondo le cronache, stava in basso, sul Podol di Kiev, presso il mercato. Già questa geografia, l'alto e il basso, racconta il rapporto fra i due dèi.

Vale la pena fissare anche la cerchia delle immagini di Veles. Il bestiame e l'uro come segno di ricchezza, l'orso come signore del bosco e fiera del dio stesso, il serpente come custode dei tesori e delle acque sotterranee, la cornucopia come simbolo di abbondanza. Questo seguito spiega perché la testa di toro, l'artiglio d'orso e il motivo serpentino convivano così spesso nella simbologia protettiva slava: mostrano il dio attraverso le sue fiere e i suoi attributi, e non attraverso un volto, che la tradizione quasi non ci ha lasciato.

Si procede per ordine: da dove arriva il culto di Veles, che cosa significa ognuno dei suoi segni, quale senso portano i suoi simboli, perché quel segno spigoloso e rovesciato si chiama Sigillo di Veles, in che cosa Veles si oppone a Perun, di che materiali si fanno questi gioielli, come e con che cosa portarli, e dove vive Veles nel folclore e nell'etnografia.

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Storia e culto di Veles

Pendente da tempia in oro della Rus' dell'XI-XII secolo a smalto cloisonné: due uccelli ai lati dell'albero della vita
Pendente da tempia di fattura russa antica: due uccelli vegliano sull'albero della vita. Gli uccelli e l'albero del mondo sono immagini ricorrenti di quel mondo inferiore e ancestrale di cui Veles era ritenuto signore. Temple Pendant with Two Birds Flanking a Tree of Life, Rus' di Kiev, ca. 1000-1200. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0).Temple Pendant with Two Birds Flanking a Tree of Life (front) and Geometric Lead Motifs (back), ca. 1000-1200. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

L'immagine di Veles ha vissuto una vita lunga, dal patto pagano stretto col tuono e con le armi fino alla festa contadina, e quasi a ogni tappa ha lasciato traccia nei riti, nelle parole e negli oggetti che la gente teneva con sé. Quell'immagine si ricostruisce dalle cronache, dalle formule dei giuramenti, dalle annotazioni etnografiche tardive dei riti e dai nomi sopravvissuti fino all'età moderna.

Dio del bestiame: la ricchezza misurata a mandrie

Il nome più antico e più saldo di Veles è "dio del bestiame". In un mondo in cui la ricchezza si contava a capi di bestiame, un dio simile rispondeva di tutto ciò che si guadagnava: dei nuovi nati delle mandrie, del raccolto, della prosperità della casa, della fortuna nel commercio. Il bestiame dava latte, carne, lana, forza da tiro; lo si scambiava e con esso si pagava, come con denaro. Per questo il protettore del bestiame divenne naturalmente protettore della ricchezza in generale. Il contadino chiedeva a Veles una casa solida, il mercante un affare riuscito, ed entrambi si rivolgevano allo stesso dio dell'abbondanza. Questo legame è arrivato fino a noi nella lingua stessa: "scot" come bene, "scotnica" come tesoreria.

Dio della saggezza, dei canti e dei volchvy

Veles è anche dio della saggezza, delle narrazioni e del sapere segreto, protettore dei volchvy, gli antichi sacerdoti e custodi delle tradizioni. Nel "Canto della schiera di Igor" il cantore Bojan è chiamato "nipote di Veles", cioè erede del dio della poesia e dell'ispirazione. Il legame fra il dio della ricchezza e la saggezza non è casuale: per gli antichi il sapere era un bene da accumulare proprio come una mandria, e il cantore che ricordava le stirpi e le leggende custodiva una ricchezza non minore di quella delle greggi. Da qui in Veles il tratto del signore della parola e della memoria, vicino a chi tiene in conto l'ingegno e la dottrina.

Signore degli inferi e delle acque sotterranee

Veles è signore del mondo di sotto, dell'oltretomba, regno dei morti e deposito dei tesori. Da lui vanno le anime degli antenati, sotto la sua tutela stanno le acque sotterranee, le radici dell'albero del mondo, tutto ciò che giace sotto terra e dentro la terra. Questo tratto lo accosta all'immagine del signore della ricchezza invisibile: anche l'oro e il minerale giacciono nella terra, nei suoi domini. Gli antichi vi vedevano una logica coerente: il dio dell'abbondanza e il dio degli inferi sono lo stesso dio, perché sia l'una sia gli altri sono nascosti nelle profondità e da lì arrivano all'uomo. Il legame con gli antenati rende la simbologia di Veles vicina al tema della stirpe e dell'eredità.

Patti, giuramenti e parola inviolabile

Il nome di Veles risuonava nei giuramenti più importanti dell'antica Rus'. Secondo le cronache, stringendo trattati con i greci la Rus' giurava su due dèi insieme: i guerrieri sulle armi e su Perun, gli altri su Veles, il "dio del bestiame". Chi rompeva un simile giuramento si tirava addosso l'ira del dio della ricchezza: gli promettevano che sarebbe diventato giallo come l'oro e avrebbe perduto i suoi averi. Così Veles divenne garante di un affare onesto e di una parola inviolabile, soprattutto nelle faccende commerciali ed economiche. Questo ruolo rende il suo segno un amuleto adatto a chi tiene in conto la promessa data e la solidità di un patto.

Veles e Perun: lo scontro nel mito

Nella ricostruzione dell'antico mito slavo Veles e Perun sono avversari eterni. Secondo una versione, Veles-serpente ruba al tonante il bestiame, le acque o la moglie, li nasconde nel mondo di sotto, e Perun lo insegue, lo colpisce con i fulmini, lo caccia sotto terra e sotto la pietra, liberando il maltolto. Questo racconto della lotta del dio celeste contro il serpente terreno gli studiosi lo chiamano il mito fondamentale degli slavi. Conviene tenere a mente che molto qui è ricostruzione, messa insieme per frammenti, e non un racconto antico compiuto. Ma la contrapposizione di due forze, l'alto del temporale e il basso sotterraneo, nella visione del mondo slava si coglie con chiarezza.

Doppia fede: Veles e San Biagio

Con l'arrivo del cristianesimo il culto aperto di Veles si spense, ma l'immagine non scomparve: passò a un santo vicino per nome e per ruolo. Protettore del bestiame divenne San Biagio, il cui nome in russo (Vlasij) richiama Volos-Veles, e nel popolo lo chiamavano proprio dio "delle vacche" o "del bestiame", protettore delle greggi. Nel giorno di San Biagio si celebravano funzioni per la salute del bestiame, si aspergevano gli animali, si cuocevano biscotti speciali a forma di vacchette. Così il dio pagano dell'abbondanza sopravvisse in silenzio sotto un nome cristiano fino all'età moderna: un raro esempio limpido di doppia fede, in cui antico e nuovo si saldarono in un'unica festa.

Tracce tardive nell'etnografia

Nelle registrazioni più recenti dei riti si è conservata un'altra traccia luminosa di Veles. I mietitori lasciavano sul campo falciato un ciuffetto di spighe non tagliato, che chiamavano "la barbetta di Veles" o "il ciuffo per la barbetta", lo piegavano e lo ornavano. Era un'offerta al dio della fertilità e del campo, il pagamento per il raccolto e la richiesta di prosperità futura. Il rito sopravvisse fino all'Ottocento e perfino al Novecento, quando dello stesso Veles ormai pochi avevano memoria, e mostra quanto a fondo il nome del dio si fosse radicato nell'anno contadino. Da queste tracce minute e ostinate gli studiosi mettono insieme il volto del dio antico.

I simboli di Veles

Pendente da tempia in oro della Rus' di Kiev dell'XI-XII secolo a smalto cloisonné: due sirene ai lati dell'albero della vita
Sirene mezze-uccello e albero della vita su un pendente di fattura kieviana. I motivi ferini e di uccelli del metallo russo antico richiamano il repertorio di immagini di Veles, signore delle fiere e del mondo di sotto. Temple Pendant with Two Sirens Flanking a Tree of Life, Rus' di Kiev, XI-XII secolo. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0).Temple Pendant with Two Sirens Flanking a Tree of Life (front) and Confronted Birds (back), 11th-12th century. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

Veles ha tutto un repertorio di segni, e ognuno si presta a diventare un motivo di gioiello a sé. Li esaminiamo uno per uno, tenendo a mente che parte delle interpretazioni è una ricostruzione moderna, e non una testimonianza antica tramandata parola per parola.

Il Sigillo di Veles, o segno di Veles

Il principale segno grafico del dio è il Sigillo di Veles, un simbolo spigoloso a forma di lettera "A" rovesciata con la traversa, che si legge come un muso bovino o ursino stilizzato con le corna rivolte in basso. Il fatto che sia capovolto e orientato verso il basso lega il segno al mondo di sotto, alla terra e alle forze sotterranee, ai domini di Veles. Il Sigillo di Veles si porta come amuleto per la ricchezza, la saggezza e la fortuna negli affari, come segno di legame con un'antica forza terrena. Va detto con onestà: conferme archeologiche complete di questo segno esattamente in questa forma ce ne sono poche; in larga parte è un'immagine codificata in età moderna sulla base della mitologia. Ma come grafica è essenziale e forte: le linee spigolose si compongono in un disegno riconoscibile, quasi runico, che sta bene sia su un ciondolo sia su un anello.

Il toro e l'uro

Il toro e il suo progenitore selvatico, l'uro, sono il segno più diretto di Veles, dio del bestiame e della ricchezza. La possente fiera cornuta incarnava la forza, la fertilità, l'abbondanza, l'idea stessa dei beni guadagnati. L'uro, oggi estinto, era per gli slavi l'immagine di una potenza primordiale; le sue corna erano pregiate e se ne facevano vasi rituali e amuleti. La testa di toro o le corna in un gioiello si leggono come segno di prosperità, di casa solida, di forza maschile e di tenacia. Un ciondolo o un anello con la testa di toro rimanda all'essenza stessa di Veles: il dio la cui ricchezza si misurava a mandrie cornute. È un segno antico di guadagno e di forza, comprensibile senza didascalia.

L'orso

L'orso è il signore del bosco e la fiera legata in modo particolarmente stretto a Veles. Il dio veniva spesso raffigurato in sembianze ursine, e l'orso stesso nel popolo era venerato come padrone del bosco, forte, saggio, legato alla ricchezza dei terreni e al mondo degli antenati, perché la fiera si addormenta per l'inverno come scendesse nel mondo di sotto, e torna in primavera. L'artiglio e la zanna d'orso si portavano da tempo immemorabile come potente amuleto di forza e protezione. Nei gioielli il motivo ursino, la testa della fiera, la zampa, l'artiglio, si legge come segno di potenza primordiale, di protezione, di legame con la saggezza boschiva e terrena di Veles. È un simbolo severo e virile per chi tiene in conto la forza e la fermezza.

Il serpente

Il serpente è una delle sembianze di Veles stesso e il suo segno di signore del mondo di sotto. Nel mito fondamentale Veles appare come un enorme serpente che custodisce le acque e i tesori sotterranei, ed è proprio con lui che combatte il tonante Perun. Presso gli slavi il serpente è legato alla terra, all'acqua, alle ricchezze sotterranee, alla saggezza e alla longevità, alla muta della pelle come immagine di rinnovamento. Il motivo serpentino in un gioiello si legge in modo duplice: è custode della ricchezza nascosta, segno di saggezza e antica forza terrena. Trattiamo il serpente come simbolo a sé in modo approfondito, mentre nel contesto di Veles il serpente conta proprio come sembianza del dio, guardiano dei suoi tesori sotterranei.

La cornucopia

La cornucopia è un'immagine di abbondanza legata in modo diretto al dio della ricchezza. Il corno colmo da cui sgorgano doni, grano, frutti, monete, si legge come augurio di guadagno, di raccolto, di casa piena. In Veles questo simbolo è particolarmente azzeccato, perché sia il corno bovino sia l'idea di un vaso traboccante di beni convergono nella sua immagine di dio del bestiame e dell'accumulato. In un gioiello la cornucopia funziona come segno essenziale di fortuna negli affari e di benessere materiale, un dono dall'augurio chiaro per chi avvia un'attività o mette su casa.

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Il significato di Veles nei gioielli

Perché portare il segno di Veles? Il dio ha più strati di significato, e ognuno risponde a un bisogno umano diverso.

Ricchezza e prosperità

Veles è prima di tutto dio della ricchezza, ed è il suo significato principale. Il dio del bestiame rispondeva della prosperità, del guadagno, dei beni accumulati, della fortuna nell'economia di casa. Portare il suo segno vuol dire puntare su una casa solida, sul benessere materiale, sulla capacità di guadagnare e conservare. Il Sigillo di Veles, il toro, la cornucopia si leggono come antico amuleto per il guadagno e la prosperità, come augurio di casa piena. È un'idea vicina a chi avvia un'attività, manda avanti la casa, tiene in conto un benessere affidabile.

Conviene precisare di quale ricchezza Veles fosse protettore. Non la fortuna casuale del giocatore né il tesoro caduto dal cielo, ma il benessere guadagnato, coltivato, ottenuto con un commercio e un lavoro onesti. La mandria cresce di anno in anno, il campo rende secondo la fatica, il commercio porta guadagno a chi è abile. Il dio del bestiame rispondeva dell'incremento, di ciò che si accumula e si moltiplica, e non di ciò che vola via. Per questo il suo amuleto è più vicino alla persona posata, che costruisce il benessere lentamente e per durare, e non a chi acchiappa il colpo veloce. In questo senso il segno di Veles si legge come augurio non di una ricchezza piovuta dal cielo, ma di una casa solida e in crescita, da poter passare a chi viene dopo.

Saggezza e sapere

Veles è dio della saggezza, dei canti e del sapere segreto, protettore dei cantori e dei volchvy. Per gli antichi il sapere si accumulava come la ricchezza e si custodiva come una mandria. Per questo la simbologia di Veles è vicina a chi tiene in conto l'ingegno, la dottrina, la memoria, a chi vive di parola e di sapere. Per loro il segno del dio si legge non come denaro, ma come un'altra ricchezza, la saggezza e il possesso della tradizione. È un tratto raro per un dio dell'abbondanza, e rende l'immagine più ampia.

Artigianato e commercio

Veles è protettore dei mercanti, degli artigiani e dell'affare onesto. Nel suo nome si giurava nei trattati commerciali, a lui si chiedeva fortuna nel lavoro e solidità della parola. La simbologia del dio è vicina a chi commercia, lavora con le mani, conclude affari, a chi vive di mestiere e di scambio. Per loro il segno di Veles funziona come amuleto per un guadagno onesto, un patto saldo e la fortuna negli affari. È un augurio chiaro per chi apre un'attività o conduce una trattativa.

Legame con gli antenati

Veles è signore del mondo di sotto, dove vanno le anime degli antenati, e attraverso questo è dio del legame della stirpe con chi è venuto prima di noi. I suoi domini sono la terra in cui giacciono gli avi, le radici, le origini. La simbologia di Veles è vicina a chi tiene alla stirpe, all'eredità, alla memoria degli antenati, al legame fra generazioni. Il segno del dio in questo senso si legge come un filo che si tende nella profondità della stirpe, come amuleto per la solidità della famiglia e il rispetto delle radici. Un tema affine lo custodisce anche l'antico amuleto lunare slavo, la lunula, legato alla sorte femminile e alla stirpe.

Presso gli antichi slavi la venerazione degli antenati e il signore degli inferi si univano in modo diretto. Gli avi giacciono nella terra, e la terra e il regno sotterraneo sono i domini di Veles, dunque anche i defunti stessi sono sotto la sua tutela. Nei riti funebri, nei giorni dedicati ai genitori, quando si ricordavano i trapassati, era invisibilmente presente anche l'immagine del dio che accoglie le anime. Per questo il segno di Veles, in chi oggi lo porta per il tema della stirpe, funziona non come un gioiello sul denaro, ma come un quieto richiamo alle radici, a chi è venuto prima di noi, al dovere della memoria. È un tratto raro per un amuleto sulla ricchezza, e rende il simbolo di Veles più profondo di un semplice segno di fortuna negli affari.

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Veles e Perun: due forze

Di tutta la mitologia slava la coppia Veles e Perun merita un discorso a parte, perché è proprio il loro scontro a reggere l'impalcatura dell'intera visione del mondo e a spiegare in che cosa il segno di Veles si distingue dai segni degli dèi superiori, celesti.

Perun è dio del temporale, del tuono e del fulmine, protettore della scorta principesca e dei guerrieri, dio dell'ordine e della forza celesti. Veles è il suo opposto terreno, dio del bestiame, della ricchezza, delle acque sotterranee e del mondo di sotto, protettore dei pastori, dei mercanti e dei volchvy. Uno in alto, l'altro in basso. Uno regna sul tuono e sulle armi, l'altro sull'abbondanza e sul nascosto. Questa coppia, alto e basso, tuono e terra, è il perno del cosmo slavo.

Nel mito fondamentale degli slavi la loro inimicizia è messa in scena come un inseguimento. Veles in sembianze di serpente ruba a Perun il bestiame, le acque o la promessa sposa e li nasconde nel mondo di sotto, sotto terra, sotto la pietra, sotto l'albero. Perun insegue il ladro, colpisce con i fulmini tutti i suoi nascondigli e alla fine libera il maltolto, restituendo al mondo la pioggia, il bestiame, l'ordine. Il temporale, in questo mito, è proprio quella battaglia, e il fulmine è l'arma del tonante. Conviene tenere a mente che un testo antico compiuto di questo mito non esiste: gli studiosi lo hanno messo insieme per frammenti di riti, canti e confronti con le tradizioni vicine, dunque è una ricostruzione fondata, non un racconto tramandato parola per parola.

Per i gioielli questa coppia offre una scelta di tono chiara. Se si vuole un segno di forza, di temporale, di protezione guerriera, si sceglie il martello o l'ascia del tonante, e trattiamo a parte l'ascia di Thor e Perun. Se è più vicina la ricchezza, la saggezza, la casa e il legame con la terra, si sceglie il segno di Veles. Esiste anche l'amuleto doppio, in cui convergono entrambe le forze: gli antichi del resto giuravano su due dèi insieme, riconoscendo che al mondo servono e il tuono e la terra, e la forza e l'abbondanza.

Materiali

Pendente da tempia in elettro e perle della Rus' di Kiev dell'XI-XII secolo a smalto cloisonné con uccelli affrontati
Pendente in elettro con perle e smalto cloisonné, esempio di come i maestri russi antichi lavorassero il metallo prezioso. Gioielli simili si appendevano al copricapo all'altezza delle tempie. One of a Pair of Temple Pendants with Confronted Birds, Rus' di Kiev, XI-XII secolo. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0).One of a Pair of Temple Pendants, with Confronted Birds (front) and Human Heads (back), 11th-12th century. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

L'immagine di Veles chiede materiali che reggano l'idea di antichità, di forza terrena e di autenticità. Non tutti vanno bene, e ognuno ha la propria logica.

Argento

L'argento rende al meglio l'estetica severa e arcaica della simbologia slava. L'argento 925 è robusto, si porta ogni giorno e nella maggior parte dei casi non dà allergie. Il Sigillo di Veles, la testa di toro, il serpente in argento risultano grafici e densi, e l'argento stesso si annerisce facilmente negli incavi del rilievo, per mettere in risalto le linee spigolose del segno o la trama del muso ferino. L'argento brunito è forse la scelta più "velesiana": dà quella trama scura, ingrigita dal tempo, che avevano gli antichi amuleti riportati alla luce dalla terra.

Bronzo e ottone

Il bronzo è un materiale storicamente affine: molti amuleti, pendagli e fibule slave si fondevano proprio in bronzo e in altre leghe di rame. Il caldo riflesso ramato dà all'immagine una profondità arcaica, da museo, come se l'oggetto fosse appena uscito da uno scavo. L'ottone dal tono dorato funziona in modo simile e costa di meno. Il difetto delle leghe di rame è che col tempo si scuriscono e possono lasciare tracce sulla pelle, perciò questi oggetti vanno curati. Bronzo e ottone conviene toglierli prima della doccia e del sonno, pulirli con un panno morbido e conservarli all'asciutto: così la patina si posa bene, e non a macchie. A chi serve una trama calda e storica senza grane, conviene l'argento dorato.

Oro

L'oro rimanda direttamente all'idea di ricchezza, di cui Veles è custode, e si legge come variante di prestigio del segno. Un Sigillo di Veles o una testa di toro in oro legano il simbolo del dio dell'abbondanza al più ricco dei metalli, cosa coerente e bella nel senso. Il caldo bagliore ammorbidisce la severità del segno slavo e lo rende più ricco. Per chi vuole legare l'amuleto della prosperità all'idea di stirpe e di eredità, l'oro è la scelta migliore, perché era proprio l'oro a essere accumulato e tramandato di generazione in generazione.

Legno, osso e cuoio

Una linea a parte sono i materiali naturali nello spirito dell'epoca stessa. Legno intagliato, osso con il segno impresso a fuoco, laccio di cuoio al posto della catena. Questi oggetti rendono la trama grezza e fatta a mano dell'antico amuleto slavo e si sposano bene con un inserto metallico, per esempio un Sigillo di Veles in argento su un laccio di cuoio. Il legno è particolarmente azzeccato per la sfaccettatura boschiva e ursina dell'immagine, e l'osso rimanda agli amuleti ferini, alle zanne e agli artigli. Questi materiali aggiungono autenticità all'immagine e legano il gioiello moderno all'aspetto reale degli amuleti dei nostri antenati.

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Come e con che cosa portarlo

La simbologia di Veles è forte e vistosa, perciò al modo di portarla conviene avvicinarsi con consapevolezza. La buona notizia: l'immagine è universale, la portano sia gli uomini sia le donne, solo in registri diversi.

Ciondolo con il Sigillo di Veles

Il Sigillo di Veles su catena o su laccio di cuoio è il modo più diretto di portare il segno del dio. Un sigillo grande chiede una parte alta semplice, senza fantasie, perché la geometria spigolosa e severa si legga per intero. Lo si porta di solito su catena di media lunghezza, perché l'amuleto poggi sul petto. Un sigillo piccolo su catenina sottile risulta più delicato e va bene sotto una camicia con il bottone alto slacciato. L'argento brunito accentua la severità del segno, l'oro lo ammorbidisce e lo lega direttamente all'idea di ricchezza.

Anello con testa di toro

L'anello con testa di toro o di uro è la variante virile e densa del segno di Veles. L'anello massiccio si porta all'anulare o al mignolo, e sta bene da solo, senza altri anelli sulla stessa mano, per non contendersi l'attenzione. La testa di toro si legge come segno di forza, prosperità e tenacia, e l'incisione lungo il gambo aggiunge profondità. Un anello d'argento va bene per il quotidiano, uno d'oro per le occasioni. Un tema protettivo affine lo tengono anche gli anelli amuleto con segni di difesa.

Artiglio d'orso e motivo ferino

Un pendente a forma di artiglio d'orso, di zanna o di testa di fiera è il tipo più antico di amuleto, legato direttamente alla sfaccettatura boschiva di Veles. Un segno simile si porta corto, all'altezza delle clavicole, oppure più lungo, sopra il maglione, spesso su laccio di cuoio, che ne accentua la trama primordiale. L'artiglio si legge come segno di forza, protezione e legame con il principio selvatico e terreno. Si sposa bene con i materiali naturali grezzi e tende all'immagine maschile e severa, anche se la variante minuta ed elegante la portano pure le donne.

Approccio maschile e unisex

La simbologia di Veles tradizionalmente si legge piuttosto come maschile: forza, casa, severa saggezza terrena. Ma il Sigillo di Veles, la cornucopia e il motivo serpentino li portano da tempo tutti. La variante femminile è più spesso sottile e grafica: un sigillo elegante, una cornucopia minuta, una curva serpentina sottile. La variante maschile tende alla massa: anello largo con il toro, sigillo grande, artiglio d'orso, rilievo marcato, laccio di cuoio. L'argento brunito rende l'immagine più severa, l'oro più morbida e più ricca nel senso.

Con che cosa abbinarlo

Il segno forte di Veles rende meglio come accento, e non in mucchio. L'anello con il toro conviene lasciarlo da solo sulla mano. Il Sigillo di Veles si può comporre in uno strato con catenine neutre o con altri segni slavi. A tema, i segni del dio fanno buona compagnia al resto della simbologia e degli amuleti slavi: l'ascia di Perun, la lunula, il motivo serpentino. Si compone bene un insieme sensato nello spirito degli amuleti e talismani slavi. Conviene invece evitare la mescolanza con un decoro di tono opposto: il severo Sigillo di Veles accanto a una pioggia di fiorellini perde carattere.

Veles e Perun: due forze opposte
TrattoVelesPerun
DominioBestiame, ricchezza, mondo inferioreTuono, guerra, ordine celeste
Posto nel mondoIn basso: terra e sottosuoloIn alto: collina e cielo
Patrono diPastori, mercanti, saggiPrincipi e séguito armato
Segno nei gioielliSigillo, toro, orso, serpenteMartello e ascia
Cosa si chiedeRicchezza, saggezza, buon commercioForza, vittoria, protezione

Veles nel folclore e nell'etnografia

Veles ha una grande vita al di là dell'antico mito, nei riti contadini, nei toponimi e nelle credenze tardive. Tutto questo alimenta la simbologia dei gioielli e aiuta a capire di che cosa visse l'immagine del dio dopo il battesimo.

"La barbetta di Veles": il rito della mietitura

La traccia tardiva più viva del dio è il rito della mietitura. Finendo di falciare il campo, i mietitori lasciavano non tagliato l'ultimo ciuffo di spighe, lo piegavano e lo ornavano, chiamandolo "la barbetta di Veles" o "il ciuffo per la barbetta". Era un'offerta al dio del campo e della fertilità, il pagamento per il raccolto presente e la richiesta di prosperità futura. La "barbetta" non tagliata talvolta veniva intrecciata con un nastro, e sotto vi si mettevano pane e sale. Il rito sopravvisse fino a età tarda in tutto il villaggio slavo orientale, e in esso il nome di Veles risuonava con ostinazione quando dello stesso dio si era ormai quasi dimenticato.

San Biagio, protettore del bestiame

Dopo il battesimo il ruolo di protettore del bestiame passò a San Biagio, il cui nome (Vlasij) richiama Volos. Nel popolo lo chiamavano "dio delle vacche", protettore delle greggi, e nel suo giorno, in febbraio, si celebravano funzioni per la salute del bestiame, si aspergevano gli animali con acqua benedetta, si cuocevano biscotti rituali a forma di vacchette e torelli. Così il pagano dio del bestiame proseguì in silenzio la sua vita sotto un nome cristiano, e il contadino, chiedendo a San Biagio i nuovi nati, in sostanza si rivolgeva allo stesso antico protettore dell'abbondanza dei suoi lontani antenati.

Veles nelle credenze su ricchezze e tesori

Come signore del mondo sotterraneo e dei tesori nascosti, Veles rimase nelle credenze sui tesori e sulla ricchezza nel sottosuolo. La terra, nella coscienza popolare, custodisce oro e minerale, e il signore degli inferi governa quei beni nascosti. Da qui il legame saldo del dio col tema del tesoro ritrovato, della fortuna, del guadagno inatteso sollevato dalla terra. Questa sfaccettatura rende la simbologia di Veles vicina sia al padrone delle greggi sia a chi crede nella fortuna e nel guadagno inatteso, a chi cerca il proprio e scava in profondità, in senso proprio e figurato. Nelle vecchie credenze il tesoro era spesso ritenuto soggetto a un incantesimo, affidato alla custodia delle forze del basso, e poteva prenderlo solo chi ne era degno o conosceva la parola giusta. Dietro tutto questo sta sempre la stessa immagine di Veles, il dio che tiene la ricchezza nascosta della terra e decide a chi rivelarla.

Veles nella cultura moderna e nel neopaganesimo

In epoca moderna l'immagine di Veles è stata ricomposta da cronache, canti e riti, ed è diventata un grande tema nella letteratura sull'antichità slava, nella prosa storica e nei movimenti neopagani che fanno rivivere i culti precristiani. È proprio in quest'ambiente che il Sigillo di Veles ha preso forma come segno grafico riconoscibile ed è entrato nei gioielli. Molti arrivano alla simbologia del dio proprio attraverso l'interesse moderno per le radici slave, attraverso libri, musica, rievocazione. Non c'è nulla di male in questo: l'immagine antica ha trovato una nuova via verso l'uomo. Conta solo distinguere la base storica, raccolta dagli studiosi, dalla fantasia tarda, e sapere che cosa si porta e perché.

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Fatti che sorprendono

Veles ha accumulato nei secoli tante storie che alcune suonano quasi inverosimili.

La parola "scot" un tempo significava "denaro". Nel russo antico "scot" indicava sia la mandria, sia i beni, sia la tesoreria, e la cassa del principe si chiamava "scotnica". Il dio del bestiame Veles era, in sostanza, dio del denaro e della ricchezza nel senso più diretto, e non c'è in questo nessuna metafora.

Su Veles si giurava nei trattati internazionali. Stringendo la pace con Bisanzio, la Rus' giurava su due dèi: i guerrieri su Perun e sulle armi, gli altri su Veles, il "dio del bestiame". A chi rompeva il giuramento si prometteva che sarebbe diventato giallo come l'oro e avrebbe perduto i suoi averi. Il nome del dio stava sullo stesso piano dei trattati di Stato.

Il cantore Bojan è chiamato "nipote di Veles". Nel "Canto della schiera di Igor" il profetico cantore Bojan è detto "nipote di Veles". Vuol dire che Veles era anche dio della poesia, dei canti e dell'ispirazione, protettore di chi custodiva le tradizioni, e non soltanto signore delle greggi.

Il dio è sopravvissuto fino all'età moderna sotto il nome di un santo. Dopo il battesimo protettore del bestiame divenne San Biagio (Vlasij), affine a Volos-Veles. Nel suo giorno si aspergevano le vacche e si cuocevano biscotti-vacchette. Così il pagano dio dell'abbondanza visse in silenzio sotto un nome cristiano per altri mille anni.

Veles e Perun stavano a Kiev ad altezze diverse. L'idolo del tonante Perun stava in alto, su un colle, e quello di Veles in basso, sul Podol, presso il mercato. Questa geografia ripeteva esattamente la mitologia: il dio celeste in alto, quello terreno e sotterraneo in basso, là dove si svolge il commercio.

Al campo si lasciava "la barbetta di Veles". Mietendo la messe, i contadini per secoli lasciavano un ciuffo di spighe non tagliato in offerta a Veles, piegandolo e ornandolo. Il rito sopravvisse al paganesimo stesso e arrivò fino all'Ottocento, quando del dio ormai pochi avevano memoria.

Veles poteva essere un serpente. Nel mito fondamentale degli slavi il dio del mondo di sotto appare come un enorme serpente che ruba bestiame e acque e li nasconde sotto terra, mentre il tonante Perun lo caccia con i fulmini. Così il dio della ricchezza si rivelò anche serpente sotterraneo custode dei tesori.

Il nome del dio è discusso ancora oggi. Veles o Volos, un dio solo o due distinti: gli studiosi discutono da secoli. Le fonti sono poche, e molto nella figura del dio è una ricostruzione fondata, messa insieme per frammenti, e non un racconto antico compiuto.

Domande frequenti

Chi è Veles nella mitologia slava?

Veles è uno dei principali dèi slavi, protettore del bestiame, della ricchezza, del commercio, della saggezza e signore del mondo di sotto, l'oltretomba. Lo chiamavano "dio del bestiame", perché il bestiame era la misura della prosperità. È protettore dei pastori, dei mercanti, dei cantori e dei volchvy, dio dell'abbondanza e del sapere segreto, opposto al celeste tonante Perun.

Che cosa significa il Sigillo di Veles?

Il Sigillo di Veles è un segno spigoloso a forma di lettera "A" rovesciata, che si legge come un muso bovino o ursino stilizzato con le corna in basso. L'orientamento verso il basso lo lega al mondo di sotto e alla terra, ai domini di Veles. Il segno si porta come amuleto per la ricchezza, la saggezza e la fortuna negli affari. Conviene sapere che, esattamente in questa forma, è in larga parte un'immagine codificata in età moderna sulla base della mitologia.

In che cosa Veles si distingue da Perun?

Sono dèi opposti per significato. Perun è dio del temporale, del tuono e della scorta principesca, dio dell'ordine e della forza celesti; il suo segno è il martello o l'ascia. Veles è dio della terra, del bestiame, della ricchezza e del mondo sotterraneo, protettore dei mercanti e dei volchvy. Uno in alto e sulla forza, l'altro in basso e sull'abbondanza. Nel mito fondamentale sono avversari eterni: il tonante insegue il serpente-Veles.

Una donna può portare il simbolo di Veles?

Sì. Il Sigillo di Veles, la cornucopia e il motivo serpentino sono diventati da tempo segni universali. La variante femminile è di solito più sottile e grafica: un sigillo elegante, una cornucopia minuta, una curva serpentina sottile. La simbologia di Veles porta le idee di prosperità, saggezza, legame con la stirpe e con la terra, e questo è vicino a chiunque, di qualunque sesso.

Quale materiale è migliore per un gioiello con la simbologia di Veles?

Dipende dallo scopo. L'argento brunito dà la trama severa più "velesiana" e va bene per ogni giorno. L'oro lega l'amuleto della prosperità al più ricco dei metalli e si legge come variante di prestigio. Il bronzo dà un aspetto storico, da museo, vicino agli antichi amuleti slavi. Legno, osso e cuoio aggiungono autenticità fatta a mano, soprattutto per la sfaccettatura boschiva e ursina dell'immagine.

Perché Veles è chiamato dio del bestiame?

Perché è protettore del bestiame, e il bestiame presso gli antichi slavi era la misura della ricchezza: la parola stessa "scot" significava sia beni sia denaro. Il dio delle greggi divenne automaticamente dio della prosperità, del guadagno e dei beni accumulati. A lui si rivolgevano sia il pastore, chiedendo i nuovi nati, sia il mercante, chiedendo un affare riuscito. "Dio del bestiame" è, in sostanza, dio della ricchezza.

Veles è un dio buono o cattivo?

Né l'uno né l'altro nel senso semplice. Veles è un dio complesso e duplice: dispensatore di ricchezza, saggezza e prosperità, ma al tempo stesso signore del mondo di sotto, avversario del tonante, che nel mito assume sembianze di serpente. Gli antichi non dividevano gli dèi in buoni e cattivi come facciamo noi. Veles è la forza della terra e dell'abbondanza, necessaria all'uomo, ma legata al basso, al buio e al nascosto.

Quale fiera è legata a Veles?

Più d'una. Il toro e l'uro come segno di ricchezza e di bestiame, l'orso come signore del bosco e sembianza del dio stesso, il serpente come custode dei tesori sotterranei e altra sembianza di Veles. Ogni fiera svela una sua sfaccettatura del dio: il toro la prosperità, l'orso la forza e il legame con il bosco e gli antenati, il serpente la saggezza e la ricchezza nascosta del mondo di sotto.

Veles: miti e verità
Veles era solo un dio del bestiame
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Il sigillo di Veles è un simbolo antico esatto trovato nelle tombe
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Veles e Perun erano forze rivali nel mito
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Il dio scomparve del tutto dopo la cristianizzazione
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Veles era anche dio della poesia e del canto
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Conclusione

Veles ha sopravvissuto alla caduta del proprio culto ed è rimasto nella forma più tenace che la Rus' abbia conosciuto: in un nome radicato nella lingua del denaro e della ricchezza, in un rito contadino sul campo falciato, nel nome di un santo che asperge la mandria, in un segno spigoloso che si torna a intagliare nell'argento. Il toro, l'orso, il serpente, la cornucopia e il sigillo del dio si sono rivelati più forti del tempo, perché portano un senso chiaro: prosperità, saggezza, casa solida, legame con la terra e con la stirpe. Oggi la simbologia del dio del bestiame risponde a richieste umane semplici: si vuole guadagno, ingegno, un benessere affidabile, memoria delle radici. Scegliendo il segno di Veles, l'uomo ripete il gesto del lontano antenato che lasciava al dio un ciuffo di spighe per la fortuna. E qui non serve credere negli antichi dèi: il segno funziona come un chiaro richiamo a sé stessi di ciò che si vuole far crescere, conservare e passare a chi viene dopo. Ricchezza, saggezza e forza della terra stanno nel palmo di una mano.

Catalogo Zevira

Argento, oro, simbologia slava, amuleti, segni di forza e di prosperità.

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Chi è Zevira

Zevira sono gioielli che hanno un senso: simboli, amuleti, segni di forza e di protezione in forme nette, d'argento e d'oro. Amiamo gli oggetti che hanno una storia lunga migliaia di anni e la portiamo in un design contemporaneo senza enfasi superflua. Nel catalogo il Sigillo di Veles, il toro, il serpente e altri segni degli antichi dèi convivono con ciondoli minimali e set in coppia, perché ognuno trovi il proprio segno.

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