
Regalo per la Befana: che gioiello mettere nella calza il 6 gennaio
Il 66 per cento degli italiani prevede di lasciare una calza ai bambini, e il 94 per cento di chi fa un dono sceglie proprio la calza: lo dice un sondaggio Ipsos per Confesercenti sull'Epifania 2026. Sulle calze delle adulte i numeri non ci sono. Lì un astuccio in punta sorprende ancora.
Chi la Befana sia e perché il suo carbone sia diventato di zucchero lo racconta la guida ai regali di Natale in gioielleria; le occasioni del resto dell'anno sono raccolte nella guida ai regali di gioielleria. Qui si lavora sulla calza di un'adulta: chi la riceve, che cosa ci va in punta, quando ordinare e come farla trovare.
In breve: che gioiello mettere nella calza della Befana
Nella calza della Befana va un astuccio rigido, in punta, sotto il carbone, con dentro un pezzo che lei possa mettersi prima del caffè. Per chi porta orecchini tutti i giorni, un paio della stessa misura di quelli che ha; per chi i fori non li ha, una clip. Per chi preferisce il collo, una collana venduta con la sua catena, non un ciondolo da appendere chissà dove. Bracciale e anello solo se avete in mano un numero: il polso per il primo, la misura italiana per il secondo. Se non sapete nemmeno se porta oro o argento, oppure è già il 4 gennaio, il certificato regalo arrotolato con un nastro. E il pezzo più importante non sta tra i cioccolatini: arriva dopo, a calza svuotata.
La calza di un'adulta in tre decisioni
Prima di tutto, a chi. In una casa italiana la notte del 5 si appendono le calze di chi ci dorme, ma il 6 a pranzo arrivano anche nonni, zii e l'amica di sempre: decidete se la vostra calza resta in famiglia stretta o va in tavola davanti a tutti, perché cambia il pezzo.
Indossa il simbolo, non solo leggerne. Disponibili ora:
Poi, quale gradino. Un gioiello piccolo ci sta, in punta, sotto i dolci; uno importante non va tra i dolci: va consegnato dopo, in mano, a calza svuotata.
Infine, il calendario. Natale, Santo Stefano, Capodanno ed Epifania sono festivi, e i pacchi ne risentono: se la data è stretta, il certificato regalo arriva per posta elettronica.
La Befana non è Natale: che cosa cambia per chi regala
Natale è la festa del pacco, l'Epifania quella della mano che fruga. Sotto l'albero il regalo si vede da lontano e si apre a turno; nella calza si cerca alla cieca, la mattina, in pigiama, e chi la svuota non sa che cosa troverà finché non lo tocca. Per un gioiello è un vantaggio: la sorpresa dura qualche secondo in più.
Il carbone poi mette tutto in burla. In una calza il regalo arriva insieme a un rimprovero per finta, e chi lo trova ride prima ancora di ringraziare: un gioiello consegnato così pesa meno di uno consegnato con il fiocco e il discorso.
E cambia quello che viene dopo. Il proverbio dice che l'Epifania tutte le feste si porta via: dopo il 6 si torna al lavoro e a scuola. Il gioiello della calza fa il suo debutto vero nella prima settimana feriale dell'anno, e conviene tenerlo presente quando si sceglie. Un pezzo da sera resterà nell'astuccio fino alla prossima cerimonia; uno che sta bene con un maglione e un cappotto esce di casa già il primo giorno feriale.
Prima della calza: la Befana dei grandi e i Magi degli orafi
Quelli che seguono sono cinque episodi che la guida di Natale non racconta. I primi tre riguardano gli adulti attorno alla Befana: un canto di questua, le credenze dell'ultima notte, un libro del Settecento. Gli ultimi due riguardano l'oro dei Magi, in pittura e in un gioiello da cappello.
La befanata: quando i regali li chiedevano i grandi
In Toscana la sera del 5 gennaio aveva un suo genere musicale. L'Enciclopedia Italiana del 1930 lo registra alla voce «befanata», firmata dall'etnografo Raffaele Corso: è il canto della Befana, sacro o più spesso profano, fatto di saluti, auguri e ringraziamenti per i doni ricevuti o sperati.
Lo cantavano gruppi di ragazzi e di adulti, all'imbrunire, con un suonatore di organetto o di violino al seguito. Si andava di porta in porta, fermandosi soprattutto davanti alle case delle famiglie che stavano meglio, e lo scopo era dichiarato: ottenere regali o mance. Uno della compagnia faceva la parte della Befana. La stessa voce ricorda che l'usanza aveva altri nomi fuori dalla Toscana: beghenate in Trentino, Pasquella nelle Marche.
In quella versione la vecchia non scende dal camino in segreto. Bussa, canta e aspetta sulla soglia che qualcuno le metta qualcosa in mano. Era un regalo dell'Epifania chiesto e dato tra adulti, sulla porta di casa.
La notte in cui l'acqua diventa oro
La stessa enciclopedia, alla voce «Befana», raccoglie quello che la gente si aspettava dall'ultima notte delle feste. Gli alberi si coprono di frutti, gli animali parlano e le acque si mutano in oro. Le ragazze ne approfittavano per trarre un pronostico sulle nozze, posando foglie d'ulivo sulla cenere calda.
Intorno a quella notte c'erano i fuochi. In certi luoghi si preparava un fantoccio di stracci o di stoppa da esporre alla finestra; a Firenze, annota la voce, l'uso pare ricordato già dal Berni, poeta del Cinquecento. Nella Romagna toscana il fantoccio girava per il paese su un carretto, tra urli e fischi, fino alla piazzetta dove lo aspettava il falò.
I fuochi dell'Epifania si accendono ancora nel Nord Est, con nomi che cambiano da zona a zona: panevin nel Trevigiano, pignarûl in Friuli. Chi sta intorno al rogo guarda da che parte vanno il fumo e le faville e ne ricava un pronostico per l'annata. Una notte in cui si chiede al fuoco come andrà l'anno e in cui l'acqua, a sentire la credenza, diventa oro è un precedente rispettabile per chi il 6 gennaio regala metallo.
Un libro sulla Befana, stampato nel 1766
La Befana ha avuto un suo studioso già nel Settecento. Si chiamava Domenico Maria Manni, era fiorentino, accademico della Crusca, e nel 1766 fece stampare a Lucca un volumetto dal titolo «Istorica notizia dell'origine e del significato delle Befane».
La domanda che Manni si poneva è rimasta aperta. Chi studia la figura oggi discute ancora se le sue radici siano pagane, cristiane o un intreccio delle due cose, e nessuna delle risposte ha chiuso la questione. Per chi regala, il dato utile è un altro: da più di due secoli e mezzo qualcuno considera questa vecchia un argomento serio, e una calza preparata con cura a un'adulta sta dentro una tradizione lunga, non dentro un gioco per bambini preso in prestito.
I Magi a Firenze: corone d'oro in rilievo
A Firenze, nel Quattrocento, l'Epifania si festeggiava per strada. La città aveva dalla fine del Trecento una festa de' Magi, cresciuta nel secolo seguente grazie a una confraternita laica, la Compagnia de' Magi, con sede a San Marco: tre cortei distinti si riunivano al Battistero e proseguivano insieme fino a San Marco. I Medici ne erano tra i membri principali, e l'usanza finì con la loro cacciata, nel 1494.
Di quel gusto resta la pittura. Nel 1423 Gentile da Fabriano dipinse per il banchiere Palla Strozzi l'Adorazione dei Magi destinata alla cappella di famiglia in Santa Trinita, oggi agli Uffizi. I Magi vi compaiono nell'atto di togliersi le corone, e le corone, gli speroni e certe stoffe sono lavorati a pastiglia, cioè modellati in rilievo sul fondo e poi dorati: l'oro, su quella tavola, ha uno spessore. Pochi decenni dopo, dal 1459, Benozzo Gozzoli dipinse sulle pareti della cappella di Palazzo Medici non l'adorazione ma il viaggio: il corteo dei Magi in cammino tra le colline, con cavalieri, paggi e finimenti.
L'Adorazione, del resto, a un orafo conviene. È la scena del racconto in cui tre oggetti preziosi stanno al centro e tutti gli sguardi vanno a chi li porge, e la si ritrova anche sugli oggetti da portare addosso.
Il gioiello da cappello: l'Adorazione in oro smaltato
Per un uomo del Rinascimento il gioiello più visibile stava sul cappello. Il British Museum lega la moda dell'insegna preziosa a un episodio italiano: l'ingresso di Carlo VIII di Francia a Napoli, nel 1495, è l'ipotesi che riporta per il suo inizio. Il modello erano i distintivi di metallo dei pellegrini; la versione da signore era un medaglione d'oro, smaltato o con pietre, cucito al cappello. Durò circa un secolo, poi i pennacchi la mandarono in pensione.
Il soggetto dell'esemplare di Cleveland è proprio l'Epifania, e lo spazio è quello di una moneta grande: meno di cinque centimetri per una Vergine con il bambino, un arco, un prato di smalto verde e tre re con i loro doni. Chi lo portava aveva in testa, alla lettera, il racconto di un regalo.
Nella calza della Befana non ci finirà un'insegna d'oro, ma il meccanismo è lo stesso. Un pezzo che racconta qualcosa si porta per farlo vedere, e chi lo guarda chiede da dove viene.
Recensioni dei clienti
Zevira è una gioielleria vera. Pagamenti, spedizioni e ringraziamenti di clienti reali.
Il 7 gennaio l'albero torna in cantina, il gioiello della calza no. Chi lo ripone nella scatola delle palline insieme alle decorazioni lo ritrova a dicembre, e a quel punto è un regalo di un anno fa.
Come si porta il gioiello della Befana il 6 gennaio stesso
Il gioiello della Befana ha una giornata tutta sua: si apre a colazione, si porta al pranzo di famiglia e al giro del pomeriggio, e con la fine delle feste va al lavoro o a scuola. Ecco come gestirlo dalla mattina alla sera.
Ho trovato una collana nella calza ma sono in pigiama a righe. La provo lo stesso? Sì, ma consiglio di provarla sulla pelle, non sul pigiama: le righe e i quadretti confondono qualunque ciondolo. Basta abbassare lo scollo o slacciare un bottone. Se il pigiama è chiuso fino al collo, raccomando di provarla sopra una maglietta bianca o scura: è lì che si capisce come cadrà sul maglione del pranzo.
Come si abbina il gioiello al pranzo dell'Epifania? Per il pranzo di famiglia, quando compongo l'abbinamento, scelgo un maglione a tinta unita, scuro o crema, e lascio che il gioiello sia l'unico punto di colore. Un ciondolo con strass multicolori come la Luce d'Oriente si vede bene sopra un maglione blu notte; lo smalto blu della Danza Mistica rende di più su bordeaux o crema. Le fantasie natalizie, renne e fiocchi di neve, si mangiano il gioiello: il 6 gennaio è il giorno giusto per metterle via.
Oro e tono argento si possono mescolare? Si possono, ma con un criterio. Raccomando di tenere lo stesso colore di metallo vicino al viso: orecchini e collana nello stesso tono. Il polso è più libero, e un bracciale in tono argento come il Catena Astrale sta bene anche accanto a un ciondolo dorato, purché la distanza tra i due sia evidente. Due pezzi di metalli diversi a pochi centimetri l'uno dall'altro sembrano un errore.
Come si porta un ciondolo arrivato senza catena? Se in casa c'è una catena dello stesso tono e di spessore adatto, consiglio di usarla subito: meglio indossato il giorno stesso che fermo sul comodino. Poi, con calma, si sceglie la catena giusta. Per i ciondoli piccoli come la Mini Stella scelgo catene fini, che non rubano attenzione al pezzo; per quelli più grandi una catena con un po' più di corpo.
Le clip si possono portare tutto il giorno? Le clip stringono il lobo, e dopo qualche ora si sentono. Raccomando di toglierle appena cominciano a farsi notare: si sganciano con due dita e stanno in tasca fino al momento di rimetterle. Le Clip Gemma d'Inverno, con gli zirconi e la pietra blu, rendono di più vicino al viso scoperto, a tavola o con i capelli raccolti.
Nel pomeriggio esco con il cappotto. Che cosa resta in vista? Con il cappotto aperto consiglio una collana sopra una maglia o una camicia in tinta unita, che si vede appena si slaccia il primo bottone. Con il piumino chiuso fino al mento scelgo il polso: un bracciale che spunta dal polsino quando si toglie il guanto. Gli orecchini dipendono dalla sciarpa: se è avvolta alta, raccomando un lobo o un cerchietto corto; se è aperta, anche un pendente.
Il primo giorno feriale si torna al lavoro: il gioiello della Befana va in ufficio? Sì, e consiglio proprio di portarlo. Gli orecchini a lobo come il Patto della Terra o un bracciale discreto stanno bene con la camicia del rientro. Il ciondolo festoso del pranzo, invece, consiglio di tenerlo per la sera. Il primo giorno di lavoro dopo le feste è il momento in cui qualcuno chiede «che cosa ti hanno regalato?», e la risposta migliore è indicarsi l'orecchio.

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A chi si regala un gioiello per la Befana
La calza degli adulti non ha regole scritte. Quella dei bambini sì: dolci, qualche giocattolo, una manciata di carbone per ricordare le marachelle. Quando dentro finisce un astuccio, la domanda cambia. Conta chi la apre, davanti a chi, e che rapporto ha con la vecchietta della scopa. Ogni destinatario ha la sua calza, e ogni calza chiede un pezzo diverso.
Alla compagna o alla moglie
Tra due adulti che vivono insieme la Befana è un gioco a carte scoperte. Lei sa che la calza l'avete riempita voi, voi sapete che lei lo sa, e proprio per questo funziona. Il pezzo di carbone dolce, che la mano trova subito prima dell'astuccio, recita la parte dell'accusa («sei stata cattiva quest'anno»), l'astuccio sotto lo smentisce. Sotto l'albero si scarta con educazione; nella calza si ride, e la risata fa parte del regalo.
Avete anche un vantaggio che a Natale non c'era: dodici giorni dopo Natale avete visto che cosa ha messo. Gli orecchini nuovi li ha portati subito o sono rimasti nella scatola? La collana di dicembre è finita sul maglione o nel cassetto? La Befana serve a completare, non a raddoppiare. Se a Natale è arrivata una collana che indossa ogni giorno, la calza può portare gli orecchini che le stanno accanto, nello stesso colore di metallo. Se il regalo grande di dicembre è stato un oggetto per la casa, adesso tocca a qualcosa da portare addosso. Per orientarvi sui gusti c'è la guida al gioiello da regalare a una ragazza.
Sull'anello vale la regola spiegata più sotto: senza il numero della misura, niente anello. Anche con la compagna di cui conoscete ogni abitudine.
Alla mamma
Giovanni Pascoli ha scritto una poesia, «La Befana», in cui la vecchia scende dai monti, si affaccia alle case e non lascia niente. Guarda soltanto. Nella prima casa, accanto ai lettini con le calze appese, è la mamma che scende con i doni e poi risale sorridendo. Nella seconda la mamma fila e piange davanti agli zoccoli consumati dei figli. La Befana di Pascoli osserva e scappa: il lavoro lo fanno le madri.
Da qui un'idea semplice. Per una volta la calza è la sua, e la riempiono i figli diventati grandi. Il pezzo giusto parla di famiglia senza diventare sdolcinato. Il Ciondolo Albero della Vita, nella scheda, è pensato proprio per mamme e nonne, e si sceglie in due versioni: tutto dorato oppure con cuori di smalto blu. La scheda lo presenta senza catena, quindi prima di comprarlo controllate se vostra madre ha già una catenina sottile nel portagioie. Se non ce l'ha, conviene una collana che la catena la porta con sé. Altre idee sono raccolte nella guida al gioiello per la mamma.
Alla nonna
La calza della nonna non si apre di mattina presto. Si apre al pranzo dell'Epifania, tra il primo e il secondo, davanti a tutti, e i nipoti fanno il tifo. È il momento della giornata in cui la nonna è il pubblico e non la cuoca, e il gioiello deve reggere la scena: abbastanza grande da essere visto dall'altro capo del tavolo e pronto da mettere lì, senza cercare niente in casa.
Qui torna utile l'Albero della Vita, con un trucco e una condizione. Il trucco: se la mamma riceve la versione dorata, la nonna può ricevere quella con i cuori blu, e a tavola qualcuno noterà che le due donne portano lo stesso albero. La condizione: è un ciondolo, e la scheda non indica una catena, quindi va bene se la nonna ha già al collo una catenina su cui infilarlo. Se non ce l'ha, meglio una collana completa, con una chiusura grande che si apre senza occhiali. Se invece le orecchie della nonna non sono forate, le Clip Gemma d'Inverno restano sull'orecchio senza buchi, con i loro zirconi intorno a una pietra sintetica blu. Per lei preferite una calza leggera, che possa tenere in grembo seduta, con pochi dolci e l'astuccio in punta.
Alla figlia adolescente
A quell'età nessuno crede più alla vecchia con la scopa, eppure la calza appesa ha un pregio che un'adolescente apprezza: è un rito di famiglia che non chiede di partecipare a niente, basta svegliarsi. Il gioiello entra in quel rito come un segnale. Vi siete accorti che sta crescendo.
Il rischio è scegliere al posto suo. Gli orecchini vanno bene se ricalcano la misura di quelli che già porta, e gli Orecchini a Lobo Patto della Terra, piccole impronte animali dorate con chiusura push-back, stanno sul lobo senza chiedere attenzione. Gli Orecchini Spirale Solare, in acciaio placcato oro, sono più vistosi e funzionano se in casa avete già visto che le piacciono i pezzi grandi. Pensate anche al giorno dopo: con l'Epifania finiscono le vacanze e si torna in classe, e un pezzo che si porta a scuola senza troppi commenti vale più di uno che resta per le occasioni. Se il suo gusto vi sfugge del tutto, il certificato regalo di cui parliamo più avanti la lascia scegliere da sola.
Ai nipoti e ai figliocci
Per nipoti e figliocci la calza è ancora la forma normale del dono dell'Epifania, come dice il sondaggio citato all'inizio. Per chi non vive in casa con loro, padrini, madrine, zii lontani, la calza dei bambini è anche il modo più semplice di esserci quella mattina senza esserci davvero: basta che l'astuccio arrivi ai genitori in tempo.
Un gioiello nella calza di un bambino piccolo richiede prudenza. Pezzi minuscoli come il Ciondolo Mini Stella Dorato, che misura 7 per 10 millimetri, e catenine sottili non sono roba per i più piccoli, e i criteri di sicurezza sono spiegati nella guida ai gioielli per bambini. Per un figlioccio già grande il discorso cambia. Il padrino o la madrina possono usare la Befana per lasciare un primo ciondolo tutto suo, il Ciondolo Sole Argentato per esempio. Vale la regola della catena spiegata più sotto: se il ragazzo una catenina non ce l'ha, ce la mettete voi nella calza insieme al sole, così il regalo si porta dal giorno stesso.
A un'amica o alla cognata
Tra amiche la Befana può diventare una scusa per vedersi un'ultima volta prima che riprenda il lavoro, e una piccola calza scambiata a cena fa ridere più di un pacchetto. Il gioiello qui sta nel gradino d'ingresso, e vale la stessa regola che si usa per un regalo per un collega: niente che parli di sentimenti in modo troppo diretto. Il Bracciale Mappa Mundi, con il medaglione smaltato che mostra il mondo, che la scheda chiama talismano di avventura (qui lo proponiamo senza promessa di protezione), parla di viaggi, ed è il pezzo per l'amica che passa le ferie con lo zaino. Per quella che vive di giacche scure, il Bracciale Catena Astrale, in tono argento, si porta tutti i giorni. Per tutti e due vale la regola del polso spiegata più sotto: prima la misura, poi l'ordine.
La cognata è un caso a parte. Fa parte della famiglia ma non è la vostra famiglia, e il regalo non deve mettere in ombra quello del marito. Scegliete un pezzo facile: le Clip Gemma d'Inverno se non sapete se ha i buchi alle orecchie; gli Orecchini Spirale Solare, più vistosi, solo se l'avete vista portare pendenti grandi. Per altre idee, c'è la guida al regalo per un'amica.
La calza per lui
Per un uomo la tradizione offre già una variante: la calza «salata», con taralli, salumi e formaggi al posto dei cioccolatini. Il gioiello ci entra bene se è un oggetto da usare. Il Pin Navaja Blu, in smalto blu e argento, secondo la scheda si appunta sul risvolto di una giacca, su uno zaino, su un cappello o su una tracolla. Che un uomo porti un gioiello sul cappello non è una novità: l'insegna con l'Adorazione dei Magi raccontata più sopra era fatta proprio per quello.
Se lui ama i coltelli, i ciondoli a navaja della collezione Forja Española hanno modelli nel gradino di mezzo che stanno nella punta della calza, mentre quelli più elaborati si consegnano a parte. In Italia si dice che le lame tagliano l'amicizia, e l'antidoto è noto: chi riceve restituisce una monetina, così la lama risulta comprata. Infilatene una nella calza, insieme al ciondolo, e lasciate che sia lui a ridarvela. La storia della superstizione la trovate in che cosa significa regalare un coltello, e per gli altri gioielli maschili c'è la guida ai gioielli da regalare a un uomo.
La calza per sé
Dopo settimane passate a comprare per gli altri, la sera del 5 gennaio è la vostra. Appendetevi una calza da soli, senza vergogna: la Befana in questo caso siete voi, e la scopa pure. Il vantaggio è che non dovete indovinare niente. Sapete il vostro numero di anello, la lunghezza di catena che vi sta bene, se l'oro vi accende il viso o se preferite il tono argento.
Il trucco è scegliere un pezzo che durante le feste avete notato e rimandato. Le ferie di Natale offrono tempo per guardare, e il 6 gennaio chiude la stagione dei regali: il pezzo scelto per sé quel giorno diventa il ricordo delle vacanze, quello che porterete al rientro in ufficio. Idee e ragionamenti sul tema sono nella guida al regalo per sé stesse.
Carica la foto di un animale, una persona o un oggetto: costruiamo il modello 3D e lo fondiamo in peltro con fusione a mano.
Che tipo di gioiello entra in una calza
Un astuccio piccolo nella calza ci sta sempre; il problema semmai sono i torroncini che gli stanno addosso. Il tipo di gioiello decide quanto rischiate su misura e gusto, e qui la calza perdona meno di un pacchetto sotto l'albero: si apre una volta sola, di mattina, e cambiare è più scomodo.
Orecchini: il pezzo che si prova a colazione
La calza si svuota a colazione, e il primo pezzo che finisce addosso prima che il latte si raffreddi è l'orecchino: due gesti e fatto. Chi lo regala deve solo aver fatto caso a due cose nei pranzi delle feste. Se ai lobi c'erano dei fori, e che cosa ci pendeva: un punto luce, un cerchietto, un pendente che si muoveva quando rideva. Un regalo che sta nella stessa famiglia di quello che lei sceglie da sola viene messo subito; un orecchino di tutt'altro genere resta da provare un altro giorno. Se dei fori non siete sicuri, le Clip Gemma d'Inverno tolgono il dubbio, perché si fermano sul lobo con una molletta.
Gli orecchini viaggiano bene anche fisicamente. Un astuccio rigido protegge i perni, non teme lo schiacciamento e sta comodo nella punta. Gli orecchini a lobo con chiusura push-back, come il Patto della Terra, devono stare nell'astuccio con la chiusura già montata: controllatelo prima di chiudere la scatola, perché una farfallina persa tra i dolci non si ritrova più. Un consiglio pratico: se aggiungete il biglietto, scrivete come si apre la clip o come si toglie la farfallina. A colazione nessuno ha voglia di leggere le istruzioni sul sito.
Ciondolo o collana: guardate se c'è la catena
Qui si sbaglia facilmente. In catalogo alcune collane hanno la catena compresa: la Collana Danza Mistica e la Collana Stella Guardiana arrivano pronte da indossare, e le misure precise stanno nelle schede. Per i ciondoli invece la scheda non indica una catena: il Mini Stella Dorato, il Sole Argentato, la Luce d'Oriente, l'Albero della Vita e i ciondoli Forja. Chi apre un ciondolo da solo la mattina del 6 lo mette sul comodino e aspetta di trovare una catena adatta. Se la trova presto, va bene. Se non la trova, il ciondolo resta in una scatola.
Quindi le strade sono due. O sapete che la persona ha già una catena sottile e la usa, e allora il ciondolo va benissimo; o scegliete una collana completa. Attenzione anche al rapporto tra catena e ciondolo: un pezzo minuscolo come la Mini Stella sparisce su una catena spessa, e un ciondolo grande stona su un filo sottilissimo. Le lunghezze e il punto in cui il ciondolo cade sul petto sono spiegati nella guida alla lunghezza della catena.
Bracciale: comanda il polso
Un bracciale si indovina con un solo numero: la circonferenza del polso. Senza quel numero si va a fortuna. Nelle schede dei bracciali in catalogo, il Catena Astrale e i modelli con cordino intrecciato e medaglione smaltato, la lunghezza non è indicata. Se vi serve un dato preciso prima di ordinare, scrivete dalla pagina contatti e chiedete.
Per avere il numero senza rovinare la sorpresa c'è un metodo semplice: prendete in prestito un bracciale che la persona porta già e che le sta bene, misuratelo chiuso con un metro da sarta e rimettetelo al suo posto. È più affidabile che stringere un filo intorno al polso di chi dorme. Se il bracciale preferito è largo e scivola sulla mano, ne terrete conto: c'è chi lo vuole morbido e chi lo vuole aderente, e la misura giusta è la sua, non quella da manuale.
Anello: solo con la misura in mano
In Italia la misura dell'anello si esprime con una scala numerica: 12, 14, 16 e così via. Senza quel numero l'anello nella calza è una scommessa persa in partenza. Potete ricavarlo da un anello che la persona porta sullo stesso dito, misurandone il diametro interno con il calcolatore della misura dell'anello, oppure confrontarlo con le tabelle della guida alle misure degli anelli.
C'è poi la forma della scatola. Un astuccio da anello, piccolo e cubico, si riconosce al tatto attraverso la lana prima ancora di uscire dalla calza, e in una cucina piena di parenti apre subito un dibattito. Se il messaggio che volete dare è un altro, la calza è il posto peggiore per un anello; se è proprio quello, cambiate scatola e lasciate che la sorpresa arrivi dalla mano, non dal tatto.
Simboli che stanno bene il 6 gennaio
Il 6 gennaio ha un repertorio di immagini suo, diverso da quello del 25 dicembre. Niente slitte, niente agrifoglio: una stella che si muove nel cielo, i Magi venuti da lontano, la notte che si fa magica prima dell'alba. Un gioiello con uno di questi segni lega il regalo alla data, e la persona se ne ricorderà ogni volta che lo indossa.
La stella con la coda: da Giotto a una placchetta veronese
Nella cappella degli Scrovegni a Padova, nell'«Adorazione dei Magi» dipinta intorno al 1305, Giotto mette sulla capanna una stella con la coda, una cometa. La cometa di Halley era passata nel 1301, e c'è chi pensa che il pittore l'avesse vista e ricordata; è un'ipotesi suggestiva, che nessun documento conferma.
Due secoli dopo, a Verona, lavorava l'orafo Galeazzo Mondella (1467-1528), di solito identificato con l'autore di placchette noto come Moderno, iscritto alla corporazione degli orefici della città dal 1485. Nella sua pace con l'Adorazione dei Magi, conservata a Cleveland, la stella non ha coda: ha un lungo raggio verticale che scende sopra la capanna, mentre il corteo risale in diagonale le colline. È una soluzione da orafo, un punto e una linea, e funziona ancora oggi su un ciondolo.
La stella è un simbolo facile da regalare il 6 gennaio, perché parla di viaggio e di arrivo. In catalogo la versione minima è il Ciondolo Mini Stella Dorato, in ottone placcato oro, così piccolo che si porta anche insieme a un'altra collana. Chi vuole un segno più presente ha la Collana Stella Guardiana: nelle foto della scheda è un medaglione rotondo di smalto blu con una stella dorata a più punte, una piccola luna crescente al centro e cristalli lungo il bordo. La scheda la presenta come amuleto e indica la catena.
Il blu della notte tra il 5 e il 6
La notte dei prodigi raccontata più sopra, quella in cui l'acqua diventa oro, si passa sotto il cielo di gennaio, sopra i falò del Nord Est: nero vicino alle fiamme, blu profondo più in alto. Quel blu si porta bene anche dopo le feste, perché non ricorda né l'albero né le luci.
In catalogo torna più volte: lo smalto blu della Collana Danza Mistica, dove un sole e una luna si abbracciano, il medaglione della Stella Guardiana, la pietra sintetica blu al centro delle Clip Gemma d'Inverno, i cuori smaltati dell'Albero della Vita, gli elementi blu della linea d'autore in argento. Sta con il cappotto scuro e con il maglione chiaro. Sui significati di sole, luna e stelle nei gioielli trovate un approfondimento nella pagina sui gioielli celesti.
L'Oriente dei Magi: colore e pietre
Nel Vangelo di Matteo i Magi vengono da Oriente con oro, incenso e mirra, e basta: niente nomi, niente numero, niente corone. Corone e ricchezze sono arrivate dopo, con i pittori; in Italia basta pensare all'oro in rilievo di Gentile da Fabriano a Firenze.
Per chi vuole portare un po' di quell'Oriente al collo c'è il Ciondolo Luce d'Oriente: acciaio placcato oro e strass di più colori, con un disegno che la scheda collega all'ornamentazione ottomana e moghul. È il pezzo allegro del gruppo, quello che a tavola si fa notare da solo. Accanto a lui funzionano la Collana Danza Mistica, con il suo sole e la sua luna, e i due pezzi con la stella già visti. Della Danza Mistica la scheda parla come di un talismano personale; noi la consigliamo per il disegno e i colori, senza promessa di protezione.
Ciondolo navaja CAPAORA mini
La navaja spagnola del XVIII secolo in miniatura: 40 mm di acciaio inossidabile, un vero meccanismo pieghevole e la chiusura Palanquilla con il suo clic. Un regalo accessibile da ricordare.
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Quanto spendere per la calza, senza cifre
La calza ha una grammatica del prezzo diversa da quella dell'albero. Sotto l'albero il regalo si presenta da solo e viene giudicato per quello che è. Nella calza arriva dopo i dolci, dentro uno scherzo, e la cifra si legge in rapporto al gioco: troppo poco sembra un ripensamento, troppo sembra un secondo Natale. Per orientarsi bastano tre gradini.
Il pensiero da calza
Il primo gradino costa più o meno come una pizza in compagnia. Qui stanno gli orecchini come lo Spirale Solare e il Patto della Terra, le Clip Gemma d'Inverno, i bracciali, i pin e i ciondoli Sole Argentato e Luce d'Oriente. È il gradino della calza per l'amica, per la cognata, per il figlioccio grande, per chi a Natale ha già ricevuto il regalo principale. Una selezione più ampia è nella guida ai gioielli da regalare con poca spesa.
Il pensiero da calza ha un vantaggio: si può dividere. Due pezzi d'ingresso coordinati, per esempio un paio di orecchini e un bracciale nello stesso colore di metallo, possono uscire uno a Natale e uno alla Befana, e la persona li ricompone da sola. Oppure possono andare a due destinatarie diverse, mamma e figlia, sorella e cognata. In entrambi i casi la coppia funziona perché i pezzi parlano la stessa lingua, stesso metallo e stessa scala.
Il regalo vero, in punta
Il secondo gradino vale più o meno due pizze con il dolce e il caffè. Qui stanno le collane con catena, l'Albero della Vita, i ciondoli dorati come la Mini Stella e i ciondoli a navaja della Forja Española meno elaborati. È il regalo vero della calza, quello per la compagna, la mamma, la nonna, e si mette in punta.
Se avanza qualcosa del budget, la tentazione è riempire l'astuccio. Resistete: i dolci sono la carta del regalo, non un secondo regalo, e un orecchino modesto messo accanto alla collana la trasforma in un assortimento. Quello che avanza va in un nastro migliore, in un biglietto scritto bene o, la volta dopo, nel gradino sopra.
Il pezzo che resta fuori dalla calza
Il terzo gradino arriva al prezzo di una cena in due in un buon ristorante e chiede un altro trattamento. Qui stanno la linea Acosta en Plata, argento 925 d'autore, i ciondoli a navaja più elaborati e il certificato regalo. Gli Orecchini Roble hanno una barretta d'argento lavorata che regge una piastra blu sfaccettata; gli Orecchini Mini Roble sono la versione a lobo, con la stessa piastra blu e la barretta d'argento; la Collana Pétalo Simple è un petalo blu curvo su una catena sottile; la Collana Mini Roble porta un piccolo pendente blu geometrico sotto una barretta d'argento. Gli Orecchini Mini Roble, per prezzo, starebbero nel gradino di mezzo, ma sono argento d'autore come gli altri e meritano lo stesso momento.
Questi pezzi non finiscono tra i dolci. Si consegnano a parte, dopo, quando la calza è stata svuotata e il carbone è sparito: un astuccio portato a mano mentre tutti stanno ancora ridendo dello scherzo cambia il tono della mattina. La ragione è di momento, non di spazio: anche gli Orecchini Mini Roble ci starebbero. Fa eccezione il certificato, che come importo è un regalo principale ma, stampato e arrotolato, nella calza fa la parte di uno scherzo della Befana e la sorpresa vera arriva dopo, alla lettura. Per scegliere il regalo importante c'è la guida dedicata ai gioielli per un regalo importante.
Arrivare in tempo per il 6 gennaio
La Befana ha una data fissa e nessuna pazienza. Un gioiello arrivato il giorno dopo è un regalo di gennaio qualunque. Il calendario complica le cose: il 1° gennaio e il 6 gennaio sono festivi in Italia, e chi ordina dopo Capodanno corre contro il tempo.
Quando ordinare il gioiello della Befana
Il riferimento è la pagina spedizioni, che dà i tempi in giorni lavorativi a partire dalla spedizione. In alcune zone la consegna avviene in un punto di ritiro o in un ufficio postale, e per le zone remote o non peninsulari indicate nella pagina i tempi possono essere più lunghi. Quando è disponibile, arriva un numero di tracciamento da seguire sul sito del corriere.
Il consiglio è semplice: ordinate il regalo della Befana insieme a quelli di Natale, o subito dopo. Il pacco arriva nei giorni in cui casa è piena di carta da regalo, e nessuno fa caso a un pacchetto in più. Nascondetelo nell'armadio e dimenticatelo fino al 5 sera. Se la destinataria abita in un'altra città e la calza gliela prepara qualcun altro, mandate il gioiello direttamente a quella persona e avvisatela: un pacco della Befana aperto per errore prima del tempo rovina lo scherzo a tutti.
Comprare presto e il termine per ripensarci
Un regalo della Befana comprato al Black Friday passa più di un mese nascosto, e intanto il recesso corre: quattordici giorni di calendario dalla ricezione, da parte vostra o di chi avete indicato. Il 6 gennaio quel termine è chiuso da settimane. Due contromisure: per gli acquisti anticipati, pezzi senza misura, come orecchini o collane complete; e un controllo del contenuto finché il termine è aperto, non la sera del 5.
Due dettagli pratici dalla pagina resi e cambi. Il prodotto va restituito con l'imballaggio originale, le etichette e gli accessori: quindi la scatola originale non va buttata con la carta la mattina del 6. E la richiesta parte dal cliente con il numero d'ordine, quindi conservate l'email di conferma. I prodotti personalizzati sono esclusi dal recesso, mentre per i difetti valgono le garanzie di legge.
Se è già il 4 gennaio: il certificato regalo
Se il calendario vi ha battuto, la soluzione è il Certificato Regalo. È un PDF che arriva per email subito dopo il pagamento. Nella scheda inserite il nome di chi lo riceve, da parte di chi arriva e una dedica, e tutto viene stampato sul certificato. Ha un solo importo, quello del gradino alto, vale su tutto il catalogo online per 24 mesi, e se la persona spende meno il resto rimane sul codice finché dura il termine.
Il certificato risolve anche un altro problema: non sapete se preferisce l'oro o l'argento. Nella calza diventa un editto della Befana: un foglio arrotolato e chiuso con un nastro rosso, in punta, sotto il carbone. Il PDF intanto resta nella vostra posta, pronto da inoltrare.
Se il pacco non arriva: il biglietto della Befana
A volte il tracciamento si ferma in un magazzino e il 6 mattina la calza è senza regalo. Non improvvisate un sostituto comprato in fretta all'edicola. Prendete un foglio, scrivete un biglietto firmato dalla Befana che spiega il ritardo («la scopa ha forato sopra l'Appennino, il pacco arriva a piedi») e stampate accanto la foto del gioiello dalla pagina del prodotto. Chi apre la calza sa già che cosa riceverà, e l'attesa diventa parte dello scherzo.
Il principio è quello che la guida di Natale applica a chi è in ritardo: non fingere, dichiararlo e promettere. Il biglietto funziona perché è onesto e perché ride di sé stesso. Se invece il problema è che non avete ancora comprato niente e mancano poche ore, leggete la guida al regalo dell'ultimo minuto, che spiega come muoversi con margini stretti.
Prima della Befana o ai saldi
I saldi invernali in Italia partono a ridosso dell'Epifania, con una data che le Regioni fissano di anno in anno. La tentazione è aspettare i saldi per comprare il regalo del 6. Due problemi. Il primo: a seconda dell'anno i saldi partono a un passo dalla Befana, e il pacco ordinato quel giorno non arriva in tempo. Il secondo: i gioielli non vanno per forza in saldo. Se e quando un gioiello verrà scontato lo decide il negozio.
Il regalo della Befana si compra prima, quindi. I saldi servono per la calza che vi fate da soli: lì non c'è scadenza, e se il pezzo che volete viene scontato, tanto meglio. Se non lo è, avete comunque un acquisto pensato con calma, senza la fretta di dicembre.
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Come si mette un gioiello nella calza
Mettere un gioiello in una calza è un piccolo lavoro di imballaggio. La calza viene scossa, tirata, svuotata a manciate, e l'astuccio deve sopravvivere. Ecco come.
In punta, non in cima
L'astuccio va in fondo, nella punta della calza. La mano che si infila trova prima i dolci, poi il carbone, e solo alla fine tocca qualcosa di duro. Quel momento di sorpresa è il senso di tutto il gioco: se l'astuccio sta in cima, lo scherzo finisce prima di cominciare.
C'è anche una ragione pratica: in punta l'astuccio è circondato dalla lana e dai dolci, e quando la calza viene staccata dal gancio non sbatte contro niente. Scegliete un astuccio rigido, non un sacchetto di velluto: il sacchetto si schiaccia sotto il peso dei dolci, l'astuccio rigido no.
Il carbone dolce come imballaggio
Il carbone della Befana oggi è di zucchero, ma un tempo non scherzava: Focus ricorda che i portatori di doni d'inverno lasciavano ai bambini più discoli, oltre al carbone, aglio, cipolle, ramoscelli e buste di sale. Rispetto a quel menù, il carbone dolce è un'amnistia. Nella calza degli adulti ha un ruolo preciso: fa da imbottitura.
I pezzi di carbone dolce sono rigidi e irregolari, si incastrano intorno all'astuccio e lo tengono fermo. Metteteli sopra la scatola, prima dei dolci più morbidi. Evitate invece il cioccolato sfuso a contatto con l'astuccio: le calze appese vicino al camino si scaldano, e un cioccolatino sciolto su una scatola di cartone non si toglie più. Caramelle incartate, torroncini, frutta secca vanno bene; i cioccolatini restano in alto, dentro la loro carta.
Quale calza: appesa, di lana o cucita in casa
La tradizione vuole la calza appesa al camino o alla finestra, e chi non ha il camino può usare la maniglia di una porta o la testiera del letto. Per un adulto la calza di feltro comprata al supermercato va bene se è robusta, ma una calza di lana fatta a mano dalla nonna, magari con il nome ricamato, vale da sola metà del regalo.
Controllate le cuciture prima di caricarla. Una calza cucita in casa ha la punta chiusa a mano, e un astuccio con gli spigoli può allargare un punto debole. Se la calza è grande, riempitela fino a metà e lasciate respirare il resto: una calza troppo piena perde la forma e si sfila dal gancio. Se è piccola, non forzate: il gioiello ci deve entrare senza deformarla.
Il biglietto firmato dalla Befana
La filastrocca è nota: «La Befana vien di notte / con le scarpe tutte rotte». I primi due versi sono fissi, gli ultimi due cambiano da zona a zona: «col vestito alla romana», «con le toppe alla sottana», «col cappello alla romana». Questa libertà è un regalo per chi scrive il biglietto. I due versi finali potete inventarli voi.
Qualche esempio da adattare: «e alla Chiara questa volta / ha lasciato in punta una sorpresa avvolta». Oppure, per chi riceve gli orecchini: «e per Laura, che ha le orecchie forate, / ha portato due spirali dorate». La rima zoppica? Meglio: la Befana ha le scarpe rotte, non può avere la metrica perfetta. Firmate con una scopa disegnata e infilate il biglietto in cima alla calza, così è la prima cosa che si legge.
Ai piedi dei Magi, se in casa c'è il presepe
Nelle case dove il presepe resta montato fino all'Epifania, c'è un'alternativa alla calza: l'astuccio ai piedi dei Magi. Sono loro i portatori di doni della scena, e un piccolo pacchetto accanto alle statuine sembra uno dei loro regali arrivato per sbaglio nel salotto.
Il presepe in casa ha una storia lunga. Secondo il Cleveland Museum of Art, l'uso del presepe domestico in Italia risale all'inizio del Settecento, e intorno al 1800 era particolarmente diffuso a Napoli. Le statuine napoletane avevano teste e mani di terracotta dipinta e indossavano abiti cuciti secondo la moda locale. Il Magio della fotografia è alto 28,7 centimetri.
Per sistemare il pacchetto nel presepe scegliete un astuccio piccolo, proporzionato alle statuine, e avvolgetelo in carta dorata o in un ritaglio di stoffa. Non coprite le figure: il pacchetto deve stare ai piedi del Magio, non sopra la capanna. E avvertite i bambini di casa, se ce ne sono, che quel pacchetto non è per loro.
Sul comodino: l'immagine da capezzale
Chi non appende calze può lasciare l'astuccio sul comodino, la sera del 5, mentre l'altra persona dorme. Il gesto ha un antenato. Il Cleveland Museum of Art ritiene che la placchetta di Limoges qui sotto, per dimensioni e forma, possa essere stata un'«image de chevet», un'immagine da capezzale da appendere alla tenda del letto. Misura 9,9 per 7 centimetri: sta in una mano, come un astuccio.
Se l'ipotesi è giusta, chi la possedeva apriva gli occhi su un re inginocchiato che porge un cofanetto aperto: un regalo dipinto, ogni mattina, che chiedeva soltanto di essere guardato. Un astuccio sul comodino rimette in scena la stessa idea con un oggetto che invece si indossa.
Il comodino ha un vantaggio sulla calza: la persona trova il regalo da sola, appena sveglia, prima di chiunque altro. La reazione la vedete soltanto voi. Funziona con la compagna e con il compagno, e con chi la calza la considera una cosa da bambini. Lasciate l'astuccio aperto a metà, con il biglietto della Befana appoggiato sopra.
Il 6 gennaio dei vicini: i Re Magi e la scarpa
In Spagna il 6 gennaio è festivo in tutto il paese, e i doni non li porta una vecchia con la scopa: li portano i Re Magi, e i bambini lasciano fuori le scarpe la sera del 5, come racconta la guida di Natale. Correos, la posta spagnola, sistema apposite cassette per le lettere ai Re, aperte fino al 5 gennaio.
Tra Italia e Spagna c'è anche un filo di presepe. La tradizione attribuisce a Carlo III, arrivato da Napoli nel 1759, il merito di aver portato in Spagna la moda del presepe napoletano. I suoi acquisti napoletani erano fatti anche per il figlio, il futuro Carlo IV, e da lì è nato il Belén del Príncipe del Palazzo Reale. Le famiglie con un genitore italiano e uno spagnolo possono trovarsi a gestire entrambe le tradizioni: la calza e la scarpa, la Befana e i Magi, nella stessa notte.
Scarpa o calza: che cosa cambia per un astuccio
Nella scarpa spagnola la scatolina piccola si nasconde dentro, nella punta, e i pacchi più grandi restano accanto, in vista. La calza invece nasconde sempre: l'astuccio è sepolto in fondo, e la sorpresa sta nel trovarlo con la mano dopo aver frugato tra i dolci.
Questo cambia poco per un gioiello: in tutti e due i casi serve una scatola piccola e rigida, che scivola fino alla punta. Cambia invece per i pacchi grandi e per lo scherzo. In una casa con due tradizioni potete fare entrambe le cose: la scarpa per il pacchetto grande, quello consegnato a parte, e la calza per lo scherzo con il carbone. Così ogni tradizione ha il suo momento, e nessuno dei due genitori si sente scavalcato.
Gioiello, profumo o dolci: i regali della Befana a confronto
Nella calza degli adulti il gioiello non è l'unica opzione, e non sempre la migliore. Conviene confrontarlo con le alternative classiche, così la scelta diventa una decisione e non un'abitudine.
Gioiello contro profumo, sciarpa e cioccolato
Il cioccolato si mangia entro sera, e va benissimo così: è la parte della calza che si consuma. Il profumo chiede di conoscere il gusto della persona meglio di un gioiello, perché un profumo sbagliato si sente ogni volta che lo si usa. La sciarpa è morbida e si infila in qualsiasi calza, ma chiede di indovinare un colore che stia con il suo cappotto, e finisce nel cassetto insieme alle altre.
Il gioiello resta. È quello che fra un anno, aprendo il portagioie, ricorderà la Befana di quell'inverno. Chiede però più attenzione: misura, metallo, gusto. Se avete queste informazioni, il gioiello vince. Se non le avete, il certificato è la scelta più sicura. La tabella qui sotto mette a confronto cinque regali per un'adulta: quando funzionano, il rischio principale e come ridurlo.
Una calza piena o un astuccio solo
Ci sono due scuole. La prima riempie la calza di piccole cose: caramelle, un rossetto, un paio di calzini, un portachiavi, e in mezzo il gioiello. La seconda mette solo dolci e carbone, con l'astuccio in punta. La prima è più divertente da svuotare, la seconda dà più peso al gioiello.
Per un adulto preferiamo la seconda. In mezzo a tante piccole cose il gioiello diventa uno dei tanti oggetti, e la persona lo scopre senza capire che era il regalo principale. Con solo dolci intorno, l'astuccio è l'unica cosa che non si mangia, e il messaggio è chiaro. La calza piena funziona meglio con i bambini, o tra amiche che si scambiano piccole sorprese per ridere.
Ognuno la sua calza o un regalo in comune
In famiglia la Befana si organizza in due modi. Ognuno prepara la calza per qualcun altro, a sorteggio o per abitudine, e la mattina del 6 ogni adulto ne trova una. Oppure i figli si mettono insieme e fanno un regalo unico alla mamma o alla nonna, più importante di quanto ognuno potrebbe permettersi da solo.
Il regalo in comune ha un problema di forma: chi lo consegna, e a nome di chi? Il certificato lo risolve. Le quote dei fratelli pagano insieme un certificato con un solo importo, e nel campo «da parte di» si scrivono tutti i nomi, che vengono stampati sul documento. Arrotolato nella calza della mamma, diventa la firma di tutta la famiglia.
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Fatti che sorprendono
La placchetta con la stella è stata a sua volta un regalo. Sul retro del bronzo di Moderno conservato a Cleveland un'iscrizione latina dice che l'orafo Giovanni Battista Fontana lo donò all'arcivescovo di Brindisi, alla fine del Cinquecento, quando l'oggetto aveva già quasi un secolo. Altre versioni della stessa placchetta sono al British Museum, al Victoria and Albert, al Louvre, a Berlino e al Metropolitan.
La fiera della Befana a Roma non è nata a piazza Navona. Secondo l'ufficio del turismo della capitale si tiene da più di due secoli, prima in piazza Sant'Eustachio e solo dopo l'Unità d'Italia nella piazza dove tutti la conoscono.
Gaspare, Melchiorre e Baldassarre erano un rimedio da portare al dito. Nel Trecento i loro nomi, IASPAR, MELCHIOR, BALTH, comparivano in rilievo su un anello di lega di rame che il museo di Londra descrive come amuleto contro il mal caduco. Il Victoria and Albert conserva invece una spilla ad anello del 1350-1450 con gli stessi nomi, alla quale si attribuiva lo stesso potere.
A Venezia le Befane vanno a remi e il traguardo è una calza. La mattina del 6 gennaio la Reale Società Canottieri Bucintoro organizza sul Canal Grande la Regata delle Befane: vogatori sopra i cinquant'anni vestiti da Befana partono da San Tomà e arrivano al ponte di Rialto, dove li aspetta una grande calza appesa. La gara si corre dal 1979.
Contro il mal di testa si portava anche un'insegna sul cappello. La testa di san Giovanni Battista sul vassoio era un altro soggetto da insegna rinascimentale, e il Victoria and Albert spiega perché piaceva tanto: la si portava come protezione contro il mal di testa.
Il maestro della placchetta da capezzale deve il nome a un errore di lettura. Una cinquantina di smalti dipinti di Limoges di fine Quattrocento sono stati a lungo attribuiti a un certo «Monvaerni», nome ricavato da un'iscrizione. Quelle lettere oggi vengono lette come l'abbreviazione del nome e dei titoli del vescovo Jean Barton de Montbas, e il pittore resta senza nome: pseudo Monvaerni.
Lo regali? Ogni pezzo arriva pronto da donare.
Confezione Zevira e un bigliettino in ogni ordine.Domande frequenti
Che gioiello regalare per la Befana a una donna? Un paio di orecchini a lobo o una collana con la sua catena, nel tono di metallo che porta già: sono i due pezzi che non chiedono misure. Se nemmeno il tono vi è chiaro, guardate la fibbia della sua borsa e la montatura degli occhiali. Chi sceglie il metallo giallo o quello bianco per gli accessori vi sta dando un indizio anche sui gioielli.
La calza della Befana si fa anche agli adulti? Sì, nessuna usanza fissa un'età. Il sondaggio Ipsos per Confesercenti conta solo le calze destinate ai bambini, e mostra dove l'abitudine è più viva: la prepara il 71 per cento degli intervistati al Centro, il 70 nel Mezzogiorno e il 61 al Nord. Dove la calza è di casa, una per la moglie o per la mamma viene presa per quello che è, un gioco affettuoso.
Cosa mettere nella calza della Befana al posto dei dolci? Per un'adulta che non mangia dolci, il riempitivo può essere neutro: carta velina colorata, trucioli di carta, un pezzo di stoffa, cose che proteggono l'astuccio e non fanno concorrenza al regalo. Qualche pezzo di carbone di zucchero sopra l'astuccio conviene metterlo lo stesso: fa da imbottitura e tiene viva la battuta, e qualcuno in casa lo mangerà. In punta, un gioiello solo, come spiegato nel confronto tra calza piena e astuccio solo.
Quando ordinare perché arrivi entro il 6 gennaio? Con il margine che risulta dalla pagina delle spedizioni, senza contare i festivi tra Natale e l'Epifania. Dopo la partenza del pacco ricevete un numero di tracciamento, quando disponibile, e il percorso si segue sul sito del corriere: se il 3 gennaio il pacco non si è ancora mosso, preparate il biglietto della Befana con la foto del gioiello, come spiegato nel capitolo sui ritardi. Il certificato resta la soluzione per chi non ha ancora comprato niente.
Si può cambiare un regalo della Befana? Dipende da quando il pacco è arrivato a casa vostra, non dalla mattina del 6: i quattordici giorni di calendario della pagina dei resi partono dalla consegna, e per un acquisto arrivato a metà dicembre a gennaio sono già passati. Per questo il controllo va fatto all'arrivo. Un difetto del pezzo è un'altra questione: lì valgono le garanzie di legge descritte nella stessa pagina. Tenete il numero d'ordine a portata di mano, perché la richiesta parte da chi ha comprato, e non buttate l'astuccio insieme alla carta e al carbone: il reso chiede l'imballaggio originale. I pezzi personalizzati non rientrano nel recesso.
Il carbone dolce può rovinare un gioiello? Non se l'astuccio è chiuso e incartato. Se qualche briciola di zucchero è arrivata lo stesso su una catena, si toglie con un panno morbido e asciutto prima di indossarla, senza bagnare il pezzo per fare prima. Come trattare ogni materiale è spiegato nella guida su come pulire i gioielli a casa.
È una buona idea regalare un anello per la Befana? Solo con la misura in mano, presa su un anello che lei porta allo stesso dito. Per non farlo riconoscere al tatto vale il trucco della scatola di un'altra forma, spiegato nel capitolo sull'anello.
Cosa mettere nella calza della Befana per lui? Un pin da bavero è il gioiello che gli chiede meno: non va al collo né al polso. La scheda del pin a navaja del catalogo suggerisce dove appuntarlo oltre alla giacca: su uno zaino, su un cappello, su una tracolla. Se la forma è una lama, vale il consiglio della monetina dato più sopra.
Il gioiello che sta in punta alla calza
Dal punto luce alla collana montata, fino al certificato da arrotolare in punta: i regali Zevira per la calza dell'Epifania.
Indossa il simbolo, non solo leggerne. Disponibili ora:
Conclusione
Nella poesia di Pascoli la Befana passa, guarda e se ne va, e le calze le riempie una madre. In fondo è ancora così: la vecchia con la scopa presta il nome, e il regalo lo sceglie qualcuno di casa che sa che orecchini porta lei, di che tono è la sua catenina e quanto le piace farsi notare. Con quelle tre risposte e un astuccio rigido il lavoro è quasi fatto; il resto è ordinare per tempo.
La tradizione italiana mette a disposizione tutto il resto gratis: il carbone per lo scherzo, la filastrocca per il biglietto, e la scopa della Befana, che all'occorrenza può anche forare e scusare un corriere in ritardo. In Toscana, a Venezia, a Roma la Befana è anche una festa dei grandi, dalla befanata cantata sulla porta alle Befane che remano sul Canal Grande.
E se a gennaio il gioiello comincia a uscire di casa con lei, la calza ha fatto il suo lavoro meglio di qualunque pacco sotto l'albero.
Chi è Zevira
Zevira riunisce gioielli intorno a simboli che hanno una storia: motivi celesti e botanici, amuleti mediterranei, miniature della tradizione coltellinaia spagnola e argento 925 d'autore. Di ogni segno raccontiamo la provenienza, così chi regala può spiegarlo in due righe di biglietto: sono quelle due righe a fare di un pezzo un regalo.








































