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Regalo per un collega e Babbo Natale segreto: quale gioiello regalare in ufficio

Regalo per un collega e Babbo Natale segreto: quale gioiello regalare in ufficio

Quando un ufficio pesca i nomi da un cappello, in quasi due casi su tre qualcuno estrae sé stesso. Lo calcolò all'inizio del Settecento il matematico francese Pierre Rémond de Montmort: circa il 63%, che l'ufficio sia di otto persone o di ottanta. Il regalo in ufficio è pieno di trappole così, invisibili finché non ci si cade.

Qui si parla di tre situazioni simili solo in apparenza: il regalo che fate voi a un singolo collega, il regalo di gruppo pagato con la colletta e il pacchetto del Babbo Natale segreto, dove chi dona può conoscere a malapena chi riceve. Ognuna ha la sua logica di spesa, il suo margine di errore e i suoi oggetti giusti. La panoramica su tutte le occasioni dell'anno sta nella guida ai regali di gioielli per occasione, i tempi di dicembre e i regali per la famiglia nella guida ai regali di Natale in gioielleria. Qui resta solo il lavoro: colleghi, sorteggio, busta comune e il galateo che tiene tutto in equilibrio.

Quale gioiello regalare al collega
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Come fate il regalo?

Cosa regalare a un collega: la risposta breve

Al collega si regala un oggetto per cui non serve sapere nulla del suo corpo: né la misura del dito, né se ha i lobi forati, né la lunghezza di catena che preferisce. Vuol dire una collana venduta già con la sua catena, un bracciale su cordino o a catena, un paio di orecchini a clip e, per il collega che conoscete bene, una spilla da giacca. Il significato resta neutro: natura, sole, cielo, viaggio; la miniatura artigiana con la lama solo per chi conoscete. La cifra rispetta quella concordata, né sopra né molto sotto. Se il regalo è di tutto l'ufficio e nessuno conosce davvero i gusti del festeggiato, se il collega lavora da remoto o sta cambiando azienda, il buono regalo è la scelta più onesta.

Le tre regole del regalo in ufficio

La prima regola riguarda il significato. Un regalo al collega non deve alludere a niente: né ai sentimenti, né alla fede, né all'aspetto fisico, né alle abitudini. Un cuore, un lucchetto con la scritta, un pezzo di coppia, una croce, un amuleto contro il malocchio verranno letti come un messaggio, anche se non volevate mandarne nessuno. Una foglia, un sole, una stella, una mappa del mondo dicono soltanto "ho pensato a te", e si fermano lì.

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La seconda regola riguarda il valore. In ufficio un regalo non deve mettere nessuno nella posizione del debitore. Un oggetto molto più caro di quanto si usa nel gruppo mette a disagio chi lo riceve e irrita chi è rimasto nella cifra stabilita. Per questo il tetto si rispetta con più rigore del minimo.

La terza regola riguarda il corpo. Al collega non si chiede che misura di anello porta, né si controlla se ha i buchi alle orecchie. Tutto ciò che richiede questa informazione esce di scena da solo: l'anello, gli orecchini a lobo presi a caso, il bracciale rigido su misura del polso. Restano gli oggetti che vanno bene a chiunque porti gioielli.

Tre cose da osservare prima di scegliere

La scelta si restringe con tre osservazioni, e nessuna richiede domande. La prima riguarda gli orecchini: se li vedete ogni giorno addosso alla collega, un paio in regalo è sensato; se non li vedete o non ne siete sicuri, restano le clip, il bracciale, la collana. La seconda riguarda il tono del metallo: guardate l'orologio, la montatura degli occhiali, la fibbia della cintura, la chiusura della borsa. Se domina un tono, argentato o dorato, il regalo nello stesso tono si affianca alle sue cose senza stonare.

La terza osservazione riguarda la scaramanzia. Se il collega tocca ferro, non apre l'ombrello in casa e al venerdì 17 fa un sorriso tirato, le miniature di coltelli e spade restano nel cassetto, anche se sul gioiello la credenza della lama pesa poco. Se non lo sapete, scegliete un oggetto senza lama: nel sorteggio regalate quasi a uno sconosciuto, ed è più semplice non costringerlo a pensare alla superstizione.

Se nessuna delle tre risposte è chiara, restano tre oggetti che non chiedono quasi nulla: il ciondolo con la catena di lunghezza neutra già inclusa, le clip e il bracciale. Il meno esigente è la collana, se la cifra ci arriva: le clip lasciano aperta la domanda se la persona porti orecchini, il bracciale ha comunque una lunghezza. Il bracciale può essere un cordino intrecciato con medaglione smaltato o una catena in tono argento; lunghezza e chiusura si controllano sulla scheda prodotto, ma qui l'errore è morbido, perché un bracciale si riregala facilmente o si aggancia alla borsa.

Collega, colletta o sorteggio: tre regali diversi

L'espressione "regalo per un collega" copre tre situazioni diverse, e il consiglio giusto per una spesso sbaglia nelle altre. Cambiano tre cose: chi regala, quanto chi regala conosce chi riceve e chi decide la cifra.

Il regalo personale a un solo collega

È il caso più delicato dei tre, perché manca la copertura del gruppo. Un regalo da una persona a un'altra in ufficio lo vedono tutti, e qualunque oggetto un po' più intimo del normale fa nascere domande: perché a lui, perché proprio quello, perché da parte tua. Il regalo personale funziona quando il motivo è chiaro a tutti: il compleanno di chi vi siede accanto da anni, un grazie dopo un progetto difficile portato a casa insieme, un saluto prima del trasferimento in un'altra azienda.

La regola pratica è semplice: il regalo deve poter essere consegnato davanti a tutti. Se l'oggetto vi imbarazza da tirare fuori in open space, è troppo personale per un collega. La spilla con la navaja in miniatura per chi è tornato dalla Spagna raccontando le botteghe dei coltellinai e ride delle superstizioni supera la prova. Il ciondolo a cuore no, qualunque sia l'intenzione.

Il secondo rischio è che il regalo a uno diventi il metro per gli altri. Se regalate qualcosa a una collega per il compleanno e a un'altra no, la differenza si nota. La soluzione è tenere una sola linea: regalare a tutti quelli con cui lavorate a stretto contatto, oppure entrare nella colletta dell'ufficio.

La colletta: il regalo di gruppo dell'ufficio

Qui tutto si rovescia: la cifra sale, la responsabilità si divide e l'oggetto può essere più importante. Le occasioni sono di solito più grandi di un sorteggio: un anniversario di lavoro, un matrimonio, una nascita, l'inizio della maternità, il passaggio a un'altra azienda, la pensione. Per l'ultima c'è un'analisi dedicata al gioiello per la pensione, dove si parla anche del regalo del gruppo.

Il regalo comune non si decide in base a "cosa piace a tutti quelli che mettono i soldi", ma in base a cosa porterà chi lo riceve. In pratica sceglie una persona sola, quella che conosce meglio i gusti del collega, e gli altri si fidano. Se in ufficio questa persona non c'è, la colletta si trasforma più sensatamente in un buono: sceglie il festeggiato, e sul buono stanno i nomi di tutti.

Come raccogliere i soldi, chi firma il biglietto e cosa dire alla consegna è spiegato nell'articolo sul regalo al capo: la meccanica della busta comune è la stessa, chiunque sia il destinatario.

Il sorteggio del Babbo Natale segreto

Il sorteggio cambia tutto. Non regalate a chi avete scelto, ma a chi avete pescato, e può essere qualcuno dell'ufficio accanto con cui vi scambiate un buongiorno in ascensore e poco altro. La cifra è fissata in anticipo e uguale per tutti. Chi riceve non sa da chi arriva il pacchetto, almeno fino alla fine della festa.

Da qui il requisito principale del regalo del sorteggio: deve funzionare con uno sconosciuto. Non sapete se la persona porta orecchini, oro o argento, se ama i gioielli. Per questo un Babbo Natale segreto ben organizzato parte da una scheda dei desideri: ogni partecipante scrive un paio di righe su di sé, cosa gli piace e cosa no. Se nel vostro ufficio la scheda non esiste, proponetela a chi organizza: una riga come "porto argento, niente buchi alle orecchie" toglie metà del rischio.

Se la scheda manca e non c'è nessuno a cui chiedere, resta la scelta che perdona l'ignoranza: bracciale o clip e, se la cifra arriva alla fascia media, la collana venduta con la sua catena. La spilla con la lama in questo caso è rischiosa per via della superstizione di cui si parla più avanti. Per il regalo a chi ha gusti del tutto sconosciuti c'è un articolo a parte sul gioiello da regalare senza conoscere i gusti.

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Al collega un bracciale o una collana con la sua catena, mai un ciondolo nudo. Un pendente senza catena regalato in ufficio è un compito per casa, non una festa.
Trovate il regalo per il collega in base a come si veste
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Come si presenta in ufficio più spesso?

Come abbinare il gioiello ricevuto in ufficio

Il regalo dello scambio d'ufficio si indossa la prima volta al lavoro, perché chi l'ha fatto veda che l'oggetto è in uso. Ecco le risposte alle domande che nascono proprio in quel momento.

Dove appuntare la spilla se non c'è la giacca? Sulla tracolla della borsa, sul revers del cappotto o sul cordino del badge. Sconsiglio di appuntarla sulla maglia sottile: l'ago tira le maglie, e dopo una settimana sul pullover resta il segno. Se la si vuole su un capo, consiglio un tessuto pesante: il giubbotto di jeans, la giacca di tweed, il velluto a coste.

Orecchini e cuffie in videochiamata: danno fastidio? Il padiglione della cuffia schiaccia tutto quello che sta sul lobo, clip, punto luce o cerchietto. Per la giornata di videochiamate lunghe consiglio di portare il regalo al collo o al polso, non alle orecchie: la collana sopra il dolcevita, il bracciale sotto il polsino. Gli orecchini in quei giorni li scelgo con l'elemento più piatto sul lobo e la forma che scende, come la foglia di monstera sul piccolo perno.

Il bracciale su cordino con il completo? No, se c'è una trattativa. Cordino e smalto al polso sotto il polsino della camicia stanno bene il venerdì e in un ufficio senza dress code. Con il completo consiglio il bracciale a catena in tono argento: sparisce sotto il polsino e si affaccia solo quando la mano si muove.

Mi hanno regalato un gioiello dorato, ma di solito scelgo l'argento. Che faccio? Si separano le zone. La collana dorata al collo e gli orecchini d'argento convivono, perché in mezzo c'è il viso. Sulla stessa mano è più difficile: lì compongo l'insieme con un solo metallo e sposto il secondo bracciale sull'altro polso.

La collana sopra il dolcevita o sotto il colletto della camicia? Sopra il dolcevita, se il ciondolo è più grande di un'unghia: sulla maglia liscia diventa il dettaglio principale. Sotto il colletto con un bottone aperto scelgo una lunghezza corta, perché il ciondolo stia alle clavicole e non si nasconda dietro l'abbottonatura.

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Come si organizza il Babbo Natale segreto in ufficio

Un Secret Santa riuscito si decide prima dell'acquisto. Le delusioni nascono spesso da regole mai dette e da un'estrazione fatta male, e nessun regalo, per quanto azzeccato, ripara un gioco organizzato in fretta.

Le regole da fissare prima dell'estrazione

Prima di pescare il primo nome servono quattro decisioni, comunicate a tutti per iscritto. La prima è la partecipazione: deve essere libera, e chi non vuole giocare lo dice prima dell'estrazione, senza doverlo giustificare. La seconda è la cifra, uguale per tutti e scelta in modo che anche l'ultimo arrivato la spenda senza pensarci. La terza è la data dello scambio, con qualche giorno di margine per chi ordina online. La quarta è il destino del segreto: si svela alla fine della festa oppure non si svela mai.

A queste quattro conviene aggiungerne una quinta, la scheda dei desideri di cui sopra, con due domande fisse: cosa ti fa piacere ricevere, cosa preferisci evitare. Chi organizza raccoglie le schede e le consegna insieme al nome estratto. È il foglio che trasforma un regalo alla cieca in un regalo pensato, e costa cinque minuti a testa.

Un'ultima nota riguarda chi resta fuori. Se in ufficio c'è qualcuno che per motivi di fede o per scelta personale non festeggia il Natale, lo scambio può chiamarsi semplicemente scambio di fine anno. Il gioco resta identico e nessuno si sente spinto dentro una festa che non è la sua.

Il cappello dei nomi e il problema di Montmort

La probabilità del primo paragrafo non è una battuta. Nel 1708 Pierre Rémond de Montmort pubblicò a Parigi l'"Essay d'analyse sur les jeux de hazard" e vi analizzò il gioco di carte chiamato treize, "tredici": il giocatore scopre le carte una alla volta contando ad alta voce, e tutto dipende dal fatto che almeno una volta il numero della carta coincide con il numero del turno. La soluzione generale arrivò nella seconda edizione del 1713, quasi in contemporanea con Nicolaus Bernoulli. È lo stesso problema del cappello: la carta che coincide con il turno è il collega che pesca il proprio nome.

La risposta fu sorprendente. La probabilità che nessuno peschi sé stesso si avvicina in fretta al numero 1/e, circa 0,368, e poi quasi non si muove. Con tre partecipanti almeno una coincidenza capita nel 67% dei casi, con quattro nel 62,5%, e da sei persone in su si resta stabilmente intorno al 63%. L'ufficio da otto e l'azienda da ottanta hanno la stessa probabilità di dover rifare l'estrazione.

La conclusione pratica per chi organizza: non sperate che vada liscia. Le soluzioni oneste sono due. La prima: se qualcuno pesca sé stesso, tutti rimettono il bigliettino nel cappello e si ripesca, perché scambiarsi il foglietto in due rivela chi regala a chi. La seconda è più solida: chi organizza mescola la lista dei partecipanti e ognuno regala a chi gli sta subito dopo, l'ultimo al primo. Una catena circolare così, per come è costruita, non lascia a nessuno il proprio nome, e si prepara anche in un normale foglio di calcolo.

Estrazione a distanza e colleghi in smart working

Quando metà dell'ufficio lavora da casa due giorni a settimana, il cappello sulla scrivania non basta più. Per l'estrazione a distanza esistono siti e app gratuiti di sorteggio: chi organizza inserisce i nomi, la data e la cifra, invita i partecipanti via email o messaggio, e ciascuno riceve solo il nome della persona a cui regalare. Il vantaggio non è soltanto la comodità: il programma esclude in partenza che qualcuno peschi sé stesso, quindi il problema di Montmort sparisce senza catene né rifacimenti.

Molti di questi strumenti permettono anche di scrivere la lista dei desideri direttamente nel profilo, e di impostare le coppie da escludere, per esempio due colleghi sposati tra loro che si farebbero il regalo comunque a casa. Per chi riceve da remoto resta il problema dell'indirizzo, di cui si parla nella parte sulla consegna.

Quando fare lo scambio: prima delle ferie o al rientro

In Italia lo scambio in ufficio deve incastrarsi nel calendario delle feste. Il momento più comodo è la cena aziendale o l'ultimo giorno di lavoro prima della chiusura natalizia, perché dopo l'ufficio si svuota e ognuno è preso dal Natale di casa. Il regalo di lavoro non deve fare concorrenza a quello della famiglia: basta che sia un segno gradito, non l'oggetto principale della stagione.

La seconda possibilità è rimandare lo scambio al rientro, nei giorni a cavallo della Befana. Il 6 gennaio è festivo, e non è scontato: la legge 54 del 1977 aveva tolto l'Epifania dal calendario civile, e solo il DPR 792 del 1985 l'ha ripristinata come festa nazionale. Per un ufficio con molti ordini da spedire il rientro è comodo, perché toglie la corsa di dicembre ai corrieri. La Befana come portatrice di doni ha una storia sua, raccontata nella guida ai regali di Natale citata all'inizio; qui conta solo la data, che deve essere una e uguale per tutti.

Da dove viene lo scambio segreto

Lo scambio a sorteggio in ufficio non ha una data di nascita e non ha un inventore. Ogni suo pezzo però, dal cappello con i nomi alla regola dell'anonimato, ha una storia e una ragione, e parecchie sono più antiche del nome stesso.

Il regalo del padrone: come il lavoro è diventato un luogo di doni

Fibula a balestra d'oro tardoromana di circa il 430, con tre bottoni sulla traversa e un lungo piede traforato
Fibula a balestra, circa 430, tardo Impero romano o Bisanzio, oro, lunghezza 11,9 cm: tre bottoni sulla traversa e un lungo piede traforato. Metropolitan Museum of Art, CC0.Crossbow Brooch, ca. 430. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

Per molti secoli il regalo di lavoro è andato dall'alto verso il basso, da chi paga a chi serve. Nel tardo Impero romano a funzionari e militari al servizio dell'imperatore spettava un fermaglio speciale per il mantello, la fibula a tre bottoni che dalla forma si chiama a balestra. Queste fibule si producevano nelle officine imperiali e venivano donate agli alti gradi della cerchia dell'imperatore, e il metallo e la misura indicavano il rango. Era insieme un regalo del datore di lavoro e un distintivo della carica.

I documenti inglesi del Seicento mostrano la stessa direzione dall'alto in basso nella vita di tutti i giorni. Samuel Pepys annotò nel diario il 19 dicembre 1663 di aver pagato il calzolaio e di aver lasciato qualcosa nella cassetta dei ragazzi per Natale, cioè nel salvadanaio degli apprendisti della bottega. La cassetta natalizia per garzoni e servitori era un'usanza in cui dava chi stava sopra.

Charles Dickens, nel "Canto di Natale" del 1843, ha mostrato i due lati. Il vecchio padrone Fezziwig la vigilia ferma il lavoro, sgombra il magazzino e organizza un ballo per gli apprendisti, tra cui il giovane Scrooge. Lo Scrooge adulto invece concede a malincuore al suo impiegato Bob Cratchit il giorno di Natale libero. Lo scambio tra pari, collega a collega, è arrivato molto più tardi, ed è proprio per questo che ha avuto bisogno di regole sue.

Perché l'anonimato cancella il debito

Nel 1925 l'antropologo francese Marcel Mauss pubblicò il "Saggio sul dono" e descrisse i tre obblighi su cui si reggeva lo scambio di doni nelle società arcaiche che studiava: dare, ricevere, ricambiare. In questa logica un dono non è mai gratuito. Crea un debito, e chi riceve lo sente anche quando chi dona non si aspetta niente.

Quanto sia forte questo debito lo ha mostrato nel 1971 lo psicologo Dennis Regan. Il soggetto dell'esperimento sedeva accanto a un complice che durante la pausa, senza che nessuno glielo chiedesse, gli portava una bibita, e poi gli proponeva di comprare dei biglietti di una lotteria. Chi aveva ricevuto la bibita comprava quasi il doppio dei biglietti rispetto a chi non aveva ricevuto nulla. E il favore funzionava anche quando il complice si era comportato in modo antipatico: la simpatia smetteva di contare, restava il debito.

Il Babbo Natale segreto aggira questa trappola per costruzione. Regalate a una persona e ricevete da un'altra, e nessuno sa a chi deve qualcosa. Il debito non va a un collega preciso ma al cerchio intero, e per questo non pesa su nessuno. È anche il motivo per cui nel sorteggio la cifra uguale conta tanto: un regalo costoso rompe il meccanismo, perché crea un debito personale proprio dove non dovrebbe esserci.

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Babbo Natale segreto nel resto d'Europa e del mondo

In Italia il gioco si chiama Babbo Natale segreto, ma in molti uffici si usa l'inglese Secret Santa senza tradurlo. Altrove i nomi cambiano, e ognuno racconta qualcosa di come lo scambio viene inteso. Un inizio documentato non esiste; i nomi invece sì, a volte presi in prestito dai vicini.

Père Noël secret e amigo invisible: il vicinato latino

La Francia ha fatto la stessa scelta dell'Italia e ha tenuto nel nome il portatore natalizio: Père Noël secret, con l'inglese Secret Santa altrettanto diffuso negli uffici. La Spagna invece ha tolto di mezzo il Natale: il gioco si chiama amigo invisible, l'amico invisibile. Nell'America Latina di lingua spagnola si dice più spesso amigo secreto, amico segreto.

Il Brasile va oltre e cambia nome da città a città: a San Paolo si dice amigo secreto, a Rio de Janeiro e a Belo Horizonte amigo oculto, amico nascosto. Nei nomi iberici e latinoamericani c'è un amico, non un personaggio della festa. Un collega spagnolo in trasferta a Milano riconoscerà il gioco al primo sguardo, ma lo chiamerà con un'altra parola.

Mikołajki: il sorteggio polacco di San Nicola

Cammeo in agata del Duecento in montatura d'oro: la madre porge il seno al piccolo Nicola, che si ritrae
Cammeo con il digiuno di San Nicola, Italia meridionale, circa 1200-1250: agata in montatura d'oro. Secondo la sua vita il piccolo Nicola prendeva il seno il mercoledì e il venerdì una sola volta al giorno, e nel Medioevo la scena valeva come esempio di astinenza. Metropolitan Museum of Art, CC0.Cameo with the Fasting of Saint Nicholas, ca. 1200-1250. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

In Polonia la data principale dello scambio non è il Natale ma il 6 dicembre, giorno di San Nicola. Le Mikołajki si fanno nelle classi e sul lavoro: qualche giorno prima si organizza il losowanie, il sorteggio, e ognuno prepara un piccolo regalo per chi ha pescato, di solito entro una cifra concordata.

La data non è casuale. Nicola di Myra è nella tradizione europea il santo dei doni fatti di nascosto, e il suo giorno è la data naturale per un gioco in cui si regala senza firmarsi. La leggenda dei sacchetti d'oro lanciati di notte è raccontata nella guida ai regali di Natale; qui basta aggiungere che la sua immagine si è portata addosso per secoli. Il Metropolitan Museum di New York conserva un cammeo in agata con una scena della sua infanzia, intagliato tra uno e due secoli dopo che i marinai baresi avevano portato le sue reliquie da Myra a Bari, il 9 maggio 1087. Per un ufficio italiano è un antenato curioso del gioco: prima di diventare il donatore dei pacchetti anonimi, Nicola era già un soggetto da gioiello nel nostro Sud.

Wichteln e Julklapp: il regalo tedesco dello gnomo

In Germania lo scambio a sorteggio si chiama wichteln. Il dizionario DWDS lo definisce così: all'interno di un gruppo si estrae a sorte chi fa a chi un regalo di Natale, di solito piccolo. La parola viene da Wichtel, il folletto domestico delle fiabe tedesche. L'immagine è quella: il regalo compare come se lo avesse portato un aiutante invisibile.

Nel nord-est e nel nord-ovest della Germania, per lo stesso gioco circola anche un'altra parola, Julklapp, presa in prestito dallo svedese più o meno nel Settecento. In un ufficio del nord potete sentire entrambi i nomi, e si parla dello stesso sorteggio.

Engerl und Bengerl: l'angelo austriaco dell'Avvento

La variante austriaca allunga lo scambio per settimane. L'Engerl, "angioletto", è il donatore segreto, il Bengerl è il suo protetto, cioè chi riceve. Si pesca in Avvento, a scuola, al lavoro o in associazione, e poi per giorni o settimane l'angioletto fa trovare al suo protetto piccoli segni di attenzione: un biglietto, un dolcetto, un oggetto sulla scrivania. Chi riceve resta a lungo senza sapere da chi arrivano.

Per un gioiello questo è un modello utile. Un piccolo oggetto consegnato di nascosto a metà di uno scambio così viene vissuto come una scoperta, non come la parte obbligatoria della festa. Un bracciale lasciato sulla tastiera con un biglietto si ricorda più a lungo dello stesso bracciale nel mucchio di scatole sotto l'albero dell'ufficio.

Kris Kringle e Pollyanna: i nomi inglesi del gioco

Anche nei Paesi di lingua inglese Secret Santa non è l'unico nome. In Australia e in Canada lo stesso gioco si chiama Kris Kringle, in Irlanda Kris Kindle. Entrambe le parole vengono dal tedesco Christkindl, il Gesù Bambino che nella Germania del sud e in Austria porta i doni ai bambini, passato all'inglese attraverso il tedesco della Pennsylvania. Un portatore di doni tedesco è diventato il nome di un gioco d'ufficio anglosassone.

Un nome inatteso resiste in Pennsylvania e intorno a Filadelfia, fino al sud del New Jersey: lì lo scambio a sorteggio si chiama Pollyanna. Il dizionario dell'inglese regionale americano registra questo uso, preso dal romanzo di Eleanor Porter "Pollyanna" del 1913, la storia di una bambina che trova in tutto un motivo per essere contenta. I club Pollyanna nelle parrocchie compaiono dal 1916, e lo "scambio di regali Pollyanna" appare nei giornali locali più o meno dal 1947. Perché il gioco abbia preso il nome dell'eroina non è stato chiarito.

Pikkujoulu: la festa finlandese prima di Natale

In Finlandia lo scambio in ufficio sta dentro il pikkujoulu, il "piccolo Natale". Così si chiamano le feste che a novembre e dicembre organizzano aziende, associazioni, club e gruppi di amici. Le radici stanno nelle feste d'Avvento dell'Ottocento; negli anni Venti e Trenta del Novecento gli studenti le trasformarono in serate allegre, e dopo la guerra l'usanza si diffuse in tutto il Paese, fino a diventare la festa di quasi ogni luogo di lavoro.

Per il regalo a sorteggio ne viene un dettaglio pratico: la festa non cade nel giorno di Natale, ma settimane prima. Il collega si festeggia in mezzo ai colleghi, separato dal Natale di famiglia. È la stessa logica della cena aziendale italiana.

Oseibo e giri choco: la cortesia giapponese del regalo di lavoro

Una cultura del regalo di lavoro molto codificata è quella giapponese. All'inizio di dicembre, più o meno fino al venti, si fanno gli oseibo: regali ai superiori, ai clienti, ai maestri e a chiunque abbia fatto qualcosa per noi durante l'anno. In estate si ripete tutto con il nome di chugen. Non sono segni di simpatia personale ma manutenzione dei rapporti con chi ci ha aiutato.

Una forma a parte è il giri choco, il "cioccolato per dovere". A San Valentino lo si regala a colleghi e superiori, e nessuno lo scambia per una dichiarazione: giri significa proprio obbligo, dovere.

La lezione per l'ufficio è diretta. Il regalo di lavoro serve la relazione, non il gusto, e per questo vale l'adeguatezza più che l'originalità a ogni costo. Un gioiello al collega supera la prova giapponese se si può consegnare davanti a tutti e nessuno ci legge più della cortesia.

L'elefante bianco: lo scambio in cui il regalo si ruba

Netsuke giapponese in avorio del XIX secolo: un elefante con una scimmia seduta ai suoi piedi
Netsuke con elefante e scimmia, Giappone, XIX secolo, avorio, altezza 3,8 cm. Metropolitan Museum of Art, CC0.Netsuke of Elephant and Monkey, 19th century. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

Negli Stati Uniti accanto al Secret Santa esiste un altro gioco d'ufficio: il white elephant, altrove Yankee swap o Dirty Santa. I regali finiscono in un mucchio comune e a turno si può scartarne uno nuovo oppure rubare quello già aperto dal vicino. Il divertimento sta nella trattativa e nel tornare a casa con l'oggetto più strano della serata.

Il nome viene dall'espressione "elefante bianco", un bene costoso e inutile che non si può né usare né buttare, attestata in inglese dal 1721. La spiegazione più diffusa racconta che i re del Siam regalavano elefanti bianchi ai cortigiani sgraditi per rovinarli con le spese di mantenimento. È una leggenda senza prove storiche. L'elefante bianco in Siam era un animale sacro della corte e un segno di potere, non una punizione: se i re se ne separavano, lo facevano nei rapporti con altri sovrani, non con i cortigiani caduti in disgrazia.

Per un gioiello il gioco del furto funziona male. Un oggetto che passa di mano in mano e si prova davanti a tutti perde intimità, ed è difficile sceglierlo per uno sconosciuto. Se nel vostro ufficio si gioca all'elefante bianco, il gioiello tenetelo per il Babbo Natale segreto, e nel mucchio mettete qualcosa che possa finire a chiunque.

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Budget del Secret Santa: quanto spendere e cosa ci sta

Nel Babbo Natale segreto la cifra non è un consiglio, è una regola del gioco. Si infrange meno spesso delle altre, ma quando succede si nota più di tutto.

Chi fissa la cifra e perché non si sfora

La cifra la stabilisce chi organizza oppure una votazione, ed è uguale per tutti. Si ancora a ciò che chiunque in ufficio può spendere senza sforzo, stagista compreso. È un punto serio: un sorteggio in cui una parte dei partecipanti spende più di quanto vorrebbe smette di essere una festa.

Sforare viene voglia per le migliori ragioni, ma il risultato è pessimo. Chi riceve un regalo visibilmente più caro degli altri sente proprio il debito di Mauss, solo che adesso è personale: non può ricambiare, perché non sa a chi, oppure lo sa e capisce che non potrà fare altrettanto. E chi è rimasto nella cifra, accanto alla vostra scatola, sembra tirchio.

Restare sotto è sbagliato anche quello, ma si rimedia: un oggetto più modesto si completa con un biglietto scritto a mano o con una bella confezione. Un oggetto caro non si rende più economico.

Nella pubblica amministrazione: il limite del modico valore

Chi lavora in un ufficio pubblico ha un vincolo in più, scritto nero su bianco. Il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici, il DPR 62 del 2013, all'articolo 4 vieta di accettare regali da un proprio subordinato e di offrirne a un proprio superiore, salvo quelli d'uso di modico valore. Il decreto indica una soglia orientativa, e ogni amministrazione nel proprio codice può abbassarla fino a escludere del tutto i regali.

Per il Babbo Natale segreto la conseguenza è pratica: se nel sorteggio può uscire il dirigente, la cifra del gioco deve stare comodamente dentro il modico valore, e il codice del vostro ente va letto prima di fissarla. Nel dubbio, la domanda giusta va all'ufficio del personale, non al collega più anziano. Nel settore privato valgono le regole interne dell'azienda, quando ci sono. Per il regalo al capo fuori dal sorteggio c'è l'articolo dedicato al regalo al capo.

Budget da pensierino: basta per un gioiello?

La risposta onesta dipende dalla cifra concordata. Se il budget è quello di un panettone da supermercato o di una tazza con la scritta, un gioiello in metallo di solito non ci sta senza grossi compromessi sul materiale. L'oggetto comprato solo per rientrare nella cifra rischia di mostrare il compromesso al primo sguardo, e il regalo finisce per valere meno di una buona scatola di tè.

Se la cifra è quella di un pranzo in una buona trattoria, il gioiello diventa realistico. Nel catalogo Zevira è la fascia d'ingresso: orecchini e clip in acciaio placcato oro, bracciali su cordino intrecciato con medaglione smaltato, bracciali a catena in tono argento, spille della collezione Forja Española. Per il sorteggio è la cifra ideale: l'oggetto sembra un regalo pensato e non esce dal livello comune. Solo che le spille di questa fascia hanno tutte una lama, navaja o spada, quindi a un destinatario casuale conviene dare clip o bracciale, e gli orecchini solo quando la scheda dice che i lobi sono forati.

Budget più alto: quando si può osare

Ci sono gruppi in cui il sorteggio ha la cifra di una cena al ristorante, di solito piccole squadre che lavorano insieme da anni. Qui si apre la fascia media: collane con ciondolo smaltato sulla sua catena e ciondoli a coltello della collezione Forja Española, navaje e machete in miniatura in acciaio. Per un destinatario casuale di questa fascia vanno bene solo le collane senza amuleto, come Danza Mistica. Il ciondolo a coltello si vende senza catena e porta una lama, quindi è un regalo per il collega che conoscete, che al collo porta già una sua catena e ride della superstizione.

Anche in un sorteggio così, però, l'argento 925 d'autore e i pezzi in metallo prezioso conviene lasciarli al regalo di tutto l'ufficio. Il motivo è che un oggetto importante estratto a sorte finisce a qualcuno che potreste conoscere appena, mentre un regalo importante presuppone sempre di conoscere chi lo riceve. Come si sceglie un oggetto davvero di peso è spiegato nella guida al regalo di gioielleria premium.

Quale gioiello regalare a una collega o a un collega

Ecco gli oggetti che superano le tre regole del regalo in ufficio, ciascuno con quello che va controllato prima di comprarlo.

La spilla per giacca, zaino o sciarpa

La spilla è per natura il gioiello più adatto al lavoro, e ha una lunga storia di servizio. Il fermaglio del mantello a Roma, il distintivo all'occhiello nel Novecento, il badge al collo oggi: sono tutti oggetti che si portano sopra i vestiti e non toccano il corpo. Per questo una spilla non è mai troppo intima.

Nella collezione Forja Española le spille sono tre. La prima è una navaja in miniatura con la venatura dell'olivo sul manico, il legno tradizionale delle navaje di Albacete. La seconda è una navaja con smalto blu e argento, più visibile su un tessuto scuro. La terza è una spada con guardia a croce e pomolo lavorati, in tono argento anticato. Tutte e tre si fissano al revers della giacca, alla tracolla della borsa, allo zaino, al cappellino.

Il pregio principale della spilla è che va bene a un uomo, a una donna e anche a chi i gioielli non li porta affatto. Si può non indossarla e appuntarla alla borsa o al cordino del badge, e resta comunque in uso. La riserva riguarda la forma: tutte e tre sono armi in miniatura, e alla lama è legata la nota credenza sul coltello regalato. Sul gioiello la credenza pesa poco, perché un coltellino all'occhiello si legge come segno di mestiere o amuleto e non come arma. Nel sorteggio però non sapete quanto sia scaramantico chi riceve, quindi la spilla è perfetta per il collega che conoscete e che si interessa di artigianato o di storia, mentre a un destinatario casuale conviene un oggetto senza lama.

Orecchini, solo se sapete dei buchi

Gli orecchini a una collega si regalano solo a una condizione: sapete con certezza che ha i lobi forati e che li porta. L'informazione non va chiesta, basta vederla ogni giorno in ufficio.

Dal catalogo vanno bene gli orecchini in acciaio inossidabile placcato oro con motivi chiari: la spirale solare, il labirinto, la foglia di monstera. Si leggono come gioiello con carattere, non come oggetto prezioso, e quindi non rompono la misura del lavoro. Sono orecchini dalla forma ben visibile, adatti a chi non porta solo minuscoli punti luce: guardate cosa indossa ora la collega e restate su quella scala.

Se sui buchi avete dubbi, la soluzione sono le clip. Le clip Gemma d'Inverno con la pietra blu e gli zirconi si fissano al lobo con una pinza e non richiedono il foro. Sembrano orecchini normali, e anche chi ha i buchi può portarle. La pietra non è preziosa, è un inserto colorato nell'acciaio placcato, e si legge come colore, non come valore. Nel sorteggio in cui della destinataria sapete solo che lavora al piano di sopra, le clip sono più oneste di un paio di orecchini a lobo presi alla cieca.

Il bracciale su cordino o a catena

Il bracciale su cordino intrecciato con medaglione smaltato è un regalo con carattere difficile da sbagliare. In catalogo ce ne sono diversi, ma per un collega il più adatto è uno, con la mappa del mondo sul medaglione rotondo: la scheda lo chiama talismano di avventura e parla di libertà di esplorare e di apertura a nuove culture, ma non promette protezione a chi lo porta. Il criterio per il collega è proprio questo, la promessa di protezione, non la parola talismano. I bracciali vicini non lo superano: la foglia nello smalto rosa è presentata come simbolo di crescita e protezione, la coda di balena è legata nella descrizione alla libertà del mare e alla protezione, e i significati protettivi al lavoro chiedono la stessa conoscenza della persona di qualunque amuleto. Il cordino ha un'aria informale, quindi il bracciale sta bene in un ufficio con dress code morbido e piace a chi viaggia.

Il bracciale con la mappa è indicato soprattutto per il collega che viaggia molto o che è appena tornato da una vacanza raccontata a tutto il piano. È un regalo che mostra attenzione senza invadere il privato.

Per un ufficio formale è più adatto un bracciale a catena in tono argento, per esempio a maglia serpente. Si porta da solo o con un charm. Il criterio di neutralità è lo stesso dei bracciali su cordino: la scheda promette all'oggetto un potere protettivo? Nella scheda della Catena Astrale c'è una nota storica sui bracciali a catena portati un tempo anche come ornamenti protettivi, ma è la storia del genere, non una promessa del singolo bracciale, e in una catena liscia nessuno può leggere un'allusione. Prima di comprare qualunque bracciale guardate lunghezza e chiusura sulla scheda prodotto: la misura del polso non la sapete, e serve capire quanto l'oggetto si adatti.

La collana con la catena già inclusa

Un errore classico nel regalo di gioielli al collega è il ciondolo senza catena. Per una persona cara va bene, sapete che catena porta. Per un collega è un compito a casa: dovrà cercare una catena della lunghezza e del metallo giusti, e il regalo rischia di restare nella scatola.

Per questo sulla scheda prodotto va guardato come si chiama l'oggetto e cosa dicono le caratteristiche. Le collane Danza Mistica, Stella guardiana e L'occhio che tutto vede hanno la catena indicata nelle caratteristiche, con prolunga regolabile; le misure esatte sono sulla scheda di ciascuna. Per i singoli ciondoli la catena nelle caratteristiche non c'è: è un pendente da solo. Per un collega scegliete l'oggetto già completo.

C'è una riserva. Due di queste collane sono presentate in catalogo come amuleti: la stella guardiana e l'occhio promettono protezione, e di questo si parla più avanti. La Danza Mistica invece è un motivo celeste, sole e luna, che la scheda chiama talismano personale dell'equilibrio tra opposti senza promettere protezione. Per un collega di cui non conoscete il rapporto con i portafortuna è la scelta più tranquilla delle tre.

Il regalo per un collega uomo

Per un collega uomo la scelta è più stretta ma più sicura. Primo, la spilla: sulla giacca, sulla borsa del portatile, sul giubbotto. Secondo, il bracciale su cordino, se in ufficio non c'è un dress code rigido. Terzo, per chi porta già un ciondolo al collo: i ciondoli a coltello della collezione Forja Española, navaje e machete in miniatura in acciaio. È un oggetto per chi si interessa di coltelleria e sa in cosa una navaja differisce da un normale coltello pieghevole.

Il ciondolo a coltello va regalato solo se sapete che il collega porta qualcosa al collo. Altrimenti la spilla trasmette lo stesso interesse per il mestiere senza la questione della catena. La lama c'è anche sulla spilla, quindi entrambi sono regali per il collega di cui conoscete l'indifferenza alla scaramanzia. Per il resto dei regali maschili c'è la guida ai gioielli da regalare a un uomo.

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Cosa non regalare a un collega

La lista dei divieti è più corta di quanto sembri, ma ogni voce merita una spiegazione, perché si infrangono tutte con le migliori intenzioni.

L'anello e tutto ciò che chiede una misura

Un anello al collega, a sorteggio o di persona, non si regala per due motivi. Il primo è pratico: la misura non la sapete e indovinarla è quasi impossibile. Un anello che non entra o che gira sul dito finisce nel portagioie. Il secondo è di significato: l'anello è il gioiello più carico di tutti. Si regala per il fidanzamento, per il matrimonio, per un anniversario, e il collega che lo riceve si chiederà inevitabilmente cosa intendevate.

C'è un'eccezione, e conferma la regola: il regalo di tutto il gruppo per la pensione. Lì un anello con sigillo inciso con il nome dell'azienda e le date si legge come segno degli anni di lavoro, non come allusione, e la misura si può chiedere ai familiari. Lo scenario è trattato nell'articolo sul gioiello per la pensione. Nel sorteggio e al compleanno qualsiasi l'anello resta vietato, come ogni oggetto da misurare senza la possibilità di aggiustarlo.

Cuori, lucchetti e gioielli di coppia

Il cuore, il lucchetto con la scritta, la metà di un ciondolo di coppia, le iniziali: è la lingua delle relazioni sentimentali. In ufficio crea ambiguità anche dove l'intenzione è la più semplice. Chi riceve penserà non al regalo ma a cosa volevate dire, e i vicini di scrivania con lui.

La regola vale anche tra colleghi dello stesso sesso e nelle amicizie di lunga data.

Simboli religiosi, cornetti e amuleti

Qui conviene separare due gruppi. Il primo sono i simboli di fede: la croce, la medaglietta del santo, la medaglia di San Benedetto. Parlano di una confessione, e in ufficio si regalano solo a chi già li porta. Il secondo sono gli amuleti: il cornetto, l'occhio contro il malocchio, la mano di Fatima. Il loro significato è buono, un augurio di fortuna e di protezione, e un amuleto presentato come augurio di successo viene accolto con serenità anche dagli scettici. È però un consiglio per il regalo a una persona conosciuta, a cui consegnate l'oggetto di persona e potete dire due parole sul suo senso.

Nel sorteggio queste due parole mancano: il regalo è anonimo, e nessuno può spiegare che l'occhio è un augurio e non un'allusione all'invidia di qualcuno. Per un destinatario casuale gli amuleti quindi restano fuori, mentre per un collega che conoscete vanno bene se sapete che quel simbolo gli è caro. Nel dubbio scegliete la botanica, i motivi celesti o il viaggio: non hanno una confessione né una seconda lettura. Tipi e significati degli amuleti sono raccolti nella guida ad amuleti, protezioni e talismani.

Lo scherzo che capite solo voi

I gioielli spiritosi, graffette, forbici, motivi da ufficio, possono essere un ottimo regalo al collega, ma solo se l'umorismo è condiviso. La battuta sul ritardo cronico o sulla passione per il caffè, che fa ridere voi due, nello scambio comune si legge come una presa in giro, e chi riceve riderà per forza.

La regola del regalo scherzoso: fa ridere tutti quelli che lo vedono e non tocca nessuno. I motivi da ufficio in gioielleria e la loro storia sono raccolti nell'articolo sui gioielli da ufficio e divertenti.

Coltelli, spade e la superstizione della lama

Il coltello come regalo ha una cattiva fama: secondo la credenza la lama taglia l'amicizia. Sul gioiello a forma di coltello, come spiega l'articolo sulle superstizioni, la credenza quasi non si applica: un ciondolo o una spilla così si leggono come amuleto e segno di mestiere, non come arma. Al lavoro però non sapete chi prende sul serio la scaramanzia. Per questo la spilla navaja, la spilla spada o il ciondolo a coltello vanno bene quando conoscete chi riceve e il suo interesse per il mestiere, mentre nel sorteggio, con un destinatario casuale, è più tranquillo un oggetto senza lama.

Se regalate comunque una forma tagliente, c'è la vecchia via d'uscita: chi riceve dà a chi regala una monetina, e l'oggetto diventa comprato e non regalato. Nel Babbo Natale segreto, dove chi regala è ignoto, la mossa non funziona, ed è un motivo in più per tenere la lama per il collega che conoscete. Origine della credenza e modi per aggirarla sono nell'articolo su cosa non regalare secondo le superstizioni.

Cinque formati di regalo in ufficio
FormatoQuando funzionaRischio principaleCome ridurlo
Bracciale su cordino o a catenaSorteggio in cui di chi riceve si sa pocoLunghezza sbagliata per il polsoControllare lunghezza e chiusura sulla scheda prodotto
Orecchini o clipOrecchini se li vedete ogni giorno sulla collega; clip se sui buchi avete dubbiScala della forma o tono del metallo sbagliatiRestare sulla scala e sul tono che porta adesso
Buono regaloColletta del reparto, collega a distanza, salutiIl buono resta a lungo inutilizzatoDire quanto dura e che il resto resta sul codice fino alla scadenza, ricordarlo dopo un paio di mesi
Panettone, tè, caffèGrande sorteggio, destinatario quasi sconosciutoDimenticato in un mese, allergie o dietaGuardare nella scheda dei desideri se ci sono limiti alimentari
Regalo scherzosoUmorismo comune, chiaro a tutto il repartoLa battuta viene letta come presa in giroDivertente per chiunque lo veda e mai sulle abitudini di qualcuno

Buono regalo per un collega: quando batte l'oggetto

Il buono regalo al collega passa spesso per una scorciatoia, e nel regalo personale a una persona cara qualche volta lo è. Tra colleghi alla pari il quadro cambia: lì il buono è spesso più preciso dell'oggetto. L'eccezione è una, il capo. Un buono dai dipendenti al dirigente si legge facilmente come un modo sbrigativo per togliersi il pensiero, per cui al capo il gruppo regala un oggetto concreto, e il perché è spiegato nell'articolo sul regalo al capo già citato.

Quando il buono è meglio del gioiello

L'economista Joel Waldfogel nel 1993 interrogò gli studenti dell'Università di Yale sui regali delle feste e calcolò che si perde tra un decimo e un terzo del loro valore: chi riceve stima gli oggetti meno di quanto sono costati. I più precisi erano amici e partner, i nonni molto meno. Il collega sta di solito più vicino alla seconda zona: conoscete le sue abitudini di lavoro, non il suo portagioie.

Da qui i casi in cui il buono batte l'oggetto. Primo: il regalo di tutto l'ufficio, quando nessuno conosce i gusti del festeggiato. Secondo: il collega che lavora da remoto e che avete visto solo in videochiamata. Terzo: il saluto a chi va in maternità o in un'altra azienda, perché sceglierà per una vita nuova che non conoscete. Quarto: i gusti sono noti e complicati, e qualunque oggetto "più o meno nel suo stile" varrà meno di ciò che sceglierebbe da solo.

Come funziona il buono regalo Zevira

Il buono regalo Zevira è elettronico, non si aspetta nessuna spedizione. Il nome di chi riceve, il nome di chi regala o del reparto e una dedica si stampano direttamente sul buono, e i campi si compilano sulla scheda prodotto prima del pagamento. Il PDF pronto arriva all'email di chi acquista subito dopo il pagamento, quindi il buono si può regalare lo stesso giorno, anche se la cena aziendale è la sera stessa.

Con il buono si paga qualunque oggetto del catalogo del negozio online. Vale 24 mesi dall'emissione, e se l'acquisto costa meno del valore nominale, il resto rimane sul codice e si spende più avanti, entro gli stessi 24 mesi. Per il regalo del reparto è comodo: il collega non deve decidere subito e non perde la differenza se sceglie un oggetto più modesto.

Il buono ha un solo taglio, e questo decide in quali situazioni usarlo. È pensato per un regalo importante, non per il sorteggio da pensierino.

Perché il buono non va nel sorteggio da pensierino

Il valore del buono è nettamente più alto della cifra abituale di un Babbo Natale segreto. Se nel vostro sorteggio vi siete accordati sul livello di un pranzo in trattoria, il buono rompe la regola principale del gioco: costa più di tutti gli altri regali e mette chi riceve proprio nella posizione del debitore. Nel sorteggio il buono ha senso solo quando la cifra del gioco è paragonabile al suo valore.

Per il sorteggio normale la strada sono gli oggetti della fascia d'ingresso: bracciale o clip, e gli orecchini se la scheda ha detto dei buchi. Il buono resta dove funziona meglio: nella colletta del reparto, dove la cifra nasce dalle quote di tutti, e nel regalo al collega con cui vi lega qualcosa di più di un'estrazione.

Come consegnarlo senza che sembri una formalità

Un buono elettronico si trasforma facilmente in un regalo da toccare. Stampate il PDF su carta spessa, mettetelo in una busta e scrivete sulla busta a mano. Alla cena aziendale una busta così si consegna come una scatola, e non si perde tra i pacchetti.

Per il collega a distanza il PDF si può inoltrare durante la videochiamata di gruppo, quando tutti sono collegati, con due parole da parte del reparto. Così il regalo ha la sua scena e non arriva muto nella casella di posta.

C'è anche un dettaglio che chi regala dimentica. Le studiose del comportamento dei consumatori Mary Steffel, Elanor Williams e Robyn LeBoeuf hanno scoperto che chi regala sottovaluta quanto a lungo chi riceve tiene la carta regalo nel cassetto: in uno dei loro esperimenti il 18% dei destinatari non aveva ancora speso la carta ricevuta, mentre chi l'aveva regalata se lo aspettava solo nel 3% dei casi. E più la carta è di uso ristretto, più a lungo si rimanda. Per questo conviene dire al collega che il buono vale due anni e il resto resta sul codice fino alla scadenza, e dopo un paio di mesi chiedergli con leggerezza se ha scelto qualcosa. Non è invadenza, è il seguito del regalo.

Cinque convinzioni sui regali in ufficio e cosa ne resta
A un collega i gioielli non si regalano mai
Tap to reveal
Al Secret Santa meglio spendere qualcosa in più che passare per tirchi
Tap to reveal
Il buono regalo è il regalo di chi non ha voglia di pensare
Tap to reveal
Tanto il regalo è anonimo, la confezione non conta
Tap to reveal
Se nel sorteggio pesco il capo, è un regalo come un altro
Tap to reveal

Gioiello, buono o cesto natalizio: il confronto

Il gioiello non è l'unico modo per festeggiare un collega, e un confronto onesto aiuta a capire quando è davvero la scelta migliore.

Gioiello o panettone, tè e caffè

Il panettone buono, una scatola di tè, il caffè in grani sono il regalo più sicuro in ufficio. Non si sbaglia la taglia, non portano significati, si dividono con il reparto. Ma la sicurezza ha un prezzo: un regalo così si mangia in una settimana e si dimentica in un mese.

Il gioiello resta in memoria più a lungo. La spilla sulla borsa o il bracciale al polso ricordano il regalo ogni volta che si indossano. Per questo il gioiello vince dove il regalo deve restare: con il collega accanto a cui avete lavorato per anni, ai saluti, a un anniversario. Il panettone vince dove il regalo deve essere leggero: il sorteggio in un grande ufficio, dove il destinatario vi è del tutto sconosciuto.

Se la scelta è davvero difficile, si possono unire: una tavoletta di buon cioccolato e un bracciale su cordino nella stessa scatola. L'oggetto resta, il dolce rende festosa la consegna.

Regali uguali per tutti o diversi

Il responsabile di un gruppo o semplicemente un collega generoso a volte vuole regalare qualcosa a tutti quelli con cui lavora. La decisione chiave è una: oggetti uguali o diversi.

I regali uguali cancellano il confronto: nessuno si chiede perché a lei gli orecchini e a me la spilla. Ma sono impersonali, e si vede. I regali diversi mostrano attenzione per ciascuno, ma rischiano che qualcuno giudichi il proprio peggiore.

La via di mezzo funziona meglio: oggetti della stessa linea, dello stesso livello e dello stesso prezzo, ma con motivi diversi. Per esempio bracciali dello stesso prezzo: la mappa del mondo su cordino a chi viaggia molto, la catena argentata a maglia serpente a chi si veste in modo più formale. Se tutti i colleghi sono indifferenti alla scaramanzia e amano la storia, lo stesso si fa con le spille di una sola collezione: navaja, spada, navaja smaltata. Ognuno riceve il suo, e nessuno sente una differenza di trattamento.

Sorteggio o colletta per ciascuno

A volte è il reparto a decidere come festeggiare: sorteggio oppure colletta per un regalo a ciascuno. Per lo scambio di dicembre in un gruppo numeroso il sorteggio è più comodo: ognuno prepara un regalo solo invece di uno per tutti, e le cifre sono uguali.

Per l'occasione personale di un singolo collega, compleanno, saluto, anniversario, il sorteggio non serve: il regalo lo riceve uno e lo fanno tutti. Qui ci vuole la colletta, ed è proprio qui che il buono dà il meglio: le quote di tutti pagano il buono, e sopra si stampano il nome del gruppo o di chi lo regala.

Come consegnare il regalo al collega

La consegna al lavoro è diversa da quella in famiglia: ci sono spettatori, ci sono le regole del gioco e spesso manca la possibilità di spiegare il regalo di persona.

Pacchetto e bigliettino nel Babbo Natale segreto

Nel Babbo Natale segreto sulla scatola si scrive il nome di chi riceve, non il proprio. La carta è neutra, senza indizi su chi regala: se in ufficio tutti sanno che amate la carta kraft con le foglie, prendetene un'altra. Il gioiello conviene metterlo nella sua scatolina o nel suo sacchetto, perché non si perda nella carta da regalo.

Per un gioiello vale la pena aggiungere un cartoncino con due informazioni: di cosa è fatto e come si cura. Chi riceve non può chiedervi di che metallo è la spilla o se il bracciale su cordino si può bagnare, perché non sa chi siete. Due righe sul cartoncino chiudono la questione e mostrano che l'oggetto è stato scelto con cura.

Svelarsi o no

Lo decidono le regole del gioco, non ogni partecipante per conto suo. In certi uffici il segreto resta per sempre, in altri tutti si svelano alla fine della serata, in altri ancora il donatore resta invisibile per settimane, come nel gioco austriaco degli angioletti. Conta che la regola sia una per tutti e decisa prima.

Se la regola non c'è, di default meglio non svelarsi. Il segreto protegge entrambi dall'imbarazzo: se il regalo non è piaciuto, chi riceve non deve fingere davanti a voi. Se è piaciuto, lo racconterà a tutto l'ufficio, e voi lo verrete a sapere da altri.

Se il collega lavora da remoto

Il partecipante a distanza è un problema a parte. L'oggetto va spedito per posta o corriere, e per farlo serve un indirizzo, ma chiederlo direttamente al collega significa svelarsi. Meglio che gli indirizzi li raccolga chi organizza, con il consenso dei partecipanti, e li passi a chi deve spedire.

La spedizione richiede tempo, per cui per il collega a distanza si ordina prima che per quelli in ufficio. Se il tempo è scaduto, il buono elettronico risolve, ma solo se la cifra del sorteggio è paragonabile al suo valore. Negli altri casi è più onesto accordarsi con chi organizza e spedire il regalo in ritardo, spiegandolo in un biglietto.

Se il regalo non piace o costa meno del vostro

Se vi arriva un regalo che non vi piace, il galateo è semplice: ringraziare e non commentare. Non sapete da chi arriva, e qualunque osservazione può raggiungere chi l'ha scelto. L'oggetto che non porterete si può riregalare fuori dal lavoro, dove nessuno lo riconoscerà.

Se il vostro regalo è stato molto più caro di quello ricevuto, è una questione vostra e non di chi ha regalato: voi avete sforato, lui è rimasto nella cifra. Se è stato più economico, qualcun altro ha sforato. In entrambi i casi la cosa migliore è non fare confronti ad alta voce.

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Fatti che sorprendono

Il Boxing Day, da dizionario, è il giorno del regalo di lavoro. L'espressione Christmas box compare già nel dizionario francese-inglese di Cotgrave del 1611, e l'Oxford English Dictionary trova Boxing Day per la prima volta nel 1743, nei verbali del tribunale londinese dell'Old Bailey. E lo definisce senza giri di parole: il giorno in cui commercianti e lavoranti ricevevano regali o mance da clienti e padroni.

I regali meno azzeccati li fanno i nonni. Nell'indagine di Waldfogel i destinatari hanno stimato i regali dei nonni circa il 63% del prezzo pagato, peggio di quelli di chiunque altro. E più di due quinti dei loro regali i nonni li facevano in denaro.

La carta "per qualunque cosa" sembra a chi riceve più attenta di quanto pensi chi regala. Steffel, Williams e LeBoeuf hanno chiesto quale carta scegliere: quella del negozio preferito del destinatario o una universale. Chi regala sceglieva quella del negozio nel 65% dei casi, chi riceve l'avrebbe preferita solo nel 26%. E la carta universale l'hanno definita il regalo più attento il 45% dei destinatari e appena il 18% dei donatori.

In Germania esiste un sorteggio per le cose inutili. Lo Schrottwichteln, il "wichteln dei rottami", è lo scambio in cui si regala apposta un oggetto di casa brutto, sgradito o inutile, purché funzionante. Spesso si gioca con un dado, e a ogni lancio i pacchetti cambiano proprietario.

Per gli elefanti bianchi si è fatta una guerra. Nel 1563 il re birmano Bayinnaung chiese al re del Siam due elefanti bianchi, ricevette un rifiuto e lo usò come pretesto per invadere. Quella guerra si chiama proprio guerra degli elefanti bianchi: l'animale che secondo la leggenda si regalava ai nemici di corte fu in realtà il motivo di una campagna militare.

Rivendute online, le carte regalo valgono meno del loro importo. L'economista Jennifer Offenberg nel 2007 ha confrontato il valore nominale delle carte regalo con i prezzi a cui si rivendono nelle aste online, trovando uno sconto di circa il 15%.

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Domande frequenti

Quanto spendere per il Secret Santa in ufficio? La cifra che qualunque partecipante spende senza sforzo, compreso il più giovane. La fissa chi organizza o una votazione, in anticipo, ed è uguale per tutti. Se è quella di una scatola di cioccolatini, un gioiello in metallo di solito non ci sta. Se è quella di un pranzo in trattoria, ci sta la fascia d'ingresso del catalogo: orecchini e clip, bracciali e, per un collega conosciuto, una spilla. Le collane con catena inclusa stanno un gradino sopra.

Si può regalare un gioiello a una collega? Sì, se l'oggetto non richiede di conoscere il suo corpo e non porta un significato personale. Bracciale, clip, collana venduta con la catena vanno bene in ogni ufficio, la spilla con la lama in miniatura al collega di cui conoscete il rapporto con la scaramanzia. Anello, cuore e gioielli di coppia mai a un collega (l'unica eccezione è l'anello con sigillo del gruppo per la pensione); i simboli religiosi solo a chi già li porta.

Cosa regalare a un collega che va via? Per il saluto conviene la colletta del reparto, e qui il buono dà il meglio: chi parte sceglierà per la sua vita nuova, e i nomi di tutti restano stampati sul foglio. Se in ufficio qualcuno conosce bene i suoi gusti, può diventare anche un oggetto: una spilla per chi ama il mestiere, una collana con la catena inclusa, un bracciale per chi viaggia.

Il buono regalo a un collega è di cattivo gusto? No, è adatto al regalo di tutto il reparto, al collega a distanza, ai saluti e alla persona dai gusti complicati. È fuori luogo nel sorteggio con una cifra piccola: il suo valore è più alto e romperebbe la regola dei regali uguali.

Cosa regalare a un collega uomo? Un bracciale a catena in tono argento sotto il polsino o un bracciale su cordino, se in ufficio non c'è un dress code rigido. La spilla navaja o spada per il revers e il ciondolo a coltello della collezione Forja Española vanno bene all'uomo che si interessa di artigianato e non crede alla credenza della lama, ma non nel sorteggio, dove chi riceve può essere scaramantico.

Cosa fare se si pesca il proprio nome? Dirlo a chi organizza, e tutti rimettono il bigliettino e si ripesca. Scambiarsi il foglietto con il vicino non va: così sapreste entrambi a chi regala l'altro. Più sicuro fare subito l'estrazione a catena o con un sito di sorteggio, dove la coincidenza è esclusa.

Bisogna svelarsi nel Babbo Natale segreto? Lo decidono le regole del gioco, uguali per tutti. Se nessuno ne ha parlato, meglio restare anonimi: il segreto evita a chi riceve di dover mostrare entusiasmo per un regalo che non gli è piaciuto.

Si può non partecipare al Secret Santa dell'ufficio? Sì, la partecipazione deve essere libera. Meglio dirlo prima dell'estrazione e con calma, senza spiegazioni sul denaro. Chi non partecipa fa bene a restare fuori anche dai commenti sui regali, per non creare imbarazzo.

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Conclusione

Il regalo al lavoro si regge su tre regole: significato neutro, cifra dentro l'accordo, oggetto che non chiede di conoscere il corpo della persona. Tutto il resto, dalla scelta tra spilla e bracciale alla decisione se svelarsi, discende da queste. Il Babbo Natale segreto ci aggiunge il suo: cifra uguale, anonimato e un'estrazione onesta, che i matematici sanno calcolare dal 1713.

Il gioiello batte il panettone dove il regalo deve restare, e il buono batte il gioiello dove regala tutto il reparto e nessuno conosce i gusti del collega, dove il collega lavora da remoto o se ne va, cioè dove manca chi possa scegliere l'oggetto. Se in ufficio c'è qualcuno che conosce i gusti del festeggiato, anche il regalo di gruppo può essere un oggetto. Nel sorteggio con una cifra piccola il suo posto lo prendono il bracciale e le clip. Per il regalo da consegnare a tu per tu a una persona dai gusti difficili c'è la guida al regalo di gioielleria premium, e per la festa della donna in ufficio l'articolo sui gioielli per l'8 marzo.

Chi è Zevira

Zevira costruisce i suoi gioielli attorno a forme e simboli con una storia: le miniature della coltelleria spagnola, i motivi botanici e celesti, l'argento 925 d'autore. Per il regalo in cui i gusti di chi riceve restano un mistero c'è il buono regalo elettronico con il nome, valido su tutto il catalogo: la scelta resta a chi viene festeggiato.

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