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Gioielli dell'abito popolare spagnolo: emprendada, bottoni di Salamanca e giaietto

Gioielli dell'abito popolare spagnolo: emprendada, bottoni di Salamanca e il resto della dote

Che cosa si portava davvero con l'abito popolare spagnolo

A Ibiza lo sposo regalava ventiquattro anelli, e non era un gesto romantico: era la prova pubblica di quanto valesse la sua famiglia. Il bottone charro di Salamanca non chiude niente, è una sfera di filo d'argento attorcigliato. L'abito popolare spagnolo non portava gioielli addosso, portava patrimonio.

Quando si parla di Spagna e gioielli, il discorso scivola in due minuti su mantiglia e pettine, perché quelli si vedono su qualunque cartolina. La parte interessante comincia dove finisce la scena: nelle collane che si contavano nella dote, nei bottoni che erano la riserva d'argento di una casa, negli orecchini la cui forma era arrivata dalla regione accanto insieme alla fiera di paese.

La mantiglia e la peineta meritano un discorso a parte, e ce l'hanno: mantiglia e peineta. Qui si parla di quello che si appendeva al collo, si infilava nelle orecchie e si cuciva sul panno.

C'è una seconda ragione per guardare da vicino questi oggetti, e riguarda l'occhio italiano più di quanto sembri. La logica che li tiene insieme, massa invece di finezza, rilievo invece di lucidatura, calcolo sul movimento e sulla luce viva, è la stessa che ha prodotto il bottone sardo e i coralli del golfo di Napoli. Sono cugini, non estranei.

Quanto conosci la gioielleria popolare spagnola?
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L'emprendada di Ibiza è

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Aderezo: in Spagna si ragionava per parure, non per pezzo

La gioielleria popolare spagnola non pensa all'oggetto singolo, pensa all'insieme. La parola da tenere a mente è aderezo: la parure di collana, orecchini e di solito un terzo pezzo, spilla o fermaglio, realizzati con la stessa tecnica e lo stesso disegno. Si ordinava intera, si regalava intera, si trasmetteva intera. Il quadro generale dell'oreficeria spagnola per epoche e scuole lo abbiamo già raccontato altrove: tradizione orafa spagnola. Qui il tema è più stretto, ed è la parure che accompagnava l'abito.

Perché si ordinava tutto in una volta sola

La ragione è pratica prima che estetica. Il committente di campagna arrivava dall'orafo raramente, a volte una volta nella vita, e ordinava tutto insieme: costava meno di manodopera e garantiva che i pezzi stessero bene fra loro. Comprare gli orecchini dopo, per abbinarli a una collana già in casa, voleva dire una seconda trasferta, un secondo conto e il rischio concreto che l'artigiano non riproducesse più lo stesso disegno. La parure, in altre parole, nasce dalla rarità dell'acquisto, non da un capriccio di gusto.

La parure come voce dell'inventario

L'aderezo compariva negli atti matrimoniali accanto al letto, al bestiame e alla terra. Era liquido: oro e argento si fondevano o si impegnavano al bisogno, e intanto l'oggetto restava di lei, non della casa. Questo spiega una densità che oggi disorienta, con il petto coperto di file e le dita piene di anelli. Chi si vestiva per la festa non indossava quello che stava bene al viso, indossava quello che possedeva, e lo indossava tutto insieme perché quello era il giorno in cui si guardava.

Tre uscite l'anno, non tutti i giorni

La parure contadina non era quotidiana. Usciva per la festa patronale, per un matrimonio e per la processione, quindi tre o quattro volte all'anno, e il resto del tempo stava nella cassa, spesso ancora avvolta nella stoffa con cui era arrivata dalla bottega. Da qui la conservazione sorprendente di certi pezzi ottocenteschi: hanno passato la loro vita al buio, e l'usura che vediamo è tutta concentrata nei pochi giorni in cui qualcuno li ha davvero portati addosso.

Un bottone di Salamanca sta da solo, sopra il nero. Aggiungeteci la collana etnica e siete un gruppo folkloristico, e non è un complimento.
Quale pezzo della parure popolare fa per te
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Che cosa porti più spesso?

Il parere dello stilista: portare un pezzo popolare senza finire in costume

Un gioiello popolare in città viene rovinato dalla stessa mossa ripetuta: lo si indossa in parure, come alla festa di paese. L'insieme si legge come travestimento, il pezzo singolo si legge come gioiello, e da lì in poi decide tutto quello che gli sta accanto. Vale la pena ragionare per sottrazione: quale pezzo tenete, e che cosa togliete perché quel pezzo si veda.

Da dove si comincia, se questa estetica piace?

Da un pezzo solo, e dal più grande. La gioielleria popolare è costruita su massa e rilievo, quindi in un guardaroba contemporaneo funziona come solista invece che come coro. Consiglio gli orecchini oppure il pendente, mai i due insieme, e intorno il vuoto: catenine, bracciali e anelli via. Più silenzio c'è attorno, più l'oggetto convince.

Che cosa rovina più spesso questo tipo di immagine?

Il tentativo di sostenere il pezzo con altri pezzi simili. Orecchino etnico, collana etnica e ricamo sull'abito danno la sensazione del palco, e chi li porta viene letto come parte di un'esibizione. Il secondo errore è la minuteria lucida accanto: argento a rilievo e acciaio a specchio litigano di materia, e a perdere è sempre il rilievo. Quando devo scegliere, tolgo l'acciaio.

E se il pezzo è arrivato in eredità ed è una parure?

Allora la smonto per occasioni. Collana la sera e su tinta unita scura, orecchini da soli e nei giorni feriali, spilla sul cappotto invece che sull'abito. La parure non si rompe per questo: resta parure nella scatola e si porta a pezzi. Questo allunga anche la vita agli oggetti, perché su un lavoro antico si consumano prima le chiusure e le cerniere, non il corpo del gioiello.

Che cosa faccio con l'argento vecchio annerito?

Niente di radicale. Portare a specchio un pezzo popolare antico significa cancellare il rilievo per cui è stato fatto: il tono scuro nei fondi è il disegno. Passo un panno morbido sulle parti sporgenti e mi fermo lì. Se l'oggetto è nero per intero e la cosa disturba, la pulizia va affidata a chi sa distinguere una patina da uno sporco, perché il confine si vede a occhio nudo solo dopo averlo cercato per anni.

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Da dove arriva la parure contadina

L'insieme sembra senza tempo, e invece ha una biografia abbastanza precisa, più corta di quanto si immagini. Quello che oggi viene mostrato come tradizione secolare si è formato in buona parte fra la fine del Settecento e la metà dell'Ottocento.

La moda cittadina che scende in campagna

Le forme popolari sono versioni semplificate di oggetti di città della generazione precedente. L'orecchino pendente con pietre, la croce su più fili, la spilla di filigrana: prima si portavano in città, poi la forma scendeva verso la provincia, lì si semplificava nell'esecuzione, cresceva di taglia e si fermava. Il ritardo valeva più o meno una generazione, e per questo la parure da festa di un villaggio ottocentesco ha la silhouette della moda urbana del secolo prima.

L'argento americano e che cosa ha cambiato

L'arrivo dell'argento dalle colonie rese il metallo accessibile a un livello prima impensabile, e proprio questo permise alla gioielleria popolare di diventare pesante e diffusa. Prima l'ornamento di campagna era più spesso di rame, ottone o materiale non metallico. Decine di bottoni d'argento su un solo abito sono una possibilità storica precisa, legata a un momento economico, non un'usanza immemorabile. Chi racconta il contrario sta vendendo un'antichità che quegli oggetti non hanno.

Il momento in cui il vestito diventa costume

La coscienza dell'abito come popolare arriva tardi, nell'Ottocento, insieme all'interesse delle classi colte per la campagna. Da quel momento il vestito viene descritto, disegnato e a poco a poco canonizzato, e le differenze regionali, fino ad allora mobili, si irrigidiscono. Molto di quello che oggi passa per regola ferrea di una provincia è stato fissato allora, e prima variava da valle a valle e perfino da parrocchia a parrocchia.

Emprendada di Ibiza: la collana che cresceva per generazioni

Il pezzo più riconoscibile della tradizione baleare viene da Ibiza e si chiama emprendada. Non è una collana, sono più file portate insieme, e la composizione dipendeva in modo diretto dalle possibilità della famiglia: c'è chi arrivava a una fila modesta e chi copriva il petto per intero. Per un lettore italiano è il pezzo più facile da capire, perché la logica è quella dei corredi delle nostre isole: si accumula, si mostra, si tramanda.

Come è fatta, pezzo per pezzo

L'emprendada si compone di più elementi con un nome ciascuno. Le file di grani e rosari coprono il petto e sono tenute da spilloni d'argento lavorato, le agulles. C'è il collaret, la fila corta di elementi biconici vicino al collo, e c'è il cordoncillo. C'è la croce, di argento traforato a filigrana con dettagli di corallo o madreperla. E c'è sa joia, il pezzo centrale: un reliquiario con vetrina e una stampa che raffigura la Vergine. Le versioni più antiche stanno su argento e corallo rosso, quelle successive su oro.

La dote che si vedeva da lontano

L'emprendada era una forma di dote, il modo in cui la famiglia consegnava alla figlia che si sposava una parte del proprio patrimonio in materia visibile. Accanto ad essa correva l'usanza degli anelli: lo sposo ne regalava ventiquattro alla promessa, e la quantità era la dichiarazione economica della sua casa davanti al paese. Chi guardava la sposa in chiesa leggeva, senza bisogno che qualcuno spiegasse niente, che cosa portava lei e che cosa aveva messo lui.

Perché una vecchia emprendada non è mai omogenea

Elementi d'oro di una collana con smalto cloisonné, Spagna, fine del quindicesimo o sedicesimo secolo
Elementi di una collana, Spagna, fine del quindicesimo o sedicesimo secolo. Oro e smalto cloisonné. Pezzo di corte, ma la logica dell'elemento ripetuto che si somma in fila è quella dei corredi isolani. The Metropolitan Museum of Art, CC0Elements from a Necklace, Spanish, late 15th-16th century. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

L'insieme si costruiva a strati: si iniziava per le nozze, poi si aggiungeva alla nascita dei figli e negli anni buoni. Per questo in una parure antica convivono elementi di mani diverse e di decenni diversi, e chi sa leggerli ricostruisce la cronologia di una famiglia come si leggono gli anelli di un tronco. L'omogeneità perfetta, in una emprendada che dichiara due secoli, è il primo segnale che qualcuno ha rimontato il tutto in tempi recenti.

Quando la si tirava fuori dalla cassa

La parure completa compariva poche volte: nozze, battesimi, la festa grande della parrocchia. Il resto dell'anno si portava una fila sola oppure niente. Oggi la indossano i gruppi folkloristici delle Pitiuse durante le esibizioni, ed è l'unica occasione per vederla muoversi invece che stare ferma in vetrina. C'era poi un lavoro invisibile che precedeva ogni uscita: i cordoni si rilegavano, i ganci si stringevano, le file si riordinavano per lunghezza perché cadessero una sopra l'altra senza aggrovigliarsi. Faceva parte della preparazione alla festa quanto lavare e stirare l'abito.

I bottoni di Salamanca: argento al posto della chiusura

Sull'altopiano castigliano l'ornamento popolare più caratteristico non è un orecchino e neanche una collana: sono i bottoni. L'abito maschile charro dei dintorni di Salamanca porta bottoni d'argento sul davanti della giacca e lungo la cucitura laterale dei pantaloni, e si contano a decine.

Come nasce un bottone charro

Il botón charro non è una placca piatta, è una semisfera costruita a filigrana. L'argento viene laminato in fili; con un filo tondo l'orafo costruisce la guida a petali, e dentro ogni piccola foglia infila le spirali fatte con filo appiattito. Il pezzo viene poi reso concavo battendolo piano sull'embutidera, un blocco di bronzo con stampi circolari di diametri diversi. Sopra si applicano le casquillas, le semisfere ricavate fondendo argento in palline e modellate sullo stesso blocco. La saldatura si otteneva con un impasto di limatura d'argento, acqua e borace, esposto al fuoco. Restano la levigatura e la lucidatura, e la finitura scelta: argento brillante, brunito o dorato.

Perché ce ne sono così tanti addosso

La densità si spiega come si spiega la densità sul vestito femminile: il bottone era una forma di conservazione del metallo. Un uomo che non portava né anelli né orecchini aveva addosso comunque un peso notevole d'argento, e dal numero e dalla qualità dei bottoni i vicini stimavano la casa con la stessa precisione con cui contavano le file di una emprendada. Il metallo era la cifra, la lavorazione era la firma.

Il pezzo che è sopravvissuto all'abito

Il bottone ha una qualità che gli altri pezzi della parure non hanno: si regge da solo. Lo si mostra sul palmo, lo si appende a una catena, lo si monta su un gemello, se ne uniscono tre e diventano un bracciale. Una collana o un paio di orecchini non offrono questa elasticità, e proprio per questo il botón charro è sopravvissuto al costume ed è diventato l'emblema della città. Le parure complete, invece, arrivano di rado intere: la giacca si rifaceva o si buttava, i bottoni si tagliavano via e da lì viaggiavano uno per uno.

Da dove viene il mestiere

Il mestiere non è nato con l'abito. L'argenteria di Salamanca poggia su una tradizione corporativa: la gilda degli argentieri con la sua confraternita esiste in città dal Quattrocento, e ha garantito al mestiere una continuità che poche lavorazioni popolari possono vantare. Sul costume charro il bottone d'argento si fissa dal Seicento e da lì non se n'è più andato. Prima c'era la bottega, poi è arrivato l'abito che l'ha resa famosa.

Aragona e Catalogna: gli orecchini che viaggiavano con le fiere

L'abito da festa aragonese si riconosce dagli orecchini che il folklore chiama baturra. Si datano all'Ottocento, sono in oro con ametiste di tagli diversi, e la forma non è nata dentro la regione: viene dalla tradizione catalana delle arracades.

Che cos'è un'arracada

L'arracada è un grande orecchino pendente con la parte inferiore che si allarga, spesso con pietre e con elementi mobili che danno suono e luce quando la testa si muove. Gli orafi catalani l'hanno portata a una silhouette riconoscibile, con quella chiusura a gancio che gli antiquari spagnoli chiamano ancora cierre catalán, e da lì la forma si è diffusa nelle province vicine cambiando pietra e proporzione ma tenendo il meccanismo.

Perché la forma migra e il nome resta locale

La gioielleria popolare sembra inchiodata alla sua provincia, ma è un effetto ottico creato dal costume folkloristico moderno. Le forme circolavano nelle fiere insieme agli artigiani e ai committenti, e un oggetto comprato a Saragozza poteva essere costruito su modello catalano. Diventava locale il nome e il modo di portarlo, non la costruzione. Chi cerca di attribuire una provincia guardando solo il profilo di un orecchino sbaglia con regolarità sconfortante.

L'ametista come firma aragonese

L'accoppiata oro e ametista oggi si legge come segno del posto, mentre la scelta della pietra dipendeva dalla disponibilità e dalla moda del secolo. Il viola in una montatura calda funziona alla luce della candela e sulla pelle scura, ed è esattamente così che quell'abito veniva visto: la sera, in processione, con il fuoco vivo. Le pietre chiare sparivano in quelle condizioni, il viola profondo restava leggibile.

Gli orecchini de bellota della sierra di Albarracín

I viaggiatori che attraversano l'Aragona fra Settecento e Ottocento annotano un dettaglio che i libri di costume ripetono: nella sierra di Albarracín erano diffusi grandi orecchini detti de bellota, a ghianda, che potevano raggiungere dimensioni notevoli. È una buona misura di quanto fosse mobile la geografia delle forme: un solo massiccio montuoso teneva un modello suo, riconoscibile a colpo d'occhio dalle valli vicine.

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Galizia: filigrana chiara e pietra nera

Nel nord ovest la logica cambia. L'insieme nuziale galiziano si costruisce sulla filigrana d'argento di disegno locale, composizioni aperte e distese con croci e conchiglie. La parure completa di certi paesi comprende collana traforata, orecchini in coppia, croce pendente e uno spillone decorativo.

La filigrana come calligrafia del posto

La filigrana lavora con il filo, non con la fusione: l'orafo dispone il disegno con il filo trafilato e lo salda. La tecnica dà oggetti che sembrano massicci e pesano poco, che è esattamente ciò che serve a chi indossa la parure intera per una giornata di processione. Lo stesso calcolo spiega perché tanti pezzi di filigrana arrivano a noi piegati: la resistenza è inferiore a quella di un oggetto fuso, e un movimento sbagliato dentro la cassa lascia un segno per sempre. Della tecnica in sé, e di come si costruisce un traforo che regge, abbiamo scritto qui: filigrana.

Nord e sud: lo stesso peso speso in due modi

Qui passa un confine che vale per tutta la penisola. La parure meridionale punta sul luccichio e sulla distanza, quella settentrionale sulla densità del lavoro e sullo sguardo ravvicinato. Lo stesso peso di metallo, al sud, finisce in una forma compatta e liscia; al nord diventa una ragnatela di filo che a parità di grammi occupa uno spazio molto maggiore. Non è differenza di gusto, è differenza di luce e di distanza previste al momento di progettare l'oggetto.

Il giaietto di Santiago e i pellegrini

Grani d'oro con filigrana, smalto e perle, Spagna, seconda metà del quindicesimo secolo
Grani di lavoro spagnolo, seconda metà del quindicesimo secolo: oro, filigrana, smalto e perle. Pezzo di corte, ma il filo trafilato è la stessa tecnica che teneva in vita le botteghe di paese del nord ovest. The Metropolitan Museum of Art, CC0Beads, Spain, second half 15th century. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

Accanto al filo chiaro corre un secondo materiale, ed è nero. Il giaietto, in spagnolo azabache, è leggero, tiepido al tatto e si intaglia come il legno perché legno fossile è. Intorno alla cattedrale di Santiago de Compostela ha lavorato per secoli una corporazione di intagliatori: la confraternita di Santa María degli azabacheros è documentata dal 1410, e il mestiere tocca il suo massimo fra Quattrocento e Seicento. I clienti erano i pellegrini, non i vicini di casa: la pietra nera partiva verso tutta Europa nelle tasche di chi tornava. Al materiale abbiamo dedicato un discorso intero: azabache, il giaietto spagnolo.

La figa: il pugno che si appendeva ai bambini

La forma più famosa intagliata nel giaietto è la figa, il pugno chiuso con il pollice fra indice e medio. Si appendeva ai bambini contro il malocchio e finiva anche nei corredi nuziali. Il gesto non è un'invenzione spagnola, tutto il Mediterraneo lo conosce dai tempi di Roma, e in Italia la stessa mano si trova in corallo e in argento. Quello che la Galizia ci ha messo di suo è il materiale: nero, opaco, caldo, con quella superficie che dopo cento anni di tasca diventa quasi setosa.

Andalusia: l'oro che lavora sul viso

L'abito da festa andaluso, quello che fuori dalla Spagna passa per costume spagnolo in generale, chiede oro grande vicino al viso. Orecchini pendenti importanti, anelli massicci, più fili di perle. La logica è scenica: quel vestito è pensato per il movimento e per essere guardato da lontano.

Perché gli orecchini sono grandi

Un grande pendente accanto al viso fa esattamente quello che serve alla danza: si muove in ritardo rispetto alla testa e continua il gesto quando la testa si è già fermata. Un orecchino piccolo questo non lo dà. Per la stessa ragione nella parure andalusa le catene sottili sono rare: non si leggono a distanza e si perdono sul tessuto stampato. Tutto quello che sta in quell'insieme è tarato su un osservatore che sta a cinque metri, non a cinquanta centimetri.

Peso, punto di sospensione, lobo

Il peso è un problema di ingegneria, e gli orafi lo risolvevano. L'orecchino deve essere abbastanza pesante da tornare in verticale dopo ogni movimento e abbastanza leggero da non strappare il lobo in una giornata intera. La soluzione era doppia: costruzione cava e punto di sospensione spostato in alto. Ecco perché un grande orecchino antico, preso in mano, pesa sempre meno di quanto l'occhio prometta, e perché una copia moderna piena si riconosce prima con la mano che con lo sguardo.

Le perle a più fili

Le perle nella parure andalusa non vanno mai da sole: sono più fili e lavorano come macchia chiara fra la pelle scura e il tessuto colorato. Il materiale in sé, i tipi e le differenze li abbiamo raccolti in una guida a parte: perle. Qui conta solo la funzione ottica, e la funzione è separare due colori caldi con una fascia fredda all'altezza della gola.

Dove sta la peineta in tutto questo

Il pettine alto e la mantiglia appartengono allo stesso insieme ma vivono di regole proprie. La peineta si diffonde nell'Ottocento, si faceva in scaglia di tartaruga e oggi in materiali sintetici, e la regina Isabella II, che regnò fra il 1833 e il 1868, contribuì a rendere la mantiglia una moda anche fra le nobildonne. Qui interessa il rapporto di forze: la peineta costruisce la verticale, i gioielli lavorano sull'orizzontale del viso e del collo, e in una parure ben fatta i due assi non si contendono l'attenzione.

Le regioni che nessuno nomina

Fuori dalla Spagna, di tutta questa varietà si conosce l'Andalusia, e questo impoverisce il quadro più di qualunque altro fraintendimento.

Valencia: una parure con un nome per ogni pezzo

L'insieme valenciano è quello con la nomenclatura più minuta. C'è la joya, che si appunta in alto sul corpetto vicino alla scollatura; c'è el collar; ci sono le agulles, gli spilloni che si conficcano nella crocchia posteriore e la tengono. Sopra le crocchie vanno i pettini: la pinta, quello posteriore, più grande e curvo, e i rascamonyos, i due laterali più piccoli. L'origine sta nell'abito da lavoro della contadina valenciana del Settecento, un vestito pratico che chiedeva una pettinatura ferma, e che poi si è caricato di oro e argento fino a diventare quello che si vede oggi alle Fallas.

Paesi Baschi: la sobrietà come regola

L'insieme settentrionale è più asciutto e più severo nel disegno. Meno elementi mobili, meno materia colorata, più argento liscio e geometria semplice. Non è povertà della regione, è un altro gusto: l'oggetto lavora per forma invece che per luccichio, ed è calcolato per essere visto da vicino, in una casa, non in una piazza al tramonto. Chi arriva dalla parure andalusa lo trova spoglio; chi ci passa una giornata comincia a vedere quanto è preciso.

Catalogna: la bottega che riforniva i vicini

La Catalogna è interessante meno per la propria parure e più per il ruolo che ha avuto: è stata una fonte di forme per le regioni confinanti. L'arracada da cui è cresciuta la baturra aragonese nasce qui, e questo è un buon promemoria. La mappa della gioielleria popolare non è un mosaico di province isolate, è una rete con centri di produzione e periferie di consumo, e le frecce puntano da poche botteghe verso molte fiere.

Di che cosa è fatta questa roba

I materiali spiegano più dei motivi decorativi. La scelta dipendeva da tre cose: che cosa si trovava nella zona, che cosa avrebbe retto decenni dentro una cassa e che cosa si poteva riconvertire in denaro in caso di bisogno.

Argento

È il metallo della Spagna popolare, soprattutto al nord e in Castiglia. Costa meno dell'oro, si fonde bene e si trafila bene, quindi serve sia per gli oggetti pieni sia per la filigrana. La patina scura su un pezzo antico non è un difetto: nei sottosquadri disegna il rilievo, e l'orafo ci contava mentre incideva. Lucidare a specchio una vecchia superficie lavorata significa cancellare il disegno per cui è stata pensata.

Oro di bassa caratura

L'oro delle parure meridionali e orientali è di titolo modesto e spesso applicato in lamina sottile su un'anima. Non è falsificazione e non è miseria: è il modo per ottenere il volume necessario con la quantità di metallo disponibile. Un grande orecchino ottocentesco è spesso vuoto dentro, e la mano se ne accorge subito. Chi compra oggi un pezzo antico e lo pesa aspettandosi la densità di un gioiello moderno resta sempre sorpreso.

Corallo, giaietto, madreperla, vetro

Il colore, nella parure popolare, non arriva dalle pietre sfaccettate, arriva dai materiali del mare e del bosco. Corallo rosso alle Baleari e lungo tutto il Mediterraneo, giaietto nero al nord, madreperla dovunque ci fosse una conchiglia. Gli inserti di vetro sono la norma e non un imbroglio: il vetro dava lo stesso effetto ottico a costo accessibile, e nessuno lo spacciava per pietra preziosa perché il valore dell'oggetto stava nel metallo e nella mano che l'aveva lavorato.

Quello che un italiano riconosce al primo sguardo

Qui conviene fermarsi, perché il lettore italiano ha in casa gli strumenti per capire questa materia meglio di chiunque altro in Europa. Le due penisole hanno lavorato lo stesso metallo, la stessa pietra rossa e le stesse paure, e per tre secoli hanno anche condiviso governanti. Le somiglianze che seguono non sono coincidenze poetiche, sono contatti documentati.

Il bottone sardo e il bottone charro

Il parallelo più netto è con la Sardegna. Il bottone sardo nasce per chiudere polsi e collo della camicia del costume, e solo dopo entra in anelli, collane e orecchini. La forma è sferica, spesso a cupola, costruita a filigrana con una pallina o una pietra al centro. Anticamente il numero contava quanto la fattura: due per il collo della camicia maschile, da sette a dodici su quella femminile, a formare sa buttonera. Cambiate isola, cambiate nome, e il ragionamento è identico a quello di Salamanca: metallo prezioso trasformato in chiusura, quantità che dichiara la casa.

Su coccu e la figa: due modi di chiudere l'occhio cattivo

Il secondo parallelo riguarda la protezione. In Sardegna l'amuleto più diffuso è su coccu, una sfera scura di onice o ossidiana racchiusa fra due calotte d'argento a filigrana, a volte con frammenti di corallo rosso. In Galizia lo stesso compito lo svolge la figa di giaietto. Materiali diversi, stessa idea: una massa nera e liscia messa addosso perché assorba l'invidia altrui. Il Mediterraneo ha prodotto decine di varianti di questa logica, dalla mano napoletana all'amuleto composito che abbiamo raccontato qui: cimaruta.

Filigrana: una parola, due sponde

La parola stessa racconta il mestiere. Filigrana è composto di filo e grano, letteralmente filo a grani, e descrive con esattezza la tecnica: fili sottili intrecciati e piccole sfere saldate negli spazi. In Sardegna la filigrana conosce la sua piena affermazione in età rinascimentale, sotto il dominio aragonese, quando l'isola e la penisola iberica stanno dentro la stessa corona; poi conosce un declino e torna a diffondersi alla fine del Settecento fino a diventare il simbolo del gioiello sardo. La fede sarda, l'anello a stelline o a canotigli che passava di madre in figlia, è figlia di quel ritorno.

Corallo: Torre del Greco e le Baleari

Il corallo rosso è l'altro punto di contatto, e qui l'Italia è stata il fornitore. Il 27 marzo 1805 Paolo Bartolomeo Martin ottenne da Ferdinando IV il permesso di aprire a Torre del Greco la prima fabbrica di lavorazione del corallo, con esenzione dai dazi a patto che formasse apprendisti; nel 1879 nacque la scuola di incisione del corallo e delle arti decorative, che formò maestri per tutta Europa. Nelle emprendadas più antiche il rosso arriva dallo stesso mare e con la stessa funzione doppia, ornamento e protezione. Del materiale abbiamo parlato per esteso qui: corallo nei gioielli.

La parure del costume siciliano

Il quarto parallelo è meridionale. L'abito tradizionale siciliano si completava con la spatuzza d'argento che ferma le trecce, pendagli d'oro a filigrana, anelli alle dita e collane di corallo e d'ambra. È la stessa grammatica dell'aderezo spagnolo: un fermaglio che tiene la pettinatura, un metallo lavorato a filo, materia rossa al collo. Chi guarda una foto di gruppo di inizio Novecento scattata in Sicilia e una scattata alle Baleari fatica a dire quale sia quale se copre i volti.

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La parte devozionale della parure

Separare l'ornamento dall'oggetto di fede, in un insieme popolare, non funziona: la distinzione rompe subito la comprensione dell'oggetto. Per chi metteva insieme quella parure, la differenza fra protettivo, festivo e liturgico non esisteva. Era tutto una sola categoria, cioè cose preziose che si indossano nel giorno che conta.

La croce che non era un gioiello

La croce compare nelle parure regionali di tutta la Spagna, e ornamento nel senso moderno non lo era. Si portava di continuo, mentre il resto usciva per le feste, e per questo nelle parure di famiglia proprio le croci sono l'elemento più consumato e più volte riparato. La forma cambia molto: al nord ovest si costruisce a filigrana e viene leggera e traforata, sull'altopiano si fonde piena, al sud arriva con smalto o con un inserto. La croce è lo strumento migliore per imparare a distinguere le province, perché l'oggetto resta lo stesso mentre le soluzioni cambiano, e la moda urbana non la deformava come deformava gli orecchini. Chi vuole allenare l'occhio su un solo oggetto cominci da lì: la croce al collo.

Medaglioni e reliquiari

Croce processionale spagnola in argento parzialmente dorato, circa 1150 a 1175
Croce processionale, Spagna, circa 1150 a 1175. Argento parzialmente dorato. The Metropolitan Museum of Art, CC0Processional Cross, Spanish, ca. 1150-75. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

Lo strato successivo è più interessante: oggetti che portavano il segno della fede e insieme un contenuto fisico, cioè funzionavano da contenitore. Questa doppiezza è tipica dell'oggetto popolare e spiega perché venivano custoditi separatamente dal resto. Nelle file dell'emprendada e nei corredi galiziani entravano medaglioni con immagini di santi e talvolta piccoli contenitori per una reliquia o per un oggetto benedetto. Un pezzo così era valore, protezione e appartenenza alla parrocchia in un colpo solo.

Ex voto: l'oggetto promesso

C'è poi lo strato votivo, l'oggetto offerto per una promessa fatta in cambio di una guarigione o di un buon esito. Il lettore italiano lo conosce bene: i cuori ex voto d'argento con il monogramma mariano e le lettere PGR, per grazia ricevuta, appesi ai santuari di mezza penisola. In Spagna la stessa pratica ha lasciato tracce nel linguaggio delle forme popolari, soprattutto al sud, dove il motivo della mano, dell'occhio e del cuore ritorna con insistenza. Raramente questi oggetti entravano nella parure da festa, ma il loro repertorio l'ha influenzata.

Perché amuleto e devozione non litigavano

La figa di giaietto e la medaglia del santo stavano sullo stesso collo, e chi le portava non ci vedeva alcuna contraddizione. La religiosità popolare accostava senza sforzo l'ecclesiastico e il precristiano, e la parure lo mostra in modo diretto: è composta da fonti di protezione diverse, prese con il criterio del male non fa. Guardarla con la logica del catechismo o con quella del manuale di storia delle religioni significa non vederla affatto.

Come si facevano queste cose

L'insieme popolare si riconosce dalla tecnica prima che dal motivo, perché la tecnica la imponeva la bottega mentre il motivo poteva viaggiare.

Fusione a stampo

È il metodo per croci, fibbie e pendenti, cioè per gli oggetti che servivano uguali e in quantità. L'orafo incideva il modello, ne ricavava la forma e ripeteva il pezzo, poi rifiniva a bulino dove la colata era uscita molle. Un oggetto fuso si riconosce dal rilievo morbido e da quei ritocchi di ripresa, visibili in controluce sui bordi del disegno.

Filigrana

Il lavoro di filo descritto sopra ha nella parure popolare tre applicazioni ben distinte: la collana galiziana, la sfera bottone di Salamanca e i pendenti delle file baleari. Tre oggetti che non si somigliano per niente, costruiti con lo stesso gesto. È il motivo per cui la filigrana serve poco come indizio di provenienza da sola, e serve moltissimo in coppia con il tipo di saldatura e con la forma del gancio.

Sbalzo e cesello

La lamina si deforma sulla forma e il rilievo nasce senza fusione. Così si facevano placche e applicazioni, soprattutto dove serviva superficie con pochissimo argento. Un oggetto sbalzato è più sottile al tatto e si piega più facilmente, e proprio per questo le vecchie placche arrivano a noi ammaccate, con i colpi concentrati sul bordo e sui punti più alti del disegno.

Castoni chiusi

La montatura popolare lavora a castone chiuso: la pietra siede in una bordura continua invece che fra griffe. Il motivo è pratico. Il castone chiuso tiene meglio e sopporta gli urti, mentre le griffe alla festa si impigliano nel tessuto e nello scialle. È anche il dettaglio che tradisce più spesso una stilizzazione moderna, perché chi copia la forma raramente copia il modo di fermare la pietra.

Parure regionali spagnole: che cosa cambia da una provincia all'altra
RegionePezzo principaleMaterialePer che cosa è pensata
Ibiza e BaleariEmprendada, file sovrapposte con sa joia al centroArgento e corallo, in seguito oroRendere visibile la dote
Salamanca e altopiano castiglianoBottone charro a semisferaFiligrana d'argentoCustodire metallo e segnare la linea dell'abito
AragonaOrecchini pendenti detti baturraOro e ametistaRispondere al passo di danza e al fuoco vivo
GaliziaCorredo nuziale traforato con croce e spilloneFiligrana d'argento e giaiettoVolume con pochi grammi, e protezione
AndalusiaPendenti importanti e più fili di perleOro e perlaFarsi leggere a cinque metri di distanza
Paesi BaschiForme piene di geometria essenzialeArgento liscioConvincere da vicino invece che con il riflesso

Come la parure entrava in famiglia

Comprare un gioiello in campagna era un evento, e quasi mai un impulso.

La fiera e l'orafo di passaggio

Il canale principale era la fiera legata alla festa grande: lì arrivavano artigiani dalle città, portavano il pronto e prendevano ordini. Da qui la migrazione delle forme fra province e il fatto che in un solo paese si trovino oggetti nati a centinaia di chilometri di distanza l'uno dall'altro. La fiera funzionava come un catalogo che camminava, e cambiava idea al committente più di qualunque tradizione locale.

La commessa per le nozze

Il secondo canale era l'ordine su misura per il matrimonio, spesso dallo stesso artigiano che aveva servito la generazione precedente. Si discuteva con mesi di anticipo e si pagava non di rado in derrate o in giornate di lavoro, quindi la lavorazione si allungava. Il tempo di consegna dipendeva dal raccolto, il che oggi suona esotico e allora era semplice contabilità.

Eredità e rifacimenti

Il terzo canale, il più frequente, era l'eredità. Gli oggetti si rimaneggiavano: la collana si accorciava, gli orecchini passavano su ganci nuovi, la croce veniva risaldata su un altro anellino. Ecco perché in una parure antica convivono mani diverse, ed ecco perché la datazione di un singolo pezzo resta approssimativa. Chi promette il decennio esatto su un oggetto contadino sta promettendo qualcosa che il materiale non può confermare.

Che cosa leggevano i vicini

La parure da festa era un testo, e veniva letta. Non nel senso di simboli occulti, ma nel senso di informazione quotidiana che tutti capivano senza spiegazioni.

Il patrimonio

Numero di file, peso, oro invece di argento. Si leggeva in un istante e senza malizia: in paese si sapeva comunque come stava ciascuno, e la parure confermava la posizione in pubblico, davanti a testimoni, nel giorno in cui la conferma contava. Era una dichiarazione patrimoniale con l'abito addosso.

Lo stato civile

Nubile, sposata e vedova portavano cose diverse. La versione vedovile significava quasi ovunque rinuncia al colore e al luccichio: giaietto nero, argento scuro, pochissimi elementi mobili. È una delle ragioni per cui la pietra nera resta legata al lutto in tutto il nord. Il ritorno al colore, finito il lutto, era un gesto a sé e spesso coincideva con una festa: la donna rimetteva la parure intera e il paese capiva senza che nessuno dicesse niente.

Da dove veniva chi la portava

Il disegno della filigrana, la forma dell'orecchino e il modo di annodare il fazzoletto dichiaravano la provincia e spesso la valle precisa. Per l'occhio contemporaneo queste differenze sono quasi invisibili, mentre chi partecipa ai gruppi folkloristici le distingue ancora, e uno sbaglio nella parure durante una festa viene notato prima della fine del primo ballo.

Cinque cose che si ripetono sul gioiello popolare spagnolo
Ogni provincia ha custodito per secoli forme soltanto sue
Tap to reveal
Questi gioielli si mettevano tutti i giorni
Tap to reveal
Il vetro dentro un gioiello popolare significa che qualcuno è stato ingannato
Tap to reveal
L'argento scurito va riportato a specchio
Tap to reveal
Un rovescio rifinito alla perfezione indica un buon pezzo d'epoca
Tap to reveal

Che cosa è successo nel Novecento

L'abito ha smesso di essere vestito ed è diventato rappresentazione. Il passaggio è avvenuto quasi ovunque in Europa, e la Spagna non fa eccezione, ma qui ha lasciato in circolazione una quantità di oggetti superiore alla media.

La cassapanca si è svuotata

Quando il vestito da festa è uscito dall'uso, le parure hanno preso due strade. Una parte è rimasta in famiglia come memoria, un'altra è finita in fonderia, perché l'argento è argento e la moda dell'antico è arrivata parecchio dopo. Per questo di insiemi completi ne sono sopravvissuti pochi e di pezzi singoli moltissimi, ed è la ragione per cui il mercato antiquario spagnolo è pieno di oggetti orfani.

I gruppi folkloristici come committenti

Dalla metà del secolo le parure hanno cominciato a essere rifatte per le esibizioni. Questo ha salvato la tecnica, perché gli artigiani hanno ricevuto commesse costanti e hanno trasmesso il mestiere. Ha però immesso in circolazione una massa di oggetti nuovi costruiti su modelli antichi, e sono proprio quelli che capitano più spesso in mano a chi crede di avere comprato un pezzo d'epoca.

La catalogazione

In parallelo è andato avanti il lavoro di descrizione: abiti regionali e relative parure sono stati schedati, disegnati e raccolti in collezioni. Grazie a quel lavoro oggi si può dire con sicurezza che cosa si portava insieme a che cosa in una provincia precisa, invece di affidarsi al racconto di famiglia, che è affettuoso e quasi mai attendibile sulle date.

Parure femminile e maschile: due logiche diverse

La parte maschile della gioielleria popolare resta di solito fuori dal discorso, e invece è costruita su un principio opposto. Il confronto chiarisce entrambe.

Lei porta addosso, lui porta sull'abito

L'insieme femminile pende: orecchini, collane, pendenti, cioè oggetti che si muovono per conto proprio e fanno rumore. L'insieme maschile è cucito e fissato: bottoni, fibbie, catena dell'orologio, gancio del mantello. Non oscilla e non tintinna, funziona come rifinitura del vestito. Il primo lavora sul movimento del corpo, il secondo sulla linea del taglio.

Il metallo maschile si conta, non si guarda

L'oggetto femminile veniva giudicato per la fattura: finezza del filo, qualità della montatura, rarità della pietra. Quello maschile per la quantità: quanti bottoni, quale fila, se copre l'intera cucitura. Da qui anche il diverso destino presso i collezionisti, con i pezzi femminili valutati singolarmente e per mano d'autore e quelli maschili in blocco e per completezza della serie.

Che cosa è sopravvissuto dell'uomo

Hanno resistito più a lungo gli oggetti che avevano una funzione oltre l'ornamento: fibbia, fermaglio, catena, coltello da tasca. Sono passati nell'abbigliamento comune quando il costume è sparito, mentre il bottone cucito senza il suo abito ha perso senso ed è rimasto un pezzo da collezione. È anche il motivo per cui una linea maschile di ispirazione spagnola tende agli oggetti invece che ai pendenti: l'oggetto ha una scusa per esistere, il pendente deve giustificarsi da solo.

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Come distinguere un pezzo antico da un rifacimento

È la prima domanda pratica che arriva quando questa materia piace e si comincia a guardare i banchi.

L'usura nei posti giusti

Un pezzo davvero vecchio è consumato dove sfregava, non dappertutto: l'interno dell'anellino di sospensione, il bordo dell'orecchino dal lato del collo, il retro del bottone. Un logorio uniforme su tutta la superficie indica invecchiamento artificiale, perché l'usura naturale è sempre locale e segue i gesti di chi portava l'oggetto.

Il retro dice più del fronte

L'orafo ottocentesco rifiniva la faccia e lasciava il rovescio in lavorazione: tracce di lima, saldatura irregolare, attacchi asimmetrici. Una copia moderna è ordinata allo stesso modo sui due lati, perché nasce da un processo diverso. Un rovescio impeccabile su un presunto oggetto popolare di cento anni è motivo di dubbio, non di ammirazione.

L'uguaglianza è segno di nuovo

In una parure antica non esistono elementi identici: ogni foglia di filigrana è stata disposta a mano e differisce dalla vicina. Se dieci maglie coincidono al millimetro siete davanti a una fusione ricavata da un solo modello, e questo è lavoro contemporaneo anche quando il metallo è scurito ad arte.

Chiedere dove, non quando

Il venditore raramente mente in modo diretto, ma asseconda volentieri. La domanda sull'età provoca la risposta che chi compra desidera sentire. La domanda sulla bottega, sulla provincia e sul metodo di lavorazione produce invece qualcosa di verificabile: una risposta precisa si può controllare, una risposta vaga si smaschera da sola nel giro di due frasi.

Lavoro spagnolo senza l'abito

Gioielli in cui vive la tradizione di una terra spagnola, ma che si portano con i vestiti di tutti i giorni invece che con il costume.

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Fatti che sorprendono

Domande frequenti

I gioielli popolari spagnoli si portano solo nelle esibizioni folkloristiche?

No, ma in parure completa oggi si vedono soltanto lì. Nella vita normale funziona un pezzo solo preso dall'insieme, e funziona bene, perché quella gioielleria è nata grande e si legge da lontano. Passano meglio in città gli oggetti di geometria semplice: una croce liscia, un bottone su catena, un pendente singolo. Passa peggio tutto ciò che era pensato a più fili, perché fuori dal vestito chiede intorno a sé la stessa densità che aveva sul petto di una sposa.

Che differenza c'è fra un aderezo e una normale parure moderna?

L'aderezo era pensato e realizzato in una volta sola, dalla stessa mano e con lo stesso disegno. La parure contemporanea in genere la compone chi compra, mettendo insieme pezzi che si somigliano. È una differenza di origine, e si vede: in un aderezo autentico il ritmo del decoro corre uguale dalla collana agli orecchini, con gli stessi errori ripetuti nello stesso punto.

Perché in questi gioielli c'è tanto argento e poco oro?

L'argento costava meno, si prestava sia alla fusione sia alla trafilatura in filo, ed era più facile da riconvertire in denaro. L'oro andava dove serviva il colore vicino al viso, quindi soprattutto al sud e all'est, e spesso in lamina sottile su un'anima. Il metallo raccontava la geografia economica di una famiglia prima ancora del suo gusto.

Si può portare tutti i giorni un pezzo popolare antico?

Il metallo regge, le chiusure no. Anellini, cerniere e ganci di un lavoro antico si consumano prima del corpo dell'oggetto, quindi l'uso quotidiano di un pezzo d'epoca finisce con una perdita. Per tutti i giorni conviene un gioiello contemporaneo costruito con la stessa logica di forma, tenendo l'originale per le occasioni in cui lo si guarda davvero.

Il giaietto e l'agata nera sono la stessa cosa?

No. Il giaietto è legno fossile, leggero e tiepido al tatto; l'agata nera è un minerale, più pesante e più freddo. La differenza si sente con la mano prima di vederla con gli occhi. Il giaietto inoltre è tenero e si graffia, quindi un pezzo antico porta segni d'uso che su un'agata della stessa età non ci sarebbero.

Che cosa significa la figa e ha senso portarla oggi?

È un gesto di protezione mediterraneo contro il malocchio, noto fin dall'età romana e fissato in Spagna nel giaietto nero. In Italia la stessa mano esiste in corallo e in argento. Si porta come amuleto o semplicemente come forma, senza obbligo di adesione religiosa, ed è uno dei pochi motivi popolari che non invecchiano perché il gesto continua a essere comprensibile.

Come si capisce da quale regione viene un pezzo?

Dall'insieme di tecnica, materiale, forma e modo di indossarlo. Filigrana con conchiglie e croci punta al nord ovest, sfere d'argento a filo punta all'altopiano castigliano, file di corallo e oro puntano alle Baleari. Il singolo indizio non prova niente, perché le forme viaggiavano nelle fiere e un oggetto di modello catalano poteva passare la vita in una cassa aragonese. La coppia più affidabile è tecnica insieme al sistema di aggancio, perché la bottega ripeteva i propri gesti anche quando cambiava il motivo su richiesta del committente.

Conviene comprare un singolo bottone di Salamanca?

Come oggetto sì, come investimento con prudenza. I bottoni sciolti circolano proprio perché le serie sono state tagliate, e il valore di uno solo dipende molto dalla possibilità di trovargli un gemello coerente per disegno e per finitura. Vale la pena chiedere se il venditore ne ha altri della stessa provenienza, prima di chiedere quanti anni ha.

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Che cosa resta dell'abito

La parure popolare spagnola è uscita dall'uso e ha lasciato dietro di sé una logica che funziona anche senza il vestito: l'oggetto si fa grande, si fa a rilievo e si calcola sul movimento, mentre il materiale si sceglie in base a come attraverserà il tempo e a come si comporterà sulla pelle alla luce viva. Quella logica si vede ancora nel lavoro spagnolo contemporaneo, ed è ciò che lo distingue dal linguaggio universale della gioielleria industriale.

Se di tutto questo si deve tenere una cosa sola, tenete il principio della parure al contrario. Il gioiello popolare faceva parte di un insieme e per questo sopportava i vicini; oggi suona più forte quando resta da solo, su una tinta unita, senza niente che provi a spiegarlo.

Su Zevira

Zevira mette insieme gioielli che hanno una ragione dietro: simboli, storia e una forma che viene da una tradizione precisa, quella delle terre spagnole intorno ad Albacete. Dalle parure dei costumi prendiamo ciò che funziona anche senza l'abito: la massa, il rilievo e il materiale dichiarato per quello che è.

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