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Sri Yantra: significato del sacro diagramma tantrico e come si porta

Sri Yantra: significato del sacro diagramma tantrico e come si porta

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Introduzione: un disegno che si costruisce per regole, non a occhio

Quando i nove triangoli intrecciati della Sri Yantra si incontrano, generano quarantatré piccoli triangoli, e la loro geometria è tanto capricciosa che tracciare la figura a mano libera con precisione è quasi impossibile. Da secoli la si disegna seguendo regole rigorose, passo dopo passo, senza andare a occhio. Un errore in un solo triangolo scompiglia l'intera rete.

È proprio questa meticolosità a distinguere la Sri Yantra da un bell'ornamento. Davanti a noi non c'è un motivo inventato per amore di simmetria, ma un diagramma calibrato del tantra dell'India meridionale, dietro al quale stanno una scuola di contemplazione, dei templi e dei maestri che la fondevano nel bronzo molto prima che la figura finisse sulle copertine dei libri di meditazione. La Sri Yantra, detta anche Sri Chakra, è considerata nella tradizione sri-vidya l'immagine visibile della dea e insieme dell'intero mondo manifestato.

Questa analisi segue tre linee, con onestà e con calma. La prima linea: cos'è la Sri Yantra come geometria, di cosa è composta e perché sia tanto difficile da costruire. La seconda: da dove nasce, quale tradizione l'ha generata e come ha vissuto nei templi del Sud dell'India. La terza: come vi si lavora, con cosa si realizza e come si porta un ciondolo con questo diagramma. Là dove il discorso tocca l'abbondanza, la protezione o l'elevazione spirituale, se ne parla nel linguaggio della tradizione, con rispetto per essa e senza promesse di miracoli.

Mettiamoci subito d'accordo sui termini. « Yantra » in sanscrito significa « dispositivo », « strumento », e nel tantra indica un diagramma geometrico per la concentrazione. « Sri » è un prefisso di rispetto che porta il senso di benessere, abbondanza e luce, da cui anche il nome della dea Sri, altro nome di Lakshmi. La Sri Yantra si legge dunque come « diagramma benaugurante » o « diagramma di Sri ». Nell'uso templare la stessa figura si chiama Sri Chakra, « ruota benaugurante ». Un solo dispositivo, più nomi, e li chiariremo tutti strada facendo.

Cos'è la Sri Yantra: nove triangoli e il bindu

I nove triangoli intrecciati

Nel cuore della Sri Yantra stanno nove triangoli isosceli, sovrapposti attorno a un centro comune. Quattro di essi hanno la punta rivolta verso l'alto, cinque verso il basso, e tutti si intersecano, dividendosi a vicenda in una moltitudine di piccole aree. Da questo intreccio nasce una fitta rete a stella, che la tradizione chiama « navayoni chakra », la ruota dei nove grembi. Nessun triangolo sta per conto suo: ciascuno è legato agli altri da punti di intersezione comuni, e l'intera figura tiene come un unico tessuto. Comporla correttamente significa calcolare gli angoli in modo che tutti e nove si incastrino l'uno nell'altro senza spazi vuoti né sbilanciamenti.

La difficoltà del disegno non sta nel numero di linee, ma nell'esigenza che siano coerenti fra loro. I lati dei nove triangoli devono convergere in molti nodi comuni in modo che, in ciascuno di quei punti, le linee si incontrino esattamente e non divergano di un capello. Proprio per questo la Sri Yantra non ha una costruzione semplice con riga e compasso: l'inclinazione e l'altezza dei triangoli si scelgono per approssimazione, affinando passo dopo passo finché tutte le intersezioni non convergono in un'unica rete. Maestri e matematici per secoli hanno proposto i loro metodi di assemblaggio, e una differenza di frazioni di grado sposta già i nodi. Nella tradizione i punti in cui le linee convergono si chiamano « sandhi » e « marma », le giunture e i punti vulnerabili della figura, ed è proprio da essi che si verifica se il diagramma è tracciato correttamente.

Quattro triangoli verso l'alto e cinque verso il basso

La divisione dei nove triangoli in due gruppi porta il significato principale della figura. I quattro triangoli con la punta verso l'alto si associano a Shiva, il principio maschile, la quiete e la coscienza. I cinque triangoli con la punta verso il basso si associano a Shakti, il principio femminile, la forza e il movimento. Il triangolo rivolto verso l'alto, nella simbologia indiana, indica da tempo il fuoco e l'ascesa; quello rivolto verso il basso l'acqua e la discesa. Il loro incontro in un'unica figura si legge come l'unione di due princìpi cosmici, dalla cui unione, secondo l'insegnamento del tantra, si dispiega tutto il mondo. La prevalenza dei cinque triangoli discendenti sottolinea che è proprio Shakti, la forza attiva, a tessere l'universo visibile.

Il bindu: il punto nel centro stesso

Nel mezzo geometrico della Sri Yantra sta il bindu, un unico punto. Per quanto complessa sia la rete circostante, tutta la figura è tesa verso di esso, e nella contemplazione lo si legge come origine. Il bindu indica l'unità indivisa, da cui gli opposti non si sono ancora separati, il seme da cui germogliano tutti i triangoli, i petali e le porte. Nella cosmologia tantrica il punto è lo stato precedente alla creazione, mentre la rete che si diparte da esso è già il mondo dispiegato e manifestato. Chi conduce lo sguardo dal bordo esterno verso il centro percorre simbolicamente il cammino dalla molteplicità all'unità, e dal bindu di nuovo verso l'esterno dispiega il mondo da capo.

Nel conto dei nove recinti della Sri Yantra, che la tradizione chiama « avarana », il bindu è il più interno, il nono. Lo si chiama « sarvanandamaya », « composto di tutta la pienezza della beatitudine », e lo si considera il trono in cui Shiva e Shakti, sotto i nomi di Kameshvara e Kameshvari, sono uniti in modo indivisibile. Lo sguardo, condotto dal quadrato esterno verso l'interno, recinto dopo recinto, arriva proprio qui, perciò il punto centrale non indica il mezzo geometrico, ma la meta di tutto il cammino attraverso la figura. Sulle lastre templari il bindu è talvolta segnato da un minuscolo rilievo, perché lo sguardo e il dito trovino subito il centro, e alcune scuole domestiche vi posano una goccia di cinabro o di sandalo durante il rito.

I petali di loto: otto e sedici

Attorno al nucleo a stella, due anelli di petali di loto cingono la Sri Yantra. L'anello interno porta otto petali, quello esterno sedici. Il loto, nella tradizione indiana, è immagine di purezza e di dischiudersi, il fiore che cresce dal fango ma resta immacolato, perciò gli anelli di petali si leggono come gradini del dischiudersi della coscienza nel cammino verso il centro. La corona a otto petali si associa al fluire delle energie vitali e alle fasi della crescita, quella a sedici petali alla pienezza e all'integrità. Fra la rete stellata dei triangoli e il recinto esterno della figura, i petali fanno da zona di passaggio, addolcendo la geometria netta con un morbido motivo naturale.

La bhupura: il quadrato esterno con le porte

All'esterno la Sri Yantra è racchiusa dalla bhupura, un recinto quadrato con porte rivolte ai punti cardinali. Di solito la si disegna con una tripla linea, e su ciascuno dei quattro lati si lascia un varco a T, una porta. La bhupura indica la terra, lo spazio consacrato, il recinto del tempio o del palazzo entro cui si dispiega l'intero diagramma. Le porte sono gli ingressi per chi entra mentalmente nella figura, orientate ai quattro punti cardinali e legate alle divinità che custodiscono le direzioni. Il quadrato àncora a terra l'interno rotondo e stellato della figura, dandole appoggio e confine: dentro la sacra complessità, fuori solide mura con porte.

I quarantatré piccoli triangoli

Quando i nove grandi triangoli si intersecano seguendo tutte le regole, le loro linee tagliano il campo interno in quarantatré piccoli triangoli, e questo numero non è casuale, ma conseguenza della geometria esatta. Ciascuno dei piccoli triangoli, nella pratica dispiegata, si associa a una propria divinità o forza, così che l'intera rete diventa una mappa a più strati. È proprio l'esigenza di ottenere esattamente quarantatré aree corrette a rendere il disegno tanto difficile: basta spostare un poco gli angoli e una parte delle intersezioni si separa, generando triangoli in più o deformati. I maestri risolvono il problema con una costruzione passo dopo passo, verificando ogni linea invece di affidarsi al colpo d'occhio, e la precisione dell'assemblaggio si vede subito da quanto puliti convergono i vertici.

La Shri Yantra si porta in rame o in oro caldo, su un fondo tinta unita. L'argento ne spegne il calore e una fantasia vistosa le ruba le linee.
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Con cosa portare la Sri Yantra

La Sri Yantra vive di una sottile rete di linee, perciò il look lo costruisco a partire dal metallo e dallo sfondo dei vestiti, non dal diagramma stesso. Nel rispetto della tradizione indiana da cui la figura proviene, ho raccolto qui ciò che consiglio a seconda delle occasioni e della scollatura.

Con cosa portare la Sri Yantra tutti i giorni? Per un look quotidiano consiglio un ciondolo in metallo caldo, rame o oro, su catena di media lunghezza sopra un tessuto in tinta unita. Una stampa vivace litiga con la sottile rete dei triangoli e ne ruba le linee, perciò scelgo uno sfondo liscio: sabbia, crema, marrone caldo, ocra. L'incisione sul metallo caldo dialoga con il significato dorato di « Sri » e si legge con calma, senza gridare.

Quale metallo scegliere in base al colore dei vestiti? Il metallo consiglio di abbinarlo alla temperatura del look. Il rame e l'ottone caldi li suggerisco ai toni terrosi: terracotta, ocra, kaki, beige caldo, dove il bagliore rossastro suona di casa. L'oro lo abbino al chiaro e al solenne: crema, sabbia, bordeaux. L'argento freddo lo scelgo con la grafite, il grigio, il blu scuro, perché dà una gamma limpida e moderna, pur attenuando il calore ardente della figura. Un solo metallo per tutto il look tiene l'insieme raccolto; mescolare argento e oro in un unico set non lo consiglio.

Come scegliere la lunghezza della catena in base alla scollatura? La lunghezza la scelgo in base alla scollatura. Con un colletto aperto e una scollatura poco profonda suggerisco una catena corta, intorno ai 45 cm: il diagramma finisce nella zona della clavicola, dove la sottile rete si legge meglio. Con un collo chiuso consiglio di abbassare il ciondolo a 50-55 cm, sulla parte alta del petto, perché la figura non si perda sotto il tessuto. I 60-70 cm lunghi li lascio per un look a strati di più catene. Il peso della catena lo accordo al ciondolo: a una lastra grande serve una catena più robusta, a un sottile disco inciso sta bene una leggera.

Quale misura scegliere perché la rete si legga? Qui scelgo in base a quanto da vicino verrà guardato il ciondolo. Un piccolo disco di 1,5-2 cm lo consiglio a chi tiene a un segno personale nascosto sotto la camicia: la rete si vede solo da vicino, ma l'oggetto non sporge. Un medaglione medio di 2,5-3,5 cm lo suggerisco come giusta via di mezzo, su cui il maestro fa in tempo a tracciare il centro con il bindu, la stella dei triangoli e un accenno dei petali. Una lastra grande dai 4 cm la scelgo per un accento in vista, dove l'intero diagramma si legge da lontano. Più grande è la figura, più pienamente si rivela l'incisione, perciò la misura la accordo alla pulizia della lavorazione.

Cosa va bene in ufficio e cosa per la sera? Per i giorni feriali e gli ambienti sobri scelgo un ciondolo curato di misura media in argento o oro caldo, dove il diagramma si legge come un severo motivo geometrico e non come una dichiarazione a voce alta. Per la sera, al contrario, consiglio una grande lastra di rame o d'oro su catena lunga sopra un tessuto scuro e liscio: il metallo caldo si rivela su uno sfondo in tinta unita e tiene l'accento. La superficie lucida gioca sui tessuti lisci, mentre l'incisione fine e profonda aggiunge carattere alla figura.

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Storia: il tantra, i templi del Sud e Adi Shankara

Nascita nel tantra: la tradizione sri-vidya

La Sri Yantra è cresciuta dalla tradizione tantrica chiamata sri-vidya, « conoscenza benaugurante » o « scienza di Sri ». È una corrente di venerazione della dea come realtà suprema, in cui la Devi, sotto i nomi di Lalita, Tripurasundari e Sri, non è una sposa subordinata, ma il centro stesso della forza da cui procede il mondo. I testi della sri-vidya elaborarono l'insegnamento sulla dea, sul suo mantra e sulla sua immagine visibile, e quell'immagine divenne la Sri Yantra. Diagramma e mantra qui sono considerati due corpi di una sola dea: quello sonoro e quello geometrico. La tradizione si formò lentamente, assorbendo strati più antichi di venerazione della divinità femminile, mentre i suoi testi maturi e i commentari si datano al medioevo, quando la sri-vidya prese forma di scuola ordinata con trasmissione dal maestro all'allievo.

I templi del Sud: Kanchipuram e Sringeri

La sri-vidya e la Sri Yantra misero radici particolarmente salde nel sud dell'India, dove la venerazione della dea si fuse con i grandi centri templari. A Kanchipuram, antica città dai mille templi, sorge il santuario di Kamakshi, dea dell'amore e della forza, e a esso la tradizione lega l'installazione della Sri Chakra per placare e ordinare l'energia della dea. A Sringeri, tra i monti, dove per tradizione opera uno dei monasteri-matha la cui fondazione si attribuisce ad Adi Shankara, la venerazione di Sharada e della Sri Chakra è diventata parte del culto quotidiano. Nei templi del Sud la Sri Chakra non si disegna, ma si fonde nel metallo, si colloca davanti all'immagine della dea e ogni giorno vi si compiono riti, così che il diagramma vive come un oggetto d'altare in uso, non come un motivo da museo.

Adi Shankara, le lastre di bronzo e l'inno a Lalita

Al nome del filosofo Adi Shankara, vissuto secondo la datazione tradizionale attorno alla soglia del primo millennio, si legano sia l'ordinamento della venerazione della dea sia il celebre inno « Saundarya Lahari », « L'onda della bellezza », dove la Sri Yantra e il mantra della dea sono descritti in versi poetici. Separare con certezza lo Shankara storico dalla leggenda successiva è difficile, ma l'attribuzione stessa mostra quale peso la tradizione conferisse a questa figura: la si poneva accanto a uno dei nomi più grandi del pensiero indiano. Dal medioevo in poi sono giunte fino a noi lastre di bronzo e di rame con la Sri Chakra, piatte e a rilievo, templari e domestiche. Il diagramma fuso nel metallo ha attraversato i secoli proprio perché non era un ornamento, ma uno strumento di lavoro per la contemplazione e il rito, che si custodiva e si tramandava.

Prima di parlare dei significati, conviene vedere come un diagramma complesso si posi in un oggetto che si può tenere in mano o portare al collo. La lastra piatta del tempio e il piccolo ciondolo obbediscono a una sola logica: più sottili e precise sono incise le linee, più chiaramente si legge la rete dei triangoli e più l'oggetto si avvicina al suo modello. Su una grande lastra il maestro traccia tutte le quarantatré aree, gli otto e i sedici petali, il quadrato con le porte. Su un ciondolo la stessa figura va compressa, mantenendone la riconoscibilità: il centro con il bindu, la stella dei triangoli e almeno un accenno dei petali e del recinto. Una buona Sri Yantra in miniatura resta leggibile, invece di trasformarsi in una stellina confusa, e da questa leggibilità è facile distinguere un lavoro meditato da uno stampato in serie.

Ornamento nepalese da fronte per l'immagine di una divinità
I gioielli rituali dell'Himalaya portano la stessa simbologia del centro e dei punti cardinali che si ritrova nella Sri Yantra.Forehead Ornament for a Deity, Newari, 17th-19th century. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

È proprio questa trasportabilità a spiegare perché la Sri Yantra sia uscita dai confini del tempio. Il diagramma, pensato per la contemplazione, si è rivelato comodo anche come segno personale: lo portano coloro che praticano meditazione e coloro a cui è vicina l'idea di ordine interiore e di abbondanza. Al tempo stesso l'oggetto suona più sincero quando chi lo indossa sa cosa tiene, perciò più avanti analizzeremo separatamente il significato della figura, la pratica e i materiali.

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Significato e simbologia della Sri Yantra

L'unione di Shiva e Shakti

Il primo e principale significato della Sri Yantra è l'unione di due princìpi cosmici. I triangoli rivolti verso l'alto portano Shiva, la coscienza pura e la quiete; i triangoli rivolti verso il basso portano Shakti, la forza attiva e il movimento. Il loro intreccio in un'unica figura si legge come l'inscindibilità di questi princìpi: la coscienza senza forza è inerte, la forza senza coscienza è cieca, e il mondo tiene grazie al loro accordo. Nel tantra questa unione non è un'astrazione, ma il fondamento stesso dell'essere, perciò la Sri Yantra si chiama anche corpo della dea, in cui Shiva e Shakti sono ricondotti a uno. Chi porta un ciondolo con la Sri Yantra reca su di sé l'immagine di questo equilibrio, un promemoria che quiete e azione servono insieme.

L'abbondanza e la dea Sri

Il secondo significato è racchiuso direttamente nel nome. « Sri » è benessere, luce e abbondanza, e la stessa parola serve da nome per la dea Sri, che si identifica con Lakshmi, dispensatrice di prosperità e ricchezza. Per questo la Sri Yantra si lega tradizionalmente alla pienezza della vita: non solo al guadagno di denaro, ma alla fertilità, alla salute, all'armonia nella casa e alla ricchezza interiore. Nell'uso domestico la lastra con la Sri Chakra si pone sull'altare come segno di prosperità, e alla dea si chiede abbondanza in senso ampio. Portare la figura con questo significato vuol dire tenere con sé un augurio di pienezza, non un talismano che garantisce profitto. L'abbondanza qui si intende come fioritura di tutti gli aspetti della vita, non come promessa di ricchezza.

Il cosmo come manifestazione della dea

Il terzo significato fa della Sri Yantra una mappa del creato. Secondo l'insegnamento della sri-vidya l'intero universo visibile è manifestazione della dea, e il diagramma mostra come, da un unico punto, il bindu, si dispieghino i livelli dell'essere: prima la sottile stella dei triangoli, poi i petali, poi il recinto terrestre con le porte. Il movimento dal centro verso l'esterno si legge come creazione, il movimento dal bordo verso il centro come ritorno del mondo all'origine. Chi conduce lo sguardo lungo gli anelli fino al bindu ripiega simbolicamente l'universo verso l'unità, e dal bindu verso l'esterno lo dispiega da capo. Così la figura non funziona come ritratto di una singola divinità, ma come schema del dispiegarsi stesso del mondo dall'unico principio nella molteplicità e ritorno.

Equilibrio senza promesse di miracoli

Quarto, e conviene dirlo con chiarezza: la Sri Yantra è linguaggio della tradizione, non un meccanismo misurabile. Le affermazioni secondo cui la lastra « attira il denaro » o « attiva l'energia dell'ambiente » appartengono alla fede e al rito, non alla conoscenza verificabile, e presentarle come fatto è disonesto. Ciò che la figura dà a un livello comprensibile, però, non è poco. Un diagramma complesso e simmetrico trattiene bene l'attenzione, aiuta a concentrarsi e dispone a uno stato d'animo tranquillo, mentre i significati di abbondanza e di accordo a esso legati intonano un buon umore. La Sri Yantra si può portare con qualsiasi atteggiamento verso la sua metafisica: come santità della tradizione, come segno di equilibrio interiore o come bella e sensata geometria. Il rispetto per la tradizione e la sobrietà verso le promesse convivono serenamente.

Come si usa e come si porta

La meditazione su Tripura

Il lavoro classico con la Sri Yantra è la meditazione, in cui lo sguardo e l'attenzione vengono condotti lungo la figura dal recinto esterno al punto centrale. Il praticante si siede davanti alla lastra o all'immagine, calma il respiro e comincia il movimento verso l'interno: dal quadrato con le porte agli anelli di petali, poi alla stella dei triangoli e, infine, al bindu. Ogni livello si trattiene con l'attenzione e, nella tradizione sviluppata, lo si accompagna con un mantra e con la rappresentazione delle divinità a esso legate. La dea al centro si chiama Tripurasundari, « bellissima signora delle tre città », e l'intera pratica conduce il contemplante all'incontro con lei nel punto dell'unità. Il senso dell'esercizio sta nel raccoglimento: una figura complessa ma ordinata offre allo sguardo un percorso chiaro e aiuta la mente a non disperdersi.

La lastra-yantra sull'altare

La seconda forma di lavoro è, più che una meditazione, un rito. La lastra con la Sri Chakra, piatta o a rilievo, si colloca sull'altare domestico o nel tempio, si rivolge all'immagine della dea e le si fanno offerte: fiori, acqua, la luce di una lampada, incenso. Nei templi del Sud tale rito si compie ogni giorno e da secoli, e la Sri Chakra funge da centro attivo del culto, non da ornamento a parete. In casa la lastra si tiene in un angolo pulito e tranquillo, se ne ha cura e di tanto in tanto si rinnovano le offerte. Questa linea di venerazione discende dalla tradizione e richiede rispetto per le sue regole, perciò a chi voglia tenere seriamente una lastra in casa conviene apprendere il procedimento da persone competenti, invece di comporre il rito per frammenti.

Il ciondolo Sri Yantra per ogni giorno

La terza forma, la più accessibile, è portare il diagramma su di sé. Il ciondolo con la Sri Yantra traduce la figura templare nel linguaggio del gesto quotidiano: il segno dell'abbondanza e dell'equilibrio interiore resta costantemente con chi lo porta, vicino alla clavicola. Per alcuni è parte di una pratica spirituale, il proseguimento della meditazione lungo la giornata; per altri un'immagine calorosa di pienezza della vita senza alcuna ritualità. Il valore del ciondolo sta nel fatto che il senso lo mette chi lo porta: la stessa stella incisa può significare raccoglimento, augurio di prosperità o semplice amore per la simbologia indiana. Lo si può portare in vista, sopra il tessuto come accento, oppure nascosto sotto i vestiti come segno personale, verso cui nel momento giusto si tende la mano.

Perché tradizionalmente si sceglie il rame

Nella tradizione la Sri Yantra si fonde e si incide più spesso sul rame, e questa scelta ha un lato rituale e uno pratico. Nella cultura indiana il rame è considerato un metallo puro e benaugurante, adatto agli oggetti e ai vasi sacri, perciò la lastra-yantra si faceva coerentemente proprio con esso. Dal lato pratico il rame è tenero e accoglie bene l'incisione fine, mentre il suo caldo bagliore rossastro si accorda con la simbologia dorata di « Sri ». La lastra di rame col tempo si scurisce e si copre di patina, e nell'uso domestico la si pulisce periodicamente, restituendole il lucore, cosa che è diventata a sua volta parte della cura della santità. Da qui il rame si è affermato come materiale originario, « corretto », della Sri Yantra, da cui poi sono derivate anche le versioni in ottone, argento e oro.

Ornamento da braccio con vajra incrociati, Nepal
I vajra incrociati tracciano la croce dei punti cardinali, come il quadrato esterno, la bhupura, attorno alla Sri Yantra.Armlet for an Image with Crossed Vajras, Nepal, 17th-19th century. The Metropolitan Museum of Art, Open Access (CC0 1.0)

Dal materiale dipende in gran parte anche per quanto tempo l'oggetto conserverà la leggibilità della sua sottile rete, perciò più avanti analizzeremo i materiali separatamente: in cosa il rame si distingue da ottone, argento e oro e cosa significa per un ciondolo o una lastra.

Materiali: rame, ottone, argento, oro

Il rame: metallo originario e rituale

Il rame resta il primo materiale della Sri Yantra sia per tradizione sia per comodità d'incisione. Il metallo tenero e caldo accoglie facilmente le linee sottili, e il suo bagliore rossastro dialoga con il tema dorato dell'abbondanza. La lastra di rame è apprezzata sull'altare proprio come ritualmente pura, e la sua lieve tendenza a scurirsi col tempo si accoglie con serenità: la patina si toglie, il lucore torna, e la cura della lastra diventa parte della venerazione. Nei gioielli il rame è più raro, perché può lasciare sulla pelle una traccia scura e richiede cura, ma per chi tiene alla fedeltà alla tradizione un ciondolo o una lastra di rame sono i più vicini all'originale.

Ottone e argento

L'ottone, lega di rame e zinco, è diventato una diffusa sostituzione del rame puro: è più resistente, più economico e tiene più a lungo il lucore, e per il caldo tono dorato è vicino al metallo originario, perciò molte Sri Yantra da tempio e da souvenir si fondono proprio in ottone. L'argento porta la figura in una gamma fredda e limpida: l'incisione fine sull'argento si legge nitida, e il metallo stesso si lucida con facilità e riflette bene la luce sulle linee. Un ciondolo d'argento con la Sri Yantra appare più moderno di quello di rame ed è più comodo nell'uso quotidiano, pur richiedendo cura contro l'annerimento. La scelta fra il caldo ottone e il freddo argento non la decide il significato, ma quale tono sia più vicino a chi porta l'oggetto e con cosa intenda abbinarlo.

Oro e incisione fine

L'oro è la versione premium e più duratura della Sri Yantra, che quasi non si opacizza e si presta perciò a essere portata di continuo. Il caldo tono dorato è particolarmente adatto a una figura il cui nome significa luce e abbondanza, perciò il ciondolo d'oro si legge come naturale incarnazione del simbolo. La preoccupazione principale, con qualunque materiale, è la pulizia dell'incisione: il diagramma vive di sottili linee che si intersecano, e se sono incise poco a fondo o in modo irregolare, la rete dei triangoli si fonde in una macchia confusa. Sull'oro e sull'argento un buon maestro traccia le linee con nettezza, conservando la leggibilità anche nel piccolo formato. Nella scelta di una Sri Yantra d'oro o d'argento conviene guardare proprio l'incisione: si vede il centro con il punto, si distingue la stella dei triangoli, non si sono persi i petali e il recinto.

La cura del diagramma inciso

L'incisione fine della Sri Yantra raccoglie polvere e sebo cutaneo nelle linee strette, perciò della lastra e del ciondolo ci si prende cura con delicatezza. Uno spazzolino morbido con una goccia d'acqua saponata rimuove lo sporco dai solchi, dopodiché l'oggetto si risciacqua e si asciuga tamponando. Il rame e l'ottone si puliscono con prodotti appositi o con rimedi casalinghi, restituendo il caldo bagliore, mentre l'argento si ravviva con un panno per l'argento, togliendo l'annerimento. Conviene lucidare con attenzione, per non intasare le linee sottili con la pasta: la pasta incastrata rende la rete opaca. Il ciondolo d'oro quasi non richiede cura, oltre alla consueta passata di panno. Se la Sri Yantra sta sull'altare e partecipa al rito, il procedimento di cura è meglio concordarlo con la tradizione a cui chi la possiede si riferisce.

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A chi si addice e come si regala

A chi è vicina la Sri Yantra

La Sri Yantra si addice a chi ama gli oggetti dal significato meditato e apprezza la geometria rigorosa dietro cui sta una tradizione autentica. A chi pratica meditazione e yoga il diagramma è vicino come strumento di lavoro per il raccoglimento e come segno del cammino verso l'unità interiore. A chi tiene alla cultura indiana e alla filosofia del tantra la figura interessa per la sua profondità: dietro di essa stanno templi, testi e una viva linea di venerazione della dea. Alle persone a cui è vicina l'idea di abbondanza e pienezza della vita, la Sri Yantra offre un'immagine calorosa e non gridata di questo augurio. Infine, agli amanti della simmetria complessa la figura piace per pura estetica, come una rete calibrata che è piacevole osservare. La si può portare con diversi gradi di coinvolgimento, dalla pratica rigorosa al semplice amore per la forma.

La Sri Yantra in regalo

La Sri Yantra si presta bene al ruolo di regalo dotato di significato, soprattutto per una persona a cui sono vicine meditazione, yoga o cultura indiana. L'augurio di abbondanza e di equilibrio interiore, racchiuso nella figura, suona caloroso e appropriato per quasi ogni destinatario, e la ricca storia del diagramma offre uno spunto per un biglietto affettuoso con una spiegazione. Un ciondolo con la Sri Yantra in argento, di misura media, è la scelta che non delude: sta bene alla maggioranza e non impone né genere né stile. Per la casa si regala una lastra con la Sri Chakra come segno di prosperità, ma tale regalo è più adatto a chi comprende il lato rituale. Nel regalare la Sri Yantra conviene raccontare con onestà e in breve che si tratta di un diagramma della tradizione tantrica con un suo significato, e non di un ornamento senza nome, perché chi lo riceve accolga l'oggetto con cognizione.

La Shri Yantra e i simboli affini: forma, tradizione, significato
SimboloFormaTradizioneSignificato
Shri YantraNove triangoli intrecciati, petali, un quadrato con porte, un binduTantra indiano, la tradizione Sri VidyaL'unione di Shiva e Shakti, l'abbondanza, il cosmo come manifestazione della dea
MandalaUn diagramma circolare, spesso con immagini di divinità e pittureInduismo e buddismo, un ampio ventaglio di scuoleUn'immagine del mondo e del cammino verso il centro, un sostegno per la contemplazione
MerkabaTetraedro stellato tridimensionale da due piramidiGeometria sacra, esoterismo del XX secoloEquilibrio degli opposti, legame tra terra e cielo, ascesa
Fiore della vitaMotivo di cerchi uguali che si intersecanoGeometria sacra modernaUnità e generazione delle forme, un emblema universale di armonia
OmUna sillaba e un segno, un'immagine sonora e non una geometriaInduismo, un suono primordiale comune a molte scuoleIl fondamento primo e l'origine, il corpo sonoro della realtà
Shri Meru (yantra tridimensionale)Una piramide a gradoni, la versione tridimensionale della Shri YantraTantra indiano, l'altare del tempio e di casaUn modello della montagna cosmica Meru, l'asse del creato

La Sri Yantra e i simboli affini

La Sri Yantra e il mandala

La Sri Yantra viene spesso chiamata mandala, e in senso ampio è corretto: entrambe le figure sono schemi concentrici per la contemplazione, che conducono lo sguardo dal bordo al centro. Ma fra loro c'è una differenza. Il mandala è il tipo generale di diagramma circolare, diffuso nell'induismo e nel buddhismo, spesso con immagini di divinità, palazzi e ricche decorazioni. Lo yantra è più rigoroso e geometrico: è una rete di linee, triangoli e petali senza raffigurazioni figurative, che funziona come schema puro. La Sri Yantra, dunque, è un caso particolare e specialmente complesso di yantra, non un tipico mandala dipinto. Chi cerca la differenza fra un motivo per la meditazione e un rigoroso disegno geometrico la trova proprio qui: il mandala mostra, lo yantra calcola.

La Sri Yantra e la merkaba

Con la merkaba la Sri Yantra condivide l'appartenenza alla famiglia dei simboli geometrici per il raccoglimento, ma la loro origine è diversa. La merkaba è un tetraedro stella tridimensionale composto da due piramidi, immagine dell'equilibrio degli opposti, giunta dalla geometria sacra e dall'esoterismo. La Sri Yantra è piatta e assai più complessa: è un diagramma del tantra indiano con una rete precisa di nove triangoli e una sua tradizione plurisecolare. Entrambe le figure si costruiscono sull'incontro di triangoli ascendenti e discendenti, entrambe parlano dell'unione dei princìpi, ma una proviene dai templi dell'India meridionale, l'altra dalla geometria sacra moderna. A chi interessa il confronto tornerà utile un'analisi a parte del significato della merkaba, dove si vede come un'idea affine sia espressa in una stella a volume.

La Sri Yantra e il fiore della vita

Il fiore della vita è un motivo di cerchi uguali che si intersecano, motivo prediletto della geometria sacra moderna. Con la Sri Yantra lo accomuna la convinzione che dietro una forma corretta stia l'ordine del mondo, ma le due si costruiscono in modo diverso. Il fiore della vita è composto di cerchi ed è simmetrico in tutte le direzioni, la Sri Yantra è composta di triangoli e ha un alto e un basso chiari, un centro e un recinto. Il fiore della vita è più che altro un'emblema decorativa e universale dell'armonia, mentre la Sri Yantra è un diagramma preciso di una precisa tradizione, con un significato fissato per ogni anello. Li si può accostare come due diversi approcci alla « geometria del significato »: uno cresciuto nell'esoterismo occidentale del Novecento, l'altro nel tantra indiano.

La Sri Yantra e l'om

La sillaba « om » e la Sri Yantra spesso si accompagnano, perché entrambe provengono dalla tradizione indiana ed entrambe sono considerate immagini del fondamento primo. La differenza è che « om » è un suono, mentre la Sri Yantra è una forma. Nel tantra il mantra e il diagramma sono considerati due corpi di un'unica realtà: quello sonoro e quello geometrico, perciò la Sri Yantra e la sillaba « om » è naturale portarli e pensarli insieme. Il bindu al centro dello yantra dialoga con l'idea dell'unità indivisa che porta anche « om ». A chi voglia approfondire il lato sonoro della simbologia indiana tornerà utile un'analisi del significato del simbolo om nei gioielli: messi vicini si vede come una sola tradizione esprima l'origine tanto con il suono quanto con il disegno.

Disposti fianco a fianco, questi simboli mostrano per quali vie tanto diverse le culture siano arrivate a un'idea comune di mondo ordinato. La Sri Yantra sta in questa serie a sé, grazie all'unione di geometria rigorosa e viva tradizione templare: dietro di essa ci sono una bella forma, una scuola di contemplazione, dei testi e un rito quotidiano. Proprio per questo attorno a essa si sono accumulate tante affermazioni sicure, ma non sempre precise, che conviene analizzare con calma.

Sfatare i luoghi comuni

Attorno alla Sri Yantra sono cresciute molte affermazioni altisonanti, che mescolano la tradizione con promesse di miracoli. Alcune spacciano il linguaggio del rito per fatto verificato, altre confondono il diagramma indiano con simboli affini. Analizziamo le più frequenti con calma, con rispetto per la tradizione e sobrietà verso le esagerazioni.

Primo luogo comune: che la lastra con la Sri Yantra attiri di per sé denaro e fortuna, basta comprarla. Nella tradizione la Sri Yantra si lega all'abbondanza come augurio di pienezza della vita, non come meccanismo che garantisce profitto. I significati della dea Sri sono fertilità, armonia e prosperità in senso ampio, e agiscono attraverso il rito, l'attenzione e lo stato d'animo, non come un automatismo che si accende con l'acquisto.

Secondo luogo comune: che la Sri Yantra e un comune mandala siano la stessa cosa. Una parentela c'è, entrambe le figure sono concentriche e servono alla contemplazione, ma lo yantra è più rigoroso e geometrico, è una rete di linee senza immagini dipinte, mentre il mandala porta spesso figure di divinità e ricche decorazioni. La Sri Yantra è un caso particolare e assai preciso di yantra, non un tipico mandala.

Terzo luogo comune: che la figura si possa costruire a occhio, purché ne esca una stella di triangoli. In realtà una Sri Yantra corretta richiede una geometria calibrata, in cui nove triangoli danno esattamente quarantatré piccole aree, e un errore negli angoli distrugge l'intera rete. Una « stellina » disegnata con trascuratezza non è più una Sri Yantra, ma una sua ombra approssimativa, perciò la tradizione costruisce la figura seguendo regole rigorose.

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Verità e miti sulla Shri Yantra
La Shri Yantra attira il denaro da sola
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La Shri Yantra e un comune mandala sono la stessa cosa
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Una Shri Yantra corretta si può disegnare a occhio
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La Shri Yantra è un antico disegno senza alcuna geometria, solo un bell'ornamento
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Solo una persona di una determinata fede può indossare la Shri Yantra
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La Shri Yantra riguarda solo la metafisica; la geometria non c'entra
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Fatti che sorprendono

La Sri Yantra è una di quelle figure in cui dietro la geometria rigorosa si nasconde molto di inatteso. Ecco alcuni fatti che cambiano lo sguardo su questo diagramma.

Primo. I nove triangoli intrecciati, costruiti con precisione, danno esattamente quarantatré piccoli triangoli, e questo numero non nasce dal desiderio di chi disegna, ma come conseguenza della geometria. Sposta gli angoli e la rete corretta si sfalda, perciò la figura da secoli si costruisce passo dopo passo, non si abbozza a mano libera.

Secondo. Esiste una versione a volume della Sri Yantra, il « meru », in cui il diagramma piatto è sollevato in una piramide a gradini, come una montagna. Il nome rimanda alla mitica montagna Meru, l'asse del mondo della cosmologia indiana, così che la figura si trasforma letteralmente in un modello della montagna cosmica.

Terzo. Il diagramma e il mantra della dea la tradizione li considera due corpi di un'unica realtà: quello geometrico e quello sonoro. La Sri Yantra e il mantra a essa legato lavorano in coppia, come forma e suono di una stessa cosa, perciò si studiano e si contemplano insieme.

Quarto. Nei templi del Sud dell'India la Sri Chakra non si tiene come un pezzo da museo: davanti alla lastra di metallo si compiono ogni giorno riti da secoli. Il diagramma vive come un oggetto d'altare in uso, non come un bel motivo a parete.

Quinto. La dea al centro della Sri Yantra si chiama Tripurasundari, « bellissima signora delle tre città », e l'intera figura è considerata il suo corpo visibile. Il contemplante, conducendo lo sguardo al punto centrale, va simbolicamente incontro alla dea nel cuore del mondo.

Sesto. Il celebre inno alla dea « Saundarya Lahari », « L'onda della bellezza », la tradizione lo lega al nome del filosofo Adi Shankara. Così il rigoroso diagramma tantrico si è ritrovato celebrato dalla poesia, e la sua descrizione è entrata in uno degli inni più amati della tradizione indiana.

Settimo. La prevalenza dei triangoli nella figura non è casuale: cinque discendenti contro quattro ascendenti. Con ciò la tradizione sottolinea il primato di Shakti, la forza femminile attiva, che, secondo l'insegnamento della sri-vidya, tesse l'universo visibile.

Ottavo. I nove anelli della Sri Yantra la tradizione li chiama « avarana », recinti, e la venerazione completa della figura, la « navavarana-puja », si conduce rigorosamente lungo di essi: dal quadrato esterno al punto centrale, recinto dopo recinto, con un mantra distinto e una propria schiera di divinità a ogni gradino. Percorrere tutti e nove i recinti è un intero atto di culto, non uno sguardo fugace a un motivo, e a ogni gradino risponde una propria sfumatura di significato, dall'appoggio terrestre alla pienezza della beatitudine nel bindu.

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Domande frequenti

Cos'è la Sri Yantra in parole semplici?

La Sri Yantra è un sacro diagramma geometrico della tradizione tantrica indiana sri-vidya. Alla sua base stanno nove triangoli intrecciati attorno a un punto centrale, il bindu, circondati da anelli di petali di loto e da un recinto quadrato con porte. La figura è considerata immagine visibile della dea e dell'intero mondo manifestato e si usa per la meditazione e il rito. Un altro suo nome è Sri Chakra, « ruota benaugurante ».

Cosa significano le parole « yantra » e « Sri »?

« Yantra » in sanscrito significa « dispositivo » o « strumento », e nel tantra così si chiama un diagramma geometrico per il raccoglimento. « Sri » è una parola di rispetto dal senso di benessere, luce e abbondanza, e serve anche da nome per la dea Sri, che si identifica con Lakshmi. Insieme « Sri Yantra » si legge come « diagramma benaugurante » o « diagramma della dea Sri ».

È vero che la Sri Yantra attira il denaro?

È linguaggio della tradizione, non un meccanismo verificabile. La Sri Yantra si lega all'abbondanza, ma la si intende in senso ampio: come fertilità, armonia, salute e pienezza della vita, non come garanzia di profitto. Questi significati agiscono attraverso il rito, l'attenzione e lo stato d'animo, non come un automatismo che si accende con l'acquisto. Portare e tenere la figura si può come augurio di pienezza, capendo con onestà dove finisce la tradizione e comincia l'esagerazione.

In cosa la Sri Yantra si differenzia dal mandala?

Il mandala è il tipo generale di diagramma circolare per la contemplazione, spesso con immagini di divinità e ricche decorazioni. Lo yantra è più rigoroso e geometrico: è una rete di linee, triangoli e petali senza figure dipinte, che funziona come schema puro. La Sri Yantra è un caso particolare specialmente complesso di yantra. Una parentela fra loro c'è, entrambe conducono lo sguardo al centro, ma il mandala dipinto e il preciso disegno geometrico sono cose diverse.

Di quale metallo è meglio scegliere la Sri Yantra?

Il materiale tradizionale è il rame, che nella cultura indiana si considera metallo puro per gli oggetti sacri e che, per giunta, accoglie bene l'incisione fine. L'ottone è più resistente e tiene più a lungo il lucore, con un tono caldo simile. L'argento dà una gamma fredda e limpida ed è comodo nell'uso quotidiano; l'oro è la versione premium duratura, che quasi non si opacizza. L'essenziale, con qualunque metallo, è la pulizia dell'incisione, perché la rete dei triangoli si legga.

Può portare la Sri Yantra una persona di qualsiasi fede?

La forma in sé è geometrica, e la portano persone dalle vedute più diverse: chi pratica meditazione, chi ama la cultura indiana e chi semplicemente apprezza la simmetria complessa. Conviene ricordare che dietro il diagramma sta una viva tradizione religiosa, perciò un atteggiamento rispettoso verso di essa è appropriato. Se per te conta il contesto spirituale, è utile sapere in anticipo quali significati vi riponi e trattare la figura come un segno con una storia, non come un ornamento vuoto.

Come si medita con la Sri Yantra?

Il praticante si siede davanti alla lastra o all'immagine, calma il respiro e conduce lo sguardo dal recinto esterno con le porte verso l'interno: agli anelli di petali, poi alla stella dei triangoli e, infine, al punto centrale, il bindu. Ogni livello si trattiene con l'attenzione, nella tradizione sviluppata accompagnandolo con un mantra. Il senso dell'esercizio sta nel raccoglimento: una figura ordinata offre allo sguardo un percorso chiaro e aiuta la mente a non disperdersi, conducendo il contemplante dalla molteplicità all'unità.

Cos'è la Sri Yantra a volume, il « meru »?

Il « meru » è la versione a volume del diagramma, in cui la Sri Yantra piatta è sollevata in una piramide a gradini, come una montagna. Il nome rimanda alla mitica montagna cosmica Meru della cosmologia indiana, l'asse del creato. Tale yantra piramidale si fonde nel metallo e si pone sull'altare, dove si legge non più come disegno su un piano, ma come un piccolo modello della montagna cosmica, che sale dal recinto terrestre alla vetta con il punto del bindu.

Conclusione

La Sri Yantra è un simbolo raro, in cui una matematica rigorosa e una fede viva stanno insieme senza ostacolarsi. Su una linea è geometria calibrata: nove triangoli che danno esattamente quarantatré piccole aree, anelli di petali, un quadrato con porte e un punto al centro, una figura tanto precisa che da secoli si costruisce per regole e non a occhio. Sull'altra linea è una santità del tantra dell'India meridionale, il corpo della dea Sri, davanti a cui nei templi del Sud si compiono riti da secoli e che è celebrata in inni amatissimi.

Nei gioielli la Sri Yantra lavora su entrambi i livelli insieme. Per alcuni è uno strumento di lavoro per la meditazione, un percorso dello sguardo dal bordo al centro. Per altri un caldo segno di abbondanza e di pienezza della vita. Per altri ancora semplicemente una bella e sensata geometria, dietro cui si avverte profondità. Nessuna di queste letture annulla le altre, e ognuno è libero di scegliere il proprio grado di coinvolgimento.

Il bilancio onesto è semplice. Là dove alla Sri Yantra si attribuisce l'automatica attrazione del denaro o un'energia misurabile, conviene tenere una pacata distanza, rispettando al tempo stesso la tradizione da cui la figura è uscita. E là dove essa funziona come immagine dell'accordo dei princìpi, come ancoraggio dell'attenzione e come calibrato disegno del mondo al collo, fa onestamente il suo lavoro. Quel che riporrai in questa rete di nove triangoli, quello essa significherà per te.

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Chi è Zevira

Zevira opera ad Albacete, in Spagna. La Sri Yantra fa parte della nostra collezione di simboli, dove la tradizione indiana si accompagna alla geometria sacra e ai segni di culture diverse, in cui forma e significato si tengono insieme.

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