
Anubi: dio egizio dell'aldilà, significato del simbolo e gioielli
Anubi lo si è abituati a chiamare dio della morte, ma gli Egizi vedevano in lui altro: un custode e una guida, colui che accompagna attraverso le tenebre e regge la bilancia al giudizio. Gli sciacalli si aggiravano ai margini delle necropoli e scavavano la sabbia, e il popolo vide in loro non profanatori, ma sentinelle poste a vegliare sui morti.
Da quell'osservazione nacque una delle immagini più riconoscibili del mondo antico: una testa canina nera su spalle umane, lo sguardo calmo, la schiena dritta. Anubi non minaccia e non punisce. Sta sulla soglia tra la vita e ciò che viene dopo, e il suo lavoro è silenzioso, preciso, quasi artigianale. Prepara il corpo, guida l'anima per i corridoi dell'aldilà e veglia che la bilancia della giustizia penda con onestà.
Questa guida affronta Anubi senza fretta e senza storie di paura. Chi è all'interno del pantheon egizio, perché il suo colore parla di rinascita e non di lutto, come perse e ripensò il ruolo di primo dio dei morti, cosa accade alla pesatura del cuore e come l'immagine antica vive ancora oggi in un ciondolo, un anello, un amuleto. Il rispetto per la fede antica di un altro popolo non è qui una posa: dietro la figura di Anubi c'è un'immagine intera e meditata della morte come passaggio, e non come fine.
Fissiamo subito il tono. Anubi non è un personaggio dell'orrore né un «signore delle tenebre» della cultura di massa. All'interno della sua religione fu un sostegno e un conforto, un dio a cui si affidava la cosa più fragile di tutte, il passaggio del defunto nell'eternità. È da questo lato che è più interessante, ed è questo lato che esamineremo nel dettaglio.
Chi è Anubi: lo sciacallo davanti alla bilancia
Anubi è il dio egizio della sepoltura, dell'imbalsamazione e del passaggio nell'aldilà, raffigurato come un uomo con testa di sciacallo o come uno sciacallo nero disteso. Il suo nome greco è Anubi; quello egizio, Inpu o Anpu. Nel pantheon consolidato lo si riteneva figlio di Osiride e Nefti, cresciuto da Iside, e braccio destro del signore dell'aldilà al giudizio dei defunti. Il suo ruolo è chiaro e compiuto: custodisce il corpo, guida l'anima e regge la bilancia.
Com'è Anubi: lo sciacallo davanti alla bilancia
L'immagine canonica di Anubi si compone di due forme. La prima è uno sciacallo nero disteso con le orecchie all'erta, spesso sopra una tomba o un santuario, come una sentinella al suo posto. La seconda è un uomo dal corpo umano e testa di sciacallo, in piedi davanti alla bilancia o chino su una mummia. La testa è allungata, le orecchie aguzze e dritte, il muso stretto. Nelle mani tiene spesso lo scettro uas e l'ankh, segni di potere e di vita eterna. Questa postura, raccolta e attenta, si legge all'istante: davanti a noi non un guerriero, ma un servitore intento alla sua opera. Anubi aveva anche un emblema proprio, l'imiut: una pelle d'animale senza testa legata per la coda a un palo e immersa in un vaso. Questo segno dall'aspetto strano si poneva nei luoghi dell'imbalsamazione e si dipingeva accanto al dio fin dai tempi più remoti, e indicava anch'esso il suo legame con il rito di preparazione del corpo.
Il colore nero: terra fertile e rinascita, non lutto
Il nero di Anubi è facile scambiarlo per segno di lutto, ma in Egitto significava esattamente il contrario. Nero era il limo fertile che il Nilo lasciava sui campi dopo la piena, e da quel limo dipendeva tutta la vita del paese. Nero diventava anche il corpo trattato con resine e natron durante l'imbalsamazione. Entrambi i neri parlavano non di morte, ma di rinascita: come il campo rivive sotto il limo nero, così il defunto si prepara a una nuova vita. Per questo Anubi veniva dipinto nero, colore della resurrezione promessa e non dello spegnersi.
Il nome e gli epiteti: «colui che è sulla sua montagna»
Dietro il nome di Anubi si trascina una fila di titoli, e ciascuno descrive una sfaccettatura del suo lavoro. Lo si chiamava «colui che è sulla sua montagna», immaginando lo sciacallo che veglia sulla necropoli da un'alta cresta sopra la valle. Lo si nominava «il primo degli occidentali», signore dei morti, poiché l'occidente, dove tramontava il sole, era per gli Egizi il lato dei defunti. Un altro titolo, «colui che è nel luogo dell'imbalsamazione», indicava direttamente il suo ruolo nell'officina dove si preparava il corpo. Questi nomi compongono il ritratto di un dio di mestiere, con il suo posto, la sua direzione e il suo artigianato.
Gli sciacalli presso le necropoli: da dove viene l'immagine
L'immagine di Anubi crebbe da un'osservazione semplice e un po' cupa. Gli Egizi seppellivano i morti al margine del deserto, e di notte alle tombe fresche venivano sciacalli e cani selvatici che scavavano la sabbia con avidità. La logica dell'uomo antico rovesciò la minaccia in protezione: se questa bestia è così attratta dai morti, che sia lei a custodirli. Così il divoratore di carogne selvatico divenne sentinella divina, posta a guardare i corpi e ad accompagnare le anime. In questa trasformazione si vede tutto il modo di pensare egizio, dove lo spaventoso si comprendeva e si addomesticava invece di respingerlo. La bestia che si temeva alle tombe prese il posto del custode della soglia.
Da quell'antica osservazione nacque un simbolo giunto fino a noi quasi immutato. Una testa di sciacallo su spalle umane si legge oggi con la stessa chiarezza di quattromila anni fa, e lì sta la solidità dell'iconografia egizia: si costruiva su immagini semplici ed evidenti, comprensibili senza didascalia. Ecco perché Anubi si colloca così bene in un gioiello. La sua silhouette è riconoscibile a colpo d'occhio, e il suo senso, protezione e guida, suona serio, senza spavento da carnevale.
Prima di affrontare il giudizio e il cammino dell'aldilà, vale la pena vedere quanto a lungo e in profondità Anubi fu inscritto nella vita egizia. Non fu uno spirito secondario ai margini del pantheon. Nelle epoche più antiche fu a lui che appartenne il ruolo principale nel destino del defunto, e solo più tardi altri dèi lo condivisero con lui. La storia del suo culto è la storia di una riorganizzazione graduale, in cui il dio non scompare ma cambia carica, restando insostituibile.
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La storia del culto
Anubi è uno dei più antichi dèi d'Egitto, e il suo culto si estende lungo i tremila anni di storia del paese. Compare già nei più antichi testi regali, molto prima che si formassero i miti che oggi conosciamo. Seguirne il cammino significa vedere cambiare l'immagine egizia stessa della morte.
L'Antico Regno: primo dio dei morti
Nell'epoca dell'Antico Regno, al tempo dei costruttori di piramidi, Anubi era il dio supremo dei morti, e questo è il suo primo ruolo, il più antico. Nei Testi delle Piramidi, incisi sulle pareti delle tombe regali, ci si rivolge a lui come al principale ordinatore della sepoltura, colui che accoglie il re defunto e gli assicura l'eternità. Il culto sviluppato di Osiride non si era ancora formato, ed era Anubi a rispondere del passaggio del sovrano nell'altro mondo. Il suo nome risuona nelle più antiche formule funerarie più spesso di molti altri, e ciò dice il peso che aveva all'inizio della storia egizia.
Come Osiride soppiantò Anubi
Col tempo, nella sfera dell'aldilà, passò in primo piano Osiride, il dio ucciso e risorto, la cui storia dava agli uomini la speranza della propria resurrezione. Re dei morti divenne lui, e Anubi gli cedette il ruolo supremo, ma non scomparve né fu dimenticato. Il pensiero egizio agì con eleganza: non abolì il vecchio dio ma lo riassegnò. Anubi divenne figlio e aiutante di Osiride, colui che prepara il corpo e conduce l'anima al trono del nuovo signore. Così il più antico dio dei morti si mutò in guida e imbalsamatore al servizio del nuovo re dell'aldilà, conservando tutto il suo peso nella pratica della sepoltura. La dea Iside e tutto il pantheon egizio inscrissero Anubi nella storia familiare di Osiride, ed egli vi prese un posto saldo.
L'imbalsamazione e la maschera di Anubi
Anubi era ritenuto il patrono degli imbalsamatori e il primissimo imbalsamatore, poiché secondo il mito fu lui a raccogliere e trattare il corpo dilaniato di Osiride, creando la prima mummia. Da quella leggenda nacque una pratica rituale reale. Il sacerdote che dirigeva l'imbalsamazione indossava durante i riti una maschera con testa di sciacallo, e in quel momento diventava, per così dire, Anubi, agiva con le sue mani. Tali maschere sono giunte fino a noi, e da esse si vede quanto letteralmente gli Egizi intendessero la presenza del dio nell'officina. Una di queste maschere di ceramica con testa di sciacallo, attraverso la quale il sacerdote guardava per fessure all'altezza del collo, si è conservata intera ed è custodita in un museo europeo, mostrando con chiarezza com'era il rito dall'interno. Il lavoro sul corpo era un atto sacro, non un mestiere in senso comune, e lo conduceva un dio incarnato nel sacerdote.
Il rito stesso durava circa settanta giorni e poggiava su un ordine rigoroso di azioni. Il corpo veniva aperto, le viscere estratte e riposte in quattro vasi, che si chiamano canopi, sotto la protezione di appositi dèi custodi. Il cervello veniva rimosso e non conservato, mentre il cuore restava nel corpo, poiché era esso a doversi posare sulla bilancia. Il corpo veniva coperto di natron, una soda naturale dei laghi salati, e tenuto così finché non perdeva tutta l'umidità. Poi lo si ungeva di resine e oli, che scurivano la pelle, e lo si avvolgeva in strati di bende di lino, inserendo amuleti tra i giri. Questo lavoro si svolgeva in un'officina particolare chiamata «luogo puro» o «casa dell'imbalsamazione», e lo conduceva quello stesso sacerdote mascherato.
Il principale centro di questo artigianato era Saqqara, la vasta necropoli presso l'antica capitale di Menfi. Là lavoravano gli imbalsamatori di generazione in generazione, e là stesso, sotto terra, si estendevano le catacombe consacrate ad Anubi. Il ruolo del sacerdote con la maschera di sciacallo non era teatro, ma il cuore stesso del rito: in quelle ore, secondo la fede egizia, il dio stesso agiva attraverso le mani dell'uomo, ripetendo ciò che un tempo aveva fatto al corpo di Osiride. Per questo gli imbalsamatori erano guardati con un sentimento doppio, con reverenza per il loro sapere sacro e con timore davanti a chi si avvicinava così tanto alla morte.
La Duat: il cammino attraverso l'aldilà
L'aldilà gli Egizi lo chiamavano Duat, e non era un prato tranquillo, ma una regione complessa fatta di porte, guardiani, laghi di fuoco ed esseri pericolosi. Il defunto doveva percorrere quel cammino conoscendo le parole e i nomi giusti, e qui Anubi faceva da guida. Conduceva l'anima per i corridoi della Duat, l'aiutava a schivare le trappole e la portava alla sala del giudizio. Il ruolo di guida tra i mondi, colui che conosce la via nelle tenebre e non lascia perdere il cammino, divenne uno dei principali nell'immagine di Anubi. È proprio esso a farne, in una lettura moderna, un dio del passaggio e non un dio della rovina.
Accanto ad Anubi in questo ruolo stava un altro dio con testa di sciacallo, Upuaut, il cui nome si traduce come «colui che apre le vie». Se Anubi conduceva l'anima e la proteggeva, Upuaut andava avanti e perlustrava la via, sgomberava il passaggio attraverso le regioni pericolose. I due dèi sciacalli si completavano: uno apriva la via, l'altro accompagnava lungo di essa. Col tempo i loro ruoli si mescolarono spesso, ed entrambe le immagini si fusero in un'unica idea della guida che conosce la via nelle tenebre.
Attraverso la Duat passava anche ogni notte la barca del sole. Ra, il dio del sole scendeva al tramonto nell'aldilà, navigava attraverso le sue dodici ore notturne e combatteva le forze del caos per risollevarsi a est all'alba. Questo viaggio notturno del sole seguiva gli stessi corridoi del cammino del defunto, e per questo la Duat era per gli Egizi un luogo di rinnovamento quotidiano, da cui sia il sole sia l'anima uscivano a una nuova vita.
I centri del culto di Anubi
Anubi aveva le sue città e i suoi santuari, dove lo si onorava con particolare fervore. I Greci chiamavano il principale di essi Cinopoli, «città dei cani», poiché là lo sciacallo del dio era circondato di cure, e uccidere un cane sacro era ritenuto grave delitto. Anubi era onorato anche ad Abido, grande centro del culto funerario, e nelle necropoli di Tebe, dove le sue figure custodivano gli ingressi delle tombe scavate nella roccia. I sacerdoti di Anubi rispondevano dei riti di imbalsamazione e sepoltura, e il loro mestiere poggiava su regole rigorose tramandate di generazione in generazione. Questa rete ramificata di santuari mostra che Anubi non era un'idea astratta, ma un dio vivo della religione quotidiana, a cui ci si rivolgeva ogni volta che in una famiglia sopravveniva una morte e il corpo andava accompagnato verso l'eternità secondo tutte le regole.
Anubi si porta in argento nero o con onice, sul collo nudo. L'oro non gli si addice: è un dio della notte, non della parata.
Come indossare Anubi: con cosa abbinarlo, metallo e lunghezza della catena
Anubi ama un fondo scuro e una presentazione sobria, per questo monto l'insieme a partire dalla gamma dei vestiti e non dalla figura stessa. Raccolgo qui ciò che consiglio ai clienti quando scelgono questo simbolo.
Con cosa portare Anubi ogni giorno? Per il quotidiano consiglio un ciondolo di profilo in argento brunito su una catenina di lunghezza media sopra un tessuto in tinta unita. Una fantasia variopinta litiga con il grafismo della testa di sciacallo, per questo scelgo un fondo liscio: nero, grigio, grafite, blu scuro. Su un tessuto scuro e freddo l'argento ossidato si legge raccolto e profondo, e le orecchie aguzze del profilo tengono la silhouette nitida.
Quale metallo scegliere in base al colore dei vestiti? Ad Anubi si addice la gamma fredda e scura, per questo di norma consiglio l'argento brunito o l'argento con onice. L'oro lo consiglio con misura, solo per un insieme da parata e meglio in coppia con una pietra nera, come quella stessa coppia egizia di oro e nerezza. Un solo metallo su tutto l'insieme tiene l'immagine severa, per questo non consiglio di mischiare argento e oro in una stessa parure.
Come scegliere la lunghezza della catenina? Regolo la lunghezza sulla scollatura. Per un colletto aperto consiglio una catenina corta, perché il profilo cada nella zona della clavicola, dove si legge meglio. Per una parte alta chiusa consiglio di abbassare il ciondolo, verso l'alto del petto, così la figura non si perde su un tessuto denso. Le versioni lunghe le lascio per un insieme scuro a strati, dove Anubi passa al livello inferiore delle catenine come accento. Il peso della catenina lo accordo alla figura: un ciondolo massiccio richiede una catenina più densa, a un amuleto leggero si addice una sottile.
Quale misura di figura scegliere? Regolo la misura sul compito. Un piccolo profilo o un amuleto li consiglio a chi porta il simbolo in modo discreto, più vicino a un talismano personale: non sporge e sta bene sotto una camicia. Una grande figura del dio seduto o un ampio sigillo li scelgo quando Anubi funziona come accento grafico vistoso. Guardo anche il viso e la statura: un profilo minuscolo si perde su spalle larghe, e una grande figura schiaccia una corporatura fragile.
Cosa va per i giorni feriali e cosa per uscire? Per i feriali e un contesto sobrio scelgo un anello con sigillo dal profilo inciso o un piccolo ciondolo, dove il simbolo si legge severo e discreto. Per la sera, al contrario, consiglio un grande ciondolo scuro o l'oro con onice su una catenina lunga sotto un tessuto nero liscio. L'argento ossidato aggiunge una punta grafica ai feriali, e la versione dorata da parata la tengo per l'occasione.

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La pesatura del cuore e la piuma di Maat
Il culmine del cammino dell'aldilà era il giudizio, e la sua scena centrale, la pesatura del cuore, divenne l'immagine più celebre della religione egizia. La si dipingeva nel «Libro dei morti», i rotoli che si deponevano nella tomba come guida dell'aldilà. In questa scena Anubi occupa un posto chiave davanti alla bilancia.
Il giudizio di Osiride e la sala delle due verità
Il giudizio del defunto si svolgeva in una sala chiamata sala delle due verità. Là, sul trono, sedeva Osiride, re dei morti, e attorno si disponevano gli dèi giudici. Il defunto pronunciava la «confessione negativa», elencando le colpe che non aveva commesso: non ha rubato, non ha mentito, non ha offeso i deboli, non ha profanato il sacro. Ma le sole parole non bastavano, serviva una prova, e la dava la bilancia. Anubi introduceva il defunto nella sala e lo conduceva alla bilancia, facendo da maestro di questa cerimonia rigorosa. La calma del dio conta qui più della severità: il giudizio non era un castigo, ma una verifica esatta della vita vissuta.
Il cuore contro la piuma di Maat
Su un piatto della bilancia si poneva il cuore del defunto, sull'altro la piuma della dea Maat, che incarnava la verità, l'ordine e la giustizia. Il cuore, per gli Egizi, era la sede della mente, della volontà e della coscienza, il fulcro di tutto ciò che l'uomo aveva fatto nella vita. Se il cuore non risultava più pesante della leggera piuma, allora la vita era stata vissuta in accordo con la verità, e il defunto veniva dichiarato giustificato. Un cuore greve di cattive azioni faceva pendere la piuma e condannava il suo proprietario. Anubi sorvegliava l'ago della bilancia e vegliava che la pesatura si compisse impeccabile, mentre il dio Thot annotava la sentenza. L'immagine è semplice e profonda: a giudicarti non è una legge altrui, ma il tuo stesso cuore, posto sulla bilancia contro la verità. Perché il cuore non tradisse il suo proprietario in quell'istante, gli Egizi gli ponevano sul petto un amuleto particolare, lo scarabeo del cuore. Vi si incideva una formula che supplicava il cuore di non testimoniare contro il suo padrone e di non far pendere il piatto. Questo dettaglio mostra quanto seriamente gli Egizi prendessero il giudizio: vi si preparavano in anticipo, inserendo tra le bende della mummia un talismano proprio per il caso in cui si giocava l'eternità.
Ammit: la divoratrice degli indegni
Presso la bilancia attendeva un essere di nome Ammit, il cui nome si traduce come «divoratrice dei morti». La si raffigurava come un mostro con testa di coccodrillo, corpo di leone e posteriore di ippopotamo, unendo le tre bestie più pericolose per un Egizio. Se il cuore faceva pendere la piuma e il defunto veniva dichiarato indegno, Ammit divorava il suo cuore, e ciò significava la rovina definitiva, una seconda e vera morte senza speranza di eternità. Ammit non era una malvagia nel nostro senso, eseguiva la sentenza, recidendo gli indegni dalla vita eterna. La sua presenza dava peso al giudizio: la posta era l'eternità stessa.
Anubi come pesatore imparziale
Il tratto chiave di Anubi al giudizio è l'imparzialità. Non è accusatore né difensore, è colui che veglia sull'onestà della bilancia. Lì sta la sua grandezza: il dio del passaggio non fa il gioco né del defunto né dei giudici, ma garantisce che la verità sia misurata con esattezza. Questo ruolo spiega perché Anubi fosse onorato senza timore, a lui si affidava il momento più decisivo del destino dopo la morte. Gli si credeva proprio perché non poteva essere corrotto né sbagliare. In una lettura moderna, tale imparzialità suona come simbolo di onestà interiore: tenere il cuore leggero, vivere in modo che la bilancia non abbia nulla da far pendere.
Anubi nell'arte e nell'archeologia
Di Anubi sappiamo sia dai testi sia dagli oggetti giunti fino a noi intatti. Lo si dipingeva sulle pareti delle tombe, lo si intagliava nel legno e nella pietra, lo si disegnava sui rotoli, e questi monumenti oggi li custodiscono i più grandi musei del mondo. Da essi si vede come gli Egizi immaginassero il loro dio del passaggio e come il suo aspetto cambiasse da un'epoca all'altra.
La statua guardiana dalla tomba di Tutankhamon
L'immagine più celebre di Anubi fu trovata nel 1922 nella tomba di Tutankhamon. All'ingresso della camera del tesoro giaceva una figura in legno di uno sciacallo nero con le orecchie all'erta, coperta di resina scura e doratura, su un altare portatile sotto un velo di lino. Il dio custodiva letteralmente la stanza più preziosa della tomba, come una sentinella al suo posto, e la sua postura ripeteva quella che gli Egizi dipingevano in cima ai santuari. Questa figura, oggi al Museo Egizio del Cairo, è diventata per noi l'immagine di riferimento di Anubi custode.
Il papiro di Ani e il «Libro dei morti»
La scena della pesatura del cuore la conserva meglio di ogni altro il papiro di Ani, la copia più famosa del «Libro dei morti», realizzata circa tremila anni fa e custodita oggi al British Museum. Sulle sue tavole Anubi conduce il defunto scriba Ani alla bilancia, si china verso il piatto e verifica l'ago, mentre il dio Thot annota l'esito, Osiride siede sul trono, e in disparte attende Ammit. Questo rotolo e decine di simili resero l'immagine dello sciacallo davanti alla bilancia riconoscibile per millenni. Le formule del «Libro dei morti», anzitutto la centoventicinquesima, descrivevano nel dettaglio il giudizio e le parole che il defunto pronunciava davanti ai quarantadue dèi giudici della sala delle due verità.
Affreschi di tombe e corredo funerario
Anubi veniva dipinto sulle pareti delle tombe regali e private, il più spesso nella scena sopra la mummia: il dio si china verso il corpo disteso su un letto a zampe di leone e porta a termine l'imbalsamazione. Tali dipinti si sono conservati nelle necropoli di Tebe, nella Valle dei Re e nella Valle delle Regine. La sua figura finiva anche sui sarcofagi, sugli amuleti, sui sigilli e sulle stele, dove la dea Iside e sua sorella Nefti piangevano il defunto accanto alla guida con testa di sciacallo. L'abbondanza di questi oggetti dice che Anubi accompagnava l'Egizio sia nel mito sia nel corredo reale della tomba, da una parete dipinta a un minuscolo talismano tra gli strati di bende.
Amuleti e sigilli con lo sciacallo
Un gruppo a sé, e il più numeroso, di ritrovamenti sono i piccoli amuleti di Anubi, fatti di faience, bronzo e pietra in intere serie. Li portavano i vivi come talismano, e li inserivano tra le bende della mummia come protezione nel passaggio. Una figurina di sciacallo seduto o disteso della grandezza di una falange finiva nelle mani di un Egizio comune molto più spesso di una grande statua di tempio, e attraverso di essa il dio era vicino nel quotidiano. L'immagine di Anubi si intagliava anche sui sigilli, sugli scarabei e sugli anelli, imprimendone il profilo nell'argilla e nella cera. È proprio questa tradizione del minuscolo segno portato la più vicina al modo in cui Anubi vive oggi in un gioiello: una piccola figura accanto al suo proprietario, posta a vegliare su di lui ogni giorno.
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Ritrovamenti e scavi celebri
Gli egittologi hanno dissepolto sia immagini di Anubi sia i luoghi dove gli si rendeva un culto ben vivo, con templi, cimiteri di animali sacri e le tracce di un intero artigianato attorno al culto. Questi ritrovamenti mostrano che Anubi era un dio della religione quotidiana, non un'idea astratta dei testi funerari.
Saqqara e l'«Anubieion»
Il principale centro del culto di Anubi presso Menfi era un recinto templare che i Greci chiamavano Anubieion. Sorgeva sopra la vasta necropoli di Saqqara, dove lavoravano gli imbalsamatori di generazione in generazione. Sotto terra, gli archeologi hanno trovato catacombe consacrate ad Anubi, lunghe gallerie in cui, per secoli, si portavano mummie di cani e sciacalli. Queste mummie si contano a milioni: un pellegrino comprava al tempio un animale imbalsamato e lo lasciava al dio come supplica, e intere officine vivevano dell'allevamento e della sepoltura dei cani sacri.
Mummie di sciacalli e cani
Gli animali per Anubi venivano mummificati in tutto l'Egitto, ma se ne trovano particolarmente molti a Saqqara e nelle necropoli vicine. Parte sono cani adulti, parte cuccioli di pochi giorni, allevati al tempio apposta per le offerte. Questi ritrovamenti hanno aperto agli storici un intero lato dell'economia antica, dove la devozione e il mestiere si intrecciavano: la domanda di un dono al dio sosteneva gli allevamenti, gli imbalsamatori e i mercanti del santuario. Dietro la silenziosa devozione del pellegrino stava una macchina templare ben rodata.
Cinopoli, la «città dei cani»
Nel Medio Egitto sorgeva una città che i Greci chiamarono Cinopoli, «città dei cani», in egizio Hardai. Là Anubi era onorato con particolare fervore, si circondavano di cure i cani vivi e si riteneva grave delitto uccidere un cane sacro. Gli autori antichi ricordavano perfino una lite di Cinopoli con una città vicina per gli animali sacri, quando degli estranei fecero torto a una bestia venerata. Poco lontano, in altri nomi, si erigevano ad Anubi santuari presso le necropoli, e il suo stendardo con la figura di uno sciacallo disteso veniva portato nelle processioni funebri.
Inni e formule d'offerta
Il nome di Anubi figura nell'iscrizione funeraria più diffusa d'Egitto, la formula d'offerta incisa su stele, sarcofagi e statue. Iniziava con parole sull'offerta che il re fa al dio, e nominava spesso proprio Anubi, «colui che è sulla sua montagna», «signore della terra sacra», chiedendo per il defunto una sepoltura degna e offerte. Questa formula fu ripetuta migliaia di volte lungo tutta la storia egizia, e da essa si vede che ad Anubi si rivolgeva letteralmente chiunque preparasse per sé o per un caro il passaggio nell'eternità. Si trovano anche inni separati al dio, dove lo si glorifica come custode dei segreti dell'imbalsamazione e signore della terra sacra, e quelle righe portano la voce di una fede viva, non di un rito arido.
Significato e simbolismo
Dal mito e dal culto cresce un insieme di sensi che Anubi porta come simbolo. Tutti reggono sul suo lavoro di custode del passaggio, e nessuno riduce il dio a una semplice «morte».
Protezione nel passaggio
Il primo e principale significato di Anubi è la protezione nel momento del passaggio. Custodiva il corpo dalla distruzione e l'anima dai pericoli della strada dell'aldilà, montava la guardia là dove l'uomo è più indifeso. Da qui il suo ruolo di talismano: il simbolo di Anubi si legge come una richiesta di protezione su una soglia difficile, sia nel senso antico del passaggio nell'eternità, sia in quello moderno, qualsiasi grande cambiamento della vita. Il dio posto a custodire la cosa più fragile divenne segno di una protezione sicura.
Guida tra i mondi
Il secondo significato è la guida. Anubi conduceva l'anima attraverso le tenebre della Duat, conoscendo la via e non lasciando perdere il cammino. Il ruolo di guida, colui che cammina al tuo fianco nell'ignoto e ti porta alla meta, fa di Anubi un simbolo di accompagnamento nei cambiamenti. I Greci più tardi lo avvicinarono al loro Ermes, guida delle anime, e chiamarono quell'unione Ermanubi, riconoscendo al dio egizio la stessa funzione di conduttore tra i mondi. Come segno, Anubi dice: non sei solo sulla strada difficile, c'è chi guida.
Fedeltà e servizio
La natura canina, sciacallina, di Anubi aggiunge all'immagine il tema della fedeltà. Il cane presso la tomba, che non si allontana dal morto, si legge come incarnazione della devozione portata fino in fondo. Anubi è fedele al suo lavoro e al suo signore Osiride, è un servitore, non un sovrano, e la sua dignità sta nel dovere compiuto. Per questo il simbolo di Anubi è vicino alle persone che apprezzano la fedeltà, l'affidabilità e il servizio a qualcosa di più grande di loro stesse. È il segno di chi mantiene la parola e non lascia il posto. In questa fedeltà c'è una forza tranquilla: non regge su rumorosi giuramenti, ma sull'adempimento quotidiano del proprio lavoro, e si legge quindi come il segno di una persona su cui si può contare nel momento più difficile.
Imbalsamatore e custode di segreti
Anubi custodiva i segreti dell'imbalsamazione, il sapere sacro su come preparare il corpo all'eternità. A ciò si lega una sfaccettatura della sua immagine come custode del sapere nascosto, iniziato a cose inaccessibili all'uomo comune. Nella simbologia moderna questo tratto attira chi è tirato dal sapere antico, dall'esoterismo, dai misteri dell'Egitto. Anubi qui si legge come custode della soglia, sia tra la vita e la morte sia tra l'ordinario e il segreto. Il segno dell'iniziato che sa più di quanto dica.
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Anubi nella gioielleria
L'immagine antica passa nel metallo sorprendentemente bene. La testa di sciacallo è grafica, la silhouette riconoscibile, e il senso serio senza essere lugubre, per questo Anubi vive da tempo in ciondoli, anelli e amuleti.
Ciondolo con testa di sciacallo
Il formato più diffuso è un ciondolo a forma di testa di sciacallo o di figura di Anubi seduto. Il profilo del dio, dal muso allungato e dalle orecchie aguzze, si legge all'istante e funziona come un forte accento grafico. Un tale ciondolo si porta sia come talismano del passaggio sia come segno d'interesse per la cultura egizia. La testa di sciacallo viene spesso data in primo piano, sottolineando la silhouette riconoscibile, mentre la figura intera del dio seduto la scelgono coloro a cui è più vicino il canone classico della raffigurazione.
Argento nero e onice
La simbologia del colore nero di Anubi porta naturalmente ai materiali scuri. L'argento ossidato, brunito, ripete quello stesso nero che significava rinascita per gli Egizi e dà all'immagine una profondità grafica. L'onice nera o l'ossidiana, come inserto o come figura intera, rafforzano questo senso, legando il gioiello al colore della terra fertile e della resurrezione promessa. La gamma scura rende Anubi raccolto e severo, senza sgargianza da carnevale, e trasmette lo spirito dell'originale con la maggiore precisione.
Anello con sigillo e profilo di Anubi
Il profilo di Anubi si posa bene sulla piastra di un anello con sigillo, ereditando l'antica tradizione delle gemme incise e dei sigilli con figure di dèi. Un sigillo con testa di sciacallo si legge come un segno di carattere, sobrio e di peso. Un profilo inciso su fondo scuro o un rilievo sull'argento trasformano l'anello in un emblema personale. Questo formato è vicino a chi preferisce portare il simbolo sulla mano piuttosto che al collo, e apprezza il legame con l'antica cultura degli anelli-sigillo.
Formati in coppia e ad amuleto
Anubi lo si prende spesso in coppia con altri segni egizi: con l'ankh come segno di vita, con l'Occhio di Horus come talismano, con lo scarabeo come simbolo di rinascita. Nel formato ad amuleto il dio lo si fa una piccola figura in volume, portata come talismano a una catenina o a un cordoncino. Un tale piccolo Anubi funziona come sentinella personale, un compagno silenzioso posto a vegliare sul suo proprietario. Un insieme di più simboli egizi si compone in un tutto coerente dal tema comune di passaggio, protezione e vita eterna.
La scelta del formato è la scelta di quale sfaccettatura di Anubi vuoi portare. Un ciondolo di profilo sottolinea la riconoscibilità e il grafismo, l'onice scura rafforza il tema della rinascita, il sigillo aggiunge severità e un legame con la tradizione dei sigilli, e un piccolo amuleto pone l'accento sulla protezione. Nessuna versione è più «giusta» delle altre, tutto si decide da ciò che ti è più vicino per senso e per immagine. Poi vale la pena entrare nei materiali, perché sono il metallo e la pietra a fissare il carattere di un pezzo con un simbolo così forte.
Materiali
L'immagine di Anubi esige materiali che ne reggano la serietà e la gamma scura. Non tutti vanno bene, e ciascuno ha la sua logica.
Argento brunito
L'argento ossidato è il materiale più giusto per Anubi. Gli incavi scuriti ripetono il suo colore nero e sottolineano il rilievo della testa di sciacallo, rendendo l'immagine grafica e profonda. L'argento 925 è resistente, portabile ogni giorno, e regge bene la lavorazione fine del muso e delle orecchie. La brunitura va risparmiata: una pulizia aggressiva toglie la patina dagli incavi, e con essa tutto il senso della gamma scura. Ha senso lucidare solo gli spigoli sporgenti, lasciando gli incavi scuri per il contrasto.
Onice e ossidiana
L'onice nera e l'ossidiana vulcanica legano il gioiello alla simbologia della terra fertile e della rinascita direttamente attraverso il colore. L'onice dà un nero uniforme e profondo dal riflesso morbido; l'ossidiana aggiunge una profondità vitrea e un lieve bagliore. Di queste pietre si fanno inserti per ciondoli e anelli, e talvolta intere figure intagliate di Anubi. Una pietra scura si addice all'immagine del dio del passaggio meglio delle gemme vivaci: è calma, di peso e non litiga con la serietà del simbolo. Nella scelta vale la pena verificare l'onice per eventuali scheggiature ai bordi del castone e l'ossidiana per l'assenza di crepe.
Oro e doratura
L'oro dà ad Anubi un tono da parata e di status e rimanda ai tesori delle tombe egizie, dove l'oro significava la carne degli dèi e l'incorruttibilità. Una figura d'oro di Anubi o un profilo d'oro su fondo scuro si leggono come una versione premium e solenne del simbolo. L'argento dorato dà un tono caldo e dorato a un costo ragionevole, ma il rivestimento si consuma col tempo sugli spigoli sporgenti, e ciò va tenuto in conto per l'uso quotidiano. L'accostamento dell'oro con l'onice nera è particolarmente felice: ripete quella stessa coppia egizia, l'oro degli dèi e il nero della rinascita.
Cura
Un pezzo con Anubi, brunito soprattutto, ama una cura delicata. Un panno morbido e una custodia all'asciutto prolungano la vita della patina e del rivestimento. L'argento brunito non va pulito con abrasivi né ultrasuoni, altrimenti la gamma scura se ne andrà dagli incavi. L'onice e l'ossidiana temono gli urti e gli sbalzi bruschi di temperatura, meglio toglierli prima del lavoro duro e dello sport. La doratura si protegge dall'attrito e dai cosmetici aggressivi. Se il pezzo porta una pietra, verifica di tanto in tanto la tenuta del castone, perché la figura non si allenti e l'inserto non cada.
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Psicologia: perché si sceglie Anubi
Dietro la scelta di un simbolo così c'è quasi sempre una ragione interiore, e raramente riguarda una sola estetica scura. Anubi attira chi sente vicini i temi del passaggio, della memoria e della protezione, e da ciò che una persona trova in questa immagine si vede cosa le importa.
L'attrazione per il tema del passaggio
Anubi è un dio della soglia, e lo si sceglie spesso nei momenti in cui si sta noi stessi su una soglia. Un trasloco, un cambio di via, la fine di una tappa e l'inizio di un'altra risuonano nell'immagine di chi guida attraverso l'ignoto e non lascia perdere il cammino. Il simbolo funziona qui come un appoggio: ricorda che una strada difficile ha una guida e che un passaggio non è un precipizio, ma un movimento verso il nuovo. Le persone che attraversano un grande cambiamento sono attratte da Anubi proprio per questa tranquilla promessa di un cammino.
La memoria di chi se n'è andato
Un'altra ragione frequente è la memoria. Anubi è custode dei morti, e il suo segno lo si prende spesso in relazione a una perdita, come un silenzioso omaggio a un caro. Non c'è in ciò nulla di morboso: la logica egizia vedeva nella morte non una fine, ma un passaggio, e il segno dello sciacallo porta proprio questo atteggiamento tranquillo. Portare Anubi in memoria di chi se n'è andato significa tenere con sé non il lutto, ma una promessa, che la strada continua e che c'è chi la percorre con cura.
Il bisogno di protezione
La terza ragione è la protezione. Anubi custodiva la cosa più fragile, e lo scelgono come talismano coloro a cui importa la sensazione di avere le spalle coperte, una sentinella sicura al fianco. Una tale persona apprezza la fedeltà e l'affidabilità sia negli altri sia in sé, e trova nella figura raccolta del dio un segno di queste qualità. L'estetica scura e severa qui non è di minaccia, ma della forza tranquilla di chi tiene il suo posto e non abbandona ciò che gli è affidato. Anubi è vicino alle persone per cui la profondità del senso conta più dello splendore, e che scelgono una cosa per ciò che significa.
A chi si addice e a chi regalarlo
Anubi è un simbolo di carattere, e lì sta la sua forza. Si addice a chi cerca un segno di profondità, e funziona bene come regalo carico di senso e dal messaggio chiaro.
A chi si addice il simbolo di Anubi
Il simbolo di Anubi è vicino alle persone attratte dall'Egitto antico, dalla sua mitologia e dalla sua estetica. Si addice a chi apprezza i temi della protezione, del passaggio e dell'onestà interiore, e non teme un simbolo serio. Il segno si posa bene su una persona che attraversa un grande cambiamento, poiché Anubi è il dio della soglia e dell'accompagnamento nell'ignoto. È vicino anche a chi tiene alla fedeltà e al servizio, e a chi è attratto dal sapere nascosto e dall'esoterismo. L'estetica scura e grafica di Anubi attira gli amanti dei gioielli severi e di peso, senza sgargianza. Il sesso non conta qui: un'immagine forte e raccolta si addice agli uomini come alle donne.
Anubi in regalo
Come regalo, Anubi lo si sceglie con un senso chiaro. Lo si dona come talismano del passaggio a chi sta su una soglia di cambiamenti: prima di un trasloco, di un cambio di via, di una nuova grande tappa. Lo si dona come segno di protezione e di accompagnamento sicuro, infondendovi l'augurio di non perdersi su una strada difficile. Un tale regalo è adatto anche a una persona appassionata d'Egitto, collezionista di simboli, amante della storia. L'argento scuro con Anubi si legge severo e serio, e la versione con oro e onice fa del regalo un gesto da parata. Al gioiello vale la pena aggiungere un paio di parole sul fatto che Anubi è un custode e una guida, non un dio della rovina, perché il senso si dispieghi come si deve.
Anubi e i simboli vicini
Anubi non vive in solitudine, ma in una famiglia di segni egizi, e accanto a loro il suo senso si vede più nitido. Il confronto aiuta a capire in cosa precisamente l'immagine dello sciacallo è forte tra gli altri simboli dell'Egitto.
Anubi e l'ankh
L'ankh è la croce egizia con un'ansa in alto, il segno della vita e dell'esistenza eterna. Anubi lo si raffigura spesso con un ankh in mano, e questa combinazione è profondamente logica: il dio del passaggio regge il simbolo della vita, perché il suo lavoro porta non a una fine, ma a una continuazione eterna. Se Anubi risponde della strada attraverso la morte, allora l'ankh, la croce della vita segna la meta stessa di quella strada, una vita che non si interrompe. In coppia si leggono come il passaggio e la sua ricompensa.
Anubi e lo scarabeo
Lo scarabeo, il coleottero sacro che spinge la sua palla, era per gli Egizi segno di rinascita e di sole nascente. Il suo senso rima con Anubi attraverso il tema della resurrezione: entrambi parlano di una nuova vita dopo le tenebre. Ma i loro accenti differiscono. Lo scarabeo riguarda la rinascita stessa, il sole del mattino che si rialza, mentre Anubi riguarda la strada e la protezione su di essa. Insieme si compongono in un pensiero intero: la guida conduce attraverso le tenebre, e lo scarabeo promette l'alba alla fine.
Anubi e l'Occhio di Horus
L'Occhio di Horus, l'udjat, era un potente talismano di salute, integrità e protezione. Custodiva dal male e restaurava ciò che era perduto. Accanto ad Anubi si vede la ripartizione dei ruoli: l'Occhio di Horus, l'udjat protegge dai mali e dalle malattie in questa vita, e Anubi protegge nel passaggio verso la successiva. Entrambi i segni sono protettivi, ma lavorano su tratti diversi, uno nel mondo dei vivi, l'altro sulla soglia. Per questo li si porta spesso insieme come una doppia guardia, quella del giorno e quella della soglia.
Anubi e Bastet
Bastet, la dea gatta, è anch'essa legata a una forma animale, ma la sua sfera è l'opposta. Il gatto e la dea Bastet rispondevano della casa, della gioia, della fecondità e della protezione della dimora, del calore della vita quotidiana. Anubi rispondeva della morte e del passaggio, del lato severo dell'essere. Insieme tracciano l'ampiezza del pantheon egizio: dal focolare domestico sotto la zampa del gatto alla soglia dell'eternità sotto la guardia dello sciacallo. Il confronto mostra che gli Egizi non dividevano gli dèi in buoni e malvagi, ma ripartivano tra loro le diverse regioni della vita e della morte.
La tabella rende manifesta la differenza: ogni simbolo egizio ha la sua forma, la sua regione e il suo senso, e Anubi tra loro risponde della zona più decisiva, il passaggio e la protezione su di esso. Comprendendo questa ripartizione dei ruoli, è più facile comporre un insieme carico di senso, dove i segni si completano invece di ripetere una stessa idea. Anubi con l'ankh è passaggio e vita, Anubi con lo scarabeo è strada e alba, Anubi con l'Occhio di Horus è doppia protezione. Ogni coppia suona a modo suo.
Anubi nella cultura: da Ermanubi ai nostri giorni
L'immagine di Anubi non è rimasta rinchiusa nella religione dell'Egitto antico. È sopravvissuta a quella religione stessa, è passata ai Greci e ai Romani, e poi è vissuta fino al nostro tempo come uno dei segni più riconoscibili dell'Egitto.
Ermanubi presso Greci e Romani
Quando l'Egitto entrò nel mondo greco e poi romano, gli dèi delle due culture cominciarono ad avvicinarsi. Anubi, guida delle anime, fu unito al greco Ermes, conduttore dei morti, e la figura ottenuta la chiamarono Ermanubi. Lo si raffigurava ora come uomo con testa di sciacallo in abito greco, ora con i tratti di entrambi gli dèi insieme, talvolta con un ramo di palma o il bastone dell'araldo in mano. Ermanubi era venerato nell'Egitto ellenistico ed entrò nei santuari romani di Iside, dove lo si conosceva come custode e guida. Così lo sciacallo egizio guadagnò una seconda vita già nel pantheon antico, e il suo nome risuonava ben oltre la valle del Nilo.
I papiri magici
Il nome di Anubi compare spesso nei papiri magici greco-egizi dei primi secoli della nostra era, raccolte di formule e riti. Ci si rivolgeva a lui come a un araldo e una guida, un intermediario tra il mondo dei vivi e quello dei morti, capace di portare una richiesta alle altre potenze. Questi testi mostrano che perfino al tramonto dell'antica religione Anubi lo si ricordava proprio come colui che conosce la via nelle tenebre, e non come un castigatore temibile. Il ruolo di conduttore e intermediario sopravvisse ai templi in cui era nato.
Come l'immagine si legge oggi
Fino a noi Anubi è giunto anzitutto come emblema dell'Egitto antico, alla pari della piramide, dello scarabeo e dell'ankh, la croce della vita. Il suo profilo nero dalle orecchie aguzze lo riconoscono anche coloro che non saprebbero nominare nessun altro dio egizio. Nella gioielleria, nel grafismo e nel design si legge come segno di mistero, protezione e legame con l'antichità. Dietro questa riconoscibilità sta la stessa vecchia logica: davanti a noi un custode della soglia, non uno spauracchio, ed è proprio il lato severo e raccolto dell'immagine a farne un simbolo così forte migliaia di anni dopo.
Miti e fraintendimenti su Anubi
Attorno ad Anubi è cresciuta molta affermazione sicura ma inesatta, soprattutto dalla cultura di massa, dove lo si è trasformato in un temibile «dio della morte» e in un cattivo. Vale la pena separare con calma l'immagine storica da quella cinematografica. Parte dei fraintendimenti mescola epoche diverse, parte attribuisce ad Anubi un ruolo altrui, e parte semplicemente spaventa là dove gli antichi vedevano conforto e ordine. Qui sotto sono ordinati i più frequenti, perché dietro la figura dello sciacallo traspaia il vero dio egizio, e non una maschera di carnevale.
La differenza tra l'immagine dei film e l'Anubi storico è sostanziale. Gli Egizi non lo temevano come un mostro, ma gli affidavano la cosa più cara, il destino di un caro defunto. Il suo colore nero prometteva la rinascita, la sua bilancia significava la giustizia, le sue mani preparavano il corpo all'eternità. Quando una persona moderna sceglie il simbolo di Anubi, si collega proprio a questa antica logica di protezione e passaggio, e non alle tarde storie di paura. Comprendere la differenza rende anche sensato il portare il simbolo: è il segno di un custode, non uno spauracchio.
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Fatti che sorprendono
Anubi ha accumulato nel corso dei millenni tante storie che alcune suonano inattese perfino per chi crede di conoscere questo dio.
Primo. Il colore nero di Anubi non significava lutto, ma vita. Gli Egizi legavano il nero al limo fertile del Nilo e alla promessa di rinascita, per questo dipingevano il dio del passaggio proprio con questo colore di speranza, e non dello spegnersi.
Secondo. La bestia di Anubi forse non è uno sciacallo. A lungo la si tenne per sciacallina, ma le ricerche moderne hanno avvicinato lo «sciacallo egizio» al lupo dorato africano. Così il dio dalla testa canina può rivelarsi più lupo che sciacallo, e il dibattito al riguardo continua.
Terzo. Anubi fu il primo dio dei morti prima di Osiride. Nell'antichissima epoca delle piramidi fu a lui che appartenne il ruolo supremo nel destino del defunto, e solo più tardi Osiride lo prese su di sé, mentre Anubi divenne il suo aiutante e guida.
Quarto. I sacerdoti dell'imbalsamazione lavoravano con una maschera di Anubi. Chi dirigeva il rito indossava una maschera con testa di sciacallo e in quel momento diventava, per così dire, il dio stesso. Tali maschere sono giunte fino a noi e confermano quanto letteralmente gli Egizi intendessero la presenza di Anubi nell'officina.
Quinto. Il cervello del defunto veniva gettato, e il cuore lasciato. Gli Egizi tenevano il cuore per sede della mente e della coscienza, per questo lo custodivano nel corpo per il giudizio, mentre il cervello, non vedendovi valore, veniva rimosso e non conservato. Fu il cuore che poi si poneva sulla bilancia davanti ad Anubi.
Sesto. Il perdente al giudizio attendeva non il tormento, ma la scomparsa. Se il cuore faceva pendere la piuma della verità, il mostro Ammit lo divorava, e ciò significava la rovina definitiva, una seconda morte senza eternità. L'inferno egizio non era un fuoco eterno, ma il puro non essere.
Settimo. I Greci unirono Anubi al loro Ermes. Nell'epoca in cui l'Egitto e il mondo greco si mescolarono, apparve Ermanubi, un dio guida delle anime in cui si riconobbe il ruolo comune di conduttore tra i mondi. Così lo sciacallo e l'araldo alato si fusero in un'unica figura.
Ottavo. Ad Anubi furono consacrate catacombe con milioni di cani. Sotto Saqqara gli archeologi hanno trovato gallerie sotterranee in cui, per secoli, si portavano mummie di cani e sciacalli in dono al dio, e si contano a milioni. I pellegrini compravano tali mummie al tempio e le lasciavano ad Anubi come supplica, e un intero artigianato viveva di questa devozione.
Domande frequenti
Chi è Anubi in poche parole?
Anubi è il dio egizio della sepoltura, dell'imbalsamazione e del passaggio nell'aldilà, raffigurato come un uomo con testa di sciacallo o come uno sciacallo nero. Lo si riteneva patrono degli imbalsamatori e guida dell'anima nell'aldilà, e al giudizio del defunto reggeva la bilancia. In sostanza è un custode e un conduttore sulla soglia tra la vita e l'eternità, non un «dio della morte» in senso lugubre.
Anubi è un dio della morte o no?
È più esatto chiamarlo dio della sepoltura e del passaggio che della morte. Il re dei morti, per gli Egizi, era Osiride, mentre Anubi rispondeva del lato pratico: la preparazione del corpo, l'accompagnamento dell'anima attraverso l'aldilà e l'onestà del giudizio. Il suo ruolo è di custode e di guida, per questo l'immagine di Anubi è più vicina a un custode della soglia che a un'incarnazione della rovina.
Perché Anubi viene raffigurato nero?
Il colore nero in Egitto significava non il lutto, ma la rinascita. Così appariva il limo fertile del Nilo, che faceva rivivere i campi, e il corpo trattato con resine nell'imbalsamazione. Entrambi i sensi parlavano di una nuova vita, per questo si dipingeva il dio del passaggio nero come segno di resurrezione. Nella gioielleria questa simbologia la trasmettono l'argento brunito, l'onice e l'ossidiana.
Anubi è uno sciacallo o un lupo?
Tradizionalmente lo si tiene per un dio con testa di sciacallo, e così lo si è chiamato per secoli. Ma le ricerche moderne hanno mostrato che la bestia chiamata «sciacallo egizio» è più vicina al lupo dorato africano. Per questo, a rigore, la questione è aperta, e Anubi lo si può chiamare sia dio sciacallo sia dio lupo. Per la simbologia ciò non cambia la sostanza: quel che conta è l'immagine della sentinella attenta presso le tombe.
Cosa significa la pesatura del cuore?
È la scena centrale del giudizio del defunto. Su un piatto della bilancia si poneva il cuore della persona, sull'altro la piuma della dea della verità, Maat. Se il cuore non era più pesante della piuma, la vita era tenuta per giusta e il defunto giustificato. Un cuore greve di cattive azioni condannava il suo proprietario, e lo divorava il mostro Ammit. Anubi vegliava sull'onestà della bilancia, restando imparziale.
Si può portare il simbolo di Anubi?
Sì, il simbolo di Anubi si porta come talismano di passaggio e protezione, segno d'interesse per l'Egitto antico o emblema personale di fedeltà e onestà interiore. Non è legato a nulla di pericoloso o cattivo: nella sua religione Anubi era un sostegno e un difensore del defunto. Lo si può portare con qualsiasi atteggiamento, da una profonda passione per la cultura egizia a un puro amore per un'estetica grafica e forte.
A chi si addice un gioiello con Anubi?
Si addice a chi attira l'Egitto, i temi della protezione e del passaggio, l'estetica dell'argento scuro e dell'onice. Si posa bene su una persona in un periodo di cambiamenti, poiché Anubi è il dio della soglia. È vicino anche a chi apprezza la fedeltà, l'affidabilità e il sapere nascosto. Il sesso non conta qui: un'immagine raccolta e severa si addice agli uomini come alle donne, e il formato, dal ciondolo al sigillo, si sceglie secondo il gusto.
In cosa Anubi differisce da Osiride?
Osiride è il re dei morti, signore dell'aldilà, il dio risorto che dava agli uomini la speranza della vita eterna. Anubi è il suo aiutante e guida, colui che prepara il corpo, conduce l'anima attraverso la Duat e regge la bilancia al giudizio. Un tempo il primo dio dei morti era Anubi, ma con l'ascesa di Osiride gli cedette il trono e divenne l'ordinatore del passaggio. Uno regna, l'altro accompagna.
Lo regali? Ogni pezzo arriva pronto da donare.
Confezione Zevira e un bigliettino in ogni ordine.Conclusione
Anubi è uno di quegli dèi antichi che la cultura di massa ha semplificato fino a una maschera spaventosa, benché dietro di lui si celi una figura ben più sottile e umana. Gli Egizi gli affidavano la cosa più fragile, il passaggio del defunto nell'eternità, e vedevano nello sciacallo nero non la morte, ma un custode e una guida sicuri. Il suo colore prometteva la rinascita, la sua bilancia significava la giustizia, le sue mani preparavano il corpo a una nuova vita. Fu un appoggio nel momento in cui l'uomo è più indifeso.
Nella gioielleria Anubi lavora su tutti questi livelli insieme. Per alcuni è un talismano di passaggio e protezione su una soglia difficile. Per altri, un segno di fedeltà, servizio e onestà interiore, quella stessa leggerezza del cuore che si pesava al giudizio. Per altri ancora, semplicemente un'immagine grafica e forte dell'Egitto antico, riconoscibile a colpo d'occhio. L'argento scuro, l'onice e l'oro trasmettono il suo spirito con la maggiore precisione, ripetendo la coppia egizia del colore della rinascita e della carne degli dèi.
Il bilancio onesto è semplice. Anubi non è uno spauracchio né un signore delle tenebre, ma un dio della soglia che conosce la via nelle tenebre e non lascia perdere il cammino. Ciò che metterai in questa immagine, protezione, fedeltà o amore per la storia, sarà ciò che significherà, mentre lui resta ciò che era quattromila anni fa: il custode silenzioso e preciso del passaggio.
Argento, oro, la simbologia delle culture antiche, talismani protettivi e set in coppia.
Su Zevira
Zevira lavora ad Albacete, in Spagna, una città dalla lunga tradizione artigiana nella metallistica d'arte. I simboli delle culture antiche fanno parte della nostra collezione, dove i segni egizi, i talismani e le immagini mitologiche vivono in forme pulite di argento e oro. Amiamo le cose dalla storia lunga migliaia di anni e la portiamo nel design moderno senza pathos di troppo.
Cosa puoi trovare da noi attorno al tema di Anubi:
- Ciondoli con simbologia egizia in argento
- Pezzi in argento brunito per un'estetica scura e grafica
- Inserti di onice nera e ossidiana
- Anelli con sigillo inciso
- Versioni dorate dal tono caldo
- Set in coppia e da regalo con la simbologia della protezione e del passaggio
È possibile l'incisione personale. Lavoriamo con argento 925 e oro da 14 a 18 carati.































